The saker, 23 dicembre 2015 (trad. ossin)
 
 
Putin e Israele: una relazione complessa
The saker
 
 
Il recente assassinio di Samir Kuntar (*) da parte di Israele ha infiammato, una volta di più, il dibattito sulle relazioni tra Putin e Israele. E’ una questione estremamente complessa e chi ama le spiegazioni semplici, già confezionate, è meglio che smetta di leggere. La verità è che le relazioni tra Russia e Israele e, prima ancora, tra ebrei e Russi, meriterebbero un intero libro
 
Putin e Netanyahu
 
In realtà, Aleksandr Solženicyn lo ha già scritto questo libro. Si Intitola “Duecento anni insieme”, ma a causa del controllo ferreo che i sionisti esercitano sui media anglofoni, esso non è stato ancora tradotto in inglese. E già questo dovrebbe significare qualcosa – un autore di fama mondiale, insignito del premio Nobel per la letteratura, che non riesce a ottenere che un suo libro venga tradotto in inglese, solo perché il suo contenuto potrebbe compromettere la versione ufficiale sulle relazioni russo-ebraiche, in generale, e sul ruolo che gli ebrei hanno giocato nella politica russa del XX secolo, in particolare! C’è ancora bisogno di altro per dimostrare la subordinazione dell’ex Impero britannico agli interessi sionisti?
 
Io ho già scritto su questo argomento in passato e vi pregherei di leggere il seguente articolo di fondo, prima di proseguire la lettura di questo:
 
 
Prima di affrontare qualcuna delle particolarità delle relazioni russo-israeliane, voglio premettere una cosa molto importante: non bisogna ritenere che la relazione tra ebrei e non ebrei in Russia assomigli a quella che vi è in Occidente. Non è così. Senza impegnarsi in una analisi dettagliata dell’emancipazione degli ebrei in Occidente e la loro lunga evoluzione, dai ghetti amministrati dai rabbini fino ai consigli di amministrazione delle più grandi società occidentali, dirò solo che, per gli ebrei russi, questo processo di emancipazione si è realizzato in modo molto più violento e catastrofico. L’altra grande differenza tra ebrei russi ed ebrei occidentali è che, più o meno tra il 1917 e il 1939, una sottospecie specifica di ebrei (gli ebrei bolscevichi) ha controllato quasi totalmente la Russia. In questo periodo, gli ebrei bolscevichi hanno perseguitato i Russi e, in particolare, i cristiani ortodossi con un odio veramente genocida. Si tratta di un fatto storico del quale la maggior parte dei Russi è ben consapevole, anche se dirlo viene ancora considerato come un delitto di opinione nella maggior parte degli ambienti occidentali. Occorre qui sottolineare anche che gli ebrei bolscevichi non hanno perseguitato solo i cristiani ortodossi, ma tutti i gruppi religiosi, compresi – quando necessario – i giudei. Putin è del tutto consapevole di questi fatti, cui ha fatto riferimento parlando ad un gruppo di giudei a Mosca:
 
 
L’altro fatto assolutamente cruciale nelle relazioni tra Russi e Israele è costituito dall’emigrazione dei giudei russi in Israele. Ecco qualche circostanza che ne dimostra l'importanza essenziale:
 
Poco importa se alla fine siano approdati in Austria, in Germania, negli Stati Uniti o in Israele, ma l’emigrazione degli ebrei russi verso Israele ha consentito, a quegli ebrei che non volevano restare in Russia, di partire. Al contrario, quelli che non sono partiti sono rimasti per loro scelta. Ciò significa che la grande maggioranza, se non la totalità, degli ebrei russofobi arrabbiati e che detestano il cristianesimo hanno lasciato la Russia. Quelli che sono restati lo hanno fatto perché hanno deciso che la Russia è la loro casa,
 
Molti (qualche stima parla addirittura del 20%) dei sedicenti ebrei che hanno lasciato la Russia non sono affatto ebrei, ivi compreso qualcuno che si è trasferito in Israele. La verità è che le difficoltà economiche e sociali che hanno caratterizzato la società sovietica dell’era Breznev & Co e la Russia di Eltsin hanno indotto molti non ebrei a inventarsi qualche origine ebraica (fittizia) solo per emigrare. Quindi in Israele vi sono oggi molti veri Russi, mentre molti ebrei sono rimasti in Russia.
 
A causa di questa grande emigrazione, sussistono innumerevoli legami personali tra le persone e le famiglie che vivono in Israele e in Russia. Ciò comporta che quando, per esempio, l’Iraq o Hezbollah lanciano una pioggia di razzi su Israele, c’è della gente in Russia che è personalmente preoccupata per i suoi amici in Israele, anche se non necessariamente approvano la politica di Israele.
 
Quella che si definisce la mafia russa è stata in realtà, per molto tempo, una mafia di ebrei russi. Ciò è particolarmente vero nell’ovest. In Russia ci sono gangster ebrei, ma non propriamente una malavita ebraica in quanto tale. I gangster russi ed ebrei si intendono a meraviglia, e questo crea anche – diremmo – importanti legami di affari tra oligarchi russi e Israele.
 
Con Eltsin, il paese era governato da quella che viene chiamata la semibankirshchina, il regno dei sette banchieri. Erano i sette grandi banchieri di Russia, che controllavano più o meno il 50% di tutta l’economia russa. Tutti, tranne uno (Potanin) erano ebrei.
 
Nell'era Eltsin, la grande maggioranza dei membri del governo e, soprattutto, i loro consiglieri erano ebrei. Gli ebrei controllavano anche la quasi totalità dei grandi media. Per dare un’idea di quale fosse la situazione negli anni 1990, vi presentiamo qui sotto una lista degli ebrei con posizioni importanti nella Russia di Eltsin. Si tenga presente però che le persone che compilano queste liste non sono, di solito, motivati da ragioni puramente scientifiche e talvolta non vanno troppo per il sottile nella verifica dei dati. E’ dunque possibile che una certa parte degli ebrei qui sotto indicati non sia ebreo per niente, Ma anche dando per scontato un certo margine di errore, la lista fornisce un quadro della situazione.  
 
1991-1999
 
Boris Eltsin (ebreo, spostato con un’ebrea)
 
Nain Eltsin (ebrea, nella foto a destra col marito)
 
Livsic (ebreo, consigliere del presidente per le questioni economiche. Durante tutta la presidenza Eltsin, la maggior parte dei suoi consiglieri era ebrea)
 
Capi dell’amministrazione presidenziale: Filatov, Tchoubais, Volochin, tutti ebrei.
 
La figlia del presidente; Tatyana Dyachenko (anch’ella ebrea)
 
Al governo, tutti i ministri-chiave sono ebrei:
 
Ministro dell’economia – Yasin
Vice ministro dell’economia – Urinson
Ministro delle finanze – Panskov
Vice ministro delle finanze – Vavilov
Presidente della Banca centrale – Paramonov
Ministro degli affari esteri – Kozyrev
Ministro dell’energia – Shafranik
Ministro delle comunicazioni – Bulhak
Ministro delle risorse naturali – Danilov
Ministro dei trasporti – Efimov
Ministro della salute – Netchaiev
Ministro della scienza – Saltykov
Ministro della cultura – Sidorov
Presidente dei media – Rodents
 
Nei media:
 
News – Golembiovskiy
Komsomolskaia Pravda – Fronin
Moskovski Komsomolets – Gusev (Drabkin)
Arguments and Facts – Starks
Work – Potapov
Moscow News – Karpinski
Kommersant – Yakovlev (Ginsburg)
New Look – DodolevNezavissimaia Gazeta – Tretyakov
Evening Moscow – Lisin
Literary Newspaper – Usaltsov
Publicity – Izyumov
Interlocutor – Kozlov
Rural Life – Kharlamov
Top Secret – Borovik
TV and radio, Ostankino – A. Yakovlev
Russian TV and Radio Company – Poptsov
 
1996 – 1999 I sette banchieri:
 
Aven
Berezovsky
Goussinski
Potanin
Snolensk
Friedman
Khodorkovski
Abramovic
 
Il numero di ebrei nel governo sovietico dal 1917 al 1939 ha percentuali del tutto simili. Potete cercarveli voi stessi in internet
 
Così come tra il 1917 e il 1939, tra il 1991 e il 1999, le redini del potere in Russia erano fermamente nelle mani di ebrei e, in entrambi i casi, con conseguenze davvero catastrofiche. La grande differenza è che, se all’inizio del XX° secolo gli ebrei al potere erano avversari ideologici dell’Impero anglo-statunitense, alla fine dello stesso secolo, gli ebrei in Russia erano praticamente diventati una estensione dell’impero anglo-sionista.
 
A proposito di estensioni dell’impero anglo-sionista
Ho già più volte scritto in passato che la candidatura di Putin come successore di Eltsin fu frutto di un compromesso tra i servizi di sicurezza russi e i ricchi russi, che hanno sostenuto Medvev come contrappeso a Putin. Le forze che sostengono Putin possono essere grossolanamente classificate come “eurasiatiche-sovraniste”, mentre quelle che sostengono Medvev come “integrazioniste atlantiste”. L’obiettivo delle prime è di rendere la Russia del tutto sovrana e di fare della Russia un elemento chiave di un continente eurasiatico multipolare, ma unificato, mentre l’obiettivo degli altri è di farsi accettare dall’Impero anglo-sionista come un partner su di un piano di uguaglianza e di integrare la Russia alle strutture di potere dell’ovest. Il tema è così rilevante da meritare un paragrafo a parte.
 
Medvev in primo piano
 
Gli integrazionisti atlantisti continuano ad avere il pieno controllo del settore finanziario e bancario russo, di tutti i posti chiave del ministero dell’economia e del governo, controllano la Banca centrale della Russia e costituiscono, di gran lunga, la maggiore minaccia per l’autorità di Putin e di chi lo sostiene. Considerando che più del 90% dei Russi sostiene attualmente Putin, ciò significa che gli integrazionisti atlantisti costituiscono la maggiore minaccia per il popolo russo e la Russia nel suo insieme.
 
Come tutto questo si collega a Israele? Facile!
Putin ha ereditato un sistema creato dal, e a vantaggio, dell’Impero anglo-sionista. Era un candidato di compromesso tra due partiti completamente in opposizione e gli ci sono voluti degli anni per sbarazzarsi, dapprima, della maggior parte degli oligarchi russi (ebrei), per avviare poi, molto progressivamente, il processo di pulizia attraverso il quale lentamente, tappa dopo tappa, i sionisti sono stati espulsi dalle loro posizioni di potere. Secondo Mikhail Khazin, solo recentemente il rapporto tra questi due partiti ha toccato un punto di equilibrio (instabile) da 50 a 50. Ciò vuol dire che gli uomini di Putin devono guardarsi le spalle ogni giorno che il buon dio ci manda, perché sanno bene che i loro sedicenti colleghi sono pronti a pugnalarli in un batter d’occhio, appena se ne presenti l’occasione.
 
Io credo, per quanto mi riguarda, che le voci di un colpo di Stato in Russia siano molto esagerate. Non solo perché Putin può contare sull’appoggio dei ministeri giusti (Difesa, Sicurezza dello Stato, affari interni, ecc), ma ancor di più per il consenso del 90% del popolo russo. Rovesciare un uomo che gode di una popolarità che confina col culto, un uomo davvero amato dalla maggior parte della gente, sarebbe troppo pericoloso. Ma questo non significa che la Quinta colonna non sia pronta a sabotare tutte le iniziative di Putin e dei suoi seguaci.
 
La verità è che Putin è costretto assai spesso al compromesso. Ecco degli esempi:
 
Gli oligarchi – quando Putin ha liberato la Russia dal regno dei sette banchieri, non ha davvero preso seri provvedimenti contro gli oligarchi in quanto tali. Si è limitato a sbarazzarsi di quelli che, come Khodorkovski, avevano tentato di realizzare praticamente un colpo di Stato contro di lui, comprandosi tutta la Duma (il parlamento russo). Ha detto agli oligarchi: “State lontani dalla politica e vi lascerò in pace”. L’accordo tiene ancora.
 
Michail Borisovič Chodorkovskij in tribunale
 
L’economia – anche nel suo ultimo discorso, Putin ha dovuto dichiarare il suo pieno sostegno alla Banca centrale e ai ministri economici del governo Medvev. Considerando che letteralmente TUTTI gli alleati di Putin si indignano apertamente e verbalmente della pessima gestione dell’economia russa, la sua manifestazione di fiducia è chiaramente una dichiarazione fatta sotto costrizione e a cui non crede. En passant, osservo che la campagna di critica sistematica dei canali nazionali della televisione russa contro la Banca centrale e i ministri dell’Economia non possa essere una coincidenza. Prevedo che Putin stia preparando una purga in questo settore, ma che debba prima preparare il terreno, per esempio istigando l’opinione pubblica contro di loro. Attualmente l’economia russa continua ad essere gestita dai lacchè del Fondo Monetario Internazionale (FMI), sensibili ai rapporti con Washington. Da ciò la loro folle politica sui tassi di interesse, sull’acquisto di obbligazioni degli Stati Uniti, il mantenimento dell’inflazione bassa, ecc. Putin, per convinzione, non è ciò che io definirei un socialista, ma certamente un sostenitore di un’economia sociale di mercato, e qualcuno che tenta con forza di disancorare la Russia dal sistema finanziario occidentale e dalla tutela delle regole dell’Impero.
 
La politica estera – Fino all’ultima rielezione di Putin, quando finalmente ha cominciato ad essere coerente, la politica estera della Russia era oscillante: degli zig seguiti da zag. Ciò è stato particolarmente vero nel periodo di presidenza Medvev, quando l’Iran e la Libia sono stati traditi dalla Russia al Consiglio di Sicurezza dell’ONU (cosa che Putin ha definito apertamente stupida).
 
Le personalità – Avete presente il ministro della Difesa super-corrotto Serdiukov? Indovinate, non è mai stato ufficialmente accusato di niente. Anche la moglie, che è stata sua complice in quasi tutte le transazioni illegali, vive ancora lussuosamente a Mosca. Che cosa ci suggerisce tutto questo? Che anche quando Putin ha avuto la prova tangibile della cattiva condotta di Sediukov, ha avuto abbastanza potere per sostituirlo con Choigu, ma non tanto da poter mettere un integrazionista atlantista così famoso in prigione.
 
L’Ucraina occupata dai nazisti – Putin controllava a sufficienza il suo governo per fornire il Voentorg (forniture di armi, ndt) vitale e anche per inviare le forze speciali ed effettuare dei tiri di artiglieria oltre il confine per aiutare i Novorussi, ma non è riuscito a costringere il ministero dell’economia a utilizzare la potenza della Russia in questo settore per strangolare l’economia ucraina. Da qui la strana situazione che la Russia invia obici di artiglieria oltre la frontiera a Saur Mogila, ed energia (quasi gratuita) a Kiev.
 
La propaganda russofoba – quando, di recente, un giornalista sportivo di terz’ordine, Alexei Andronov, ha pubblicato un commento malignamente antirusso su Twitter, è stato per questo criticato da Alexei Pouchkov, un giornalista che è anche capo del comitato per gli Affari esteri della Duma, durante la sua trasmissione televisiva Post-Scriptum. Il canale televisivo che trasmette lo spettacolo, TV Tsentr, ha censurato il passaggio che criticava il giornalista Andronov. In seguito, il celebre regista russo Nikita Mikhailkov ha registrato un intera trasmissione su questo argomento. Il canale televisivo che doveva trasmetterla, Rossia TV, l’ha censurata. Quanto alla direttrice dell’emittente dove lavora Andronov, Tina Kandelaki, ha dato il suo pieno sostegno ad Andropov. In definitiva, se Putin ha molto migliorato la qualità complessiva dei media russi, i russofobi sono ancora assai influenti e possono sputare il loro veleno astioso in piena impunità.
 
Potrei continuare con gli esempi, ma penso che ve ne siate fatti un’idea: Putin è un uomo molto efficace, alla testa di un sistema pessimo.
 
Ora torniamo alla Siria, ad Hezbollah e all’assassinio di Samir Kuntar.
 
Samir Kuntar
 
Per prima cosa occorre considerare che la decisione di intervenire militarmente nella guerra siriana era già una questione controversa. Putin se l’è cavata facendo due cose: spiegare al popolo russo che era meglio avere a che fare coi terroristi laggiù (in Siria), piuttosto che qui (in Russia) e promettere che non avrebbe mandato forze di terra. Quando Daesh e i Turchi hanno mantenuto la promessa di rappresaglie fatte da Obama e Biden, facendo esplodere un aereo di linea russo e, più tardi, un bombardiere SU-24, l’opinione pubblica è rimasta al fianco di Putin, ma la maggior parte dei Russi, me compreso, sono stati molto consapevoli del pericolo della situazione. In definitiva è la fiducia della strada nei confronti della persona di Putin a consentirgli di mantenere la rotta, nonostante i reali timori.
 
In secondo luogo, è chiaro che Putin e Netanyahu hanno fatto un accordo quando quest’ultimo è venuto a Mosca; gli Israeliani non interferiranno nelle operazioni russe a sostegno dei Siriani, finché i Russi non interferiranno nelle azioni militari tra Israele ed Hezbollah. Ciò ha consentito ad entrambi di continuare a perseguire i propri principali interessi, anche se a prezzo dei loro obiettivi secondari. Non vi piace questo accoro e dubitate della sua moralità? Ebbene anche io, e non mi sento per niente a mio agio, ma non c’è niente di meno che ci si possa attendere da pragmatici della realpolitik come Putin e Bibi Netanyahu, ed è bene che né io né voi siamo al potere (di fronte a scelte di questo tipo).
 
C’è peraltro un altro precedente che pure non riesco a digerire: il totale appoggio siriano alla sanguinosa repressione dell’esercito egiziano contro i Fratelli Mussulmani in Egitto. Io accetto l’argomento che appoggiare l’esercito egiziano ha un senso nel contesto della guerra in Siria, ma l’idea di sostenere un simile regime mi disturba profondamente. E’ la ragione per cui Putin è un uomo politico impietoso, ma coronato da successo, mentre io sono un blogger senza importanza: ci vuole un orso impietoso per lottare contro dei lupi senza pietà.
 
Detto questo, non bisogna nemmeno pensare che Hezbollah sia meno cinico di quanto sia necessario. Ricordo a tutti voi che quando Imad Mugniyeh (**) venne assassinato a Damasco dagli stessi Israeliani, con un’operazione che non può essere stata compiuta se non con la complicità di alti esponenti del governo di Assad, Hezbollah promise rappresaglie, ma non ha mai pronunciato una sola parola contro il governo (siriano). Né Hezbollah ha fatto qualche obiezione quando Assad torturava i mussulmani per conto della CIA, nel corso dei famosi programmi di rendition.
 
I funerali di Imad Mugniyeh, a Damasco
 
Quanto a Putin, egli semplicemente ha altre priorità, che non sono quelle di proteggere Hezbollah o combattere Israele.
 
Resistere all’interno della Russia e non essere rovesciato dalla presenza di un potere sionista ancora assai potente (per riprendere l’espressione di James Petras) in Russia è un’alta priorità. Un’altra è quella di non dare ai suoi nemici (interni ed esterni) l’argomento politico che la Russia attacca Israele. Evitare scontri armati con Israele e non obbligare il piccolo contingente russo isolato a battersi su due fronti è anche cruciale. Idem non essere accusato di aver trasformato il contingente russo in un Hezbollah Air Force de facto, come gli Stati Uniti sono la Daesh Air Force. Tutte queste sono evidenti priorità per Putin.
 
E poi: mentre gli S-400 russi possono facilmente abbattere qualsiasi aereo israeliano, il contingente aereo russo non ha i mezzi materiali per lottare contro Israele o, ancor meno, contro la NATO e il CENTCOM. Quanto alla Russia, non può certamente cercare la bagarre con Israele, non a causa della potenza intrinseca di questa piccola entità sionista, ma a causa del fatto che l’Impero statunitense è stato accuratamente posto sotto controllo sionista. Dunque questi Statunitensi che si lamentano attualmente che Putin non ha il coraggio di affrontare Israele dovrebbero prima chiedersi come sia stato possibile che essi stessi abbiano lasciato Israele trasformare gli Stati Uniti e l’Europa in un protettorato sionista agli ordini, e che cosa fanno, loro per primi, per liberarsi da questo giogo.
 
Parlando dell’Occidente: occorre confrontare la posizione dell’impero anglo-sionista, da un lato, e quella di molti ebrei influenti (in Russia e altrove) per quanto concerne la guerra in Ucraina. Mentre l’Occidente ha fornito un appoggio totale al regime nazista di Kiev, molti ebrei russi, soprattutto alcuni molto noti come Vladimir Soloviev, hanno assunto una posizione categoricamente anti-nazista. E mentre, in Israele, la popolarità di Putin e della Russia è ancor assai debole, la maggior parte dell’opposizione anti-Putin in Russia non è composta da ebrei. Infine il grande pubblico russo è purtroppo assai poco informato sugli orrori perpetrati dal regime sionista contro il popolo palestinese, mentre gli Israeliani con doppia nazionalità, come Evgenii Satanovskii o Avigdor Eskin, divulgano costantemente l’idea che “Noi, Russi e Israeliani, siamo i soli a resistere contro il terrorismo mussulmano”, capitalizzando in tal modo al massimo la guerra attuale tra la Russia e Daesh. In altri termini, per Putin sarebbe difficile vendere al grande pubblico russo un attentato contro un aereo israeliano.
 
Capisco che niente di tutto ciò avrà qualche influenza su coloro che odiano in buona fede gli ebrei o su quelli che amano le argomentazioni semplici, quelle in bianco e nero. Per loro Putin resterà per sempre un tradimento, un eterno Shabbat goy (il non ebreo che aiuta regolarmente una persona o un’organizzazione ebraica, svolgendo lavori che all’ebreo sono vietati nel giorno di sabato, ndt) o una marionetta nelle mani dei finanzieri internazionali. Francamente non è a costoro che mi rivolgo. Ma ci sono anche di quelli sinceramente perplessi e confusi di fronte alla politica russa, che sembra essere fonte di confusione, perfino di contraddizioni. E’ per questi ultimi che mi accingo a concludere, dicendo quel che so.
 
Putin fa avanzare la sua causa passo dopo passo, e sa attendere e lasciare che gli avvenimenti seguano la loro propria dinamica. E’ anche del tutto consapevole di essere letteralmente costretto a battersi con una mano legata dietro la schiena e l’altra occupata a difendersi contemporaneamente contro i nemici esterni e interni (questi ultimi molto più pericolosi). Io sono certo che Putin si rende perfettamente conto che, almeno potenzialmente, la sua politica di resistenza, di sovranità e liberazione potrebbe provocare una guerra nucleare intercontinentale e che la Russia attualmente è ancora più debole dell’Impero anglo-sionista. Proprio come ai tempi di Stolypin (primo ministro russo, dopo la rivoluzione del 1905, ndt), la Russia ha un disperato bisogno di pace e di tempo: la pace in Ucraina, la pace in Europa e, sì, la pace in Medio Oriente. Però la scelta della pace non sta solo nelle sue mani e, quando vi è stato costretto, Putin ha deciso di fare la guerra. E io sono assolutamente e categoricamente certo che se l’Impero attaccasse la Russia (a partire dalla Turchia o da altrove), la Russia risponderà. La Russia è pronta alla guerra, se necessario, ma farà tutto il possibile per evitarla. E’ il prezzo che la Russia deve pagare alla sua debolezza. La buona novella è che la Russia si rafforza giorno dopo giorno, mentre l’Impero si indebolisce. E la potenza degli anglo-sionisti e della loro 5° colonna in Russia si indebolisce anch’essa ogni giorno di più. Ma è un processo che richiede tempo.
 
Il grande avvenimento da tenere sotto osservazione è l’attacco contro la Banca centrale ed i ministeri dell’economia. Tutti lo stanno aspettando in Russia. La domanda è stata anche direttamente rivolta a Putin recentemente, ma egli continua a negare tutto e a dire che sostiene totalmente questi sabotatori. Considerando il metodo Putin, sarebbe stupido pensare che li sostiene davvero – si tratta chiaramente di una manovra diversiva in attesa del momento giusto.
 
Non vi ingannate. Non c’è un grande amore tra la Russia e Israele. Ma non c’è nemmeno ostilità, almeno da parte russa. La maggior parte dei Russi è consapevole del negativo ruolo svolto già due volte dagli ebrei nella storia russa, ma questo non si traduce in ostilità verso gli ebrei, come si può vedere, per esempio, in Ucraina. La maggior parte dei Russi può diffidare della potenza ebraica, ma questo si traduce raramente in ostilità verso l’ebreo in quanto tale. Alcune tra le personalità pubbliche russe più amate, come il compositore Vladimir Vysotskii, aveva sangue ebraico. La maggior parte dei Russi distingue anche tra gli ebrei degli altri all’Ovest (russofobi) e i loro (ebrei russi che amano la Russia). Ma giacché la russofobia si è anche molto diffusa tra le élite russe, prima e dopo la Rivoluzione, essa può difficilmente essere descritta come un fenomeno ebraico. La cultura russa, prevalentemente multi-nazionale e multi-etnica, non ha mai distinto le persone in base alla loro origine etnica, ma tende a giudicarle in base alle loro azioni e alle loro idee. Per tutte queste ragioni, l’odio verso il youpin (espressione razzista per indicare l’ebreo, ndt) è molto più un fenomeno nazionalista ucraino, piuttosto che russo.
 
E mentre la maggior parte dei Russi non vorrebbe il ritorno al potere di una nuova versione dei commissari bolscevichi, né degli oligarchi democratici, esiste una solidarietà anti-nazista tra Russi e Israeliani che non deve essere ignorata.
 
Per quanto riguarda la Palestina, la Russia appoggerà tutte le relative risoluzioni dell’ONU e sosterrà così la tipica e poco immaginativa soluzione dei due Stati. Tutt’al più la Russia lamenterà gli abusi sui Palestinesi commessi dagli Israeliani, ma la Russia non diventerà mai un difensore sistematico dei diritti dei Palestinesi, come l’Iran o Hezbollah, semplicemente perché il futuro della Palestina non è una priorità russa.
 
Mi auguro che quanto detto sia utile a capire perché la Russia non prende alcuna misura per difendere Hezbollah contro gli Israeliani (e perché non impedirà a Hezbollah di realizzare delle rappresaglie a partire dalla Siria, se così dovesse decidere). In altri termini: non vi è alcuna ragione interna o esterna convincente per la Russia di essere direttamente coinvolta in questa vicenda, mentre vi sono molte ragioni interne ed esterne convincenti per la Russia per restarne fuori. Se nel passato l’URSS ha sostenuto l’OLP sul piano ideologico e geostrategico, la Russia di oggi non farà lo stesso. Inoltre Fatah o Hamas non sono partner interessanti e nemmeno credibili per la Russia, rispetto alle loro posizioni ambigue su Daesh. Idem per i Fratelli Mussulmani in Egitto.
 
L'auto dove viaggiavano Abbas Moussaoui, con la moglie e il figlioletto di cinque anni
 
Quanto a Hezbollah, non sembra aver bisogno della protezione della Russia. Per quanto simbolici siano, le uccisioni di Imad Mugniyeh o di Samir Kuntar, non indeboliranno in alcun modo la resistenza. Infatti, se la storia dell’uccisione di Abbas Moussaoui (***) insegna qualcosa, è che talvolta i leader israeliani assassinano dei capi di Hezbollah, solo per scoprire che il successore è un avversario ancora più temibile. Se dio vuole, sarà così anche questa volta.
 
 
(*) Samir Kuntar, il prigioniero libanese detenuto più a lungo in Israele (e liberato in uno scambio di prigionieri nel 2008), è stato ucciso nel corso di un attacco israeliano mirato contro di lui in Siria, il 19 dicembre 2015
(**) pseudonimo Haj Radwan (Tayr Dibba, 7 dicembre 1962 – Damasco, 12 febbraio 2008), comandante militare e fondatore di Hezbollah.
(***) Sayed Abbas al-Moussaoui (in arabo: عباس الموسوي) (nato nel 1952, morto il 16 febbraio 1992) è stato leader di Hezbollah tra il 1991 e il 1992. Venne ucciso dall’esercito israeliano il 16 febbraio 1992, quando elicotteri israeliani attaccarono un corteo di auto, in Libano, dove si trovava Moussaoui. Vennero anche uccisi, con lui, la moglie, il figlio di cinque anni e altre quattro persone. Alla sua morte, leader di Hezbollah diventerà Hassan Nasrallah.
 
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