Middle East Eye, 5 maggio 2021 (trad. ossin)
 
Al grido di "Morte agli Arabi", i coloni e la polizia israeliani rubano altre case palestinesi
Sheren Khalel, Latifa Abd Altif, Lubna Masarwa, Mustafa Abu Sneineh
 
Giovedì un tribunale israeliano ha ordinato lo sfratto di 40 Palestinesi, tra cui 10 bambini, dalle loro case di Al Qods (Gerusalemme)
 
Le forze israeliane si scontrano con i Palestinesi, tentano di disperdere una protesta a Sheikh Jarrah il 5 maggio (Reuters)
 
Scontri violenti tra la polizia israeliana e giovani Palestinesi si sono registrati nel quartiere Sheikh Jarrah di Gerusalemme est occupata. Gli abitanti protestano contro le espulsioni ordinate da un tribunale nei confronti di una quarantina di Palestinesi, inclusi una decina di bambini, che saranno così scacciati dalle loro case. 
 
I poliziotti israeliani, alcuni a cavallo, hanno tentato di respingere i manifestanti con gas lacrimogeni, granate stordenti e getti di « acqua puzzolente », riferisce un corrispondente di Middle East Eye presente in loco. 
 
« Sembra una zona di guerra qui fuori », ha detto un manifestante a MEE.  
 
La polizia ha anche picchiato diversi manifestanti coi manganelli e ne ha arrestato cinque, tre dei quali già identificati: Seif Hammoda, Ahmad Abbasi e Siwar Qasim.
 
Almeno una decina di Palestinesi sono rimasti feriti, ha segnalato la Mezzaluna Rossa palestinese, poco prima di mezzanotte ora locale. Sei dei feriti hanno inalato gas lacrimogeni, tre sono stati colpiti da proiettili di acciaio rivestiti di gomma e uno ha subito un trauma contusivo, precisa l’organizzazione. 
 
Le famiglie palestinesi rimaste nelle loro abitazioni hanno dichiarato a MEE che la nube di gas lacrimogeni era così densa da penetrare anche nelle abitazioni. 
 
« Non riuscivamo a respirare a causa dei gas lacrimogeni che entravano », ha detto un abitante.
 
La corrispondente di MEE ha anche visto le forze israeliane aspergere le abitazioni tutto intorno di acqua puzzolente. Quest’acqua, assolutamente naturale e non tossica secondo Israele, puzza di fogna – un odore che perdura talvolta anche due settimane. Il fetore del liquido, anche quando si è asciugato, viene ravvivato dall’applicazione di acqua fresca – cosicché è estremamente difficile ripulire le aree interessate. 
 
Un giovane palestinese ferito viene arrestato dalle forze israeliane durante le proteste a Sheikh Jarrah il 5 maggio (AFP)
 
Nel frattempo, coloni israeliani presenti nel quartiere scandivano slogan razzisti come « Morte agli Arabi » e chiedevano l’espulsione di tutti i Palestinesi da Sheikh Jarrah. 
 
Non è la prima volta che gli abitanti di questo quartiere di Al Qods protestano contro le campagne di espulsione di Israele, che proseguono da decenni. Le manifestazioni sono cresciute di intensità nel corso di questa settimana dopo che la Corte Suprema israeliana ha ordinato alle famiglie Iskafi, Curdi, Jaouni e Qasim - composte da 30 adulti e 10 bambini - di evacuare le loro case entro il 6 maggio.
 
La Corte ha accordato alle famiglie Hammad, Dagani e Daoudi, che vivono nella stessa zona, una proroga del termine fino al 1° agosto.
 
Dall’inizio dell’anno scorso, i tribunali israeliani hanno ordinato l’espulsione di tredici famiglie palestinesi di Sheikh Jarrah, un quartiere residenziale a meno di un chilometro dalle mura del centro antico di Al Qods.
 
« Non ce ne andremo »
 
All'inizio di questa settimana, Abdel Fattah Iskafi, una delle persone colpite dall'imminente avviso di sfratto, ha detto a MEE che la sua famiglia vive in quella casa da decenni.
 
Iskafi ha detto che le forze speciali israeliane "hanno assediato Sheikh Jarrah" in seguito all'avviso di espulsione, non permettendo a nessuno di entrare, "soprattutto ai militanti che intendevano portare la loro solidarietà alle famiglie". 
 
Nonostante lo stretto cordone militare intorno al quartiere, gli attivisti sono riusciti a trovare percorsi per raggiungere le case oggetto dell’avviso di espulsione, animando in questo modo le proteste.  
 
Iskafi, che vive con 14 membri della sua famiglia allargata, compresi figli e nipoti, ha detto che hanno intenzione di rimanere a Sheikh Jarrah nonostante l'ordine della Corte Suprema.
 
« Non ce ne andremo dalla nostra casa. Resteremo fino all’ultimo respiro. Nessuno può scacciare i miei ricordi e il mio cuore da casa mia. Non ce ne andremo in nessun altro posto e, nonostante lo stress e le condizioni difficili, stiamo cercando di mantenere le nostre abitudini di vita », ha assicurato a MEE.
 
La sua famiglia è una di quelle che vivono nelle case costruite a Sheikh Jarrah nel 1956 con l’approvazione dell’agenzia dell’ONU per i rifugiati palestinesi (UNRWA) e delle autorità giordane che hanno governato la Cisgiordania e Gerusalemme est dal 1948 al 1967, quando Israele si è impadronita di quei luoghi.
 
 
Fin dalla conquista di Gerusalemme est con la Guerra dei Sei giorni, le organizzazioni dei coloni israeliani reclamano la proprietà dei terreni di Sheikh Jarrah e, dal 1972, hanno promosso con successo diversi ricorsi per scacciare i Palestinesi dal quartiere. 
 
Nel 2002 sono stati espulsi 43 Palestinesi dal quartiere e dei coloni israeliani hanno rubato le loro case. Nel 2008, sono state espulse le famiglie Hanoun e Ghawi e, nel 2017, la famiglia Shamasneh è stata cacciata di casa da coloni israeliani.
 
Israele occupa militarmente la Cisgiordania e Gerusalemme est (dove si trovano il quartiere Sheikh Jarrah e la città vecchia) dalla Guerra dei Sei giorni del 1967.
 
Queste ultime espulsioni giungono in un momento in cui è particolarmente teso il clima nella città di Al Qods, dove, nelle scorse settimane, Israeliani di estrema destra hanno organizzato manifestazioni anti-palestinesi, scandendo slogan razzisti come « Morte agli Arabi », e mentre le autorità israeliane persistono nel loro tentativo di ampliare le colonie (considerate illegali dal diritto internazionale) a Gerusalemme est.
 
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