ProfileCrisi siriana, 2 marzo 2018 - E’ la Grande Offerta di Putin: la Russia si assumerà una certa determinata responsabilità per la sicurezza di Israele, ma non se Israele prende l’iniziativa di guerre contro l’Iran ed Hezbollah (nella foto, Putin e Netanyahu)   

 

Strategic Culture, 17 febbraio 2018 (trad.ossin)
 
La grande offerta di Putin a Israele. Israele può accettarla?
Alastair Crooke
 
« Israele inforca un gran cavallo » ha scritto Alex Fishman (il corrispondente veterano della Difesa israeliana) nel quotidiano ebraico Yedioth Ahronoth il mese scorso, « e si avvicina a passo di gigante ad una guerra per sua iniziativa. Senza giri di parole, è una guerra che inizierà in Libano ». Nell’articolo Fishman nota : « La dissuasione classica è quando minacci il nemico perché non faccia qualcosa nel tuo territorio, ma qui Israele pretende che il nemico non faccia qualcosa sul proprio territorio, altrimenti lo colpirà. Dal punto di vista storico e dal punto di vista della legittimità internazionale, le possibilità che questa minaccia venga riconosciuta come valida, portando alla cessazione delle attività del nemico sul proprio territorio, sono scarse ».
 
Il premier russo Putin e quelli israeliano, Netanyahu
 
Anche Ben Caspit ha evocato la prospettiva di una « guerra di iniziativa » mentre – come spiega il professor Idan Landau in un blog israeliano – un editoriale di Haaretz notava: « Il governo israeliano deve dunque ai suoi cittadini una spiegazione precisa, pertinente e convincente sul fatto che una fabbrica di missili in Libano altererebbe  talmente l’equilibrio strategico da richiedere una guerra. Deve presentare al pubblico israeliano valutazioni sul numero di vittime che ci si può attendere, sui danni provocati alle infrastrutture civili e sul costo economico della guerra, confrontandole al danno rappresentato dalla fabbrica di missili ».
 
Viviamo tempi pericolosi oggi in Medio Oriente – sia nell’immediato che a medio termine.
 
La settimana scorsa c’è stato il primo punto di svolta che ha quasi sprofondato la regione nella guerra: l’abbattimento di uno degli aerei più sofisticati di Israele - F16i. Ma, come ha osservato nell’occasione Amos Harel: « Il presidente russo Vladimir Putin ha posto fine allo scontro tra Israele e Iran in Siria – e le due parti hanno accettato la sua decisione (…) Sabato pomeriggio, dopo la seconda ondata di bombardamenti (…), qualche alto funzionario israeliano era ancora su una linea aggressiva e sembrava che Gerusalemme stesse prendendo in considerazione altre azioni militari. Le discussioni sono finite poco dopo una telefonata tra Putin e il Primo Ministro Benjamin Netanyahu. » (corsivo aggiunto).
 
E quest’ultima affermazione rappresenta il secondo punto di svolta: ai bei vecchi tempi, come li chiamava Martin Indyk, è agli Stati Uniti che Israele si sarebbe rivolta automaticamente, ma non questa volta. Israele ha chiesto al presidente Putin di mediare. Sembra che Israele consideri Putin oramai il « potere indispensabile ». E, in termini di spazio aereo nel nord, lo è. Come ha scritto Ronen Bergman nel New York Times : « Israele non potrà più intervenire in Siria senza limiti » e poi, « se qualcuno ancora non se ne è accorto, la Russia è la potenza dominante nella regione ».
 
Allora di che si tratta? Per cominciare, non si tratta di un drone che potrebbe (o meno) essere penetrato in quello che Israele chiama Israele e che la Siria considera come il « Golan occupato ». Lasciamo da parte tutto questo: o, se preferite, consideratelo come l’effetto volo della farfalla nella teoria del caos, il cui minuscolo battito cambia “il mondo”. Alla fine, comunque, questi vari allarmi di una guerra imminente sono conseguenza del successo dello Stato siriano, che ha sconfitto l’insurrezione jihadista contro di lui. Questo risultato ha modificato l’equilibrio di potere a livello regionale – e noi assistiamo alla reazione degli Stati di fronte a questa disfatta strategica.
 
Israele, dopo avere sostenuto la parte perdente, vuole limitare le sue perdite. Teme i cambiamenti in atto nella zona settentrionale della regione: il Primo Ministro Netanyahu ha più volte chiesto al presidente Putin garanzie che l’Iran ed Hezbollah non traggano alcun vantaggio strategico dalla vittoria della Siria a svantaggio di Israele. Ma sembra chiaro che Putin non abbia dato alcuna garanzia. Ha detto a  Netanyahu che, pur riconoscendo e prendendo atto degli interessi in termini di sicurezza di Israele, anche la Russia ha i suoi interessi – sottolineando peraltro che l’Iran è un « partener strategico » della Russia.
 
In pratica non c’è alcuna effettiva presenza di Iran e di Hezbollah nelle immediate vicinanze di Israele (e in effetti l’Iran ed Hezbollah hanno sostanzialmente ridotto le loro forze in Siria, nell’insieme). Ma sembra che Netanyahu volesse di più. E, per fare pressione sulla Russia perché garantisse una futura Siria libera da qualsiasi presenza sciita, Israele ha bombardato la Siria quasi ogni settimana e ha lanciato una serie di minacce di guerra contro il Libano (col pretesto che l’Iran vi stava costruendo delle fabbriche di “missili sofisticati”), dicendo in effetti al presidente Putin che, se non si danno garanzie ferree di una Siria liberata dall’Iran e da Hezbollah, Israele interverrà in entrambi i paesi.
 
Bene, quello che è successo, è che Israele ha perso un F16: abbattuto inaspettatamente dalle difese aeree siriane. Il messaggio è il seguente: « La stabilità in Siria e in Libano è un interesse russo. Mentre noi riconosciamo gli interessi di sicurezza di Israele, voi non dovete scherzare con i nostri. Se volete una guerra con l’Iran, sono affari vostri, e la Russia non ne sarà coinvolta. Ma non dimenticate che l’Iran è, e resta, il nostro partner strategico ».
 
E’ la Grande Offerta di Putin: la Russia si assumerà una certa determinata responsabilità per la sicurezza di Israele, ma non se Israele prende l’iniziativa di guerre contro l’Iran ed Hezbollah, o se perturba deliberatamente la stabilità nel nord – anche in Iraq. E niente più bombardamenti gratuiti nel nord, destinati a perturbare la stabilità. Ma se Israele vuole una guerra con l’Iran, allora la Russia se ne starà in disparte.
 
Israele ha avuto adesso un assaggio del “bastone” del presidente Putin: la vostra superiorità aerea nel nord è stata appena bucata dalle difese aeree siriane. Voi, Israele, perdereste completamente questa superiorità se fossero attivate le nostre difese aeree S400: « Pensateci ».
 
Se ci fosse ancora qualche dubbio, ricordiamo questa dichiarazione fatta nel 2017 dal capo di stato maggiore delle forze aereospaziali russe, il generale di divisione  Sergueï Mechtcheriakov. Ha dichiarato: « Attualmente è stato reso operativo in Siria un sistema di difesa aerea unificato ed integrato. Abbiamo assicurato l’informazione e l’interconnessione tecnica dei sistemi di ricognizione aerei russo e siriano. Tutte le informazioni sulla situazione nei cieli provenienti dalle stazioni radar siriane sono trasmesse ai punti di controllo del raggruppamento delle forze russe ».
 
Si possono dedurre due cose: In primo luogo, la Russia sapeva esattamente che cosa stava succedendo quando lo F16 israeliano è stato colpito dalla difesa aerea siriana. Come Alex Fishman, decano dei corrispondenti della Difesa israeliana, ha osservato (in ebraico) nel quotidiano Yediot Ahoronot l’11 febbraio: « Uno degli aerei [israeliani] è stato raggiunto dalle due raffiche di 27 missili suolo-aria siriani (…) un risultato enorme per l’esercito siriano, e imbarazzante per l’IAF, dal momento che i sistemi di guerra elettronica che affasciano l’aereo si riteneva dovessero fornire una protezione contro una raffica di missili (…) L’IAF dovrà svolgere un’approfondita indagine tecnica e di intelligence per stabilire: i Siriani sono in possesso di sistemi capaci di aggirare i sistemi israeliani di allarme e di disturbo? I Siriani hanno sviluppato una nuova tecnica che l’IAF ignora ? E’ stato riferito che i piloti non hanno avvertito via radio che un missile nemico li aveva presi a bersaglio. In linea di principio c’era da supporre che lo avrebbero fatto, avrebbero potuto essere preoccupati, ma c’è anche la più grave eventualità che essi ignorassero che un missile li aveva presi di mira. Questo porta a domandarsi perché non lo sapessero, e se si siano resi conto della gravità del danno solo dopo essere stati colpiti e costretti a mettersi in salvo ».
 
E in secondo luogo, l’affermazione di Israele che la Siria sarebbe stata poi punita con la distruzione del 50% del suo sistema di difesa aereo dovrebbe essere presa con le pinze. Ricordiamo che Mechtcheriakov aveva detto che si trattava di un sistema russo-siriano integrato e unificato, vale a dire sotto una bandiera russa (e su questa iniziale rivendicazione israeliana ha fatto poi marcia indietro il portavoce dell’IDF).
 
Infine Putin, dopo l’abbattimento dello F16, ha chiesto a Israele di smetterla di destabilizzare la Siria. Non ha detto nulla dei droni siriani che pattugliavano la frontiera sud (una pratica siriana di routine per controllare i gruppi di insorgenti nel sud). Il messaggio è chiaro: Israele ottiene delle garanzie di sicurezza limitate da parte della Russia, ma perde la sua libertà di azione. Senza la superiorità aerea – che la Russia ha già cancellato – la presunta superiorità sui suoi vicini arabi, che Israele ha da tempo interiorizzato nella sua psiche collettiva, vedrà le ali di Israele spezzarsi.
 
Una simile offerta può essere digerita culturalmente da Israele? Dobbiamo vedere se i leader israeliani accetteranno di perdere la loro superiorità aerea sul Libano e la Siria; o, come avvertono i commentatori israeliani citati nella parte introduttiva di questo articolo, essi attaccheranno per evitare ad Israele la perdita definitiva del suo dominio dei cieli. C’è ovviamente la terza possibilità di precipitarsi a Washington, per tentare di convincere gli USA a partecipare all’operazione di espulsione dell’Iran dalla Siria – ma pensiamo che Putin si sia già tranquillamente inteso in anticipo con Trump sul suo piano. Chissà?
 
Allora, una guerra preventiva per tentare di recuperare la superiorità aerea israeliana sarebbe fattibile o realistica dal punto di vista delle Forze di difesa israeliane? E’ un punto controverso. Un terzo degli Israeliani sono culturalmente ed etnicamente russi, e molti ammirano il presidente Putin. Potrebbe inoltre Israele contare, in tali circostanze, sul fatto che la Russia non utilizzi i propri missili di difesa aerei altamente sofisticati S400, di stanza in Siria, per proteggere i militari russi presenti nel paese?
 
E le tensioni israelo-siro-libanesi, in se stesse, non esauriscono l’attuale situazione di rischio associata alla Siria. Nello stesso fine settimana, la Turchia ha perso un elicottero e i suoi due equipaggi, abbattuti dalle forze curde ad Afrin. Il sentimento in Turchia contro le YPG e il PKK si scalda; il nazionalismo e il nuovo ottomanismo crescono e gli USA vengono presentati con rabbia come i « nemici strategici » della Turchia. Il presidente Erdogan afferma con vigore che le forze curde cacceranno tutte le forze YPG / PKK da Afrin fino all’Eufrate, ma un generale statunitense dice che le truppe USA non si sposteranno per lasciar passare le truppe di Erdogan, a metà strada – a Manbij. Chi abbasserà gli occhi per primo? E questa escalation può andare avanti senza portare con sé una grave rottura delle relazioni turco-statunitensi? (Erdogan si è già accorto che il bilancio USA della difesa comprende uno stanziamento di 550 milioni di dollari per le YPG. Che cosa significa esattamente questo stanziamento USA?)
 
Inoltre può una leadership militare statunitense, preoccupata di fare un remake della guerra del Vietnam – ma questa volta vittoriosa (per dimostrare che la sconfitta del Vietnam fu immeritata per le forze USA) – può accettare di ritirarsi dalla sua occupazione aggressiva della Siria, a est dell’Eufrate, e quindi perdere ulteriore credibilità? Soprattutto adesso che il ripristino della credibilità e dell’influenza militare statunitense è addirittura il mantra dei generali della Casa Bianca (e di Trump)? Oppure il perseguimento della “credibilità” militare degli Stati Uniti degenererà in un gioco del “coniglio”, tra le forze USA e le forze armate siriane – o la stessa Russia, che considera l’occupazione USA come intrinsecamente perturbatrice della stabilità regionale che la Russia sta tentando di costruire?
 
Il quadro generale della concorrenza degli Stati per il futuro della Siria (e della regione) è aperto e visibile. Ma chi si nasconde dietro queste altre provocazioni che avrebbero potuto egualmente provocare una escalation, e abbastanza facilmente trascinare la regione in un conflitto? Chi ha fornito il missile suolo-aria portatile che ha abbattuto il caccia russo SU25 – vicenda conclusasi col pilota circondato dai jihadisti, che ha preferito coraggiosamente suicidarsi con una granata piuttosto di essere catturato vivo? Chi ha dato una mano al gruppo di insorgenti che ha sparato il Manpad ? Chi ha fornito ai Curdi di Afrin sofisticate armi anticarro – che hanno distrutto una ventina di carri turchi? Chi ha messo milioni di dollari per finanziare i tunnel e i bunker costruiti dai Curdi di Afrin, e chi ha pagato per equipaggiare le sue forze armate?
 
E chi c’era dietro lo sciame di droni, carichi di esplosivo, mandati ad attaccare la principale base aerea russa a Khmeimim? I droni erano stati sistemati in modo da sembrare, dall’esterno, come prodotti artigianali che una forza ribelle avrebbe potuto costruire in proprio, ma quando i Russi, con interferenze elettroniche, sono riusciti a prenderne il controllo e a farne atterrare sei, hanno potuto constatare che, all’interno, erano qualcosa di molto diverso: contenevano sofistiche contromisure elettroniche e sistemi di guida GPS. Insomma l’aspetto esteriore rudimentale era un camuffamento del loro vero carattere di congegno sofisticato, cosa che non poteva essere alla portata di gruppi di insorgenti, ma di agenzie statali. Quali? Perché? C’era qualcuno che stava cercando di mettere la Russia e la Turchia in conflitto?
 
Non lo sappiamo. Ma è evidente che la Siria è il crogiolo di potenti forze distruttive che potrebbero, per inavvertenza o involontariamente, infiammare la Siria e, potenzialmente, tutto il Medio Oriente. E come ha scritto il corrispondente della Difesa israeliana, Amos Harel, siamo già stati, lo scorso week-end, a « un passo dallo scivolare nella guerra ».
 
 
 
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