Unz Review, 20 dicembre 2019 (trad.Ossin)
 
Stati Uniti alle corde
Paul Craig Roberts
 
La procedura di messa in stato di accusa, orchestrata dagli idioti democratici della Camera con l’aiuto di FBI, CIA, NSA e dei media prostituiti, è una manna per la raccolta di fondi dei Repubblicani
 
 
Ebrei come Schiff e Nadler hanno dato allo statunitense gentile medio l’idea che gli ebrei non accettino che i «Deplorevoli» (i poveri nella mirabile definizione datane da Hillary Clinton, ndt) abbiano titoli per potere eleggere il loro presidente, e che Schiff e Nadler abbiano intenzione di ribaltare il risultato elettorale, perché è un risultato prodotto da persone che non dovrebbero essere autorizzate a votare. Jennifer Rubin rafforza questa impressione col suo articolo intitolato, «Gli elettori ebrei statunitensi detestano ancora Trump», pubblicato sul Washington Post. 
 
Si tratta di un’impressione assai dannosa per gli Ebrei, giacché rischia di suscitare sentimenti antisemiti, anche se non tutti gli Ebrei approvano la cospirazione di Schiff e Nadler mirante a deporre, con accuse fondate sul sentito dire, un presidente statunitense eletto.
 
Qualche ebreo mi ha confidato il suo stupore e si chiede perché mai Schiff, Nadler e soci alla Camera, e Schumer e soci al Senato, siano contro Trump quando Trump è il più grande sostenitore di Israele tra tutti i presidenti degli Stati Uniti. Trump ha dato a Israele tutto, e la ricompensa che ne riceve è una destituzione orchestrata da Ebrei. Temono che una destituzione orchestrata da Ebrei possa indebolire la lobby israeliana tra i Repubblicani, e si chiedono perché Israele non abbia detto all’AIPAC che deve risultare meno visibile la leadership ebraica in questa manovra tendente alla destituzione del presidente. Una conoscente ebrea mi ha detto che è assurdo, per gli Ebrei, tentare di destituire il presidente degli Stati Uniti che si è rivelato essere una specie di regalo di Dio per Israele.
 
E’ chiaro che la sceneggiata della destituzione è un’iniziativa politica concepita dai Democratici della Camera. E’ una montatura politica priva di alcuna prova o testimonianza credibile. I Democratici vogliono il potere. Sono rimasti frustrati dal fallimento del Russiagate, e hanno quindi orchestrato una bufala sull’Ucraina che, pure se fosse vera, non potrebbe giustificare un atto di destituzione. I Democratici della Camera sono in grado tirare avanti con questa pagliacciata perché i media statunitensi sono corrotti.
 
Mano a mano che si sviluppava la procedura di messa in stato di accusa, l’opinione pubblica si è opposta ad essa, considerandola una iniziativa puramente politica. I Democratici sperano che, almeno in parte, la reputazione di Trump ne sia infangata, riducendo le sue possibilità di ri-elezione, ma sembra invece che essa favorisca Trump.
 
Il Senato non condannerà Trump, a meno che un numero sufficiente di senatori repubblicani non venga ricattato da FBI, CIA e NSA – istituzioni di Stato che posseggono dossier su tutti – o a meno che il complesso militare/securitario non riesca a corrompere abbastanza Repubblicani con grosse somme di denaro, per farli votare contro Trump.
 
Penso però che sia poco probabile, perché sarebbe tanto evidente che perfino gli Statunitensi più distratti se ne accorgerebbero.
 
Ciò che suscita preoccupazione a proposito di questo impeachment e del Russiagate, è che tali azioni orchestrate sono un tentativo di ribaltare un’elezione democratica. Gli Stati Uniti si impegnano attualmente in iniziative contro la loro stessa popolazione, come quelle che Washington ha recentemente intrapreso contro il Venezuela, la Bolivia, l’Honduras e l’Ucraina. E’ inquietante anche perché dimostra che non c’è integrità nei media e nelle agenzie di sicurezza USA. Senza la complicità dei media e delle agenzie di sicurezza, i Democratici non avrebbero potuto montare bufale così evidenti.
 
Il Russiagate e l’impeachment hanno radicalizzato il paese. La popolazione è attualmente divisa secondo una nuova linea di demarcazione. Da una parte ci sono quelli che hanno eletto Trump, normali Statunitensi tradizionali che credono in Dio e nel loro paese, e che sono attualmente demonizzati e bollati come «razzisti» e «suprematisti bianchi» (Jennifer Rubin definisce gli Statunitensi tradizionali come «nazionalisti bianchi»). Dall’altro lato, ci sono i Democratici, che non sono più il partito dei lavoratori, ma il partito degli immigrati, degli omosessuali, dei transessuali, dei pagani delle femministe e dei maschi femminizzati.
 
Mi sembra una lotta per nulla paritaria, perché i Democratici si sono allontanati dall’elettore statunitense tradizionale. E tuttavia è il presidente degli Stati Uniti e i suoi seguaci ad essere sulla difensiva. Come può essere accaduto che il Presidente degli Stati Uniti e gli Statunitensi siano stati messi sulla difensiva da parte di omosessuali, transessuali, femministe, imbroglioni come Biden e Hillary Clinton, e media privi di qualsiasi senso morale e di qualsiasi senso di responsabilità verso la verità?
 
Se Trump perde, avremo perduto il nostro paese.
 
Per comprendere la triste situazione in cui versa il nostro paese, cercate di immaginare un paese dove la stampa scritta, la televisione e i media siano totalmente corrotti. Tentate di immaginare un paese in cui i rappresentanti eletti dal popolo si preoccupino solo di garantirsi la carriera e di arricchirsi. Il risultato non sarà un paese dove prevalgono la verità e la giustizia. E, se non prevalgono verità e giustizia, è il popolo che non prevale.
 
E’ così semplice.
 
Negli Stati Uniti, oggi, la politica è quella della ghigliottina.
 
 
 
Ossin pubblica articoli che considera onesti, intelligenti e ben documentati. Ciò non significa che ne condivida necessariamente il contenuto. Solo, ne ritiene utile la lettura
 
 
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