Le Courrier de Russie, 2 marzo 2014 (trad. ossin)


E se le truppe russe in Crimea servissero a mantenere

la pace?


Julia Breen



Daria Mitina è un'esponente del partito Fronte della sinistra in Russia. Ella spiega perché la decisione di aiutare militarmente gli abitanti della Crimea, assunta dai dirigenti russi, è giusta


Al momento una cosa è chiara: tutto il territorio dell'Ucraina (almeno le regioni del centro, est e sud-est) è già teatro di una guerra civile. Ci si spara contro a Dnepropetrovsk, Donec'k, Charkiv e lungo le strade, dove posti di autodifesa tentano di fermare la marcia dell'esercito ucraino verso la Crimea. L'esercito stesso è diviso - alcuni reparti si sono rifiutati di eseguire ordini criminali, altri obbediscono.


E su questo piano la Crimea, che ieri sera sembrava ancora il principale protagonista della resistenza e il focolaio di una guerra potenziale, e dove oggi hanno fatto ingresso truppe armate della Federazione Russa - ha la possibilità di restare il luogo più tranquillo della carta ucraina. Ciò che spinge a concludere che la decisione di aiutare militarmente gli abitanti della Crimea, assunta dai dirigenti russi in risposta all'appello di Aksionov (leader della Crimea, ndt), era giusta.


In una situazione di guerra civile conclamata, il ruolo dell'esercito della Federazione russa apparirà come assolutamente pacificatore; il sangue già scorre dovunque laggiù. Il ritiro immediato delle truppe russe, reclamato a voce alta soprattutto da alcuni miei compagni del movimento della sinistra, non solo non calmerebbe la situazione, ma l'aggraverebbe mille volte di più; e la Crimea - non solo quella russa, ma anche quella totalmente ucraina, che non desidera diventare la piazza d'arme di una dittatura oligarco-fascista - annegherà nel sangue.


La decisione della giunta ucraina di designare come governatori delle regioni i membri del Top 10 di Forbes mostra distintamente il vero senso del colpo di Stato, e rivela i suoi mandanti e i suoi beneficiari, dissipando definitivamente la favola del carattere "popolare" della rivolta e di difesa contro "l'imperialismo aggressivo della Federazione russa".


A coloro che gridano all'intervento imperialista, bisogna rammentare che il primo obiettivo di un fronte antifascista è l'eliminazione della marmaglia fascista; e nel caso presente vediamo la parte della borghesia ucraina che non si è alleata coi nazisti, aiutata dalla borghesia della Federazione, fare pressione sull'altra parte della borghesia ucraina che si è alleata con gli assalitori nazisti. E si sa bene da che parte va la simpatia della stragrande maggioranza del popolo ucraino, che si trovato improvvisamente solo di fronte a una dittatura criminal-nazista.


Il problema principale è che non sarà possibile delimitare la liquidazione della minaccia fascista al solo territorio della Crimea, ed è proprio per questa ragione che la Russia ha logicamente annunciato l'ingresso di truppe non nella Repubblica autonoma della Crimea, ma sul territorio dell'Ucraina.


Noi non possiamo e non dobbiamo sostenere la guerra. Ma sostenere dei tentativi di prevenire un immenso bagno di sangue - noi possiamo e siamo obbligati a farlo. Non bisogna confondere aspirazione alla pace con pacifismo e disfattismo. Se l'invio dell'esercito della Federazione serve da fattore dissuasivo, allora sarebbe stupido condannarlo.

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