ProfileLa guerra in Medio Oriente, 19 maggio 2024 - Centinaia di migliaia di persone sono costrette a scappare da Rafah dopo che, proprio in questa città di confine, più della metà della popolazione di Gaza era stata costretta e rifugiarsi. Questo fa parte del sadico programma di Israele (nell'immagine, "Quando sorridete" di Mr. Fish)      

 

Scheerpost, 13 maggio 2024 (trad.ossin)
 
I sadici carnefici israeliani
Chris Hedges
 
 
Centinaia di migliaia di persone sono costrette a scappare da Rafah dopo che, proprio in questa città di confine, più della metà della popolazione di Gaza era stata costretta e rifugiarsi. Questo fa parte del sadico programma di Israele
 
 
"Quando sorridete" di Mr Fish
 
 
CORRETE, ordinano gli israeliani, correte per salvarvi la vita. Scappate da Rafah come siete scappati da Gaza City, come siete scappati da Jabalia, come siete scappati da Deir al-Balah, come siete scappati da Beit Hanoun, come siete scappati da Bani Suheila, come siete scappati da Khan Yunis. Correte o vi uccideremo. Lanceremo bombe anti-bunker da 2.000 libbre sui vostri accampamenti di tende. Spareremo all’impazzata contro di voi con i proiettili dei nostri droni armati di mitragliatrice. Vi colpiremo con l'artiglieria e i proiettili dei carri armati. Vi abbatteremo con i cecchini. Decimeremo le vostre tende, i vostri campi profughi, le vostre città e paesi, le vostre case, le vostre scuole, i vostri ospedali e i vostri impianti di depurazione dell'acqua. Faremo piovere morte dal cielo.
 
Correte per la vostra vita. Ancora e ancora e ancora. Raccogliete quelle poche patetiche cose che vi rimangono. Coperte. Un paio di pentole. Qualche abito. Non ci importa quanto siate esausti, quanto siate affamati, quanto siate terrorizzati, quanto siate malati, quanto vecchi o quanto giovani siate. Correte. Correte. Correte. E quando comincerete a correre terrorizzati verso una parte di Gaza, vi ingiungeremo di tornare indietro e correre verso un'altra. Intrappolati in un labirinto di morte. Avanti e indietro. Su e giù. Da un lato all’altro. Sei. Sette. Otto volte. Giochiamo con voi come topi in trappola. Alla fine vi deporteremo, e così non potrete mai più tornare. Oppure vi uccideremo.
 
Lasciamo che il mondo denunci il nostro genocidio. Cosa ci importa? I miliardi in aiuti militari continueranno a venire senza alcun controllo dal nostro alleato statunitense. Gli aerei da caccia. I proiettili d'artiglieria. I carri armati. Le bombe. Una scorta infinita. Uccidiamo bambini a migliaia. Uccidiamo donne e anziani a migliaia. I malati e i feriti, senza medicine e ospedali, muoiono. Avveleniamo l'acqua. Lesiniamo il cibo. Vi facciamo morire di fame. Abbiamo creato questo inferno. Noi siamo i padroni. Legge. Dovere. Un codice di condotta. Per noi non esistono.
 
Ma prima giochiamo con voi. Vi umiliamo. Vi terrorizziamo. Ci godiamo la vostra paura. Ci divertiamo a osservare i vostri patetici tentativi di sopravvivere. Non siete esseri umani. Siete animali umani. Untermensch (in tedesco, subumano, ndt). Noi nutriamo la nostra libido dominandi  –  la nostra brama di dominio. Guardate i nostri post sui social media. Sono diventati virali. Uno mostra soldati che ridono in una casa palestinese con i proprietari legati e bendati sullo sfondo. Saccheggiamo. Tappeti. Cosmetici. Moto. Gioielli. Orologi.  Contanti. Oro. Antichità. Ci facciamo beffa della vostra miseria. Esultiamo quando morite. Celebriamo la nostra religione, la nostra nazione, la nostra identità, la nostra superiorità, negando e cancellando la vostra. 
 
La depravazione è morale. L'atrocità è eroismo. Il genocidio è redenzione.
 
Jean Améry, militante della resistenza belga durante la Seconda Guerra mondiale e catturato e torturato dalla Gestapo nel 1943, definisce il sadismo “come la negazione radicale dell'altro, la negazione simultanea sia del principio sociale che del principio di realtà. Nel mondo del sadico, la tortura, la distruzione e la morte sono i vincenti: e un mondo simile chiaramente non ha speranza di sopravvivere. Al contrario, desidera trascendere il mondo, raggiungere la sovranità totale negando gli altri esseri umani – che vede come rappresentanti di un particolare tipo di “inferno”.”
 
Tornati a Tel Aviv, Gerusalemme, Haifa, Netanya, Ramat Gan, Petah Tikva che cosa saremo? Lavapiatti e meccanici. Operai, esattori delle tasse e tassisti. Spazzini e impiegati. Ma a Gaza siamo semidei. Possiamo uccidere un Palestinese che non si spoglia fino alle mutande, che non cade in ginocchio, che non implora pietà con le mani legate dietro la schiena. Possiamo farlo ai bambini di 12 anni e agli uomini di 70 anni.
 
Non ci sono vincoli legali. Non esiste un codice morale. C'è solo l'ebbrezza inebriante di esigere forme di sottomissione sempre maggiori e forme di umiliazione sempre più abiette. 
 
Potremmo sentirci insignificanti in Israele, ma qui, a Gaza, siamo King Kong, un piccolo tiranno assiso su un piccolo trono. Attraversiamo le macerie di Gaza, circondati dalla potenza di armi capaci di polverizzare in un istante interi condomini e quartieri, e diciamo, come Vishnu, “ora sono diventato la morte, il distruttore di mondi”.
 
Ma non ci accontentiamo semplicemente di uccidere. Vogliamo che i morti viventi rendano omaggio alla nostra divinità. 
 
Questa è la partita giocata a Gaza. Era la partita giocata durante la Guerra Sporca in Argentina, quando la giunta militare fece “scomparire” 30.000 dei suoi stessi cittadini. Gli “scomparsi” sono stati sottoposti a tortura – come si potrebbe non chiamare tortura ciò che sta accadendo ai Palestinesi a Gaza? – e sono stati umiliati prima di essere assassinati. Era il gioco giocato nei centri di tortura clandestini e nelle prigioni in El Salvador e Iraq. È ciò che ha caratterizzato la guerra in Bosnia nei campi di concentramento serbi.
 
Questa malattia schiacciante dell’anima ci attraversa come una corrente elettrica. Infetta ogni crimine a Gaza. Infetta ogni parola che esce dalla nostra bocca. Noi, i vincitori, siamo gloriosi. I Palestinesi non sono niente. Parassiti. Saranno dimenticati.
 
Il giornalista israeliano Yinon Magal, nel programma “Hapatriotim” sul canale israeliano 14, ha deliziato il pubblico facendo battute sul fatto che la linea rossa tracciata da Joe Biden era l'uccisione di 30.000 Palestinesi. Il cantante Kobi Peretz ha chiesto se dovessero essere 30.000 al giorno. E tutto il pubblico e scoppiato in applausi e risate.
 
Distribuiamo tra le macerie lattine con trappole esplosive, simili a scatolette di cibo. I Palestinesi affamati vengono feriti o uccisi se tentano di aprirle. Trasmettiamo i suoni delle donne che urlano e dei bambini che piangono dai nostri quadricotteri per chiamare fuori Palestinesi nascosti, per poter sparare contro di loro. Annunciamo punti di distribuzione alimentare e usiamo artiglieria e cecchini per massacrare quelli che accorrono.
 
Noi siamo l'orchestra in questa danza della morte.
 
Nel racconto “Un avamposto del progresso”, Joseph Conrad scrive di due commercianti bianchi europei, Carlier e Kayerts. Vengono inviati in una remota stazione commerciale nel Congo. La missione è di diffondere la “civiltà” europea in Africa. Ma la noia e l’assenza di regole trasformano presto i due uomini in bestie. Scambiano schiavi con avorio. Si scontrano a causa della riduzione delle scorte di cibo. Infine Kayerts spara e uccide il suo compagno disarmato Carlier.
 
"Erano due individui assolutamente insignificanti e incapaci", scrive Conrad di Kayerts e Carlier:           
 
…la cui esistenza è resa possibile solo dall’alto livello organizzativo delle masse civilizzate. Solo pochi uomini si rendono conto che la loro vita, l'essenza stessa del loro carattere, le loro capacità e la loro audacia, dipendono esclusivamente dal senso di sicurezza trasmesso da ciò che li circonda. Il coraggio, la compostezza, la fiducia; le emozioni e i principi; ogni pensiero, grande o insignificante, non appartiene al singolo ma alla massa; alla massa che crede ciecamente nella forza irresistibile delle sue istituzioni e della sua morale, nel potere della sua polizia e della sua opinione. Ma il contatto con la pura e assoluta ferocia, con la natura primitiva e l'uomo primitivo, porta nel cuore un turbamento improvviso e profondo. Alla sensazione di unicità, alla chiara percezione della solitudine dei propri pensieri, delle proprie sensazioni – alla negazione dell'abituale, che dà sicurezza, si aggiunge l'affermazione dell'insolito, che è percepito come pericoloso; una suggestione di cose vaghe, incontrollabili e ripugnanti, il cui emergere sconcertante eccita l'immaginazione e mette alla prova i nervi civilizzati sia degli sciocchi che dei saggi.
 
Rafah è il premio alla fine del percorso. Rafah è il grande campo di sterminio dove massacreremo i Palestinesi in proporzioni mai viste in questo genocidio. Guardateci. Sarà un'orgia di sangue e di morte. Sarà di proporzioni bibliche. Nessuno ci fermerà. Uccidiamo in preda a parossismi di eccitazione. Siamo Dei.   
 
 
 
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Ossin pubblica articoli che considera onesti, intelligenti e ben documentati. Ciò non significa che ne condivida necessariamente il contenuto. Solo, ne ritiene utile la lettura

 

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