ProfileAnalisi, ottobre 2016 - Il peggio non è mai garantito, si dice. Certo! Salvo che lo stesso si poteva dire anche alla vigilia della Prima, e poi della Seconda guerra mondiale (nella foto, la battaglia di Mosul)

 

entrefilets, 13 ottobre 2016 (trad. ossin)
 
Un aberrante desiderio di guerra
entrefilets
 
Il peggio non è mai garantito, si dice. Certo! Salvo che lo stesso si poteva dire anche alla vigilia della Prima, e poi della Seconda guerra mondiale. E persiste ancora questa specie di ingenuità che spinge molti a pensare che no, alla fine no, «mai più questo», mai più 20 e poi 60 milioni di morti in nome della Patria, vale a dire per i profitti degli industriali e dei bankster. Oggi, dopo il colpo di Stato realizzato in Ucraina dagli agenti segreti della NATO, l’Impero USA e i suoi lacchè europei hanno continuato però incessantemente a creare tutte le condizioni per una grande guerra contro la Russia (e quindi la Cina), utilizzando nel contempo tutto il verminaio mediatico agli ordini, da una parte all’altra dell’Atlantico, per preparare i popoli all’ineluttabile, all’indicibile, iniettando la dose giornaliera di odio anti-russo. E le minacce continuano a crescere di intensità. Per non parlare dell’episodio ridicolo di un Flanby che vorrebbe trascinare il Presidente russo dinanzi alla Corte Penale Internazionale, citerò il generale Mark Milley, capo di stato maggiore dell’US Army, che ha detto contro Mosca: «Intendo essere chiaro per quelli che, in tutto il mondo, intendono distruggere il nostro modo di vivere, noi vi distruggeremo» ["We will beat you harder than you have ever been beaten before"] (1). Più che mai, il Blocco atlantico guidato dagli USA è quindi saturo di un aberrante desiderio di guerra, che rende ancora più evidente il suo declino.
 
La battaglia di Mosul
 
La paura del vuoto
Due principali fattori si coniugano e si alimentano l’uno con l’altro per spingere l’Impero USA a scontrarsi con la Russia. Da un lato, la restaurazione della potenza russa e il timore crescente di una saldatura a breve tra Parigi, Berlino e Mosca, alleanza che butterebbe di fatto l’Impero fuori dall’Eurasia (2) tagliandogli anche i viveri, soprattutto energetici.
Il secondo fattore sta certamente nel declino dell’Impero stesso, la cui accelerazione esponenziale sconvolge oramai tutte le strutture sociali, economiche, militari e politiche. Minacciato di bancarotta, di guerra civile, di smembramento o di tutte e tre le cose insieme, l’Impero è con le spalle al muro. Per il loro carattere esplosivo a causa della scelta netta tra una pazza ardentemente pronta a scatenare una guerra nucleare e un provocatore da tutti insultato, le prossime elezioni presidenziali produrranno solo un’accelerazione del processo di autodistruzione in corso. Ma comunque l’Impero non ha manifestamente alcuna intenzione di morire nel suo letto (3).
 
I cannoni pronti a «cominciare il loro lavoro sanguinoso»
Sullo scacchiere planetario, il gran gioco si prepara in forme sempre più sinistre. La NATO tiene letteralmente la Russia in una tenaglia e ha dispiegato decine di migliaia di uomini, oltre a un fantastico arsenale, nell’Europa dell’est. In Romania, gli Stati Uniti hanno appena inaugurato una installazione di lancia-missili concepiti per un attacco nucleare offensivo. Nel mar della Cina, Washington soffia contemporaneamente su tutte le braci possibili tra Pechino, Taipei, Tokio, Seul e Pyongyang.
Ma sembra evidente che sarà da una Siria già in fiamme che si propagherà l’incendio. L’Impero USA e i suoi lacchè vi alimentano stragi da oltre 5 anni, alleati a quei peggiori gruppi terroristi che pretendono di combattere, avendo come unica ossessione quella di rovesciare Bachar al-Assad, e contrastare così la Russia e i suoi alleati iraniani e di Hezbollah libanese.
Di fronte, Vladimir Putin avanza metodicamente le sue pedine, mostrando di essere convinto che l’Impero USA è determinato a giungere allo scontro finale. Dunque Mosca ha dispiegato, nell’enclave di Kaliningrad, missili Iskander con testate nucleari. Nelle sue due basi siriane, i suoi sistemi anti-missili S300V4 «Antey-2500» (4) sono oramai operativi e del tutto in grado di distruggere sia gli aerei stelath statunitensi, che i loro vecchi missili da crociera Tomahawk.
 
Attendendo la scintilla
Tutto è dunque pronto per il grande suicidio finale e manca solo la scintilla.
Ebbene quanto alla scintilla, la battaglia di Aleppo in corso potrebbe andare proprio a fagiolo. Di fronte alla efficacia dell’offensiva lanciata congiuntamente dal Presidente siriano e dalla Russia, il Blocco atlantico è stato preso dal panico. Pur di proteggere i suoi gentili terroristi che si stanno facendo letteralmente disossare, l’Impero minaccia oramai di attaccare direttamente le truppe del Presidente siriano. Ma i Russi hanno avvertito che, in un tal caso, la risposta sarà immediata (5).
Entrambi i campi oramai prendono in considerazione l’ipotesi di uno scontro diretto tra le due principali potenze nucleari del pianeta (6).
Ricordiamo che la Prima Guerra mondiale è costata la vita all’ 1,15% della popolazione mondiale.
La Seconda guerra mondiale è costata la vita al 2,5% della popolazione mondiale.
Calcolata al 2016, questa percentuale corrisponde a 200 milioni di morti.
 
Staccarsi dall’Impero, presto
Il peggio non è mai garantito, si dice. E’ vero, Ma è sempre possibile. E questo scritto non ha altre ambizioni se non di ricordarlo.
Perché abbiamo oggi toccato un punto che magari non è ancora quello di non ritorno, ma comincia ad assomigliarvi molto.
Resta da vedere se, in un Blocco occidentale dove la mafia dirigente e il suo clero mediatico sembrano oramai posseduti dal desiderio di guerra, i popoli accetteranno ancora di essere condotti al macello senza batter ciglio.
In Europa, su 500 milioni di abitanti, solo un pugno di ricchi allucinati piazzati nei posti-chiave è pronto a seguire l’Impero nella sua follia suicida.
Non è diventato urgente licenziarli?
 
 
 
 
 
 
 
 
 
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