Le Journal Hebdomadaire, 13/19 settembre 2008

La mano invisibile del Marocco?


Putsch in Mauritania. Il Regno è stato tra i primi a riconoscere la nuova Giunta militare che ha assunto il potere in Mauritania. I servizi di informazione marocchini erano stati messi al corrente del progetto di colpo di Stato?

Dopo il colpo di Stato in Mauritania, sopravvenuto il 6 agosto scorso, la comunità internazionale resta divisa sulle posizioni da assumere nei confronti del nuovo potere. Se il Marocco ha subito riconosciuto la nuova giunta militare, Algeri ha categoricamente rifiutato di ricevere gli emissari del nuovo padrone di Nouakchott, Mohammed Ould Abdel Aziz.
Il presidente algerino Abdelaziz Bouteflika ha anche espresso il suo sostegno al presidente destituito, Sidi Oulod Cheikh Abdallahi. L’Unione europea, dal canto suo, ha messo in guardia gli eversori mauritani contro il rischio di un “isolamento” sulla scena internazionale. Più severi, la Francia e gli Stati Uniti hanno deciso di congelare parte dei loro aiuti alla Mauritania. Improvvisamente il sostegno di Rabat solleva numerosi interrogativi: quale interesse ha il Marocco a sostenere il colpo di Stato del 6 agosto? I servizi di informazione marocchini sono stati messi la corrente del putsch anticipatamente? Quali legami corrono tra i putschisti ed il Regno?

 

Amicizie marocchine

Molti elementi suggeriscono che il nuovo uomo forte mauritano sia “l’uomo dei marocchini”. Questo francofilo diplomatosi all’Accademia militare di Meknes, dove è stato compagno di un altro putschista, il generale Ould Ghazouani, conta parecchi amici marocchini. A voler credere a certe fonti, le sue relazioni con Mohamed Yassine Mansouri, il patron della Direction générale des études et de la documentation  (DGED), e col colonnello-maggiore Mohamed Maiche, capo del 5° ufficio, sono considerate molto cordiali. D’altronde il Polisario l’ha accusato nel dicembre 2007 di avere organizzato e facilitato il ritorno, attraverso la Mauritania, di un centinaio di saharaoui dai campi di Tindouf verso il Marocco.  Anche la DGED sarebbe stata avvertita del progetto di Mohammed Ould Abdel Aziz. Una fonte del Ministero dell’Interno afferma di sapere che il nuovo presidente mauritano avrebbe effettuato, nel giugno scorso, una visita privata nel Regno.

 

La stessa fonte dice che il generale Ould Ghazouani si sarebbe recato anche lui in Marocco il 26 giugno, vale a dire 11 giorni prima del putsch.  Nel corso di questo viaggio il capo di stato maggiore dell’esercito mauritano, che era accompagnato dall’ex addetto militare della Mauritania a Rabat, avrebbe informato i suoi omologhi marocchini sulla crisi politica nel paese e avrebbe soprattutto loro fatto presente l’inquietudine dei generali mauritani circa una possibile presa del potere da parte degli islamisti.

 

Il generale Ould Ghazouani avrebbe allo stesso modo consegnato agli interlocutori marocchini delle schede dettagliate sui retroscena di alcuni grandi contratti economici che il governo del presidente Abdellahi aveva firmato con operatori del Qatar ed australiani, e soprattutto con l’Algeria. Si tratta in primo luogo della convenzione siglata nel 2006 dai ministri del Lavori pubblici algerino e mauritano su di un progetto di una strada a tre corsie tra Tindouf e Choum, in Mauritania. La posta geostrategica (questione del Sahara) ed economica di una simile progetto non potevano lasciare indifferente Rabat che, d’altra parte, non è riuscito a convincere il presidente Abdellahi a cedere al Marocco la gestione delegata del porto di Nouadhibou.

 

Per altri versi il rinvio, per ragioni di sicurezza, della visita di Mohammed VI a Nouakchott, annunciata a due riprese l’anno scorso, ed il viaggio ufficiale del patron della DGED in Mauritania solo cinque giorni dopo il nuovo putsch, dovrebbero significare che Rabat era stata messa al corrente di questo ennesimo colpo di Stato nel paese dei Chenguiti.

 

In tutti i casi è un segreto di pulcinella che il Marocco ha da lungo tempo messo in moto la sua macchina diplomatica e  i servizi di informazione per prevedere, addirittura influenzare, ogni cambiamento politico in Mauritania. Il vicino del sud costituisce un elemento centrale nello scacchiere del Maghreb, anche un arbitro nel rapporto di forza che oppone il Marocco all’Algeria in questa regione
Taieb Chadi

 
 

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Scontri a Nouakchott, l’Unione Africana per il ritorno del presidente rovesciato


Mauritania, 7 ottobre 2008 – AFP

Dei tafferugli hanno opposto a Nouakchott la polizia a manifestanti ostili al potere militare, nel momento in cui l’Unione Africana (UA) chiedeva nuovamente la liberazione del presidente Sidi Ould Cheikh Abdallahi, rovesciato il 6 agosto da un colpo di Stato.

Nel centro della capitale mauritana, in serata, squadre di poliziotti con l’elmetto hanno disperso a colpi di manganello e gas lacrimogeno gruppi di simpatizzanti del presidente deposto che mostravano il suo ritratto.

Qualche giovane ha risposto lanciando pietre contro le forze dell’ordine, ma la maggior parte dei manifestanti si sono dati alla fuga appena i poliziotti hanno cominciato a dare loro la caccia intorno all’incrocio del Policlinico e nelle strade sabbiose dei dintorni.
E’ difficile fare una stima del numero dei manifestanti. Piccoli gruppi di giovani sfidavano attivamente la polizia, ma anche dalla folla dei passanti, apparentemente solo spettatori, partivano di tanto in tanto degli slogan che chiedevano le dimissioni del capo della giunta, il generale Mohammed Ould Abdel Aziz.
“Abbasso Aziz! Viva Sidi”, gridavano in arabo uomini e donne.
“Eravamo arrivati al liceo della democrazia (con le elezioni del marzo 2007) ma si è tornati all’asilo! La gente non reclama il ritorno del presidente per amore di Sidi o per odio nei confronti di Aziz, ma per la semplice ragione che la popolazione ha scelto Sidi e che bisogna rispettare questa scelta”, ha dichiarato all’AFP un informatico di 35 anni, Cheikh Dico, mentre correva per sfuggire al lancio di lacrimogeni.
“I militari ci hanno mentito nel 2005, dicendo che ci portavano la democrazia. Loro stessi hanno messo Sidi come presidente nel 2007 e non sono stati nemmeno capaci di aspettare cinque anni perché le loro menzogne apparissero chiare”, ha aggiunto l’uomo, soddisfatto perché la popolazione si “risveglia”.
Sei centrali sindacali, chiamando alla “resistenza contro la dittatura” militare in Mauritania, avevano annunciato la convocazione di una manifestazione per martedì, nonostante il divieto  emanato dalla giunta. Ma in serata, le stesse hanno improvvisamente cambiato strategia. “Oggi abbiamo deciso di mantenere il nostro programma di manifestazioni, ma poi abbiamo cambiato decisamente forma di lotta, per passare da una marcia pacifica ad uno scontro” aveva dichiarato il segretario generale della Confederazione dei liberi lavoratori della Mauritania, Samory Ould Beye, intervistato dall’AFP.
Al calar della notte, la calma è stata ristabilita nel quartiere dell’incrocio del Policlinico, dove ha avuto luogo lo scontro. “Ma le sedi delle organizzazioni sindacali sono sempre assediate dalla polizia”, ha dichiarato Beye, aggiungendo che la repressione ha provocato “una ventina di feriti leggeri”.

Dopo Addis Abeba, l’Unione Africana ha per parte sua ribadito la sua posizione sulla crisi mauritana e, all’esito di consultazioni svoltesi martedì con i responsabili della giunta mauritana,  chiesto il ristabilimento del presidente rovesciato.

Il presidente della Commissione dell’UA, Jean Ping, “ha colto l’occasione di un incontro svoltosi ad Addis Abeba con una delegazione della giunta militare per riconfermare la posizione dell’UA”, recita un comunicato dell’organizzazione continentale.

“Tenuto conto dell’assenza di progressi verso la restaurazione dell’ordine costituzionale (…), il presidente della Commissione sottoporrà, a tempo debito, delle proposte concrete sulla strada da seguire”, continua il comunicato.
L’UA aveva preteso il 22 settembre il ristabilimento del presidente Sidi Ould Abdallahi nelle funzioni entro il 6 ottobre, evocando rischi di sanzioni e di isolamento per i putschisti se non avessero soddisfatto questa richiesta.
 
Una ventina di sentori mauritani hanno lanciato, da parte loro, una iniziativa, detta della “3° via” per uscire dalla crisi, che essi riassumono nello slogan”né i militari, né Sidi”(il presidente rovesciato.

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