Grayzone, 11 novembre 2019 (trad.ossin)
 
Colpo di stato in Bolivia guidato da un capo paramilitare fascista, cristiano e milionario, con appoggi stranieri
Max Blumenthal e Ben Norton
 
Il leader del colpo di Stato boliviano Luis Fernando Camacho è un multimilionario di estrema destra proveniente dai movimenti fascisti della regione di Santa Cruz, dove gli Stati Uniti hanno incoraggiato il separatismo. Ha goduto dell’appoggio della Colombia, del Brasile e dell'opposizione venezuelana
 
 
 
Quando Luis Fernando Camacho si è precipitato nel palazzo presidenziale deserto della Bolivia, nelle ore successive alle improvvise dimissioni, il 10 novembre, del presidente Evo Morales, ha rivelato al mondo l’esistenza di una fetta del paese in netto contrasto con lo spirito plurinazionale che aveva animato il suo leader socialista e indigeno deposto.
 
Con una Bibbia in una mano e una bandiera nazionale nell'altra, Camacho ha chinato il capo in preghiera sopra il sigillo presidenziale, realizzando il suo voto di eliminare l'eredità dei nativi del suo paese dal governo e "riportare Dio nel palazzo bruciato".
 
"Pachamama non tornerà mai più nel Palazzo" ha dichiarato il pastore che era al suo fianco, riferendosi allo spirito andino della Madre Terra. "La Bolivia appartiene a Cristo."
 
Il leader dell'opposizione boliviana di estrema destra Luis Fernando Camacho nel palazzo presidenziale della Bolivia con una Bibbia, dopo il colpo di Stato
 
Quel giorno, l’opposizione di estrema destra della Bolivia aveva rovesciato il presidente di sinistra Evo Morales, dopo la richiesta di dimissioni proveniente dalla leadership militare del paese. 
 
Praticamente sconosciuto al di fuori del suo paese, dove non ha mai partecipato a  un'elezione democratica, Camacho è intervenuto a riempire il vuoto di potere. È un potente multimilionario citato dai Panama Papers, e un fondamentalista cristiano ultra conservatore formatosi in un gruppo paramilitare fascista noto per la sua violenza razzista, con base nella ricca regione separatista di Santa Cruz.
 
Camacho proviene da una famiglia di élite imprenditoriali che hanno tratto, per lungo tempo, profitto dalle abbondanti riserve di gas naturale della Bolivia. E la sua famiglia ha perso parte della sua ricchezza quando Morales ha nazionalizzato le risorse del paese, per finanziare i suoi vasti programmi sociali - che hanno ridotto la povertà del 42 percento e l'estrema povertà del 60 percento.
 
In vista del colpo di Stato, Camacho aveva incontrato i leader dei governi di destra della regione per discutere un piano di destabilizzazione di Morales. Due mesi prima del putsch, aveva twittato con gratitudine: “Grazie Colombia! Grazie Venezuela!”, acclamando il tentativo di colpo di Stato di Juan Guaido. Ha anche salutato la nascita del governo di estrema destra di Jair Bolsonaro, dicendo "Grazie Brasile!"
 
Camacho ha per anni guidato un'organizzazione separatista apertamente fascista chiamata Unión Juvenil Cruceñista. The Grayzone pubblica i seguenti estratti di uno storico documento promozionale, pubblicato dal gruppo nei propri account di social media:
 
 
Mentre Camacho e le forze di estrema destra mostravano i muscoli per il colpo di Stato, i loro alleati politici aspettavano di raccoglierne i frutti.
 
Carlos Mesa, il candidato alla presidenza dell’opposizione boliviana alle elezioni di ottobre, è un privatizzatore "pro-business" con stretti legami con Washington. I cablo governativi statunitensi pubblicati da Wikileaks rivelano che era un costante riferimento per i funzionari statunitensi, nei loro tentativi di destabilizzare Morales.
 
Mesa figura attualmente come esperto dello Inter-American Dialogue, un think tank con sede a Washington DC finanziato da USAID (una delle armi del soft-power del governo USA), da vari giganti del petrolio e da una miriade di multinazionali attive in America Latina.
 
Evo Morales, un ex contadino molto attivo nei movimenti sociali, e per questo diventato leader del potente partito popolare Movimento verso il socialismo (MAS), è stato il primo presidente indigeno della Bolivia. Popolarissimo nelle importanti comunità indigene e contadine del paese, ha vinto numerose elezioni e referendum democratici negli ultimi 13 anni, spesso in modo clamoroso.
 
Il 20 ottobre, Morales è stato rieletto con oltre 600.000 voti, con un margine di poco superiore al 10% necessario per essere eletti al primo turno.
 
Gli esperti che hanno effettuato un'analisi statistica dei dati di voto disponibili non hanno trovato prove di irregolarità o frodi. Ma l'opposizione ha affermato il contrario, ed è scesa in piazza per diverse settimane di proteste e rivolte.
 
Gli eventi che hanno portato alle dimissioni di Morales sono stati indiscutibilmente violenti. Le bande dell'opposizione di destra hanno aggredito numerosi deputati del partito di sinistra MAS, al governo. Hanno poi saccheggiato la casa del presidente Morales, bruciando le abitazioni di molti altri alti funzionari. I familiari di alcuni politici sono stati rapiti e tenuti in ostaggio fino a quando non si sono dimessi. Una donna, sindaco socialista, è stata pubblicamente torturata dalla folla.
 
 
Dopo le dimissioni forzate di Morales, i leader del colpo di Stato hanno arrestato il presidente e il vicepresidente dell'organo elettorale del governo e hanno costretto gli altri funzionari dell'organizzazione a dimettersi. I seguaci di Camacho hanno poi dato alle fiamme bandiere di Wiphala che simboleggiano la popolazione indigena del paese e la visione plurinazionale di Morales.
 
L'Organizzazione degli Stati americani, un'organizzazione filo-USA fondata da Washington durante la Guerra Fredda come alleanza dei paesi anticomunisti di destra in America Latina, ha dato man forte ad avallare il colpo di Stato boliviano. Ha fatto appello a indire nuove elezioni, sostenendo che c'erano state numerose irregolarità nel voto del 20 ottobre, senza citare alcuna prova. Poi l'OAS è rimasta in silenzio quando Morales è stato rovesciato dai militari e i dirigenti del suo partito sono stati aggrediti e costretti a dimettersi con la violenza.
 
Il giorno dopo, la Casa Bianca di Donald Trump ha entusiasticamente elogiato il colpo di Stato, definendolo un "momento significativo per la democrazia" e un "forte segnale per i regimi illegittimi in Venezuela e Nicaragua".
 
Uscire dall'ombra per realizzare un violento putsch di estrema destra
 
Mentre Carlos Mesa condannava timidamente la violenza dell'opposizione, Camacho la istigava, ignorando le richieste di nuove elezioni sotto controllo internazionale e insistendo nella pretesa massimalista di eliminare dal governo tutti i sostenitori di Morales. Era il vero volto dell'opposizione, nascosto per mesi dietro la figura moderata di Mesa.
 
Camacho, un uomo d'affari multimilionario di 40 anni proveniente dalla roccaforte separatista di Santa Cruz, non è mai stato candidato ad alcuna elezione. Come il leader del colpo di Stato venezuelano Juan Guaidó, del quale oltre l'80% dei venezuelani non aveva mai sentito parlare fino a quando il governo degli Stati Uniti non lo scelse come preteso "presidente", Camacho è stato uno sconosciuto fino al tentativo di colpo di Stato in Bolivia.
 
Solo il 27 maggio 2019 ha aperto un account Twitter. Per mesi, i suoi tweet sono stati ignorati, generando non più di tre o quattro retweet e Mi piace. Prima delle elezioni, Camacho non era presente in Wikipedia ed erano rari i suoi profili mediatici in lingua spagnola o inglese.
 
Camacho ha lanciato un appello per uno sciopero il 9 luglio, pubblicando video su Twitter che hanno ottenuto poco più di 20 visualizzazioni. Obiettivo dello sciopero erano le dimissioni dell'organo elettorale del governo boliviano, il Supreme Electoral Tribunal (TSE). In altre parole, Camacho stava facendo pressioni sulle autorità elettorali del governo affinché si dimettessero, più di tre mesi prima delle elezioni presidenziali.
 
E’ stato solo dopo le elezioni che Camacho è stato trasformato in celebrità da media come la rete locale di destra Unitel, Telemundo e CNN in Español.
 
All'improvviso, i tweet di Camacho che chiedevano le dimissioni di Morales hanno cominciato a generare migliaia di retweet. La macchina del colpo di Stato era stata attivata.
 
Media mainstream come il New York Times e Reuters hanno contribuito alla consacrazione del non eletto Camacho come " leader " dell'opposizione della Bolivia. Ma questa attenzione internazionale ha tralasciato aspetti fondamentali del passato dell'attivista di estrema destra. 
 
Non sono state per nulla menzionate le profonde e consolidate connessioni di Camacho con i paramilitari estremisti cristiani, noti per la violenza razzista e i cartelli imprenditoriali locali, così come coi governi di destra in tutta la regione.
 
E’ stato tra i paramilitari fascisti e nell'atmosfera separatista di Santa Cruz che si sono formate le idee politiche di Camacho, e dove sono stati definiti i contorni ideologici del colpo di Stato. 
 
Quadri dell'Union Juvenil Cruceñista (UJC), il gruppo giovanile fascista boliviano in cui Luis Fernando Camacho ha iniziato
 
Ritratto di un paramilitare fascista in stile franchista
 
Luis Fernando Camacho si è formato nella Union Juvenil Cruceñista, o Santa Cruz Youth Union (UJC), un'organizzazione paramilitare fascista coinvolta in tentativi di omicidio contro Morales. Il gruppo è noto per le sue aggressioni a esponenti di sinistra, a contadini indigeni e giornalisti, manifestando un'ideologia profondamente razzista e omofobica.
 
Da quando Morales è stato eletto presidente per la prima volta nel 2006, l'UJC ha fatto una campagna per separare la regione di Santa Cruz da un paese che i suoi membri ritenevano fosse stato sopraffatto da una massa di indigeni satanici. 
 
L'UCC è l'equivalente boliviano della Falange spagnola, dei suprematisti indù dell'India RSS e del battaglione neo-nazista Azov dell'Ucraina. Il suo simbolo è una croce verde che presenta forti somiglianze con i loghi dei movimenti fascisti in Occidente.
 
E i suoi membri sono noti per salutarsi in stile sieg heil nazista.
 
 
Perfino l'ambasciata statunitense in Bolivia ha descritto i membri dell'UJC come "razzisti" e "militanti", osservando che "hanno frequentemente attaccato persone e installazioni pro-MAS / governative".
 
 
Dopo avere incontrato membri dell’UJC nel 2007, il giornalista Benjamin Dangl li ha descritti come i "tirapugni" del movimento separatista di Santa Cruz. "È noto che Unión Juvenil picchia e frusta i campesinos che manifestano per la nazionalizzazione del gas, lancia pietre contro gli studenti che si organizzano contro l'autonomia, lancia bottiglie molotov contro la Televisione statale e assalta brutalmente esponenti del movimento dei “Senza terra” che lottano contro i monopoli fondiari", ha scritto Dangl .
 
"Quando dovremo difendere la nostra cultura con la forza, lo faremo", ha detto a Dangl un leader dell'UJC. "La difesa della libertà è più importante della vita".
 
Attivisti armati della Unión Juvenil Cruceñista
 
Camacho venne eletto vice presidente dell'UJC nel 2002, quando aveva solo 23 anni. Lasciò l'organizzazione due anni dopo per sviluppare l'impero commerciale della sua famiglia e ascendere al vertice del Comitato Pro-Santa Cruz. Entrato in questa organizzazione, è stato preso sotto l'ala protettrice di una delle figure più potenti del movimento separatista, un oligarca boliviano-croato di nome Branko Marinkovic.
 
Ad agosto, Camacho ha twittato una foto con il suo "grande amico", Marinkovic. Questa amicizia è stata cruciale nell’attribuire credenziali all'attivista di destra e gettare le basi del colpo di Stato che avrebbe preso forma tre mesi dopo.
 
 
Padrino croato di Camacho e mediatore politico separatista
 
Branko Marinkovic è un grande proprietario terriero che ha accentuato il suo sostegno all'opposizione di destra dopo che parte della sua terra era stata nazionalizzata dal governo Evo Morales. Come presidente del Comitato Pro-Santa Cruz, ha supervisionato le operazioni del principale motore del separatismo in Bolivia. 
 
In una lettera del 2008 a Marinkovic, la Federazione internazionale per i diritti umani denunciava il comitato come "attore e promotore del razzismo e della violenza in Bolivia". Il gruppo di difesa dei diritti umani sottolineava la propria condanna verso "l'atteggiamento e i discorsi secessionisti, sindacalisti e razzisti, nonché le richieste di disobbedienza militare di cui il Comitato Civico Pro-Santa Cruz è uno dei principali promotori". 
 
Nel 2013, il giornalista Matt Kennard ha scritto che il governo degli Stati Uniti stava lavorando in stretto contatto con il Comitato Pro-Santa Cruz per incoraggiare la balcanizzazione della Bolivia e per indebolire Morales. "[Gli Stati Uniti] hanno spiegato come potevano rafforzare i canali di comunicazione", ha riferito il vicepresidente del comitato a Kennard. "L'ambasciata ha detto che ci avrebbero aiutato nel nostro lavoro di comunicazione e che avevano una serie di pubblicazioni in cui hanno presentato le loro idee".
 
In un profilo del 2008 di Marinkovic, il New York Times dava atto delle rivolte estremiste del movimento separatista di Santa Cruz presieduto dall'oligarca. Descriveva la regione come "un bastione di gruppi apertamente xenofobi, come la Falange socialista boliviana, il cui saluto col braccio levato trae ispirazione da quello della Falange fascista dell'ex dittatore spagnolo Franco".
 
La Falange socialista boliviana è un gruppo fascista che fornì un rifugio sicuro, durante la Guerra Fredda, al criminale di guerra nazista Klaus Barbie. Quest’ultimo, un ex esperto di torture della Gestapo, venne poi riutilizzato dalla CIA nell’ambito del suo programma Operation Condor, che mirava a sterminare i comunisti in tutto il continente. (Nonostante il suo nome antiquato, come quello dei nazionalsocialisti tedeschi, questo gruppo estremista di estrema destra era violentemente anti-di sinistra, impegnato a uccidere i socialisti).
 
La Falange boliviana salì al potere nel 1971 quando il suo leader, il generale Hugo Banzer Suarez, rovesciò il governo di sinistra del generale Juan Jose Torres Gonzales. Il governo di Gonzales aveva fatto infuriare gli imprenditori nazionalizzando le industrie, e contrariato Washington espellendo il Peace Corps, che considerava uno strumento di penetrazione della CIA. L'amministrazione Nixon accolse immediatamente Banzer a braccia aperte, considerandolo un baluardo chiave contro la diffusione del socialismo nella regione. (Un cablo particolarmente comico del 1973 è stato pubblicato da Wikileaks e mostra il Segretario di Stato Henry Kissinger che ringrazia Banzer per essersi congratulato con lui in occasione del conferimento al primo del premio Nobel per la pace).
 
L'eredità putschista del movimento è proseguita durante l'era Morales, attraverso organizzazioni come l'UJC e figure come Marinkovic e Camacho. 
 
Il Times ha affermato che anche Marinkovic ha sostenuto le attività dell'UJC, descrivendo il gruppo fascista come "un braccio quasi indipendente del comitato guidato da Marinkovic". Un esponente del consiglio di amministrazione dell’UJC ha dichiarato al quotidiano statunitense in un’intervista: "Proteggeremo Branko (Marinkovic) con le nostre stesse vite."
 
Marinkovic ha adottato il tipo di retorica nazionalista cristiana, consueta alle organizzazioni di estrema destra di Santa Cruz, facendo per esempio appello ad una "crociata per la verità" e insistendo sul fatto che Dio è con lui.
 
La famiglia dell'oligarca proviene dalla Croazia, di cui possiede la doppia cittadinanza. Su Marinkovic sono a lungo corse voci insistenti circa il coinvolgimento della sua famiglia nel potente movimento fascista degli Ustascia.
 
Gli Ustascia collaborarono apertamente con gli occupanti nazisti tedeschi durante la Seconda Guerra Mondiale. I loro successori sono tornati al governo dopo la dichiarazione di indipendenza dall'ex Jugoslavia - un ex paese socialista intenzionalmente balcanizzato da una guerra della NATO, proprio come Marinkovic sperava avvenisse anche per la Bolivia.
 
Il Fuhrer tedesco Adolf Hitler incontra il fondatore degli Ustascia Ante Pavelić nel 1941
 
Marinkovic nega che la sua famiglia avesse a che fare con gli Ustascia. Ha affermato in un'intervista al New York Times che suo padre aveva combattuto contro i nazisti.
 
Ma perfino alcuni dei suoi simpatizzanti sono scettici. Un analista dei Balcani della società di intelligence privata Stratfor, che lavora a stretto contatto con il governo degli Stati Uniti ed è popolarmente conosciuta come la "CIA fantasma", ha prodotto un profilo di base provvisorio su Marinkovic , argomentando: "Ancora non conosco la sua storia completa, ma scommetterei molto che i genitori di questo tizio siano di prima generazione (il suo nome è troppo slavo) e che erano simpatizzanti degli Ustascia (leggi: nazisti) in fuga dai comunisti di Tito dopo la prima guerra mondiale ”.
 
L'analista di Stratfor ha estratto un articolo del 2006 del giornalista Christian Parenti, che aveva visitato Marinkovic nel suo ranch di Santa Cruz. "La riforma agraria di Evo Morales potrebbe portare alla guerra civile", avvertì Marinkovic in quell’inglese con accento texano acquisito quando studiava all'Università del Texas. 
 
Oggi, Marinkovic è un fervente sostenitore del leader di estrema destra del Brasile, Jair Bolsonaro, il cui unico rimprovero al dittatore cileno Augusto Pinochet è stato che "non ha ucciso abbastanza".
 
Marinkovic è anche un ammiratore pubblico dell'opposizione di estrema destra del Venezuela. "Todos somos Leopoldo" - "Siamo tutti Leopoldo", ha twittato a sostegno di Leopoldo López, coinvolto in numerosi tentativi di colpo di Stato contro il governo di sinistra legittimo del Venezuela.
 
Per quanto Marinkovic abbia negato, in occasione dell’intervista fattagli da Parenti, ogni coinvolgimento nell'attività militante armata, nel 2008 è stato accusato di avere svolto un ruolo centrale nel tentativo di assassinare Morales e altri esponenti del Partito per il socialismo. 
 
Aveva dichiarato al New York Times meno di due anni prima che la trama si sviluppasse: “Se non c'è una mediazione internazionale legittima nella nostra crisi, ci sarà uno scontro. E purtroppo sarà sanguinoso e doloroso per tutti i boliviani”. 
 
Un complotto per l'assassinio collega la destra boliviana ai fascisti internazionali
 
Nell'aprile 2009, un'unità speciale dei servizi di sicurezza boliviani fece irruzione in una camera d'albergo di lusso, abbattendo tre uomini sospettati di essere coinvolti in un complotto per uccidere Evo Morales. Altri due sono rimasti in libertà. Quattro dei presunti cospiratori avevano origini ungheresi o croate, e legami con ambienti politici di destra dell'Europa orientale, mentre un altro era un irlandese di destra, Michael Dwyer, giunto a Santa Cruz solo sei mesi prima. 
 
Michael Dwyer, uno dei presunti autori del complotto, posa con le sue armi
 
Si è detto che il capo del gruppo fosse un ex giornalista di sinistra di nome Eduardo Rosza-Flores, diventato poi fascista e legato all'Opus Dei, il culto cattolico tradizionalista nato sotto la dittatura dello spagnolo Francisco Franco. Infatti il nome in codice assunto da Rosza-Flores nell’operazione era "Franco", da quello del rimpianto Generalissimo. 
 
Durante gli anni '90, Rosza combatté col Primo plotone internazionale croato, o PIV, nella guerra separatista dalla Jugoslavia. Un giornalista croato ha dichiarato a Time che "il PIV era un gruppo famoso: il 95% di loro aveva precedenti penali, molti facevano parte di gruppi nazisti e fascisti, dalla Germania all'Irlanda". 
 
Nel 2009, Rosza tornò a casa in Bolivia per la crociata di un altro movimento separatista a Santa Cruz. Ed è stato lì che è stato ucciso in un hotel di lusso, senza apparente fonte di reddito e con una considerevole scorta di armi da fuoco. 
 
Il governo ha in seguito pubblicato la foto di Rosza e di un altro cospiratore in posa con le loro armi. La pubblicazione di e-mail tra il capobanda e Istvan Belovai, un ex ufficiale dell'intelligence militare ungherese che aveva lavorato come agente doppiogiochista per conto della CIA, ha rafforzato la percezione che Washington avesse partecipato all'operazione.
 
Rosza e Dwyer con la loro scorta di armi in Bolivia
 
Marinkovic è stato successivamente accusato di avere fornito $ 200.000 ai cospiratori. L'oligarca boliviano-croato fuggì inizialmente negli Stati Uniti, dove gli fu dato l'asilo, poi si trasferì in Brasile, dove attualmente vive. Ha negato qualsiasi coinvolgimento nel piano per uccidere Morales.
 
Come riportato dal giornalista Matt Kennard, c'era un altro filo che legava il complotto agli Stati Uniti: la presunta partecipazione del leader di una ONG di nome Hugo Achá Melgar.
 
"Rozsa non è venuto qui da solo, lo hanno portato", ha detto l'investigatore capo del governo boliviano a Kennard. "Lo ha portato Hugo Achá Melgar”.
 
La Human Rights Foundation destabilizza la Bolivia
 
Achá non era il capo di una ONG qualsiasi. Aveva infatti fondato la filiale boliviana della Human Rights Foundation (HRF), un’organizzazione internazionale di destra nota per aver ospitato una "scuola per la rivoluzione" per gli attivisti del regime change nei paesi sgraditi al governo degli Stati Uniti.  
 
HRF è diretta da Thor Halvorssen Jr., figlio del defunto oligarca venezuelano e collaboratore della CIA Thor Halvorssen Hellum. Halvorssen, cugino di primo grado del veterano complottista venezuelano Leopoldo Lopez, era un ex attivista repubblicano del college, che aveva fatto crociate contro il politicamente corretto e contro altri spauracchi tradizionali della destra politica.
 
Dopo una breve carriera come produttore cinematografico della destra eversiva, che lo vide produrre uno scandaloso documentario "L’anti-ambientalista", finanziato da una società mineraria, Halvorssen si è trasformato in promotore del liberalismo e nemico dell'autoritarismo globale. Ha creato l'HRF con sovvenzioni provenienti da miliardari di destra come Peter Thiel, fondazioni conservatrici e ONG tra cui Amnesty International. Da allora il gruppo è stato in prima linea nella formazione di attivisti per attività insurrezionali, da Hong Kong al Medio Oriente fino all’America Latina.
 
Sebbene ad Achá fosse stato concesso l'asilo negli Stati Uniti, l'HRF ha continuato a fare pressioni per un regime change in Bolivia. Come riportato da Wyatt Reed per The Grayzone, la "compagna di strada" di HRF, Jhanisse Vaca Daza, ha contribuito a innescare la fase iniziale del colpo di Stato incolpando Morales per gli incendi dell'Amazzonia che avevano devastato parti della Bolivia ad agosto, mobilitando proteste internazionali contro di lui. 
 
All'epoca, Daza si presentava come "attivista ambientalista" e studentessa di nonviolenza che esprimeva le sue preoccupazioni con richieste apparentemente moderate di maggiori aiuti internazionali alla Bolivia. Tramite la sua ONG, Rios de Pie, ha contribuito a lanciare l'hashtag #SOSBolivia, che denunciava l'imminente operazione di cambio di regime sostenuta da stranieri. 
 
Corteggiare i governi di destra della regione, preparare il colpo di Stato 
 
Mentre Daza di HRF organizzava manifestazioni davanti alle ambasciate boliviane in Europa e negli Stati Uniti, Fernando Camacho restava dietro le quinte, premendo sui governi di destra della regione perché benedicessero il colpo di Stato in arrivo.
 
A maggio, Camacho incontrava il presidente di estrema destra della Colombia, Ivan Duque. Camacho contribuiva a guidare i tentativi regionali diretti a indebolire la legittimità della presidenza di Evo Morales dinanzi alla Corte interamericana dei diritti umani, cercando di bloccare la sua candidatura alle elezioni di ottobre.
 
Camacho con il presidente colombiano Ivan Duque a maggio
 
Nello stesso mese, l'agitatore boliviano di destra incontrava anche Ernesto Araújo, cancelliere dell'amministrazione ultra-conservatrice di Jair Bolsonaro in Brasile. Nel corso dell'incontro, Camacho si è assicurato con successo l'appoggio di Bolsonaro al cambio di regime in Bolivia.
 
Questo 10 novembre Araújo ha approvato con entusiasmo la cacciata di Morales, dichiarando che "il Brasile sosterrà la transizione democratica e costituzionale" nel paese.
 
Poi in agosto, due mesi prima delle elezioni presidenziali in Bolivia, Camacho ha tenuto banco con esponenti del tentativo di colpo di Stato in Venezuela appoggiato dagli USA. Tra questi Gustavo Tarre, il finto ambasciatore venezuelano presso l’OAS di Guaido, che in precedenza aveva lavorato presso il think tank del Center for Strategic and International Studies (CSIS) di destra a Washington.
 
Dopo l'incontro, Camacho ha twittato la sua gratitudine agli eversori venezuelani, nonché alla Colombia e al Brasile.
 
 
Mesa e Camacho: un matrimonio di convenienza capitalista
 
Di ritorno in Bolivia, Carlos Mesa è salito alla ribalta come candidato presidenziale dell'opposizione. 
 
La sua immagine colta e le sue proposte politiche centriste lo collocavano in un universo politico apparentemente diverso da quello di eversori come Camacho e Marinkovic. Per loro, era una testa di legno conveniente e un candidato accettabile che prometteva di difendere i loro interessi economici.
 
"Forse non è il mio preferito, ma voterò per lui, perché non voglio Evo", ha dichiarato Marinkovic a un giornale argentino di destra cinque giorni prima delle elezioni.
 
In effetti, erano gli interessi finanziari concreti di Camacho che sembravano aver bisogno del suo sostegno a Mesa. 
 
La famiglia Camacho ha creato un cartello di gas naturale a Santa Cruz. Come riferito dal periodico boliviano Primera Linea, il padre di Luis Fernando Camacho, Jose Luis, era il proprietario di una società chiamata Sergas che distribuiva gas in città; suo zio, Enrique, controllava Socre, la società che gestiva gli impianti di produzione di gas locali; e suo cugino, Cristian, controlla un altro distributore di gas locale chiamato Controgas. 
 
Secondo Primera Linea, la famiglia Camacho utilizzava il Comitato Pro-Santa Cruz come arma politica per installare Carlos Mesa al potere e assicurarsi la ricostituzione del proprio impero commerciale. 
 
Mesa ha una storia ben documentata di promozione degli interessi delle società transnazionali a spese della popolazione del suo paese.  Questo politico neoliberista molto mediatizzato era vicepresidente quando il presidente Gonzalo “Goni” Sanchez de Lozada, appoggiato dagli Stati Uniti, suscitò proteste di massa con il suo piano del 2003 per consentire a un consorzio di multinazionali di esportare il gas naturale del paese negli Stati Uniti attraverso un porto cileno. 
 
Le forze di sicurezza addestrate dagli Stati Uniti in Bolivia repressero allora le proteste con ferocia brutale. Quando il numero delle vittime della repressione raggiunse il numero di 70 manifestanti disarmati, Sanchez de Lozada fuggì a Miami e gli successe Mesa. 
 
Nel 2005, anche Mesa fu costretto alle dimissioni da enormi manifestazioni contro la sua politica di protezione delle società di gas naturale privatizzate. Con la fine della sua presidenza, si prepararono l'elezione di Morales e l'ascesa dei movimenti socialisti e indigeni rurali dietro di lui.
 
I cablo governativi statunitensi divulgati da Wikileaks mostrano che, dopo la sua cacciata, Mesa ha continuato a mantenere regolari contatti con funzionari statunitensi. Un memo del 2008 dell'ambasciata USA in Bolivia rivela che Washington stava cospirando con i politici dell'opposizione in vista delle elezioni presidenziali del 2009, nella speranza di indebolire e infine rovesciare Morales.
 
Il memo riferisce che Mesa si era incontrato con l'incaricato d'affari dell'ambasciata statunitense, cui aveva privatamente confidato di volersi candidare alla presidenza. Il cablo aggiunge: “Mesa ci ha detto che il suo partito sarà ideologicamente simile a un partito socialdemocratico e che spera di rafforzare i legami con il partito democratico (USA)”. Non abbiamo nulla contro il partito repubblicano, e in effetti abbiamo ottenuto il sostegno dell'IRI (International Republican Institute) in passato, ma pensiamo di essere ideologicamente più vicini ai democratici". 
 
 
Oggi, Mesa è un "esperto" dello “Inter-American Dialogue”, un think tank neoliberista con sede a Washington focalizzato sull'America Latina. Uno dei principali donatori del “Dialogue” è l'Agenzia statunitense per lo sviluppo internazionale (USAID), la filiale del Dipartimento di Stato citata nei cablo diplomatici classificati pubblicati su Wikileaks per avere strategicamente erogato milioni di dollari ai gruppi di opposizione, soprattutto quelli "contrari alla visione di Evo Morales per le comunità indigene". 
 
Tra gli altri importanti finanziatori del “Dialogue” figurano titani del petrolio come Chevron ed ExxonMobil; Bechtel, che provocò le prime proteste contro l'amministrazione in cui Mesa era vicepresidente; la Banca interamericana di sviluppo, che si è fortemente opposta alle politiche orientate al socialismo di Morales; e l'Organizzazione degli Stati americani (OAS), che ha contribuito a delegittimare la rielezione dei Morales, con dubbie dichiarazioni circa conteggi irregolari dei voti.
 
Finire il lavoro
 
Quando Carlos Mesa ha scatenato, in ottobre, proteste a livello nazionale accusando il governo di Evo Morales di aver commesso frodi elettorali, la destra eversiva, acclamata dai suoi seguaci, ha annunciato l’uscita dall’ombra di “Macho Camacho". Dietro di lui c'era la forza d'urto separatista irriducibile che egli dirigeva a Santa Cruz.  
 
 
Mesa è svanito in lontananza, mentre Camacho è emerso come il volto autentico del colpo di Stato, mobilitando le sue forze con la retorica intransigente e la simbologia fascista che caratterizzavano la paramilitare Unión Juvenil Cruceñista. 
 
Mentre dichiarava la vittoria su Morales, Camacho esortava i suoi seguaci a "finire il lavoro, organizziamo le elezioni, cominciamo a processare i criminali del governo, mettiamoli in prigione".
 
A Washington, nel frattempo, l'amministrazione Trump rilasciava una dichiarazione ufficiale a sostegno del colpo di Stato in Bolivia, in cui si afferma che "la partenza di Morales preserva la democrazia".
 

Ossin pubblica articoli che considera onesti, intelligenti e ben documentati. Ciò non significa che ne condivida necessariamente il contenuto. Solo, ne ritiene utile la lettura
 
 
 
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