Monta la pressione


28 gennaio 2008 (AFP)

 

Il Presidente dell’Assemblea Nazionale della Mauritania, uno dei pochi paesi della Lega araba ad avere rapporti diplomatici con Israele, ha invitato a “riconsiderare” tali relazioni, definite “vergognose”, con lo Stato ebraico, accentuando così la pressione sulle autorità.

 

E’ la prima volta che un dirigente mauritano chiede, ufficialmente e ad un tale livello di responsabilità, di “riconsiderare” queste relazioni, stabilite nel 1999. Il Presidente dell’Assemblea, Messaoud Ould Boulkheir, è la terza personalità dello Stato, dopo il capo dello stato ed il presidente del Senato.
Ha dichiarato: “Gaza é dolente per il massacro dei suoi figli e per il blocco (imposto da Israele), questo esige che i deputati ed il popolo mauritano chiedano al Governo di riconsiderare le relazioni vergognose con una entità che ammazza i nostri fratelli, occupa le loro terre e li chiude in un assedio senza vie d’uscita”.
Queste dichiarazioni sono state diffuse lunedì dall’Agenzia mauritana di informazioni (AMI). Esse sono state espresse in arabo nel corso di un discorso pronunciato domenica in apertura di una sessione straordinaria dell’Assemblea.
Giungono dopo il riesplodere di nuove tensioni causate dal blocco della striscia di Gaza da parte di Israele dal 17 gennaio, blocco che ha provocato interruzioni della corrente elettrica e penuria dei prodotti di prima necessità e che ha obbligato centinaia di migliaia di palestinesi ad andare in Egitto per approvvigionarsi.
Considerata come punto di incrocio tra il Maghreb e l’Africa subsahariana, la Repubblica Islamica di Mauriania, che conta più di 3 milioni di abitanti, è uno dei pochi paesi della Lega araba, insieme all’Egitto ed alla Giordania, ad intrattenere rapporti diplomatici con Israele.
Erano stati stabiliti nel 1999, sotto la presidenza di Maaouya Ould Taya, rovesciata nel 2005 da un colpo di Stato militare. La cooperazione tra i due paesi si realizza soprattutto nei settori della sanità e dell’agricoltura, in particolare nell’irrigazione tipo goccia a goccia.
A Nouakchott è quasi completato un centro per la cura del cancro, finanziato da Israele. Nel passato alcuni medici ed esperti agricoli hanno seguito dei corsi di formazione nello Stato ebraico, ma gli scambi commerciali restano modesti.
Il Presidente dell’Assemblea, Messaoud Ould Boulkheir, è inoltre leader dell’Alleanza popolare progressista (APP, partito al potere), formazione che ha sempre chiesto la rottura di queste relazioni.
La settimana scorsa identica richiesta è stata formulata da parte di diversi partiti dell’opposizione e dell’area politica del presidente, in una lettera consegnata dai loro leaders al presidente mauritano.
Il 21 gennaio qualche migliaio di studenti mauritani – 1.500 secondo la polizia – avevano manifestato senza incidenti a Nouakchott, per protestare contro il blocco imposto da Israele alla striscia di Gaza.
A fine dicembre l’Assemblea nazionale della Mauritania aveva respinto un emendamento dell’opposizione che domandava la chiusura dell’ambasciata di Mauritania in Israele.
La mozione, tendente a sopprimere il budget previsto nel 2008 per la rappresentanza diplomatica mauritana in Israele, è stato respinto con 43 voti contro 27. Ci sono state due astensioni e non é stato comunicato il numero di deputati presenti, sui 95 dell’Assemblea.
Il nuovo presidente mauritano, Sidi Ould Cheikh Abdallahi, il primo ad essere stato democraticamente eletto nel paese, intende da parte sua organizzare un dibattito popolare sul mantenimento o meno delle relazioni diplomatiche di Nouakchott con Israele.
“Il dossier sarà sottoposto al Parlamento e alla classe politica – aveva dichiarato nell’aprile 2007 – e noi consulteremo le associazioni della società civile. La discussione sarà libera, io mi impegno (…) e l’ultima parola tornerà al popolo mauritano”.
Ma da quella data non è stata presa alcuna iniziativa in questa direzione.

 
 

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