ProfileCrisi siriana, dicembre 2015 - Un'altra puntata delle "cronache di vita quotidiana in Siria", redatte da Marie-Ange Patrizio. La precedente può esssere letta qui (nella foto, il Monastero di Mar Yakoub)

 

Le Saker francophone, 9 novembre 2015 (trad. ossin)
 
La vita quotidiana in Siria  (seconda parte)
Marie-Ange Patrizio
 
 
L’uccelliera di Mar Yakub
 
 
“Un giorno vidi passare la morte/non andava a cavallo/garriva
come le rondini a sera sopra Santa Maria Maggiore/ è
triste una morte così/lo dico seriamente nel caso in cui qualcuno non
sappia fino a qual punto una morte così è triste.
Lo dico perché l’ho vista/faceva
pena o pietà questa morte ai cocchieri e ai cavalli
mite in pieno giorno/morte senza sapore/sola/sventurata/colore di vecchio/senza
ali/senza sapere dove andare/urlante
in mezzo alla piazza.
Quando finì di passare ebbi paura
Con tutto il cuore io non voglio mai più vederla
Soprattutto non il giorno della mia morte" (1)
 
Mercoledì 7 ottobre 2015, Verso Qara e il monastero di Mar Yakub (San Giacomo il Mutilato)
 

Abbiamo lasciato il villaggio nel primo pomeriggio, per viaggiare di giorno in direzione di Homs e dell’autostrada (M5). Usciremo dall’autostrada un po’ oltre per ritornare poi in senso inverso, onde aggirare una località che il nostro autista è stato avvisato (per telefono) che è meglio evitare, perché sono in corso combattimenti: deviazione abbastanza lunga per riprendere più oltre l’autostrada in direzione sud. Ho l’impressione che, sui lati dell’autostrada, vi siano più bottegucce di quattro anni fa. Il troncone che abbiamo aggirato forse è quello dove avevo visto la statua monumentale di Hafez el-Assad, perché stavolta non l’ho vista. A meno che qualche oppositore, né democratico né moderato, l’abbia fatta saltare.
 
Gente in bicicletta o in motorino circola contro-mano nella corsia d’emergenza, anche con qualche macchina a volte, sempre contro-mano. Il traffico stradale non è intenso, ma almeno molto più di quanto immaginassi; perché, quando stavo in Francia, immaginavo queste strade deserte? Non lo sono (molti camion e qualche auto) ed è assolutamente rassicurante quando si circola. Quando c’è traffico è più difficile cadere in un agguato, provocherebbe un ingorgo.
 
Dopo Homs, abbiamo imboccato la pianura centrale tra, a destra, il Jabal Lubnan ash Sharqi (Monti dell’anti-Libano) che si allungano fino a Qara e, a sinistra, la steppa verso Tadmur (città vicina al sito archeologico di Palmira). Ci sono punti caldi – combattimenti o bombardamenti – su ogni lato della strada, per una decina di chilometri; bisogna aggirarli. E cominciamo a vedere, ai lati della strada, edifici che sembrano bombardati, o danneggiati da esplosioni: prime visibilissime tracce della guerra. Dal villaggio e fino ad una stazione di servizio dopo Homs, abbiamo incontrato sette posti di blocco militari in 2 ore e 11 minuti di strada (forse una sessantina di chilometri). Ogni volta controlli seri, esami e verifica delle nostre identità: per riuscire a localizzare le nostre ultime tracce, nel caso sparissimo (!). Nessuna richiesta di denaro qui. Durante tutto il nostro soggiorno, in ogni altro luogo salvo verso la frontiera nord del Libano, ci siamo sempre trovati di fronte a piccole richieste di denaro. E qui i combattimenti sono vicini, violenti, emaggiori i rischi di macchine imbottite di tritolo.
 
Il panorama è bello. Montagne nude e nuvole che le ombreggiano: una scala colorimetrica di tutte le tinte dal beige al nero. Non ci si può fermare ed è inutile attardarsi a scattare foto. La prossima volta.
 
Ogni tanto incrociamo guarnigioni, alcune fabbriche (una grandissima centrale elettrica – non quella che la coalizione statunitense ha fatto saltare una settimana dopo ad Aleppo, col pretesto che avrebbe potuto cadere nelle mani dei ribelli; fabbrica della National Sugar Company, ecc) e piccoli magazzini; ci fermiamo un attimo dopo un posto di controllo, e Georges, il nostro autista, attraversa l’autostrada per andarci a comprare delle provviste di fronte.
 
Giunti a Qara, il soldato del posto di ingresso prende i nostri documenti di identità e va a telefonare 

“al generale”, ci dice poi, per verificare che siamo.

Sono assai emozionata di arrivare al monastero, quattro anni dopo il mio soggiorno del novembre 2011. Sapevo che sarei tornata, ma non avrei mai creduto di dovere attendere tanto tempo. Georges ci accompagna fino alla porta. Non la grande porta, che è stata murata dopo il bombardamento. Ci sono sacchi di sabbia e filo spinato sui tetti e sulla torre. Meno ridente di quattro anni fa. Sono state scavate trincee intorno al monastero per ostacolare il percorso verso la città, la piana e la montagna dall’altro lato: più esattamente per ostacolare il percorso e sbarrare la strada a qualsiasi velleità terrorista. Al Qaeda e anche lo Stato Islamico arrivano spesso fino alla porta del monastero. Ne riparleremo.
 
Incontro con la comunità che esce gioiosamente per accoglierci, contentezza di ritrovarsi tutti vivi (2).
 
Rebecca Rafqa è una delle prime a venirci incontro: era una delle fatine, ma adesso è più alta di me. Ed è bilingue, grazie a Suor Claire-Marie che insegna il francese a tutti quelli che lo vogliano in questa comunità assai internazionale. Le altre due fatine sono tornate dalle loro famiglie. La presenza di Rebecca-Rafqa ricorda la vita delle comunità medioevali, dove gente di ogni età viveva accanto ai religiosi all’interno dei conventi.
 
Degli uccelli attraversano il patio coperto, a tutta velocità, garrendo; è la prima cosa di cui mi accorgo entrando nel monastero. Per questa ragione il monastero ha l’aspetto di una grande uccelliera, ed è qualcosa che si adatta bene a Mar Yakoub.
 
“Garriva come le rondini sopra Santa Maria Maggiore”, e la cantata Suertes mi accompagnerà durante tutto il mio soggiorno nel monastero.
 
Gli uccelli penetrano attraverso i buchi nella vetrata fatti dagli obici e dai missili tirati sul monastero nel 2013 e 2014, dall’Esercito siriano, come da Al Qaeda e Stato islamico. Torneremo poi su questo episodio, col racconto dei testimoni diretti.
 
Poco dopo di noi, sono arrivate Madre Agnès-Mariam de la Croix e suor Carmel, inattese come sempre per ragioni di sicurezza. Sono tutti emozionati; Agnès-Mariam viene assai di rado al Monastero, perché la sua presenza metterebbe a rischio il resto della comunità, dopo che è stata minacciata di morte dai ribelli (moderati o meno). Resterà solo 24 ore.
 
 
Madre Agnès-Mariam de la Croix
 
 
La sera, a fine cena, Madre Agnes parla alla sua comunità, come fa quando si trova lì: siamo a tavola, ci si attarda dopo avere sparecchiato, ognuno può andare e venire, ma restano quasi tutti e partecipano alla chiacchierata. Stasera Agnès-Mariam risponde alla domanda di una monaca che non ha ancora visto il film Matrix e desidererebbe farlo in comunità alla presenza della Madre, Ma è troppo tardi. Allora Agnès-Mariam fa una introduzione al film, il primo della serie: “Esprime bene il progetto della disumanizzazione e della riduzione in schiavitù al servizio di qualsiasi sistema di egemonia, alla maniera del ‘Migliore del mondo’ di Aldous Huxley, che purtroppo fa scuola con l’eugenetica, la manipolazione genetica, il lavaggio del cervello mediatico e la manipolazione delle masse, con le differenze crescenti tra le élite e i paesi poveri”.
 
Un po’ alla volta si arriva al Gruppo Bilderberg, chiave attuale del sistema di dominazione. Capita che abbia una copia nella mia stanza del libro appena tradotto dalle Edizioni Delga (4); vado a cercarlo e lo poggio sul tavolo di fronte a lei. Si ride dell’uscita inattesa quanto provvidenziale dell’opera, trait-d’union qui tra “quelli che credono al cielo” e “quelli che non credono” (5).
 
Si parla poi del vuoto creato dalla società attuale, per poterlo riempire di bisogni artificiali - perfino tossici e stupefacenti – che alienano l’individuo. “Del tutto diverso dal vuoto predicato dal poeta mistico Jean de la Croix, che mira ad essere riempito da una pienezza trascendente”, dice Madre Agnes. Io aggiungo qualche parola per ricordare il commento del dottor Lacan, con il concetto psicoanalitico della mancanza. La discussione potrebbe sorprendere solo quelli che non conoscono Mar Yakoub. Si parla di Matrix e si giunge, tranquillamente, ai mistici moderni (post 1452), poi a Lacan e a Bilderberg; ognuno contribuendo nel suo piccolo, dal più vecchio al più giovane, domande e discussioni spontanee, tra il serio e il faceto della disputa. L’ex fatina è andata alla ricerca di qualcosa che le consenta di adempiere ai suoi doveri in un angolo del tavolo. Micha chiede a tutti, uno ad uno, se desiderino una tisana.
 
Madre Agnès parla anche di Stalin e dell’URSS, “che si sono battuti contro il nazismo”; Padre Daniel (belga) ricorda il numero dei morti russi; Madre Agnès: “Hanno perseguitato i cristiani, ma hanno molti valori comuni con noi: il bene comune, il senso comunitario, l’identità nazionale”. E per sottolineare il discorso dei “valori, ipocritamente ostentati da un sistema finanziario senza fede e senza legge”, mostra una banconota: One dollar IN GOD WE TRUST”. Madre Agnès ha anche il senso della messa in scena: le serate sono più animate che alla televisione.
 
Nessun appunto (né registrazione) di queste discussioni. Ognuno può parlare, gli interventi sono spesso assai documentati, perché nessuno è convinto di sapere. Non ci si interrompe, si sa che il tempo e l’attenzione saranno condivisi. Girano dei dolcetti cucinati da Suor Claire-Marie (pastelle di frutta con pistacchi, tutto è fatto in casa coi prodotti del giardino e dei frutteti, o quasi); una tisana (semplice mistura di piante del giardino) per chi ne vuole, che Micha ci distribuisce con la soddisfazione di dare un contributo alla discussione. I giovani Fratelli (Jean, belga, e David, statunitense) hanno il computer sulle ginocchia e cercano dei complementi di informazione su quanto viene detto (internet funziona, talvolta assai lentamente durante le interruzioni di elettricità, ma quasi ininterrottamente); mi chiederanno più tardi di sviluppare la questione del Gruppo Bilderberg, in attesa di leggere il libro, che adesso posseggono. Sono sufficienti delle chiavi USB (con l’accordo dell’editore).
 
Dimenticavo: al monastero le interruzioni di elettricità sono regolarissime; si sa che la corrente ci sarà dalle 18,30 alle 8,30 circa, e un’altra ora durante la giornata. Ciò permette di organizzarsi. I Fratelli hanno installato una fabbrica di candele. Ne devono spedire 24.000 ad Aleppo, quando la strada sarà riaperta dall’Esercito Siriano (lo è da giovedì 5 novembre): per gli abitanti assediati nei quartieri definiti – dai media francesi – governativi. Di fatto, quelli che resistono ai gruppi armati da quattro anni; privi soprattutto di elettricità da mesi. Vedi tutte le “Lettere da Aleppo” del dottor Nabil Antaki (6) e dei Fratelli Maristi (7).
 
Giovedì 8 ottobre. Ci avviamo a svolgere il lavoro che Carmel ha chiesto alle monache ieri sera: noi scegliamo di sgusciare le mandorle che dovrà portare alla comunità dove sono rifugiati in Libano. E sfogliare i rametti di origano per le tisane. Quando ci siamo scocciati, si cambia, o si va a fare un giro. Nel patio, a un certo punto, ci si mette a cantare come spesso accade quando si fa un lavoro domestico in molti, se non richiede troppa concentrazione. Giacché ci troviamo in un convento, si comincia con dei canti di circostanza: da “Chez nous soyez reine”, a “Adeste Fideles”(8). Sì, Adeste, fideles: non avete avuto un’educazione religiosa popolare, o un padre credente che aveva una bella voca da tenore? Capireste che è quello che viene naturale. Se lo si lascia venire, come si fa in psicoanalisi. E giacché al fondo c’è un seguito rivoluzionario possibile, “In piedi dannati della terra”. Sotto voce, senza esagerazioni. E poi, a seconda di chi lo intona: canti tradizionali siriani, o degli emigranti friulani di un secolo fa.
 
 
Le alture del Qalamoun
 
 
Nel pomeriggio continuiamo con le mandorle al sole, nel giardino chiuso, al riparo dai possibili spari dei cecchini. Rebecca ci raggiunge tornando dalla scuola; porta i suoi tesori per mostraceli e scatta foto col mio apparecchio. Questa giovane adolescente è giovane e sveglia. Ma occorre riconoscere che la vita del Monastero non ha niente a che vedere con la noia e il vuoto (con annessi e connessi) che travolgono molte famiglie occidentali. Suor Marie-Majd, cilena, fa i suoi esercizi di canto dall’altro lato del muro (anche lei al riparo).
 
Il monastero si trova al confine delle zone controllate dalla due parti (terroristi e Esercito siriano) ed è in pericolo; è stato colpito da bombe e tiri da entrambe le parti, perché si trova al centro (20 missili aria-suolo degli elicotteri dell’Esercito siriano e diversi obici di carro e di mortai da parte di Al Qaeda, durante la battaglia di Qalamoun); e dei tiri di cannone o di cannoni di grosso calibro da parte di ISIS, insediato nei contrafforti dell’Anti-Libano che sovrastano la pianura dove si trova Mar Yakoub. Talvolta, durante le incursioni, col favore della nebbia che improvvisamente tolgono visibilità, i terroristi di ISIS riescono ad avvicinarsi fino a meno di un chilometro dalla cinta del monastero.
 
Ma si può dire che, in generale, è risparmiato, forse per il suo impegno al servizio del popolo siriano che soffre, senza differenza di origine, religione o partito politico. Rende grandi servigi alla popolazione civile della regione, una parte della quale ha uomini, mariti, fratelli o figli, militanti nei gruppi ribelli, o anche terroristi, trincerati nella montagna. Preparare la riconciliazione oltre le fratture della politica internazionale disastrosa.
 
Per il momento, la comunità si trova in una regione controllata dal governo e protetta dall’Esercito siriano e Hezbollah, molto presente nel Qalamoun.
 
In questi giorni non ci sono incursioni, ma una vera e propria invasione in direzione dei villaggi antichi di Sadad e di Hafar, di obbedienza siriaca ortodossa. I combattimenti sono ripresi assai violenti dall’altro lato dell’autostrada attraverso la quale siamo arrivati a Qara: Mahin è caduta nelle mani di ISIS. I terroristi sono arrivati a Tadmur per tagliare l’asse Homs-Damasco, e anche per ristabilire una strada diretta che permette loro di raggiungere l’enclave sunnita di Ersaal, in Libano, che continua ad essere per loro il rifugio migliore. Dove approvvigionarsi, o anche mettersi la riparo, aspettando che i loro padroni li mandino a farsi massacrare altrove. Le città di Sadad e di Hafar sono in grande pericolo e, dopo loro, anche Qara. Quindicimila civili sarebbero già fuggiti per rifugiarsi a Homs o altrove. Molte famiglie sono state accolte nel monastero.
 
Che cosa vi dicono di questi combattimenti i nostri media? Appena qualche parola sulla rottura dell’isolamento e il rifornimento di Aleppo da parte dell’Esercito siriano. La comunicazione francese si incentra attualmente sulla Charles De Gaulle, e sulla necessità di proteggere la Francia bombardando, più o meno, alcuni terroristi in Siria.
 
La Russia ha comunicato il costo delle sue operazioni di bombardamento. In Francia, per avere una idea complessiva del costo supplementare delle ultime sceneggiate dei nostri governanti alla televisione, dovete fare riferimento al Rendiconto (n.11) della Commissione della Difesa nazionale e delle forze armate del 15 ottobre 2015: “2,14 miliardi di euro da iscrivere nella legge rettificativa di fine anno” (9)
Sul campo, i soldati siriani e i loro alleati della Resistenza libanese si battono in condizioni assai dure; essi non godono delle condizioni di reclutamento dei mercenari che arrivano dalla Giordania e dalla Turchia (e da Israele?), pronti a tutte le atrocità anche per merito del captagon (10) e degli altri stupefacenti forniti dai loro sostenitori.
 
I soldati dell’Esercito siriano vanno dove il loro governo, legittimo, li invia; si battono per tutto il loro paese, non solo per la loro regione.
 
Nei villaggi assediati o investiti da qualche giorno da Al Qaeda e ISIS, a qualche chilometro da Mar Yakoub, i gruppi di difesa popolare, addestrati dall’Esercito siriano resistono, per sbarrare il passo a quelli che noi abbiamo armato.
 
“I compagni muoiono per la patria
I compagni muoiono per il sole
Provando le armi, verificando i caricatori/i compagni
Sembrano brillare immortali o lontani dalla morte/vivi
Nell’impegno di provare verificare/senza
Pensare alla fortuna avversa favorevole/
I compagni non parlano della fortuna/è tutto giusto
Se dicono salutandosi “fortuna” non è come 
soffio che mette certezza solo
è per dire “resta vivo” vale a dire
continua a vivere" (11)
 
 
Note:
 

1.     «Chances» Cantate Suertes, Parole di Juan Gelman, musica e canto di Juan «Tata» Cedron.

2.     Per tutta la comunità, vedi :http://www.maryakub.net/fran%C3%A7ais/les-membres-de-la-communaut%C3%A9/

3.     Il prinicipe, gli uomini buoni e le fatine, racconto del soggiorno del novembre 2011. Vedi soprattutto http://www.mondialisation.ca/syrie-le-prince-les-hommes-bons-et-les-petites-souris/28367 ovvero http://www.palestine-solidarite.org/analyses.Marie-Ange_Patrizio.261211.htm

4.     Il Gruppo Bilderberg, l’«élite» del potere mondiale, di Domenico Moro, con una presentazione al lettore francese di Bernard Genet (comaguer), Ed. Delga (2015), 19 euro.

5.     La rose et le réséda, Aragon, 1943 (http://www.poesie.net/aragon4.htm )

6.     Lettre 23 du Dr Nabil Antaki http://arretsurinfo.ch/lettre-dalep-banalisation-de-lhorreur/

7.     Potete offrire candele alla gente di Aleppo, facendo un’offerta al monastero, deducibile dalle imposte: informazioni a richiesta (m-a p.).

8.     Debout, fidèles, https://www.youtube.com/watch?v=Kz13ufATook

9.     «L’ensemble des crédits de la mission Défense doit être au rendez- vous en fin de gestion 2015 selon le volume prévu par la loi de finance initiale, soit 31,4 milliards d’euros, dont 2,14 milliards de crédits budgétaires substitués aux ressources exceptionnelles qui devront être inscrits dans la loi de finances rectificative de fin d’année», etc. Audizione del Generale Pierre de Villiers, capo di stato maggiore degli eserciti (CEMA), Commissione presieduta dalla signora Patricia Adam (PS), 15 ottobre 2015, Resoconto n.11, Presidenza della signora Patricia Adam (http://www.assemblee-nationale.fr/14/cr-cdef/15-16/c1516011.asp.)

10.                       http://www.voltairenet.org/article183119.html e http://francophone.sahartv.ir/infos/actu_d%C3%A9cryptage-i8341-l’emir_du_captagone_aux_mains_du_hezbollah!!!

11.                       Cantate Suertes, Sur un certain type de mort, et Chances, Parole di Juan Gelman, musica e canto di Juan «Tata» Cedron.

 

 
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