ProfileCrisi siriana, novembre 2015 - Questa settimana è stata dominata da due avvenimenti importanti: gli attacchi terroristi a Parigi e la dichiarazione ufficiale della Russia che il volo Kogalymavia 9268 è stato davvero distrutto da una bomba (nella foto, resti dell'aereo russo sul Sinai)

 

Le saker francophone, 20 novembre 2015 (trad. ossin)
 
 
7a settimana di intervento russo in Siria: crescita spettacolare di intensità
The Saker
 
 

Questa settimana è stata dominata da due avvenimenti importanti: gli attacchi terroristi a Parigi e la dichiarazione ufficiale della Russia che il volo Kogalymavia 9268 è stato davvero distrutto da una bomba
 
Per prima cosa vorrei sottolineare che, contrariamente a tante previsioni sul fatto che i Russi, gli Egiziani e gli altri paesi coinvolti avrebbero mentito e nascosto la natura dell’attacco, ciò non è successo. Sia i Russi che gli Egiziani sono stati aperti ed onesti in questa occasione, fin dai primi giorni. C’è una lezione da trarne: mentre alcuni politici hanno con tutta evidenza smarrito la capacità di dire la verità anche quando vogliono, altri non si comportano così. Mentre la menzogna è la regola per la maggior parte (tutti?) degli Stati occidentali (sottomessi all’Impero), non è altrettanto per gli altri. E’ semplicemente falso supporre che la Russia sia una sorta di anti-USA e che il Cremlino porti avanti una politica sistematica di inganno come la Casa Bianca. Nella misura in cui la Russia può essere considerata come anti-USA, essa deve assolutamente comportarsi in modo diverso.
 
In secondo luogo, e ciò potrebbe sembrare irrazionale, è innegabile che Daesh abbia fatto tutto quanto in suo potere per provocare rappresaglie; non solo ha immediatamente rivendicato l’abbattimento del volo 9268, ma ha anche gli attacchi di Parigi ed ha perfino minacciato altri attacchi, anche contro gli Stati Uniti. Anche questo potrà sembrare francamente bizzarro, ma Daesh sembra fare di tutto per provocare la formazione di una larga coalizione multinazionale per distruggerla. Noi dovremo ricordare questo ogni qualvolta analizziamo le misure di ritorsione intraprese dalla Russia, dalla Francia e da altri.
 
In terzo luogo, benché sia troppo presto per dire se gli attacchi in Francia siano stati un complotto, è logico considerare almeno questa ipotesi come probabile, se non molto probabile. Personalmente non amo le conclusioni affrettate e preferirei attendere di saperne di più per pronunciarmi. Ma, allo stato, che si sia trattato di un attacco reale o sotto false bandiere, non fa molta differenza. Perché? Perché, sia che lo Stato profondo francese ne sia complice/colpevole, sia che il governo sia invece del tutto incompetente, l’azione è nella reazione – vale a dire che i Francesi sono coinvolti con proprie operazioni militari in Siria e le portano avanti in partnership coi Russi. Dunque, per il momento, io propongo di concentrarsi su questo punto.
 
Ma prima di tutto occupiamoci degli sviluppi davvero importanti della settimana.
 
 
La Russia intensifica le operazioni anti-Daesh in modo spettacolare
 
Ho già avanzato una prima valutazione dei fatti, ma l’intensificarsi spettacolare degli attacchi russi contro Daesh è sufficientemente importante per farne l’oggetto di una analisi più dettagliata.
 
Per prima cosa, in termini puramente militari, quanto hanno fatto i Russi è, nello stesso tempo, prevedibile (e io l’avevo puntualmente previsto diverse
settimane fa) e altamente significativo. Il piccolo contingente russo di stanza nella base aerea di Khmeimim (nella foto di lato), a Laodicea, per quanto sorprendentemente qualificato e francamente eroico, era semplicemente troppo debole per arrecare veri danni a Daesh. Ricordate che la Russia non dispone di una proiezione di potenza come gli Stati Uniti e che, nonostante ciò, i Russi sono riusciti in tempo record a realizzare un aeroporto completo in grado di supportare operazioni notturne e diurne, 24 ore su 24 e 7 giorni su 7, di una cinquantina di aerei. E lo ha fatto senza che l’Impero riuscisse ad ottenere alcuna informazione valida su quanto stavano facendo. Quando finalmente l’Impero ha capito che cosa avevano fatto i Russi, era già troppo tardi per fermarli. In termini di organizzazione e di logistica, è stata una operazione assolutamente brillante e coloro che l’hanno organizzata meritano certamente una medaglia e una promozione. Ricordo questo per sottolineare che era probabilmente impossibile organizzare una forza più grande. Già adesso la base aerea di Khmeimim è satura e il flusso di aerei supplementari aggraverà ancora di più la situazione, già assai difficile. E’ perciò che ho previsto che si sarebbero dovuti far partire da altre basi degli aerei a lungo raggio di azione, almeno come soluzione temporanea, fino alla costruzione di un aeroporto Khmeimim 2, o all’acquisizione di un’altra o altre basi (forse in Iran). Il risultato è il seguente: bombardamenti o meno, i Russi non avevano altra scelta se non impegnare apparecchi a lungo raggio di azione. Ecco qualche immagine interessante di una coppia di Su-30SM che scorta un Tu-160 durante il lancio di missili da crociera.
 
 
 
 
In secondo luogo, ed è importante, i Russi hanno deciso che l’aviazione a lungo raggio d’azione non incontra alcun limite di ordine logistico; le forze che questa volta hanno dislocato sono importante e potenti: non solo altri 37 aerei hanno potenziato la forza russa in Siria (oltre al formidabile SU-34, anche altri otto apparecchi verranno ad aggiungersi ai quattro già presenti, per raggiungere il numero di 12 in tutto), ma 25 bombardieri di lunga portata sono attualmente impiegati a tempo pieno nello sforzo russo, ivi compresi dei Tu-22M3, Tu-95MC e Tu-160. Attualmente si tratta di un grosso randello. Anche i vecchi Tu-95MC e Tu-22M3 sono versioni perfettamente ammodernate con eccellenti fusoliere, in grado di sparare in qualsiasi condizione metereologica molte potentissime e precisissime munizioni, comprese bombe convenzionali e missili da crociera strategici. In altri termini la Russia ha almeno raddoppiato le sue forze in Siria, e le ha più che raddoppiate se si calcolino anche i bombardieri a lunga portata. Partiti con l’impiego di una piccola forza, il contingente dell’aviazione russa supera attualmente quanto i Francesi trasportano sulla portaerei Charles De Gaulle e quanto l’Impero ha impegnato fino ad ora. Dobbiamo adesso attenderci che la logistica, le comunicazioni e le infrastrutture di Daesh subiranno maggiori danni. E proprio per essere certi di fare male nei punti giusti, i Russi hanno cominciato i loro attacchi di lunga portata con attacchi alle installazioni di trattamento del petrolio e alle reti di distribuzione, compresi i depositi, i camion cisterna, le stazioni di rifornimento, ecc. I bombardieri a lungo raggio d’azione russi non aggraveranno la situazione dei combattenti di Daesh in prima linea, ma i loro attacchi contro le infrastrutture consentirà agli elicotteri russi e agli SU-25, attualmente impegnati in tali missioni, di rafforzare il loro impegno nell’aiuto ravvicinato all’esercito siriano sul campo (fino ad oggi, questo compito era svolto principalmente dall’aviazione siriana, che però non è in grado di effettuare voli notturni). Credo anche che si moltiplicheranno le missioni dei SU-24 e dei SU-34 di attacco sul fronte, per fornire ai Siriani la necessaria potenza di fuoco. Risultato: i Russi hanno stavolta tirato fuori il “bastone grosso”, Daesh soffrirà davvero. Ma ricordate che è esattamente quello che Daesh vuole.
 
In terzo luogo, il Cremlino ha fatto un lavoro eccellente per vendere al pubblico questo incremento spettacolare del ritmo e dell’intensità delle operazioni in Siria. I sondaggi mostrano che la maggioranza dei Russi lo approva incondizionatamente. Da miei contatti personali, tuttavia, ho compreso che lo approva sì, ma comincia a considerarla una posizione scomoda. Non può negarsi che attualmente la Russia soffra di quel che mi piace definire un ampliamento del suo mandato: dopo esservi andata per aiutare i Siriani e combattere i folli takfiri lontano dal paese invece che al suo interno, la Russia promette adesso di punire l’assassinio dei suoi concittadini. Putin l’ha dichiarato in termini assai chiari, quando ha detto che si farà ricorso alle forze armate e ai servizi speciali per dare la caccia agli autori di questa atrocità. Ha detto:
 
“Noi troveremo e puniremo questi criminali. E lo faremo senza termini di prescrizione. Individueremo tutti i loro nomi. Li braccheremo dovunque si nascondano. Li troveremo in qualsiasi luogo del pianeta abbiano scelto come rifugio e li puniremo” (…)
 
Ha anche aggiunto un avvertimento nello stile Dobelyou (Bush figlio), che chiunque li sostenga o li protegga dovrà assumersene pienamente la responsabilità
 
“Chiunque tenti di prestare assistenza a questi criminali deve sapere che le conseguenze di tale protezione ricadranno interamente sul suo capo”.
 
Ricordate che l’ultima volta che Putin ha fatto un simile avvertimento, è stato nel 1999, quando promise che la Russia avrebbe braccato i wahhabiti ceceni dovunque, “perfino nei cessi (sic)”, e li avrebbe uccisi tutti. In quell’occasione Putin ricorse ad una espressione gergale russa piuttosto vivace,
мочить, che si può tradurre molto liberamente in “Facciamoli secchi” (o anche in “fottiamoli tutti”). Quello che meno si ricorda è che i Russi hanno poi esattamente fatto questo: hanno cioè ucciso tutti i leader insurrezionali takfiri, ivi compresi Baraev, Dudaev, Maskhadov, Iandarbiev (nella foto di lato), Hattab, Raduev, Basaev e molti, molti altri. Alcune di queste esecuzioni sono state eseguite alla bell’e meglio (Iandarbiev), altre sono state straordinarie (Dudaev, Hattab). Ma Putin li ha avuti tutti, tutti. Oggi Putin ha lanciato la stessa minaccia, per quanto in termini più diplomatici. E dal momento che la maggior parte dei Russi è d’accordo con Putin, e sa che non fa minacce a vuoto, essi comprendono, di colpo, che una piccola operazione militare locale si è trasformata in una caccia ai terroristi potenzialmente mondiale. Considerando come gli Stati Uniti hanno mal gestito il dopo 11 settembre, vi sono molte buone ragioni per inquietarsi. Ma vorrei anche aggiungere che la maggioranza dei Russi è ben consapevole che Putin e Dobelyou giocano in campi diversi e che, mentre gli Stati Uniti sembrano cronicamente incapaci di fare qualcosa di corretto, “la Russia non comincia le guerre- le conclude” (secondo un’espressione molto in voga in Russia). Risultato: io credo che i Russi non ripeteranno gli errori commessi dagli incoscienti neocon statunitensi e che la caccia ai capi di Daesh è cominciata.
 
In quarto luogo. Si apre un grave problema politico, in relazione al quale sono molto perplesso. Tutti in Russia sanno che il Qatar è il principale finanziatore del terrorismo in Siria e in Egitto. In qual modo il Cremlino intende conciliare questa consapevolezza con la promessa fatta pubblicamente di voler punire tutti i responsabili dell’uccisione dei 224 Russi (morti nella distruzione dell’aereo sul Sinai), come tutti ritengono? Tenuto conto che il Qatar è soprattutto una gigantesca base statunitense, non c’è modo di colpirlo senza toccare il CENTCOM (United States Central command – Comando centrale degli Stati Uniti). Nello stesso tempo i Russi potrebbero risolutamente dare la caccia e uccidere alcuni selezionati responsabili qatariani che potrebbero restare vittima di qualche “incidente”. Quello che è certo, è che il Servizio di informazione estera russo (SVR) dispone di gruppi capaci di simili azioni (Zaslon, Vympel), non altrimenti la Direzione generale di intelligence dello stato maggiore (GRU), che ha disposizione gruppi di agenti Spetsnaz GRU e unità di forze operative speciali SSO capaci di realizzare simili interventi. Per meglio dissimulare la provenienza di tali rappresaglie (ammesso che lo si voglia dissimulare), i Russi potrebbero anche servirsi dei loro profondi rapporti con la mafia russa (una gran parte dei suoi elementi è costituito da ex dei servizi segreti, soprattutto di rango intermedio) per subappaltare tale operazioni. Qualunque scelta il Cremlino deciderà di fare, io non riuscirei a dormire se fossi un responsabile qatariano coinvolto nell’attentato. Risultato: Putin ha fatto una questione di onore personale della punizione di ognuno di quei bastardi, a prescindere da dove vengano e di chi siano, e io credo fermamente che rispetterà effettivamente la promessa.
 
In quinto luogo. Ci sono altri paesi, oltre al Qatar, che co-finanziano largamente Daesh. Si tratta della Turchia (e, per estensione, la NATO), l’Arabia Saudita e anche l’Ucraina. Potenzialmente tutti potrebbero diventare bersaglio delle rappresaglie russe (qualsiasi forma esse assumano). Vi sono infine tutte le istituzioni finanziarie occidentali che forniscono a Daesh dei servizi essenziali, molte delle quali sono coinvolte nell’esportazione del petrolio proveniente dal territorio controllato dal gruppo terrorista, e nell’importazione di armamenti moderni (soprattutto fabbricati negli Stati Uniti) sul suo territorio. La lista è lunga e il fatto che i Russi abbiano ora apertamente minacciato una lunga lista di potenti entità costituisce certamente una spinta spettacolare nel coinvolgimento russo in questa guerra.
 
In sesto luogo. Come in ogni escalation, sono molto accresciute le poste e i rischi per la Russia. Il termine è oramai ufficialmente passato dai “circa tre mesi” a “tutto il tempo che sarà necessario”, l’importanza e la natura delle forze impegnate mette in gioco il prestigio politico della Russia e tutto quello che abbiamo detto sopra fa della Russia un obiettivo prioritario per le rappresaglie di Daesh, all’interno e all’esterno del suo territorio. Oggi, Putin ha ufficialmente dichiarato di avere ordinato ai servizi speciali russi di eliminare coloro che hanno fatto esplodere l’aereo russo, e il ricorso a una sorta di “stivali sul campo”, anche se si tratta di “stivali speciali”, diventa molto più probabile. Per qualcuno come me, da sempre assai riluttante a ricorrere alle forze armate, risulta inquietante la velocità con cui la Russia si è fatta trascinare nella guerra di Siria, senza che io possa intravvedere una qualche strategia di uscita, almeno in un prevedibile futuro. Personalmente, non credo che i Russi invieranno truppe, ma non sono assolutamente certo che l’ipotesi sia da escludere. Eventi al momento imprevedibili potrebbero ben costringerla.
 
 
Gli attentati di Parigi
 
Per quanto tragici e terribili questi attacchi siano stati, la prima cosa che mi viene in mente è l’oscena differenza con la quale i media occidentali e l’opinione pubblica zombificata hanno trattato i 129 (cifra provvisoria) Francesi assassinati e i 224 Russi assassinati. Abbiamo già avuto l’abominio del “Je suis Charlie”, e adesso la celebrazione collettiva (planetaria) del lutto con “Je suis Paris”. Non ricordo alcuna celebrazione collettiva di cordoglio intitolata “Je suis Russie” o “Je suis Donbass”. Né alcun “Je suis Alep” o ancora “Je suis Irak”. Sembra che le vite russe o arabe contino fottutamente meno delle vite statunitense o francesi (anche se, solo in Iraq, la conta dei morti supera largamente il milione!). E’ uno schifo, è indegno, è qualcosa di totalmente disonesto e incurabilmente stupido. Non si tratta di un omaggio a tutte le vittime, ma di “un’isteria indotta dai vostri media abituali”. L’Occidente dovrebbe vergognarsi di una mancanza tanto patetica di semplice coraggio e maturità. Veramente, credono veramente di poter giocare col terrorismo senza finire col tirarsi un colpo nei piedi (da un false flag o altro)? Putin non ha forse messo in guardia l’Occidente su questo, quando ha detto all’Assemblea Generale dell’ONU nello scorso settembre:
 

“Vorrei chiedere ai responsabili di questa situazione: 'Siete almeno consapevoli di quello che avete fatto?' Ma temo che una simile domanda resterebbe senza risposta, perché questa gente non ha rinunciato alla sua politica fondata su una fiducia esagerata in se stessa e sulla convinzione della propria eccezionalità e impunità (…) Infatti lo Stato Islamico non è nato dal niente: è stato in un primo tempo assecondato come uno strumento utile contro alcuni regimi laici indesiderabili (…) La situazione è pericolosa come più non potrebbe. In questo contesto, è ipocrita e irresponsabile fare grandi dichiarazioni sulla minaccia terrorista internazionale, chiudendo nel contempo gli occhi sui flussi di finanziamento e di sostegno ai terroristi, soprattutto il traffico di droga, di petrolio e di armi, o tentare di strumentalizzare dei gruppi estremisti, utilizzarli per raggiungere propri obiettivi politici, nella speranza di potersene poi sbarazzare o, più semplicemente, di eliminarli. Io vorrei dire a quelli che agiscono e pensano realmente così. 'Signori, voi avete a che fare con individui estremamente crudeli, ma essi non sono per nulla idioti o primitivi, essi non sono più stupidi di voi e non si riesce ancora a capire chi utilizza chi'. Le più recenti informazioni sul trasferimento di armi ai terroristi da parte di quella stessa 'opposizione moderata' confermano quanto ho detto. Noi riteniamo che qualsiasi tentativo di giocare coi terroristi, e addirittura armarli, sia non solo improvvido ma anche pericoloso. La minaccia terrorista mondiale potrebbe risultarne enormemente accresciuta e investire anche altre regioni del pianeta. Tanto più che combattenti di molti paesi, ivi compresi europei, fanno esperienza nei campi dello Stato Islamico. Purtroppo, cari colleghi, devo riconoscere che la Russia qui non costituisce un’eccezione. E’ inammissibile che questi tagliatori di gole che hanno già sentito l’odore del sangue possano poi tornarsene a casa loro e continuare a perseguire i loro sporchi istinti. Noi non lo vogliamo. Nessuno lo vuole, è così?”
 
Parole profetiche pronunciate da Putin, infatti. Ma siccome gli Anglo-sionisti hanno una lunga e prestigiosa tradizione di uso degli squadroni della morte, di dittature feroci e, certo, anche di terroristi, le parole di Putin sono state ignorate. Ebbene, anche dopo gli attentati di Parigi, l’Occidente continua a sostenere i nazisti in Ucraina! Suppongo che ci sarà bisogno di una atrocità a Londra, a Varsavia o a Monaco per risvegliare l’opinione pubblica occidentale zombificata e farle capire che finanziare e strumentalizzare terroristi è sempre una politica pericolosa. Sennò l’Occidente continuerà nel ciclo infinito di finanziamento del terrorismo e di celebrazione del lutto, ancora e ancora.
 
 
In confidenza: vengo spesso criticato perché dico che la Russia non fa parte dell’Occidente, non vi ha mai fatto parte e mai lo farà. Se pensate che abbia torto, riflettete solo su questo. Come mai le vittime russe di atrocità (comprese le atrocità finanziarie dell’Occidente) vengono trattate esattamente come Neri e non Bianchi asseritamente civili?
 
 
Come mi farebbe piacere che la gran parte della gente dell’Ovest comprendesse il russo, potesse leggere i giornali russi, assistere ai dibattiti televisivi russi o ascoltare conferenze in russo. Vedrebbero qualcosa che sono stati condizionati a considerare impossibile: piuttosto che avere timore dell’Occidente, la maggior parte dei Russi lo considera paralizzato da un consumismo sfrenato, privo di qualsiasi riferimento etico o morale, straordinariamente ignorante e provinciale e affetto da infantilismo incurabile. Perfino la minuscola minoranza filo-occidentale russa ha adesso rinunciato a difendere l’Occidente e, tutt’al più, ribatte al dilagare degli argomenti anti-occidentali qualcosa come: “E noi? Non siamo anche noi cattivi?” o ancora: “Non abbassiamoci al loro livello”. E’ piuttosto sorprendente che questo accada in un paese che, non più di 20 o 30 anni fa, era abituato ad incensare tutto quanto fosse occidentale! Io aggiungerei che, se il paese più disprezzato e messo in ridicolo è ovviamente la Polonia, la Francia non si colloca molto lontano nella lista dei più patetici. Quanto agli Stati Uniti, essi sono l’avversario meno disprezzato, semplicemente perché la maggior parte dei Russi li rispetta nel loro impegno a difendere ciò che considerano il loro interesse nazionale e nella volontà di ridurre l’Europa a loro “puttana”. I Russi dicono che, per fare qualcosa, occorre parlare con gli Stati Uniti e che con la loro colonia europea si perde solo tempo.
 
Se guardiamo al di là di questo spettacolo abbastanza vergognoso di autocommiserazione narcisista, la vera questione è capire che cosa vuole fare la Francia. Anche qui ci sono due livelli.
 
In primo luogo, in termini puramente militari, la Francia mette adesso in campo la Charles De Gaulle, con le sue squadre di Rafale per colpire Daesh. Bene, ma a paragone dell’impegno russo, è qualcosa di insignificante.
 
Però, in termini politici, i Francesi potrebbero fare qualcosa di assai interessante: sembra che essi si siano accordati coi Russi perché le forze di questi ultimi offrano una copertura in Siria a quelle francesi. Io non saprei dire davvero perché un Rafale avrebbe bisogno di una copertura, di qualsiasi tipo – quello che conta è che i Francesi sono entrati de facto in una alleanza coi Russi in Siria e che questo, a sua volta, potrebbe aprire la strada ad altri paesi occidentali. In altri termini, potremmo alla fine vedere una alleanza multinazionale guidata dalla Russia battersi contro Daesh e ciò, a sua volta, significa che questi paesi si troverebbero de facto alleati con Damasco. Se l’Europa del Nord si allineasse con lo Zio Sam, alcuni paesi del sud dell’Europa (Italia? Grecia?) potrebbero decidere di aiutare i Russi, e ugualmente potrebbero fare l’Egitto e la Giordania. Io non sono certo che una simile coalizione vedrà la luce, ma al momento almeno tale possibilità esiste, e questo è di per sé uno sviluppo interessante. Detto ciò, Hollande sta per incontrarsi con Obama negli Stati Uniti, che gli dirà probabilmente senza equivoci che non deve giocare la carta dell’alleanza con la Russia. Considerando il servilismo abietto di cui Hollande ha dimostrato nei confronti degli Stati Uniti, io non sono per nulla ottimista sulla possibilità di una alleanza significativa tra Francia e Russia.
 
Infine non nutro alcun dubbio (ma molti non sono d’accordo) sul fatto che il regime sionista al potere a Parigi utilizzerà al massimo tutti questi avvenimenti per attizzare un’isteria anti-mussulmana in Francia. E non mi riferisco all’idiozia di insistere per servire un pasto non halal, con del vino, al leader iraniano che peraltro è un laico, o l’oramai antica persecuzione contro il velo che continua nelle scuole francesi. Quello di cui parlo è l’idea apertamente sostenuta che l’islam tradizionale sia incompatibile con la Repubblica francese laica e che rappresenti quindi un pericolo per la società. Al contrario, la sola forma corretta di islam è una collaborazione abietta col regime sionista incarnato dall’infame Hassen Chalghoumi, imam della moschea di Drancy. Il messaggio è chiaro: l’unico mussulmano buono è il mussulmano sionista. Tutti gli altri sono dei terroristi potenziali o effettivi e come tali saranno trattati. Questo, a sua volta, facilita il compito dei reclutatori takfiri, che troveranno ancor più volontari per le loro operazioni terroriste, operazioni che, a loro volta, consentono al regime di adottare leggi ancora più draconiane, comprese leggi contro la libertà di espressione o di internet. Essere un vero mussulmano, pio e praticante, in Francia diventerà molto molto difficile in un prossimo futuro. Mi pare proprio che gli avvertimenti dello sceicco Imran Hossein si dimostrino veri.
 
 
Il punto di rottura sconosciuto di Daesh
 
Dopo sei settimane di combattimenti assai duri, la Russia ha tirato fuori il bastone grosso, ma quelli che si aspettano che Daesh si sgretoli sotto il fuoco delle operazioni aeree russe non devono rallegrarsi troppo presto. Spezzare Daesh esigerà probabilmente uno sforzo molto maggiore. Ma lasciatemi spiegare perché dico “probabilmente”.
 
Per la prima volta dopo mesi e settimane, Daesh si trova in una situazione davvero difficile, non ancora disperata, ma difficile. A meno che qualcosa
non cambi nella dinamica attuale, il tempo gioca oramai contro Daesh. Tuttavia la capacità di Daesh di resistere nelle attuali condizioni è quasi impossibile da prevedere, almeno in mancanza di ottime informazioni provenienti dalla linea del fronte, ed è qualcosa che la maggior parte degli analisti, me compreso, non hanno. Quando una forza combattente è posta sotto pressione nel modo in cui lo è stata Daesh, c’è, in qualche momento del futuro, un punto di rottura nel quale questa forza si sbriciola veramente rapidamente. Il problema è che è molto difficile valutare quando un simile punto di rottura (del tutto teorico) si manifesterà, perché la cosa dipende prima di tutto dal morale e dalla determinazione dei combattenti sul campo. Tutto quanto possiamo dire è che un tale punto di rottura esiste in un futuro teorico e che noi speriamo si presenti presto. Ma dobbiamo essere coscienti del fatto che potrebbe non essere così. Non solo questo, ma dobbiamo esaminare a lungo e con serietà la questione più enigmatica di tutte: perché Daesh si è collocata in tale posizione? Ecco qualche ipotesi che posso suggerire:
 
1. I leader di Daesh sono dei pazzi sconclusionati. Hanno talmente fretta di andare in cielo, che tutto quel che vogliono è solo morire in combattimento contro gli infedeli. Oppure si fanno tante illusioni sulla loro forza, che pensano di potere conquistare tutto il pianeta. Sebbene non possa totalmente scartare questa ipotesi, la trovo però molto improbabile giacché, anche se il takfiro di base è un guardiano di capre totalmente ignorante, i comandanti di livello intermedio e superiore sembrano essere sofisticati e istruiti
2. Daesh è sopravvissuta al ruolo assegnatole dall’Impero anglo-sionista, ed è diventato attualmente inutile, per questo viene mandato in una battaglia che non può vincere, ma che ucciderà migliaia di sociopatici affamati di fegato umano. Forse. Io non so dove potrei trovare un qualsiasi elemento che provi questa ipotesi, ma essa almeno per me ha un senso.
3.  Il vero obiettivo di Daesh è sempre lo stesso: infliggere tanti di quei danni a tutto il Medio Oriente che, a paragone, l’occupazione israeliana sembrerà una liberazione per i pochi fortunati che sopravvivranno agli orrori medioevali inflitti quotidianamente da Daesh nei territori che controlla. Dunque più la guerra sarà ampia e più sarà sanguinosa, meglio sarà per gli Israeliani che avranno eliminato uno Stato relativamente forte, controllato da leader baatisti relativamente forti – Assad padre e figlio – oramai trasformato in un ammasso di rovine fumanti. Il problema con questa teoria è che, almeno se qualche cosa non cambi, Daesh non vincerà, ma perderà, e che Assad non ne uscirà più debole, ma più forte. E non voglio nemmeno menzionare il fatto che la Siria ha oramai un esercito, piccolo ma temprato dalla guerra, mentre il sedicente invincibile Tsahal si esercita solo sparando sui civili disarmati. Dunque, se c’era un piano israeliano per preparare un futuro Grande Israele, esso ha piuttosto prodotto l’effetto contrario.
 
Francamente non trovo nessuna delle ipotesi sopra menzionate convincente e ciò mi irrita. La questione che rode sempre tutti gli analisti è: “Che cosa ho trascurato?” e, in questo caso, essa arriva perfino ad ossessionarmi. Io non posso onestamente immaginare che i capi di Daesh credano davvero di potere vincere questa guerra contro tutti che sembrano determinati a fare. Mi augurerei che qualcuno che conosce meglio Daesh, che parli correntemente l’arabo e sia conoscitore della letteratura takfira, riesca a fornire una risposta a questa domanda apparentemente semplice: che cosa vuole veramente Daesh? Io sarei felice di confessare di non averne alcuna idea. E questo mi preoccupa molto (1)
 
 
La resistenza e le sue scelte
 
Sette settimane dopo l’avvio dell’intervento russo, la resistenza all’Impero si presenta bene e ha tutte le potenzialità per rafforzarsi. Prima di ogni altra cosa, ciò che è più necessario in questo momento sono più combattenti sul campo. Credo però che i Russi non vogliano inviare truppe di terra in Siria. Ho la sensazione che Hezbollah non possa troppo impegnarsi di più. A meno che non trascuri qualche cosa, ciò significa che gli unici in grado di fornire più combattenti sono gli Iraniani. In questo momento la linea ufficiale di Mosca è che uno degli obiettivi del suo intervento è di dare ai Siriani abbastanza tempo per riorganizzare e mettere in campo una forza molto più grande. Forse. Io spero che possano farlo abbastanza in fretta, per poter fare pienamente tesoro della dinamica creata dall’intervento russo.
 
Quanto ai Russi, anche essi sono sul punto di raggiungere il limite massimo. In termini di forza aerea, avrebbero potuto anche impegnare più aerei, ma non lo hanno fatto per la semplice ragione che una forza aerea non può fare granché in una guerra civile. Però stavolta i Russi stanno facendo le cose davvero seriamente; secondo le stime più recenti, gli ultimi attacchi russi sono state tremende: dieci navi nel mar Caspio e nel Mediterraneo hanno coordinato gli attacchi di missili strategici di crociera su alcune posizioni di Daesh. Diciotto missili di crociera sono stati lanciati da solo otto navi della flotta del mar Caspio. Qui sotto le immagini:
 
 
 
 
Stando al bilancio ufficiale, in soli quattro giorni, l’aviazione russa ha operato 522 sortite, lanciando più di 100 missili da crociera e 1400 tonnellate di bombe di vario tipo. Un solo attacco con missili da crociera a Deir ez-Zor ha ucciso più di 600 combattenti. E’ chiaro, Daesh ha subito un colpo temibile (i pretesi attacchi aerei della pretesa coalizione guidata dagli Stati Uniti gli avevano dato probabilmente un falso senso di sicurezza, rispetto a quanto una superpotenza arrabbiata è in grado di fare quando vuole).
 
Io sono certo che la Russia sia in grado di mantenere questo ritmo di operazioni per un lungo periodo: per quanto gli stock degli ultimi Kalibr-NK sarebbero scarsi, la Russia sta utilizzando al momento una parte del suo immenso arsenale della Guerra Fredda, pieno di missili da crociera e bombe tradizionali. Riuscirà a realizzare i suoi obiettivi molto prima di esaurire le armi strategiche. D’altronde non si tratta di un ripiego: non avrebbe alcun senso lanciare missili da crociera su bersagli non direttamente utili, ma secondari o solo tattici. Meglio lanciare bombe tradizionali assai più economiche, ma il problema maggiore è che i bersagli di Daesh presto saranno solo di due tipi: quelli già distrutti e quelli ben nascosti. Giunti a questo stadio, l’intervento russo non diventerà certo inutile, ma toccherà un punto di rendimento marginale decrescente, in termini sia finanziari che strategici. E’ già capitato agli Stati Uniti e alla NATO in Kosovo, e ad Israele in Libano. Certo, gli anglo-sionisti hanno, a questo punto, rivolto la loro attenzione a quelli che definiscono “obiettivi di infrastrutture e di sostegno”, ma che sono essenzialmente attacchi terroristi contro la popolazione civile. La Russia non si impegnerà in una simile politica sistematica di crimini di guerra e, dunque, l’idea di precipitare Raqqa nel nulla a colpi di bombe non è qualcosa che i Russi faranno (lo faranno invece gli Stati Uniti, probabilmente). Ciò comporta un maggior ruolo per la componente navale della forza di intervento russo.
 
L’obiettivo principale della forza navale russa è stato di proteggere la logistica e fornire una difesa mare-aria alla base aerea ricostruita a Laodicea. Sembra che, nonostante le smentite russe, vi siano degli S-400 a Khmeimim, ma se non essi, possiamo supporre che vi siano degli S-300. Dunque l’originario compito di difesa aerea assegnato alla forza navale russa è stato attualmente rimpiazzato da un compito di appoggio allo sforzo logistico russo, che mi aspetto non solo che continui ma si accresca notevolmente. E’ su questo punto che i Russi possono essere più efficaci e non hanno raggiunto il limite massimo: aiutare i Siriani a riequipaggiarsi, a unirsi, riorganizzarsi, ri-addestrarsi e, infine, fornire loro equipaggiamenti relativamente moderni (almeno al livello di quelli di Daesh). Ma deve supporsi che, dopo quattro anni di guerra, i Siriani abbiano letteralmente bisogno di tutto, ed è in questo sforzo che i Russi possono giocare un ruolo essenziale.
 
L’attuale forza navale russa impiegata in Siria non è per nulla trascurabile. Giudicate voi stessi:
 
 
 
 
Non è assolutamente una piccola forza. Anche se vi sono delle speculazioni sul fatto che la porta-aerei Amiral Kouznetsov potrebbe intervenire anch’essa, io penso che sia molto improbabile. Contrariamente alle portaerei statunitensi, l’Amiral Kouznetsov è stata ideata come una piattaforma antiaerea (soprattutto per proteggere i bastioni sottomarini russi) e non come una portaerei per attacchi terrestri. I russi stanno al momento riconsiderando questo ruolo, ma per il momento il Kouznetsov conserva capacità di attacco terrestre assai limitate. Certamente, in caso di necessità, il Kouznetsov potrebbe essere utilizzato per rafforzare le capacità di difesa aerea della Siria o del contingente russo in Siria, ma non si tratta di qualcosa che colpirà direttamente Daesh. E comunque io non prevedo un simile impiego per il Kouznetsov: secondo gli ultimi rapporti, sarà mandato in zona di pattugliamento al largo della penisola di Kola, ma tutto questo non è certo scolpito nella pietra.
 
In termini di attacco di appoggio diretto, una possibilità per i russi potrebbe essere quella di usare missili da crociera che partano da sottomarini ma, con 25 bombardieri strategici a lunga portata già operativi, non sarebbe un granché come aiuto. Io ho la sensazione che attualmente i Russi stiano facendo già tutto quel che possono. L’unica cosa in più che allo stato potrebbero fare è di accrescere il flusso di armi moderne verso la Siria e fornire il personale tecnico per l’addestramento dei Siriani. Secondo me, parallelamente ad una energica campagna politica per costringere l’Occidente ad accettare la realtà di fatto sul campo, la più probabile strategia russa per il futuro è di continuare a bombardare a tappeto Daesh ricostruendo nel contempo l’esercito siriano e cercando di coinvolgere i partner occidentali della Russia.
 
Concluderei con franchezza che questa strategia russa suona tanto bene sul piano militare che su quello morale. La Russia non può vincere questa guerra al posto dei Siriani. La cosa migliore che la Russia può fare è di fornire un aiuto significativo e, infatti, è quello che sta facendo con larghezza di mezzi.
 
Con Hezbollah probabilmente giunto ai suoi limiti, la grande incognita è costituita dall’Iran: gli Iraniani oseranno impegnare un contingente molto più importante di forze terrestri per attenuare la pressione sui Siriani? Io spero di no – perché ciò vorrebbe dire che i Siriani potrebbero riuscire anche senza un simile aiuto, ma considero però un incremento dell’intervento iraniano molto probabile.
 
Quanto ai Siriani, Assad ha dichiarato che non lascerà il governo prima della disfatta di Daesh. In altri termini, Assad ha solo rimescolato le carte dell’Occidente e dichiarato che la partenza (vale a dire l’eliminazione) di Daesh costituisce adesso una condizione indispensabile perché vi possano essere sue dimissioni. Solo il tempo ci dirà se è demagogia e o vera fiducia.
 
 
Cosa fa la nazione indispensabile?
 
Mi rendo conto che denigrare gli Stati Uniti è sempre un esercizio popolare, ma con tutta l’ostilità che nutro verso l’Impero anglo-sionista, devo però ammettere che gli Stati Uniti si trovano in una pessima situazione, e molto complicata: Hanno creato un disordine sanguinoso (letteralmente), poi si sono trovati politicamente con le spalle al muro, e tutti i loro sedicenti alleati regionali sono, credo, intrinsecamente sleali e ciascuno persegue i suoi propri interessi. Se si analizzano le relazioni tra gli Stati Uniti, da una parte, e paesi come la Turchia, il Qatar, l’Arabia Saudita o Israele, dall’altra, è veramente difficile stabilire chi strumentalizza chi, e se quello cui assistiamo sia un caso o è la coda che fa girare il cane – la marionetta che controlla il burattinaio. Prendiamo il Qatar: non v’è alcun dubbio che la presenza di CENTCOM in questo paese abbia suscitato nei qatariani un forte sentimento di impunità che, a sua volta, ha accresciuto la loro arroganza e, per dirla francamente, la loro irresponsabilità. I Qatariani volevano che Assad se ne andasse, perché così avrebbero potuto intubare il loro gas verso il Mediterraneo e l’Europa, ma adesso sono direttamente coinvolti nell’esplosione dell’aereo russo. Quanto al loro gasdotto tanto desiderato, possono scordarselo per dieci anni almeno. Che operazione intelligente! Più importante: il Qatar è un buon alleato per gli Stati Uniti?
E che dire della Turchia che sostiene, finanzia, equipaggia e addestra attivamente Daesh (e al-Qaeda, è lo stesso!), protetta confortevolmente dalla NATO. Sembra che non sappia decidersi su cosa sia peggio per lei: Assad o i Curdi e, giacché teme entrambi, è finita a letto con dei sociopatici mangiatori di fegato umano. E’ un buon alleato per gli Stati Uniti?
Non voglio nemmeno parlare di Israele – sappiamo tutti che l’AIPAC (la più grossa organizzazione della lobbie ebraica in USA, ndt) comanda nel Congresso e che i neocon tentano di comandare alla Casa Bianca. Nessuno d’essi, però, suscita grande amore o lealtà da parte degli Israeliani, che esaminano costantemente l’opzione russa (partenariato con la Russia) per fare avanzare le cose in Medio Orient. Inoltre, giacché il genocidio al rallentatore dei Palestinesi da parte di quei folli dei sionisti attualmente al potere prosegue, essere alleati degli Israeliani significa essere detestati da tutti gli altri. Tuttavia, almeno e contrariamente agli altri alleati regionali degli Stati Uniti, il regime israeliano almeno è stabile, abbastanza prevedibile ed è in grado di liberare una grande quantità di violenza. Dunque, paragonati ai Sauditi, gli Israeliani sembrano molto attraenti. Per quanto, alla fine dei conti, gli Stati Uniti devono cercare di uscirsene da questo pasticcio senza troppo alienarsi i loro alleati, ma anche senza essere manipolati da essi.
 
Taluni sembrano credere che la buona politica, per gli Stati Uniti, sarebbe di lavorare con la Russia. Se, tuttavia, questo avrebbe indubitabilmente un senso per gli Stati Uniti in quanto paese, non ne avrebbe alcuno per gli Stati Uniti in quanto Impero. Per l’Impero (anglo-sionista) statunitense e le forze dello Stato profondo che lo guidano, la Russia è infatti una minaccia tanto maggiore, in quanto la Russia minaccia direttamente lo statuto imperiale degli Stati Uniti. Questi ultimi possono, o essere la nazione indispensabile e la potenza egemonica mondiale, o un paese normale, parte di un sistema-mondo civile e multipolare, governato dalla primazia del diritto. Essi non possono essere (o fare) le due cose. Dunque, quando lo Stato profondo statunitense si rifiuta di fare qualsiasi cosa di significativo con la Russia, agisce in modo conseguenziale, almeno dal suo punto di vista. Come ogni altro Impero, gli Stati Uniti pretendono che le relazioni con qualsiasi concorrente (reale o potenziale) sia un gioco a somma zero, ciò che vuol dire che tutto ciò che è bene per la Russia è male per gli Stati Uniti e viceversa. Sì, è una concezione malata e da sociopatici, ma è così che gli Imperi funzionano. Di qui le attuali politiche statunitensi: l’unica buona coalizione è una coalizione guidata dagli Stati Uniti, tutte le forze anti-russe devono essere incoraggiate, non vi saranno negoziati con la Russia – solo richieste e ultimatum, ecc. Aggiungete a tutto questo il fatto che sembra siano totalmente sprovvisti di diplomatici istruiti e competenti (gli Statunitensi si sono fatti massacrare in tutti i negoziati che hanno tenuto coi Russi) e capirete perché gli Stati Uniti si oppongono a qualsiasi ipotesi che non li veda in posizione di ostilità nei rapporti con la Russia.
 
Gli Stati Uniti si trovano in una terribile situazione di caos, le prossime elezioni non fanno che aggravare le cose e questo li rende molto imprevedibili. Sì, c’è – suppongo – qualche modesta probabilità che i Francesi riescano a creare un precedente di collaborazione con la Russia, ma non mi pare il caso di trattenere il respiro. Forse un altro massacro ci sarà in Europa, magari in Germania, ma anche questo non sarà sufficiente. Ci sono stati però dei casi nella Storia, in cui uno schiavo ha dato un buon consiglio al suo padrone, e forse sarà così questa volta. Speriamo bene.
 
 
Addendum: mi sono davvero sbagliato nelle mie previsioni sull’intervento russo in Siria?
 
Credo che sia l’occasione giusta per rispondere a coloro che mi hanno accusato d’essermi sbagliato sull’intervento russo in Siria. Avrei potuto provarci subito, ma mi è parso che farlo in questa atmosfera sciovinista di “Forza Russia”, sarebbe stato inutile. Molti al momento erano certi che si sarebbe trattato della “prova di forza del secolo” (niente di meno), di un “cambiamento delle regole del gioco” e che per Daesh era finita. A sette settimane dall’inizio di questo intervento, ripropongo quanto ho veramente detto.
 
Per pima cosa, non ho mai detto che non ci sarebbe stato un intervento militare russo. Infatti ho ripetuto più volte che non potevo dimostrare qualcosa che non esisteva e che un intervento avrebbe potuto avere luogo, addirittura suggerendone un tipo (limitato e di sostegno, in materia di intelligence, di addestramento e di fornitura di armi). Tutto quello che ho detto è che il tipo di intervento di cui si discuteva sette o otto settimane fa non vi sarebbe stato: niente truppe di terra, niente MIG-31, niente presenza a Damasco, niente sottomarini nucleari dotati di missili balistici, niente truppe aereo-trasportate, ecc. Infatti questo tipo di intervento non v’è stato. Inoltre ho anche affermato che l’idea che la Russia potesse proteggere la Siria dalla NATO era risibile. E lo è ancora! Qualcuno crede ancora seriamente che il contingente russo in Siria abbia realmente questa capacità? Se è così, posso vendergli la Tour Eiffel. Detto ciò, voglio anche ammettere che non ho pensato che Putin sarebbe stato d’accordo con ciò che io considero una scelta estremamente audace e rischiosa, vale a dire inviare un piccolo contingente in Siria, una forza appena abbastanza grande da assicurare (eventualmente) una tregua ai Siriani, sufficiente per riorganizzarsi e contrattaccare. Non mi è venuto in mente, in effetti. Come è accaduto a tutti quelli che hanno previsto un intervento russo molto più importante (con dei MIG-31 e tutte le altre assurdità). Ammetto anche di essere ancora sbalordito del fatto che i Russi, che sono reticenti a intervenire e ad assumere dei rischi, si siano dimostrati pronti ad assumersi un tale rischio e sono meravigliato del modo fantastico con cui hanno realizzato l’operazione. Ma il modo con cui hanno agito è qualcosa che nessuno aveva previsto.
 
Secondo. Mi ha provocato dei problemi l’allarme che ho dato a proposito delle limitate capacità inerenti ad ogni operazione aerea e, in particolare, quella dei Russi, abbastanza debole. Ora che i Russi sono stati costretti a utilizzare i missili da crociera e l’aviazione strategica (cosa che, peraltro, avevo previsto) c’è qualcuno che potrà negare che avessi ragione sui limiti di un intervento solo aereo contro Daesh, specialmente col limitato numero di aerei impiegati in un primo tempo?
 
Terzo. Ho evidenziato il fatto che il diritto russo e il grande pubblico sono assai contrari ad un intervento all’estero. E’ sempre vero e ciò limita di molto le possibilità di scelta del Cremlino. E’ per questo che i leader russi fanno di tutto per sottolineare che l’intervento in Siria è fatto soprattutto nell’interesse della Russia.
 
Se oggi faccio queste precisazioni, non è per ipersensibilità o per lenire un ego ferito, ma perché sono stufo di dover rispondere ad un insieme tossico di accuse-bidone e previsioni scioviniste. Le felicitazioni, lo sciovinismo e le pacche sulle spalle vanno benissimo, salvo quando chi le riceve sia l’unico mandato a combattere. In questo caso, diventano oscene.
 
Ci sono quelli (pochi per la verità) che mi accusano di pessimismo e di scrivere analisi disfattiste, laddove ci sarebbe bisogno di articoli che motivino e stimolino. Se questa è l’accusa, allora mi dichiaro colpevole. Aggiungerei anche che non è in questo modo che vedo il mio ruolo. Il mio ruolo è di produrre delle analisi veridiche e oneste, poco importa se sono percepite come motivanti o pessimiste. Ci sono molti blog motivanti e stimolanti, se è questo che volete, sapete a chi dovete rivolgervi.
 
Infine ho avuto problemi anche a dire troppo presto che si sarebbero dovuti attendere i fatti prima di giungere alle conclusioni su quanto è successo al volo 9268 e a dire che la mia ipotesi di lavoro personale era che si trattasse di una bomba. Poi sono stato accusato di essere ingenuo quando ho detto che non credevo che i Russi avrebbero mentito in questa occasione. So che ci sono ancora di quelli che credono che siano stati gli Israeliani o che l’aereo sia stato abbattuto da qualche tipo di arma laser. Poco importa. Non c’è mai stata nemmeno un’ombra di prova a sostegno di queste ipotesi e dubito molto che il futuro ce ne renderà. Al che ci si risponderà che “l’assenza di prove non è prova dell’assenza”. Di nuovo, poco importa. Può darsi anche sia stato uno sciame di UFO. “Possibile” è un canone interpretativo molto poco attendibile perché quasi tutto è possibile. Ma è probabile o plausibile? Appena il criterio di analisi si eleva anche solo allo stadio del probabile, tutte le teorie perdono istantaneamente valore. Di nuovo, mentre altri sono invitati ad esplorare ogni sorta di ipotesi possibili, io mi atterrò personalmente a quelle che sono almeno probabili.
 
In fin dei conti è il lettore che fa le sue scelte e sceglie quello che vuole. C’è una blogsfera importante e tante altre, ed è una buona cosa. Io mi sforzo di presentare analisi basate sui fatti, logiche, e non sono candidato ad un concorso di popolarità per motivarvi, a meno che, ovviamente, voi lettori non troviate stimolanti le analisi fondate sui fatti e logiche.
 
Chiariti questi punti, non ci tornerò più, nemmeno la prossima volta che sarò accusato di scrivere quello che non ho mai scritto o di non essere bravo a incoraggiare i bravi ragazzi.
 
 
(1) E se volesse precisamente null’altro se non testimoniare in modo fiammeggiante l’inanità del mondo come è, alla stregua degli ḥašāšīn (coloro che fumano hashish o cannabis) o dei nostri buoni vecchi anarchici.
 
 
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