Libia. La Corte Penale Internazionale, ultima arma della coalizione e tranello per gli africani
di Djerrad Amar


Ciò che si svolge in Libia è senza dubbio una guerra di stampo coloniale - condotta da una coalizione di furfanti composta da Sarkozy, Cameron e Berlusconi, aiutata dagli Stati Uniti e da due monarchie arabe feudatarie degli USA, il Qatar e gli Emirati – per installarvi un governo che sia affidabile per l’occidente, come al tempo del re Idris, quell’occidente che intende accaparrarsi il petrolio e il gas. Più di 60 giorni di aggressione e bombardamenti che hanno distrutto le infrastrutture di base, ucciso la popolazione civile di tutte le classi sociali. Si sono calcolati, al 21 maggio, 2892 attacchi di missili su più di 7800 voli di ricognizione di aerei da combattimento.

Si è mobilitata una mostruosa macchina propagandistica e psicologica, che vede in prima linea le televisioni occidentali e quelle delle petromonarchie del Golfo, al servizio di un’oligarchia plutocratica, che propinano in continuazione menzogne, disinformazione e diversivi. Sono più di 60 giorni che si annuncia: -  la caduta “imminente” e “in qualche giorno” del regime di Gheddafi, la sua fuga in Venezuela o in Sudan;  - il suo trincerarsi nell’ultimo rifugio di Tripoli con le sue “brigate”; - che non ha più esercito; - che i suoi “mercenari” africani reprimono i Libici, violentano le donne; - che la sua aviazione bombarda la popolazione; - che nelle città libiche continuano le manifestazioni anti Gheddafi, represse ecc; - che si pretende ch’egli “lasci il potere e la Libia”.
Ma tutto questo resta solo un annuncio, amplificato e drammatizzato da questi media a servizio che manipolano le immagini, inventano fatti, creano avvenimenti, secondo una strategia e delle tattiche studiate. Questo battage mediatico senza precedenti ha fuorviato anche i più attenti; tratti in inganno certamente dalla reputazione di Al Jazeera e Alarabia, televisioni arabe, che nessuno avrebbe mai pensato potessero rendersi complici di un complotto atlanto-sionista! Di conseguenza molti sono stati convinti da queste menzogne. Nonostante che questi media, dal momento in cui è iniziato il conflitto, non abbiano mai mostrato le immagini di folle di civili disarmati che chiedevano le dimissioni di Gheddafi! Le sole immagini che si sono viste mostrano bande di ribelli disorganizzati, sporchi, barbuti, sprezzanti, gesticolanti, dotati di armi leggere e pesanti che pretendono la caduta del governo con la forza.

Siccome il trascorrere del tempo favorisce la riflessione e l’equilibrio, il mondo alla fine si è accorto della realtà incontestabile, di dove si situano il bene e il male, la verità e la menzogna. Risultato, i “bombardamenti di civili” che hanno giustificato l’aggressione non vi sono mai stati, secondo quanto affermano i giornalisti e gli osservatori; la stampa russa ha riportato testimonianze di espatriati russi in Libia secondo i quali l’aviazione di Gheddafi non ha mai bombardato zone residenziali: questa sarebbe stato fatto invece dai bombardamenti francesi e inglesi, riferiscono. Si scopre un popolo resistente e combattivo che manifesta, quotidianamente in diverse città, il proprio sostegno a Gheddafi. Quest’ultimo, sempre flemmatico, resiste apparendo episodicamente per ricevere personalità straniere o locali o visitare delle scuole. Si consente anche dei giri – fatti in corteo e su una vettura scoperta -  tra le strade e le stradine della capitale, applaudito da migliaia di cittadini. L’esercito è intatto e gli è restato fedele. Le espressioni “brigate e mercenari di Gheddafi” sono menzogne che mirano a far credere che la guida sia stata “mollata” e soprattutto per nascondere che è proprio la coalizione ad avere assoldato dei mercenari,  dipendenti del  Blackwater (una compagni militare privata USA) che hanno messo insieme un “esercito” composto da banditi, da ladri, da prigionieri liberati, da ex detenuti islamisti graziati, da diversi gruppuscoli di AlQaida, soprattutto di Aqmi (AlQaida nel Maghreb islamico), che approfitta della situazione per armarsi, da giovani disoccupati senza cervello o costretti; che tutti costoro vengono armati in violazione della Carta delle Nazioni Unite. Si scopre che le forze introdottesi sul territorio libico sono una massa di traditori libici senza dignità, composta da oppositori che fanno riferimento alla CIA e al MI6, da ex ministri recentemente diventati dissidenti, da qualche militare rinnegato e da alti funzionari opportunisti e felloni. La Libia accusa, per esempio, Abdeljalil, l’ex ministro della giustizia diventato presidente del CNT (il consiglio dei ribelli), di atti di corruzione, soprattutto nella non esecuzione di migliaia di sentenze.

Ci si accorge che le risoluzioni 1970 e 1973 sono state adottate precipitosamente ed illegalmente, sulla base di notizie giornalistiche, senza verificarle come vuole la Carta dell’ONU. La “1973”, che aveva come obiettivo di stabilire una “no fly zone” per “proteggere i civili”, è stata invece usata per andare in aiuto agli insorti, bombardando quotidianamente le infrastrutture civili e militari, la popolazione civile, i depositi di viveri, oltre ai bombardamenti da mare. Si riscontra inoltre il furto di importanti quantità di petrolio.

E’ stata anche presentata di soppiatto, da parte delle monarchie vassalle, alla putrescente Lega detta araba, dello spregevole Amr Moussa, una richiesta – accettata – di impedire la diffusione delle televisioni della Jamahiria su Arabsat (3 canali su 7 hanno già difficoltà di diffusione); cosa che conferma l’impatto e il successo di queste emittenti nello smantellare, giorno dopo giorno, il complotto, le menzogne, ma anche a suscitare un certo smarrimento e un senso di sconfitta negli aggressori.

Da qui questa ossessione patologica, questo accanimento, per vendetta, a “punire” una popolazione che resiste, che rifiuta di abdicare, opponendo i canti e le danze sulle piazze e nei luoghi che potrebbero costituire un obiettivo, per impedire che siano bombardati. Si scopre anche che le vere forze militari libiche non sono state ancora impegnate; esse sarebbero pronte a entrare in azione in caso di invasione terrestre. Alcuni analisti sostengono che gli attuali combattimenti sarebbero sostenuti da volontari libici, chiamati “il popolo in armi”, comandati da qualche compagnia di soldati. Infine, l’ultima rivelazione, da parte dei servizi segreti ucraini, è l’accordo concluso tra il CNT e Israele per l’istallazione di una base militare israeliana sui Monti verdi, in Libia. Il documento è stato anche pubblicato dal giornale israeliano Yediot Aharonot.

Bisogna continuare a seguire questa tattica demenziale che provoca più odio e determinazione, e condanne, o avviare una ipotetica e pericolosa offensiva terrestre? O piuttosto ritirarsi con tutte le conseguenze? Anche la “carta” della manipolazione delle tribù è deplorevolmente fallita di fronte alla “Conferenza nazionale delle tribù libiche”, che ne ha raggruppato più di 2000 – l’autentico popolo libico – al termine della quale si è riaffermato un sostegno franco e solenne al principio dell’unità della Libia, la condanna ferma dell’aggressione e il sostegno senza equivoci a Gheddafi. Si annuncia anche che gli abitanti di Bengasi manifestano, da venerdì 20, in diverse città, tra le quali Louhaichi, Zeitoun e Sabri sono le più irriducibili, contro la NATO, il CNT e il degrado delle condizioni economiche e sociali. A questo proposito Tripoli afferma, prove alla mano, di aver versato salari e altro per un periodo di 6 mesi (fino a giugno) al Tesoro di Bengasi. Dove è andato a finire questo denaro che avrebbe dovuto permettere agli abitanti di Bengasi di non dipendere, in modo offensivo, dall’aiuto esterno. Su diversi palazzi è stato innalzata la bandiera verde. Si segnalano delle vittime tra i manifestanti a causa della repressione. Queste manifestazioni sono state precedute da diverse altre, iniziate il giorno prime da parte delle tribù, in più di 70 città e villaggi, a sostegno ed incoraggiamento degli abitanti di Bengasi.  E’ il ristagno, perché tutto era costruito sulle menzogne e sul falso!

L’ultima carta, dopo quella del “gruppo di contatto” che mirava soprattutto, per pirateria, alla confisca di una parte dei beni dei libici, è la CPI (Corte Penale Internazionale) di Ocampo – questo docile servo delle potenze imperialiste – con lo scopo – ritengono – di sollecitare maggiori defezioni nel gruppo dirigente che faciliterebbe la presa del potere da parte di queste marionette del CNT e, dall’altro, di bloccare ogni possibile soluzione alla crisi.  Sono state la Francia e la Gran Bretagna, con l’aiuto del CNT, vale a dire gli aggressori, che hanno montato il dossier per la CPI. E tuttavia la Libia, come gli USA, la Russia e la Cina, non è membro di questa Corte. Il pulsante Ocampo viene premuto proprio nel momento in cui la NATO non è riuscita a uccidere Gheddafi, cosa che costituisce il loro obiettivo, e nel momento in cui ha tentato tutte le strade, soprattutto quella di uccidere i civili, distruggere le infrastrutture di base nella speranza di far rivoltare la popolazione contro il suo leader.

Perché hanno rifiutato una commissione di inchiesta che la Libia ha insistentemente chiesto prima che cominciassero gli attacchi? Perché non c’era niente di vero nelle accuse che avevano “giustificato” l’aggressione col fallace e grottesco pretesto che la NATO cerca di “proteggere i civili”. Ora è arrivato il momento di ricorrere a questo mezzo, a quest’arma tipo CPI, al fine di attribuire a lui tutti i crimini di cui sono piuttosto colpevoli la NATO e gli insorti, considerato che questi ultimi sono dei civili come ripete continuamente la propaganda. Tutte le prove messe insieme da questi servi sono video, tradotti in inglese, forniti loro dalle televisioni come Al Jazeera.

2892 attacchi missilistici che hanno colpito o distrutto delle abitazioni civili, degli ospedali, delle scuole e collegi, degli edifici amministrativi, tra cui i locali della polizia e della Intelligence generale incaricata della lotta alla corruzione, la cittadella dell’infanzia, infrastrutture di base, reti di comunicazione, uccidendo migliaia di civili, tra cui donne, vecchi, 16 uomini di religione nel loro luogo di culto, ragazzi, bambini (i tre nipotini di Gheddafi avevano 3 anni, 2 anni e 4 mesi), zitto! Centinaia di stupri seguiti da omicidio di ragazze strappate alle famiglie, silenzio!

Tutto questo non rientra nella mission di Ocampo. Per contro lo pseudo stupro da parte di “15 uomini di Gheddafi” di Imane Obeidi, una prostituta pagata per creare uno scandalo nell’hotel Rixos di Tripoli il 26 marzo, questo sì! E’ credibile. E tuttavia ognuno può sapere chi è realmente questa donna sinistra dai video pubblicati du Youtube. Un aneddoto: si cita come “prova” degli stupri, la montatura scoperta in seguito, il fatto che avrebbero ritrovato delle “pillole di Viagra in alcuni tank ed auto prese alle forze di Gheddafi”. Non si parla affatto delle decine di confessioni degli “insorti” catturati, che smentiscono tutta la propaganda menzognera e sovversiva della coalizione. Un certo (…), arrestato dall’esercito a Misurata, ha raccontato dettagliatamente le mostruosità che sono state commesse in questa città. Dopo essersi presentato, ha spiegato come, lui e il suo gruppo composto di libici e stranieri, abbiano assassinato i soldati dell’esercito libico, i pro-Gheddafi o quelli che si sospettavano “mercenari”, sgozzandoli col coltello, o impiccandoli e bruciandoli, e come abbiano rapito le ragazze alle famiglie per violentarle, come le abbiano uccise dopo aver loro strappato i seni col coltello per poi festeggiare con alcool e succhi di frutta. Alla domanda se si sentisse “un essere umano”, la risposta è stata un “no” espresso col movimento della testa. Testimoni hanno filmato, con dei telefoni mobili, delle scene terribili, soprattutto a Misurata, durante l’occupazione di questa città da parte dei gruppi criminali che la NATO sostiene.

Tutti abbiamo constatato che, dopo che l’occidente ha ottenuto la divisione del Sudan, il procuratore Ocampo – questo “prodotto” di una unione illegittima tra decisori briganti, occidentali di corpo e sionisti per convinzione, ed una Corte (CPI) trappola, strumento di una strategia egemonica – convertitosi in mercenario incaricato dell’esecuzione degli “ordini di arresto” dei potenti padroni, dopo averli serviti altrove, non parla più al momento dell’incolpazione di Bachir.

Un Ocampo che si impadronisce questa volta del “dossier Libia” – mettendo gli occhi anche sulla Siria – attribuendo a Gheddafi le malefatte della coalizione e dei rinnegati di Bengasi, sulla base di testimonianze selezionate che egli presenta come “credibili”. Un Ocampo che ha lavorato anche per la Banca Mondiale, dopo essere stato presidente della ONG “Transparency International”, finanziata dal miliardario George Soros, un celebre sionista speculatore diventato filantropo per strategia, soprannominato “l’uomo che fece saltare la Banca d’Inghilterra”. Diventato poi 1° procuratore della CPI, capita per caso che qualche mese dopo, nell’aprile 2005, Annan sveli i nomi di 51 persone, sospettate di aver “massacrato migliaia di persone” in Darfur. Un Ocampo per la Libia, con le stesse menzogne e i medesimi obiettivi, armato della sua CPI, che presenta accuse di persecuzione di manifestanti e oppositori che “sembra essere stata sistematica ed essersi realizzata in diverse città” e “i crimini di guerra sembrano essere stati commessi per decisione politica”, citando il fatto che le forze di sicurezza avrebbero “sparato su manifestanti disarmati”, “l’utilizzazione dello stupro e gli arresti sistematici, la tortura, la deportazione, gli assassinii, le sparizioni forzate e la distruzione di moschee”, “l’utilizzazione di bombe a grappolo”.

Una CPI contestata nella forma, nelle azioni e negli obiettivi politici – di essa si sa che è stata ispirata da Soros e da lord Malloch Brown, l’ex ministro inglese che è stato vice presidente della Banca Mondiale, poi “capo di gabinetto” di Kofi Annan dopo aver lavorato per lo stesso Soros. Una CPI che viene finanziata da società ed organizzazioni private, create alla vigilia della guerra in Iraq, che sono finalizzate a perseguire le cause ingiuste con mire egemoniche che persegue Washington. Come spiegare che tutte e sei le inchieste aperte riguardano l’Africa? Si capisce bene che il “genocidio del Darfur” era una menzogna,  un imbroglio le cui propaggini si estendono oggi fino alla Libia.

Ecco cosa si è detto di Ocampo e della CPI:

L’analista Chris Marsden ha mostrato e denunciato: “L’ipocrisia che ispira questa inchiesta balza agli occhi. Essa giunge dopo più di 5000 operazioni militari, 2204 delle quali accompagnate da attacchi aerei delle forze della NATO su Tripoli e altri luoghi popolati di civili. Queste operazioni miravano anche all’assassinio di Gheddafi… Pur essendo gli istigatori del procedimento per crimini di guerra contro il regime che vogliono eliminare, Washington, Londra e Parigi commettono essi stessi dei mostruosi crimini di guerra”.

Andrew Cayley, l’ex avvocato della CPI, scriveva dopo le sue dimissioni “che è difficile denunciare un genocidio diretto dal governo e spiegare allo stesso tempo come mai due milioni di abitanti del Darfur hanno cercato rifugio vicino alle principali guarnigioni dell’esercito nella loro provincia”.

Secondo Alex de Waal (scrittore inglese diventato esperto critico del CPI) molti avvocati hanno lasciato la Corte a causa della mancanza di obiettività e di serietà nell’esame delle prove e nella qualificazione dei fatti, imposte da Ocampo.

L’ex viceministro egiziano degli affari esteri, esperto in diritto e relazioni internazionali, Abdallah Al Achaala aveva ritenuto che il mandato spiccato dalla CPI contro Al Bachir “non era fondato su alcuna base giuridica e che costituiva un precedente pericoloso perché riduce a zero il principio dell’immunità, fondamento essenziale delle relazioni internazionali”. E si era domandato: come avrebbe potuto difendere il carattere eminentemente politico del suo mandato contro Al Bachir mentre ignora i crimini di Israele in Palestina e quelli degli USA in Iraq”. Al Achaal aggiungeva: “così facendo la CPI ha firmato il suo atto di morte a causa della stupidità del suo procuratore e dell’incompetenza della sua giurisdizione. E’ dovere della comunità internazionale reagire per salvare il sogno di una giustizia penale internazionale, sbeffeggiata dal sionismo.”

Wladimir Anokhin, vice presidente dell’Accademia di Scienze Geopolitiche, aveva dichiarato alla Pravda che il Tribunale di Le Haye “mostra un’assoluta mancanza di rispetto verso l’Organizzazione delle Nazioni Unite”.

Per il presidente della Commissione dell’Unione Africana Jean Ping, citato da AFP nel caso di Al Bachir,  “… il problema è il modo in cui il procuratore generale della CPI Luis Moreno Ocampo rende giustizia”

In conclusione ripetiamo che, sotto la copertura di un diritto internazionale ratificato dagli Stati per proteggersi da eventuali aggressioni o ingiustizie, soprattutto i paesi poveri le cui ricchezze sono concupite, queste istituzioni sono state trasformate in strumenti di ricatto ai “Diritti dell’Uomo”, alla “libertà di espressione”, suscettibile di “sanzioni internazionali” o l’incolpazione di un capo di Stato anche in carica. E’ dunque sempre lo stesso spirito imperialista e colonialista predatore, ma infiocchettato di pretesti umanitari e coperto da una parvenza di “legalità”. Il “diritto o dovere di ingerenza umanitaria” è l’espressione di questo spirito che non si riesce ad estirpare nelle cattive coscienze.

I paesi africani, indipendenti e liberi, devono al più presto lasciare queste organizzazioni-trappola che danno ai potenti una legittimità per dominarli o aggredirli. Queste organizzazioni non  colpiranno mai i paesi imperialisti, perché sono loro strumenti, loro armi per i loro interessi e niente altro.




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