La via cinese
di Marcello Graziosi
su L'ERNESTO del 23/11/2007
La Cina e il 17° Congresso del Partito Comunista
Non è banale iniziare queste brevi – e forse disordinate - annotazioni ringraziando la newsletter de L’ernesto per l’opportunità che offre di proseguire e aggiornare la discussione sulla Cina, il più grande tra i paesi in prepotente via di sviluppo, il solo che – guidato dal più grande partito comunista del mondo – considera sé stesso in transizione verso il “socialismo con caratteristiche cinesi”. Intervengo stimolato da quanti mi hanno preceduto – dalle “note” di Fausto Sorini ai due articoli di Bruno Casati per la rivista “Gramsci oggi” – come dalla necessità di superare un approccio - assai diffuso all’interno della sinistra anche radicale italiana – che tende ad interpretare i processi in atto nel grande paese asiatico con la supponenza di chi ha solamente da insegnare e nulla da apprendere, evidenziando da subito un grande – e per certi versi clamoroso - paradosso: in questi ultimi anni nessuno ha fatto parlare direttamente i comunisti cinesi della loro esperienza, delle grandi contraddizioni come delle grandi potenzialità che essa ha determinato, dello stato di un partito che oggi conta 73 milioni di iscritti e 3.500 organizzazioni di base in uno sterminato paese, di come vivono i giovani nelle città e nelle campagne, delle loro speranze e aspettative, delle condizioni di lavoro e di vita in un paese che tra qualche anno faticherà a riconoscere sé stesso. Si ha un po’ l’impressione di parlare della Cina come se i cinesi – con la loro millenaria cultura, le loro tradizioni, le loro articolate esigenze e aspettative – non esistessero: l’ultima, grande inchiesta degna di menzione sulla Repubblica popolare è quella del grande giornalista e scrittore statunitense Edgar Snow – il cantore della Lunga Marcia del 1936 – e risale al 1966.