Irib.fr, 27 settembre 2014 (trad. ossin)

Chi ha reso possibile la minaccia Daech?


Kharroubi Habib



Gli USA e gli Occidentali suonano i tamburi di guerra contro l’organizzazione terrorista “Stato Islamico” che, da gruppuscolo jihadista armato prossimo all’estinzione - apparso nell’Iraq occupato dagli Statunitensi – si è improvvisamente trasformato in una vera e propria macchina da guerra, che costituisce oramai una minaccia a livello mondiale.


Tacciono però sulle ragioni che hanno consentito questa trasformazione. Per la buona e semplice ragione che sono chiamate in causa, in modo del tutto evidente, loro dirette e multiple responsabilità.


 



Gli USA eludono infatti la circostanza che è stata la loro guerra in Iraq, e l’occupazione che ne è seguita, a creare le condizioni per la costituzione di questa organizzazione terrorista, e sviano anche sul fatto che è stato il sostegno interessato che hanno fornito al sedicente governo “democratico”, ma in realtà settario e corrotto, che hanno collocato alla testa del paese in vista del loro ritiro, a favorire il reclutamento di molti combattenti. Tacciono anche sul fatto che sono stati loro ad offrire allo “Stato Islamico” l’opportunità di un altro campo di battaglia, parlo della Siria, dove la convergenza momentanea dei suoi obiettivi con quelli dell’Occidente e dei suoi alleati regionali, ha permesso allo “Stato Islamico” di ottenere molti e variegati aiuti dall’Occidente stesso.


D’altronde lo “Stato Islamico” ha scatenato la sua “irresistibile” offensiva contro il governo di Baghdad, il cui uomo forte era Nouri El Maliki, solo dopo avere ottenuto questi aiuti, e dopo che i Servizi Segreti sauditi avevano circuito dei ribelli iracheni, inizialmente non affiliati all’orbita terrorista, convincendoli a farvi fronte comune contro il “nemico” sciita.


Le “grandi orecchie” statunitensi non possono avere ignorato il “grande gioco” che le petro-monarchie, loro fedeli alleati, facevano con questa organizzazione terrorista. Washington grida adesso al pericolo imminente, ma è stata proprio lei a giocare il ruolo di apprendista stregone che lo ha provocato. Gli Usa e l’Occidente cercano di scaricare le responsabilità sul regime siriano, che accusano di aver favorito questa organizzazione terrorista per sviare contro di essa l’azione occidentale. Israele, che non è meno responsabile del gran “casino” che gli USA e le petro-monarchie hanno creato con la loro strategia del cavolo, rilancia nel gioco della demonizzazione dei presunti genitori dello “Stato Islamico”, dicendo che sono  gli Iraniani.


Tutto questo bel mondo grida ora all’unisono al lupo che loro stessi hanno covato, senza fare alcun mea culpa circa le loro responsabilità. Non solo, moltiplicano le arroganti ingiunzioni ad allinearsi alla loro pur disastrosa strategia di guerra contro lo “Stato Islamico” nei confronti di quei paesi e quegli Stati che, resi avvertiti dalla loro ambiguità, recalcitrano a farsi coinvolgere.


Dagli jihadisti afghani allo “Stato Islamico”, passando per Al Qaeda e tutte le forme che qui e là ha assunto il terrorismo sedicente islamista, vi è un verificato minimo comun denominatore: dietro ognuna di queste organizzazioni, all’inizio vi sono la mano e il sostegno, spesso congiunto, degli USA, dell’Occidente in generale, di Israele e delle infami petro-monarchie arabe  

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