Middle East Eye, 15 maggio 2018 (trad. ossin)
 
L’olocausto palestinese in diretta. Parte prima
MEE
 
Almeno 59 Palestinesi sono stati uccisi, per lo più da cecchini israeliani, nella Striscia di Gaza ieri, mentre decine di migliaia di persone manifestavano contro l’inaugurazione dell’ambasciata statunitense a Gerusalemme. Sono stati feriti anche più di 2.400 Palestinesi.
 
Questo lunedì 14 maggio è oramai la giornata più insanguinata del conflitto israelo-palestinese dopo la Guerra di Gaza dell’estate 2014. 
 
C’è da attendersi oggi altra violenza durante la commemorazione da parte dei Palestinesi del 70° anniversario della Naqba, la « tragedia » della creazione di Israele sulle terre della Palestina storica nel 1948, che costrinse circa 750 000 Palestinesi all’esilio, derubati dei loro beni e della loro patria.
 
Mercoledì dovrebbe anche esserci la più importante delle manifestazioni della "Grande marcia del ritorno" che si svolgono tutti i venerdì dal 30 marzo scorso e che ha già provocato più di cento vittime palestinesi falciate dal fuoco dell’esercito israeliano.
 
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Gaza : I media arabi denunciano gli indugi dei governi
 
Un manifestante ferito viene soccorso, durante le manifestazioni del 14 maggio 2018 alla frontiera tra Gaza e Israele (AFP)
 
« I Palestinesi ieri non sono ritornati alle loro case, ma le anime di più di cinquanta martiri sì. Quello che conta di più è che la questione del ritorno è ridiventata la più importante malgrado il caos della regione e delle sue guerre. E questo, nonostante la rinuncia di alcuni Palestinesi e il tradimento degli ‘’arabi di Trump’’ » : il quotidiano libanese Al Akhbar apre in questo modo il suo reportage di diverse pagine dedicato ai sanguinosi avvenimenti di Gaza. 
 
Secondo il sito Al Khalidj al-jadeed, « la decisione strategica saudita è sempre più orientata verso l’eliminazione della questione palestinese dalla sua agenda (…) Il vero capo dell’Arabia Saudita, Mohammed bin Salman, vede un futuro che si basi non solo sul riconoscimento di Israele, ma molto di più: si parla di affetto, di vivere insieme e di fondersi l’uno con l’altro ». 
 
Dal canto suo, il sito Arabi21 cita la serie di tweet dell’ex Primo Ministro del Qatar, Hammad bin Jassem. Essi dicono che « alcuni grandi paesi arabi » hanno « abbandonato la causa palestinese e Al-Quds occupata, mentre appoggiano il deal del secolo ». « Purtroppo i paesi arabi hanno imboccato un vicolo cieco, non solo a proposito di questa causa, ma in relazione a tutte le nostre questioni internazionali e regionali ». 
 
Un editorialista dello Huffington Post Algeria fa un paragone con la Guerra di indipendenza algerina e scrive: « Gli USA e Israele possono contare sul servilismo dei reucci e dei dittatori arabi – pare che la Lega araba si riunirà mercoledì, che farsa pietosa! – ma non devono contare sulla resa dei Palestinesi ». 
 
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12:31 « Sono terroristi, 55 terroristi » : in Belgio, il discorso dell’ambasciatrice israeliana sciocca
 
Invitata ai microfoni della radio belga La Première, Simona Frankel, l’ambasciatrice di Israele in Belgio, ha dichiarato di « provare dispiacere per ciascuno dei morti, anche se si tratta di terroristi, 55 terroristi ».
 
 
La giornalista Thomas Gadisseux, della trasmissione « Matin première », cui l’ambasciatrice era stata invitata, le ha chiesto : « Anche gli otto bambini e il neonato? ».
 
Senza esitazioni, Simona Frankel ha accusato il gruppo Hamas, da lei definito « terrorista » di « avere preso in ostaggio la popolazione e [di essere] responsabile di queste morti ».
 
La diplomatica ha aggiunto che i membri di Hamas avevano « deciso di sacrificare i loro fratelli e sorelle, uomini, donne e bambini, in una guerra mediatica ».
 
« Noi vogliamo solo proteggere i nostri concittadini. Preferiamo ricevere critiche che condoglianze », ha insistito Simona Frankel.
 
Le parole dell’ambasciatrice israeliana hanno suscitato critiche negli ambienti politici belgi.
 
Per la deputata Mathilde El Bakri del partito PTB (Partito del Lavoro del Belgio), Simona Frankel ha ragione quando dice che « è Israele a decidere ». Effettivamente, ha deplorato, « la comunità internazionale accetta supinamente tutti gli atti criminali di Israele ».  
 
 
Alcuni internauti belgi hanno giudicato le parole di Simona Frankel « indecenti e colonialiste ».
 
 
 
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12:22 Hael al-Fahoum, ambasciatore palestinese in Tunisia: « C’è bisogno di azioni e non di dichiarazioni ufficiali »
di Lilia Blaise da Tunisi
 
TUNISI – E’ stato con un comunicato del Ministero degli Affari esteri pubblicato lunedì 14 maggio che la Tunisia ha fermamente condannato gli attacchi di Israele contro i Palestinesi che hanno provocato almeno 59 morti e 2.400 feriti nella Striscia di Gaza. Il ministero ha detto che, alla luce la situazione attuale, il trasferimento dell’ambasciata USA a Gerusalemme era « inappropriato » e « non porterà la pace nella regione ». 
 
L’ambasciatore palestinese in Tunisia, Hael al-Fahoum, di ritorno dalla Palestina questo martedì 15 maggio, ha dichiarato per telefono a Middle East Eye : « E’ orribile quello che sta succedendo, c’è bisogno di azione e non di commenti o dichiarazioni ufficiali. Il mondo vede quello che accade e chiude gli occhi. E l’amministrazione USA blocca tutto, è veramente terribile ».
 
 
Sulle reti sociali, i Tunisini così commentano l’inaugurazione della nuova ambasciata USA da parte del presidente Trump a Gerusalemme. Appelli di organizzazioni studentesche a manifestare di fronte all’ambasciata USA a Tunisi circolano in rete da martedì mattina. 
 
Anche diversi partiti politici hanno reagito, il partito Ettakatol (social-democratico) ha pubblicato un comunicato lunedì nel quale dichiara che « il trasferimento dell’ambasciata USA a Gerusalemme, al di fuori di qualsiasi processo di pace e deciso unilateralmente, dà il via libera al governo sionista di destra dura per uno spargimento di sangue palestinese ».
 
Questo martedì, l’Assemblea dei rappresentanti del popolo (ARP) ha aperto la seduta plenaria dedicando un’ora ad una discussione sulla situazione a Gaza.
 
 
La Tunisia aveva già disapprovato il trasferimento dell’ambasciata USA a Gerusalemme lo scorso febbraio. Il presidente dell’Assemblea dei rappresentanti del popolo, Mohammed Ennaceur, peraltro membro del partito Nidaa Tounes, aveva preso la parola durante una sessione plenaria per condannare questa decisione. E i deputati avevano scandito in coro il 6 dicembre all’assemblea « Al-Quds, capitale  eterna della Palestina ». 
 
 
La centrale sindacale, l’UGTT, aveva dichiarato la propria « profonda preoccupazione per la portata della decisione statunitense ». Il presidente della Repubblica, Béji Caïd Essebsi aveva perfino convocato all’epoca l’ambasciatore USA in Tunisia. 
 
Anche il movimento del popolo – partito di sinistra il cui ex presidente era Mohamed Brahmi, un oppositore politico assassinato nel 2013 –  ha pubblicato un comunicato nel quale invita il Parlamento tunisino a votare il progetto di legge contro la normalizzazione delle relazioni con Israele. Questo progetto di legge aveva suscitato molte polemiche in commissione nel dicembre scorso e il Parlamento tunisino alla fine non lo aveva discusso in plenaria. 
 
 
Il partito, che si definisce oramai « musulmano democratico » e non più islamista,  Ennahdha, ha anch’esso pubblicato un comunicato in inglese sulla sua pagina Facebook dicendo che il partito considera l’apertura dell’ambasciata USA a Gerusalemme come una « violazione flagrante delle risoluzioni dell’ONU e dei diritti dei Palestinesi ». 
 
Negli ultimi anni, la Tunisia ha spesso manifestato, a iniziativa dei partiti di sinistra, per il boicottaggio dei prodotti israeliani. L’anno 2017 è soprattutto stato segnato dal divieto di proiezione del film Wonder Woman con l’attrice israeliana Gal Gadot per esempio, o ancora dalla polemica sulla partecipazione dell’attore Michel Boujenah al festival di Cartagine. 
 
Il 15 dicembre 2016, l’assassinio di Mohamed Zouari, un ingegnere che aveva fabbricato droni per Hamas palestinese  suscitò l’indignazione in Tunisia soprattutto dopo quando un giornalista israeliano fu mandato a coprire la vicenda munito di un passaporto tedesco. 
 
Dagli anni 1980, la Tunisia è rimasta sempre al fianco dell’Organizzazione per la liberazione della Palestina (OLP), e per questa ragione la città della periferia sud di Tunisi, Hammam Chott, venne anche bombardata durante un raid israeliano nel 1985. 
 
 
La Tunisia ha anche accordato ad aprile 2018 un visto di ingresso al padre di Ahed Tamimi, l’adolescente di 16 anni diventata una icona della rivolta palestinese, dopo avere schiaffeggiato un soldato israeliano in un video diventato virale. 
 
Secondo un recente sondaggio sulle reazioni dei paesi arabi, dell’Arab Center di Washington DC, a proposito delle posizioni di Trump sul Medio Oriente, la Tunisia risulta spesso in testa tra i paesi che disapprovano di più la politica del presidente USA in Medio Oriente. 
 
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11:56 « Sembra che non interessi chi può restare ucciso » (ONU)
 
L’Alto Commissariato dell’ONU per i diritti dell’uomo ha constato martedì che qualsiasi Palestinese manifesti a Gaza, che rappresenti una minaccia imminente o meno, può essere « ammazzato » dalle forze israeliane.
 
« Sembra che non interessi chi può restare ucciso », ha dichiarato ai media a Ginevra un portavoce dell’Alto Commissariato, Rupert Colville, ricordando che però « la forza letale può essere utilizzata solo come extrema ratio ».
 
 
Traduzione: L’Alto Commissariato dell’ONU per i diritti dell’uomo condanna le terribili e sanguinose violenze a Gaza di ieri, nel corso delle quali 58 Palestinesi sono rimasti uccisi e quasi 1.360 manifestanti feriti con proiettili veri da parte delle forze di sicurezza israeliane. Sembra che chiunque rischi di essere abbattuto o ferito: donne, bambini, giornalisti, soccorritori, passanti, che si trovino in qualsiasi posto nel raggio di 700 metri dalla barriera ».
 
Un cadavere portato a braccia dai soccorritori (Reuters)
 
L’uso sproporzionato della forza da parte dell’esercito israeliano è stato denunciato dalla comunità internazionale. La Turchia e l’Africa del Sud soprattutto hanno richiamato i loro ambasciatori in Israele e, da ultimo, Dublino ha convocato l’ambasciatore israeliano in Irlanda.
 
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11:35 Sciopero generale per commemorare il 70° anniversario della Naqba e giorno di lutto nei territori palestinesi
 
I negozi sono chiusi e anche gli uffici pubblici oggi in Cisgiordania, a Gaza e a Gerusalemme est, in occasione del 70° anniversario della Naqba.
 
Anche il presidente dell’Autorità palestinese Mahmoud Abbas ha fatto appello allo sciopero generale, in omaggio ai Palestinesi uccisi dalle forze israeliane a Gaza ieri.
 
Un Palestinese passa davanti ai negozi chiusi della città vecchia di Gerusalemme martedì (AFP)
 
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11:29 IN DIRETTA : I Palestinesi manifestano nella Cisgiordania occupata
 
 
 
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11:10 Coloni estremisti israeliani sulla spianata delle Moschee
 
Alcuni coloni estremisti israeliani sono penetrati stamattina sulla spianata delle Moschee, nell’indifferenza dei servizi di sicurezza israeliani, secondo diversi media palestinesi (Facebook).
 
 
 
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11:00 Ballare sui cadaveri: l’inaugurazione dell’ambasciata USA apre una nuova era di massacri
 
Gaza, 14 maggio 2018 : una pioggia di gas lacrimogeno si abbatte sui manifestanti (AFP)
 
« Jared non si è nemmeno preoccupato di ritoccare il testo del suo discorso. Il suo sguardo brillava di fervore messianico: se stava là, era per dispensare la verità.
 
‘’Sono così fiero di trovarmi qui oggi, a Gerusalemme – il cuore eterno del popolo ebraico ‘’, ha cominciato. ‘’Noi siamo qui insieme perché entrambi [Stati Uniti e Israele] crediamo nella libertà’’.
 
‘’Noi siamo qui insieme perché entrambi crediamo ai diritti dell’uomo. Noi siamo qui insieme perché crediamo che valga la pena difendere la democrazia’’, ha insistito petulantemente.
 
Egli era lì non solo in qualità di rappresentante del presidente degli Stati Uniti, ma anche come mediatore di pace. Ecco cosa questo difensore della pace ha dichiarato a proposito del massacro che si stava svolgendo in tempo reale a soli 75 chilometri di distanza:: ‘’Quelli che provocano la violenza sono parte del problema, non la soluzione’’.
 
I Kushner non hanno nemmeno la scusa di essere stati testimoni impotenti di una tragedia, di una folla in panico, per esempio. Quello di Gaza è stato un massacro premeditato. I tiratori scelti israeliani hanno solo obbedito, alla lettera, agli ordini del ministro della Difesa, Avigdor Lieberman, quello stesso che, l’8 aprile, aveva dichiarato al Jerusalem Post : ‘’A Gaza, nessuno è innocente’’ ».
 
David Hearst, redattore capo di Middle East Eye.
 
 
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10:45 I Marines schierati a protezione delle ambasciate USA in Israele, Giordania e Turchia
 
Gli Stati Uniti hanno schierato decine di altri Marines a protezione delle loro ambasciate in Israele, in Giordania e in Turchia in seguito alle tensioni provocate dalla decisione di trasferire l’ambasciata israeliana a Gerusalemme.
 
Responsabili del Dipartimento di Stato USA e del Pentagono hanno dichiarato a NBC News che intendono rafforzare la presenza militare USA nelle ambasciate di una mezza dozzina di altri paesi del Medio Oriente.
 
 
L’emittente televisiva ha spiegato che questi ufficiali statunitensi si aspettavano violenze anche « se dicono che la questione non galvanizza più il Medio Oriente come nel passato. Il trasferimento dell’ambasciata, affermano, finirà per condurre ad una maggiore stabilità regionale ».
 
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10:00 « Bruciateli, sparategli contro, ammazzateli ! » : gli Israeliani applaudono la repressione dei manifestanti palestinesi a Gerusalemme
 
I manifestanti palestinesi sono stati brutalmente repressi dalle forze israeliane ieri a Gerusalemme, proprio davanti alla nuova ambasciata statunitense.
 
MEE ha visto decine di Palestinesi non armati picchiati e arrestati dalle forze di sicurezza israeliane davanti all’ambasciata. Violenze accolte con gioia da alcuni Israeliani venuti a festeggiare l’inaugurazione dell’ambasciata.
 
« Bruciateli, sparategli addosso, ammazzateli ! », li si sentiva gridare.
 

Ragazze si fanno fotografare durante l'inaugurazione dell'ambasciata USA a Gerusalemme, lunedì (AFP)
 
I responsabili israeliani si sono anche loro insensibili di fronte alle violenze subite dai manifestanti palestinesi, soprattutto a Gaza.
 
« Amici, che giorno glorioso, ricordatevi di questa giornata », ha dichiarato il Primo Ministro israeliano Benjamin Netanyahu in un discorso trionfale. « E’ la storia, signor Trump ; riconoscendo la storia, lei ha fatto la storia ».
 
L’ex portavoce dell’esercito israeliano, Peter Lerner, da parte sua ha scritto nelle reti sociali che la morte dei Palestinesi a Gaza era un tentativo di rovinare la cerimonia di inaugurazione dell’ambasciata USA a Gerusalemme.
 
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9:40 Washington respinge qualsiasi ipotesi di inchiesta indipendente sulle violenze a Gaza
 
Funerali di Sadi Abdou Salah, manifestante handicappato, ucciso a est di Khan Younès (Facebook)
 
Washington ha posto il veto lunedì ad una risoluzione del Consiglio di Sicurezza che intendeva istituire una inchiesta indipendente sui fatti sanguinosi di Gaza e di condanna del fuoco israeliano contro i manifestanti palestinesi.
 
Secondo il quotidiano Al-Quds al-Arabi, pubblicato a Londra, che riporta l’informazione, il progetto di risoluzione respinto invitava anche i paesi membri ad un maggiore impegno per far cessare il blocco di Gaza e assicurare un aiuto umanitario urgente alla popolazione di Gaza.
 
 
Traduzione : Nikki Haley, ambasciatrice degli Stati Uniti all’ONU: « In questo giorno storico, io celebro con l’ambasciatore [israeliano all’ONU] l’amicizia statunitense- israeliana e il trasferimento della nostra ambasciata a Gerusalemme »
 
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7:28 Una neonata palestinese muore per avere inalato gas lacrimogeno a Gaza
 
Una neonata palestinese è morta per avere inalato gas lacrimogeno durante gli scontri tra manifestanti palestinesi e soldati israeliani lunedì vicino alla frontiera tra la Striscia di Gaza e Israele, ha annunciato martedì il ministro della sanità dell’enclave.
 
La piccola, Leila al-Ghandour, aveva otto mesi, secondo questa fonte.
 
 
Traduzione : "La 59° vittima della repressione brutale di Israele contro i Palestinesi a Gaza oggi è stata Leila Anwar al-Ghandour. Aveva 8 mesi".
 
Non era chiaro nell’immediato a quale distanza la piccola e la famiglia si trovassero dalla barriera di sicurezza.
 
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21:27 Erdogan : « Quello che Israele sta facendo è un genocidio »
 
 
Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha accusato lunedì Israele di « terrorismo di Stato » e di « genocidio ». « Israele pratica il terrorismo di Stato. Israele è uno Stato terrorista », ha dichiarato ad alcuni studenti turchi di Londra, in un discorso trasmesso dalla televisione.
 
« Quello che Israele sta facendo è un genocidio. Io condanno questo dramma umanitario, questo genocidio, da chiunque provenga, da Israele o dagli USA », ha aggiunto Erdogan. La Turchia ha anche richiamato per consultazioni i suoi ambasciatori in Israele e negli Stati Uniti dopo il « bagno di sangue », secondo il vice primo ministro Bekir Bozdag.
 
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20:05 La Casa Bianca attribuisce la responsabilità dei morti ad Hamas
 
Un Palestinese trasporta un manifestante ferito, a Gaza, il 14 maggio (AFP)
 
La Casa Bianca ha imputato ad Hamas la « responsabilità» della morte dei 52 Palestinesi uccisi dall’esercito israeliano nella Striscia di Gaza durante le manifestazioni contro il trasferimento a Gerusalemme dell’ambasciata USA in Israele.
 
« La responsabilità di queste tragiche morte è solo di Hamas », ha denunciato Raj Shah, il portavoce aggiunto dell’esecutivo USA.
 
Né il presidente Donald Trump né il suo vice Mike Pence si sono al momento ancora pronunciati sui fatti. 
 
« Hamas provoca deliberatamente e cinicamente questa risposta » israeliana, ha sostenuto Raj Shah, aggiungendo che il movimento islamista è « un’organizzazione che si è impegnata in iniziative ciniche che hanno provocato queste morti ».
 
« Sono settimane che il governo israeliano tenta di affrontare questa situazione senza violenze », ha dichiarato anche, riferendosi alla « propaganda » di Hamas. 
 
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17:29 VIDEO : Le forze israeliane sparano con proiettili veri sui manifestanti di Gaza
 
 
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17:20 Secondo Jared Kushner, i manifestanti « provocano le violenze »
 
Il genero del presidente Donald Trump, Jared Kushner (al centro), presente all'inaugurazione dell'ambasciata USA a Gerusalemme 

L'amministrazione statunitense ha ostensibilmente celebrato l’inaugurazione della sua ambasciata a Gerusalemme, passando accuratamente sotto silenzio le manifestazioni che tale decisione controversa di Donald Trump ha provocato nella Striscia di Gaza e la loro repressione da parte di Israele.
 
Nonostante l’invio di una delegazione non particolarmente rappresentativa alla cerimonia di apertura della nuova ambasciata, Washington non ha nascosto la sua gioia di fronte alla concretizzazione di questa emblematica promessa del riconoscimento unilaterale di Gerusalemme come capitale di Israele, annunciato il 6 dicembre dal presidente USA tra un coro di riprovazione internazionale.
 
E’ un « gran giorno per Israele », ha scritto su Twitter Donald Trump.
 
 
« Oggi, grazie alla leadership del presidente, noi celebriamo la storia in marcia », ha rincarato il suo vice presidente Mike Pence.
 
La Casa Bianca ha diffuso un comunicato stampa che sottolinea come il presidente repubblicano abbia rispettato un impegno della sua campagna elettorale in modo « rapido ed efficace », al contrario di tutti i suoi predecessori che si erano allineati, una volta al potere, alla tradizione diplomatica e al consenso internazionale.
 
E tra la classe politica statunitense, compresi certi democratici, si è applaudito a questa decisione che è stata interpretata come un gesto di considerazione verso la base elettorale, soprattutto evangelista, del duo Trump-Pence.
 
Questi toni allegri contrastano con le immagini sanguinose nella Striscia di Gaza contro l’inaugurazione dell’ambasciata, durante le quali, proprio mentre si svolgeva la cerimonia a Gerusalemme, diverse decine di Palestinesi sono stati uccisi dalle forze israeliane.
 
Mentre le capitali europee invitavano alla « calma » e alla « moderazione » per  « evitare nuove tensioni », gli Stati Uniti hanno chiaramente deciso di non preoccuparsi delle proteste.
 
Solo il genero di Donald Trump e consigliere presidenziale, Jared Kushner, presente alla cerimonia a Gerusalemme, è sembrato fare allusione alle manifestazioni quando ha accusato « coloro che provocano le violenze » di essere « parte del problema e non la soluzione ». 
 
AFP
 
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17:14 « Tutto quello che vedo è sangue »
 
Hind Khoudary, collaboratrice di MEE à Gaza, ha detto delle manifestazioni in corso:
 
« Rabbia, impotenza e delusione: è così che i Palestinesi esprimono la loro collera, non riescono a capire come qualcuno abbia potuto festeggiare per il trasferimento dell’ambasciata statunitense, mentre loro protestavano alla frontiera sacrificando le loro vite per la Palestina. 
 
Una Palestinese ferita viene trasportata su una barella (MEE/Mohamed Asad)
 
« Non ho visto altro che sangue nelle ultime ore. Alcuni manifestanti feriti sono stati colpiti alla testa, al collo, al petto. Gli Israeliani hanno sparato a casaccio su di loro non appena hanno tentato di rompere la recinzione. Alcuni corpi sono ancora intrappolati laggiù, e le ambulanze non possono raggiungerli ».
 
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16:26 In DIRETTA : I Palestinesi manifestano a Gerusalemme Ovest
 
 
 
 
 
                                                             
 
 
 
 
 
 
 
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