Caso Finkielkraut, ti odio perché odii
 
Dei ragazzi che hanno partecipato alla manifestazione dei Gilet gialli incrociano per strada Alain Finkielkraut, venerato intellettuale onnipresente nei media e afflitto da risentimento verso Neri e Arabi. Lo insultano, in modo certo poco elegante, accusandolo di essere un sionista (fatto peraltro vero) e gli dicono in sostanza che loro non sono un problema per la Francia (come affermato dal "filosofo" in un'intervista ad Haaretz), ma "sono" la Francia. Ed ecco che si scatena una canea… La classe dirigente francese grida unanime all’antisemitismo e condanna “l’odio” (non di Finkielkraut, ma dei ragazzi). E lo fa manifestando un odio ancora più profondo…
Ma leggete e fatevene un’idea.
 
Un Gilet giallo aggredito (davvero) dalla polizia
 
Egalité & Réconciliation, 16 febbraio 2019 (trad.ossin)
 
Alain Finkielkraut copiosamente insultato dai Gilet gialli
E&R
 
La discussione, sì; gli insulti, no. Anche se i Gilet gialli sono stati terribilmente insultati, disprezzati, infangati dai gestori del potere mediatico, bisogna mantenere i nervi saldi e restare razionali. Più facile a dirsi che a farsi.
 
Quello che cambia nelle relazioni reali (la strada) rispetto alle relazioni virtuali (attraverso un media) è che le parole a lungo rimaste impunite diventano per questo provocazioni. E le centinaia di apparizioni alla televisione, sulla stampa e alla radio (si calcolano 300 apparizioni solo su Israël Culture dal 1985) diventano altrettante postazioni di tiro contro le persone, i Francesi.
 
Per anni Finkielkraut, teoricamente filosofo, ci ha bombardato con la sua ideologia sionista su tutti i media possibili. Che sia trasmigrato dalla sinistra immigrazionista alla destra nazional-sionista, per noi non cambia; resta un sionista: Ed è quello che i Francesi della strada gli rimproverano, quel suo nazionalismo che è tutto salvo che francese.
 
Poi ci sono altri modi, che non siano gli insulti, per apostrofare un filosofo in piena strada, e noi non saremmo ricorsi all’invettiva. Ma nella foga del momento, quando si presenta l’occasione di dire il fatto suo a un commissario politico che ha regnato per mezzo secolo nei media, in assoluta impunità, con l’avallo delle autorità politiche, ebbene può succedere che ci si lasci andare.
 
Naturalmente la classe politica si butta compatta, come è suo costume, sull’episodio della serata nel quale anche Finky era stato criticato, ma questa volta da quelli di sinistra, per condannare l’odio e approfittarne per reclamare più repressione ancora contro i Gilet gialli nel loro insieme. Quanto al signor Griveaux, farebbe meglio a non rifilare soldi pubblici a sua sorella.
 
 
 Benjamin Griveaux
@BGriveaux
Odio allo stato bruto nelle strade di Parigi contro Alain #Finkielkraut contestato al grido di «sporco ebreo».
La bestia immonda colpisce nell’anonimato di una folla.
Quelli che insultano hanno il viso scoperto. Spero saranno identificati, incriminati e pesantemente condannati. #Acte14
 
  
Ci sarebbe piaciuto un dibattito con Finkielkraut, ma quest’uomo non ci inviterà mai nella sua casa del servizio pubblico che è diventato un servizio privato, al servizio di una sola causa, non la cultura ma il sionismo. Peccato, perché come Finky amiamo il calcio, la filosofia, la politica e i media.
 
Ma lui e i suoi non ci autorizzano a entrare nell’arco repubblicano, quello dei piccoli dibattiti tra amici. Noi, paria, manteniamo la calma in una Francia che si riscalda. Abbiamo teso la mano ai nostri avversari politici, ci hanno sputato sopra. Nonostante ciò si lamentano, perché il popolo non li ama. E’ dire poco...
 
Per un caso non troppo casuale, Finky era stato lungamente intervistato da Le Figaro il 15 febbraio 2019. Il filosofo ha spiegato di avere avuto qualche «simpatia» per i Gilet gialli all’inizio, ma che è «rattristato dalla degenerazione violenta» delle manifestazioni.
 
« Le manifestazioni oggi, è il Golem. Continua, marcia, devasta, senza riguardi per niente e per nessuno, i commercianti chiedono grazia, i funzionari si strappano i capelli, l’opinione pubblica si esaspera, ma non c’è modo di fermarle ».
 
L’analisi di Finky sul movimento è interessante (la sua risposta occupa 25 righe), ma ricasca subito nelle sue confusioni:
 
« Malik Oussekine (studente ucciso dalla polizia nel 1986 durante una manifestazione, ndt): è esattamente l’errore in cui la parte dura dei manifestanti spera per allargare la lotta e dare fuoco al paese ».
 
Pensare che i manifestanti, feriti a migliaia, cerchino la morte per creare un martire e vincere la battaglia morale, è andare un po’ oltre. La violenza mai vista della risposta poliziesca sta proprio lì a frenare le rivendicazioni di un popolo. E funziona, ma non resterà impunita. I ministri che si sono impegnati nella repressione hanno veramente le mani sporche di sangue, che ci siano stati morti o meno.
 
Alla fine dell’intervista, purtroppo, dopo qualche passaggio efficace (ma molto nazional-sionista), Finky scopre le sue batteria… non troppo filosofiche.
 
« Assistiamo forse al risorgere del vecchio antisemitismo di estrema destra? 
Per capire bene cosa succede, dobbiamo collegare le aggressioni antisemite alla profanazione delle chiese e agli atti anti-cristiani che crescono anch’essi in modo esponenziale. Cerchiamo di non ripetere, per favore, l’errore degli anni 1930. Nella Francia del XXI secolo, gli ebrei e i cattolici sono nella stessa barca.
 
Resta ovviamente che non si può rispondere a un diniego con un altro diniego. Durante una diretta Facebook (così credo si chiami) realizzata dal suo camion, l’oramai celebre Éric Drouet ha ricevuto la chiamata di un certo Stéphane Colin, e questo qui, tra le bordate contro i “merdia”, ha detto che “è una mafia sionista che sta facendoci uccidere l’un l’altro” (sic). Éric Drouet accompagnava queste parole con “see, lo so, lo so” e ha, per finire, invitato Stéphane Colin a mettersi in contatto con tutti quelli che esprimevano la loro approvazione per le sue parole in tempo reale.
 
Dieudonné e Soral hanno un sogno: aggregare una Francia nera-bianca-araba unita dall’odio per gli ebrei. Questo sogno rischia peraltro di essere il nostro incubo dato che viviamo nell’era delle reti sociali. In questo nuovo mondo le inibizioni sono sparite, tutti si lasciano andare e vanno a pescare, come fosse verità, la menzogna che accontenta le loro aspettative. La stampa aveva reso possibile la democratizzazione della cultura. Lo schermo interattivo la sostituisce. Tutte le grandi distinzioni tra vero e falso, bello e brutto, alto e basso, barbarie e civiltà vengono abolite. Regna l’uguaglianza ed essa ha un gusto di morte ».
 
La prima frase da tenere a mente: «Dieudonné e Soral hanno fatto un sogno: aggregare una Francia di neri-bianchi-arabi uniti dall’odio per gli ebrei».
 
La seconda frase da tenere a mente: «Ebrei e cattolici sono nella stessa barca».
 
Passi sulla prima… La seconda è quasi la definizione di Zemmourian National Sionism e del conflitto triangolare annunciato da Lucien Cerise.
 
Decisamente non si cambia mai dalle parti di Finky ma resta una speranza: sapendo che Finky è stato un immigrazionista di sinistra e che poi è diventato un islamofobo di destra, c’è la speranza che un giorno possa diventare un islamofobo di sinistra, o un antisionista di destra.
 
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Egalité & Réconciliation, 17 febbraio 2019 (trad.ossin)
 
"Gli insulti ad Alain Finkielkraut fanno emergere il nocciolo duro del sionismo in Francia
E&R
 

Che le ingiurie (verbali) contro Finky (nella foto) siano state una provocazione o siano invece autentiche, c’è il sospetto di un legame tra quel giovane urlante e Egalité & Réconciliation – non si sa mai, una tessera di adesione retroattiva può sempre comparire nelle mani della polizia politica di Castaner le castagneur (il rissoso, ndt). Esse sono comunque interessanti sotto due profili.
 
Prima di tutto, l’attentato antisemita contro Finky che ha fatto zero morti, zero mani amputate e zero occhi in meno, giunge in concomitanza con la nuova operazione Overlord che unisce nel suo letto il potere profondo – le reti sioniste e massoniche – e il potere visibile, quegli individui che il popolo aborre: Griveaux, Castaner, Philippe e Macron.
 
Se non c’è coincidenza, c’è almeno congruenza: il fatto capita a puntino per lanciare rappresaglie congiunte da parte del potere visibile e di quello potere invisibile, separate oramai solo da una cartina da sigarette. E’ proprio questa stretta prossimità che De Gaulle voleva evitare dando potere al Presidente nella Quinta Repubblica. La Quinta Repubblica, per i costituzionalisti che ci leggono è morta. Ma questo si sapeva.
 
La seconda cosa interessante in questa vicenda è la lista degli indignati, che vengono solo dall’élite. Insomma l’élite, diciamo l’élite ufficiale. Abbiamo analizzato questa domenica mattina per un’ora la rete sociale Twitter e quel che risulta è che gli insulti anti-Finky suscitano commozione e odio nella Francia in alto, poteri visibili e poteri invisibili congiuntamente, ma non nella Francia in basso, che se ne fotte del tutto.
 
La Francia dal basso sembra avere più compassione per una ragazza di vent’anni che manifestava per il suo futuro e che si è sentita male, piuttosto che per un agente sionista dei media che insulta i Francesi da quasi 50 anni.
 
Una reazione a catena nucleare, quella del nocciolo duro dominante, si è scatenata quindi subito dopo gli insulti. Perfino il presidente ci si è messo, e questo dimostra che la funzione di Finky è altrettanto, se non più, importante di quella presidenziale, nella nostra bella Francia del 2019. Tutti i sionisti o filo-sionisti con ruoli ufficiali o meno si sono uniti in coro per condannare l’orribile attentato antisemita, con un torrente di «insopportabile», «vomitevole» del tipo «ve l’avevo detto che i Gilet gialli sono nazisti».
 
Questa rete, solidale per la paura o per il reciproco interesse, si è dunque levata in un’unica reazione, una reazione repubblicana alla Manuel Valls, che ha anche lui inviato il suo tweet rabbioso. Tweet pieni di odio per i Gilet gialli inevitabilmente messi in evidenza e ridondanti di attenzioni commosse verso il povero Finky, membro dell’élite intellettuale sionista e quindi intoccabile. Non si è vista una tale reazione unanime quando la polizia amputava mani e rovinava gli occhi dei Gilet gialli, ricorderete. Insistiamo su questo punto perché dovere di un governo è difendere il suo popolo, non attaccarlo. Ebbene che cosa vediamo invece? Un governo che difende una comunità ultra-minoritaria, anti-francese di fatto e filo-israeliana. Ite missa est.
 
« Sono nato a Parigi, ma sono figlio di immigrati polacchi. Mio padre venne deportato dalla Francia. I suoi genitori furono deportati e assassinati ad Auschwitz. Mio padre è tornato da Auschwitz in Francia. Questo paese merita il nostro odio: quel che ha fatto ai miei parenti fu molto più violento di quello che ha fatto agli Africani ».
 
Preghiamo tutti che Finky si rimetta da questi tre insulti e che il suo odio per la Francia non ne esca rafforzato dopo questo attentato indegno, lui che dichiarava 15 anni fa che «questo paese merita il nostro odio»... Ebbene, aveva pienamente ragione, e il seguito lo ha dimostrato.
 
La lista degli elementi del nucleo duro del potere politico-mediatico
 
jean-michel aphatie (@jmaphatie) ha twittato alle 10:29 PM, 16 febbraio 2019 : 
All’inizio era il potere di acquisto. 
Vennero poi le invocazioni putschiste e i deliri militaristi. 
Adesso, gli insulti antisemiti contro Alain #Finkielkrault 
Il movimento dei #GiletJaunes resterà nella storia come uno dei meno simpatici della storia
 
La France Libre TV (@lafrancelibretv) ha twittato alle 6:16 PM 16 febbraio 2019: 
La vergogna integrale… Solidarietà al filosofo #alainfinkielkraut 
La Francia non può essere quella dei «Fotti tua madre»
 
Haziza Frédéric (@frhaz) ha twittato alle 7:46 AM, 17 febbraio 2019 : 
Il padre di Alain #Finkielkraut fu come mio nonno deportato ad Auschwitz col convoglio 5 del 28/06/42. Entrambi erano venuti dalla Polonia per vivere «felici come ebrei in Francia». Nel 2019, l’antisemitismo risorge dalle sue ceneri, dalle nostre ceneri. Perché e fino a quando?
 
Bernard-Henri Lévy (@BHL) ha twittato alle 6:03 PM 16 febbraio 2019 : 
In Francia, nel 2019, dei neonazisti aggrediscono uno scrittore francese al grido di «Torna a Tel Aviv» e di «Siamo noi il popolo». Possa questa scena allucinante polverizzare gli ultimi resti dell’impunità mediatica di cui gidino i les #GiletsJaunes Solidarietà assoluta a #Finkielkraut
 
Raphaël Enthoven (@Enthoven_R) ha twittato alle 5:15 PM 16 febbraio 2019 : 
"La Francia, è NOSTRA, tu sei un nanerottolo, grande merda!" 
Certi #giletsjaunes, dopo aver toccato il fondo, scavano ancora... 
Totale solidarietà con Alain #Finkielkraut, e soprattutto: totale ammirazione per la calma che ha saputo mantenere di fronte a questa urina mentale
 
G-William Goldnadel (@GWGoldnadel) ha twittato alle 7:16 PM 16 febbraio 2019 : 
Jean- Pierre , collega, amico mio, dimmi subito che si tratta di una racconto parodistico.
 
Marc-Olivier FOGIEL (@FogielMarcO) ha twittato alle 5:57 PM 16 febbraio 2019 : 
Insopportabile
 
Manuel Valls (@manuelvalls) ha twittato alle 5:14 PM 16 febbraio 2019 : 
Vomitevole.. e qualcuno si chiede da dove viene l’antisemitismo? … ascoltate le parole e gli insulti… la mia solidarietà a Alain #Finkielkraut
 
Apolline De Malherbe (@apollineWakeUp) ha twittato alle 10:58 PM 16 febbraio 2019 : 
Alain Finkielkraut sarà mio ospite domani sera dalle 19 alle 20, in @et_en_memetemps sur @BFMTV
 
Laurence Parisot (@LaurenceParisot) ha twittato alle 9:05 PM 16 febbraio 2019 : 
1) Come si è arrivati a questo punto? 
2) Come possiamo ricostruire? 
Stasera non si sa cosa rispondere.
 
Fabrice Arfi (@fabricearfi) ha twittato alle 5:57 PM 16 febbraio 2019 : 
Insopportabile.
 
Michèle Delaunay (@micheledelaunay) ha twittato alle 6:59 PM 16 febbraio 2019: 
Vergogna assoluta per le invettive contro Alain Finkielkraut . Immagini e urla di un altro tempo in altri luoghi
 
Caroline Fourest (@CarolineFourest) ha twittato alle 6:22 PM 16 febbraio 2019 : 
Non si costruisce mai niente sull’odio. Certamente non un popolo. I violenti, i gruppi, i teppisti, gli antisemiti astiosi non sono il popolo. Ma i nemici di tutto quanto fa di noi un popolo e una Repubblica indivisibile. #Finkielkraut
 
Judith Waintraub (@jwaintraub) ha twittato alle 6:47 PM 16 febbraio 2019 : 
Bene bene, che tipo di #Giletsjaunes può dire a #Finkielkraut "grande merda, sionista", "Dio ti punirà" o, ancora, "la Francia è nostra" ?
 
Nicolas Moreau (@lordmahammer) ha twittato alle 7:13 PM 16 febbraio 2019 : 
Antisemitismo immondo, insopportabile. 
En passant, il tipo che dice : "La Francia è nostra" lo fa mostrando la sua Kefiah palestinese. Non lo fa mostrando il suo gilet giallo. 
Ci tenevo a sottolinearlo bene.
 
Robert Ménard (@RobertMenardFR) ha twittato alle 8:20 PM 16 febbraio 2019 : 
Tutto il mio sostegno all’amico Alain #Finkielkraut. Gli insulti antisemiti sono insulti rivolti alla Francia. #ActeXIV #GiletsJaunes
 
LICRA (@_LICRA_) ha teittato alle 5:39 PM 16 febbraio 2019 : 
Una vergogna assoluta. Metodi fascisti di intimidazione, Sostegno ad Alain Finkielkraut.
 
Xavier Bertrand (@xavierbertrand) ha twittato alle 6:51 PM 16 febbraio 2019 : 
Sostegno ad Alain #Finkielkraut. Questo odio antisemita, che si esprime oggi a volto scoperto, deve essere condannato.
 
Axel Kahn (@axelkahn) ha twittato alle 9:53 PM 16 febbraio 2019 : 
Antisemiti, non veri Gilet gialli. Quelli che incendiano le case dei deputati, le prefetture, gli scooter e le vetture, gli assalitori dell’Assemblea Nazionale, solo loro. Non quelli che picchiano i giornalisti, quelli che bloccano i giornali. Ma allora i veri Gilet gialli chi sono?
 
Claude Weill (@WeillClaude) ha twittato alle 8:55 PM 16 febbraio 2019 : 
A sentire gli insulti e le grida, mi sbaglio o assistiamo, in diretta, alla saldatura tra l’antisemitismo di estrema sinistra e l’antisemitismo di estrema destra? Vomitevole
 
Raphaelle Bacqué @RaphaelleBacque Più Raphaelle Bacqué ha ritwittato Yahoo Actualités 
«La Francia siamo noi!» questo argomento usato tra gli insulti antisemiti contro Alain Finkielkraut. No, il paese non è odio, stupidità crassa, ignoranza e invidia
 
Emmanuel Macron ‏Compte certifié @EmmanuelMacron 
Più Emmanuel Macron ha ritwittato Emmanuel Macron 
Le ingiurie antisemite di cui è stato fatto oggetto sono la negazione assoluta di quello che noi siamo e di quello che fa di noi una grande nazione. Non le tollereremo.
 
 
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