Il leader dell’opposizione è stato ferito e portato in ospedale, dopodichè è cominciato il processo in tribunale e sono stati denunciati i pestaggi. Secondo le agenzie, durante l’intervento della polizia è anche morta una persona.
In seguito alla diffusione della notizia si è assistito a due reazioni differenti, una immediata e durissima da parte dei governi occidentali nei confronti del governo di Mugabe ed una più misurata e attenta, da parte dei governi africani della zona.
Il presidente della Tanzania, Jakaya Kikwete, ha detto che le cose si sarebbero aggiustate presto.
Anche il Ministro degli esteri sudafricano è stato cauto nell’esprimersi contro il governo dello Zimabawe. In controtendenza il presidente dell’Angola, Roberto Monteiro, in visita in Zimbawe, ha espresso simpatia verso la polizia che avrebbe solamente svolto il suo lavoro reprimendo una manifestazione violenta. L’insistenza da parte del MDC (il partito di opposizione) nei confronti dei governi africani perché prendano una posizione netta contro il governo si è intensificata negli ultimi giorni. Molti governi africani hanno espresso il loro rammarico verso gli avvenimenti e solidarietà nei confronti del MDC.


I governi occidentali, l’UE , gli Usa e l’ONU, già schierati da tempo contro Mugabe ed il suo governo, hanno annunciato sanzioni. Mugabe è stato nuovamente definito un criminale ed accusato di violare i diritti dell’uomo.

Come orientarsi in questo labirinto politico? Cosa c’è dietro questi atteggiamenti così diversi? Perchè il governo sudafricano di Mbeki, il cui immediato predecessore era Mandela, mantiene una linea così morbida? Perché il governo dello Zimbabwe accusa l’opposizione di essere in combutta con la Gran Bretagna?

La storia del governo dello Zimbabwe comincia nel 1980, quando finalmente conquistò l’indipendenza. Prima di allora il paese si chiamava Rhodesia ed era ancora più razzista del Sud Africa nei confronti della popolazione nera. Dall'indipendenza il governo è stato guidato da Mugabe che ha condotto una lunga guerra contro i possidenti bianchi. E’ innegabile il carattere fortemente razzista del regime che vigeva nei Dominions britannici dell’Africa del sud (Sud Africa e ex Rhodesia adesso Zimbabwe). I latifondisti bianchi negavano ogni diritto alla popolazione nera che non poteva votare, non aveva diritti di proprietà e tantomeno poteva associarsi. Diversamente da ciò che avvenne in Sud Africa, in cui il potere economico è nelle mani dei bianchi anche dopo la decolonizzazione, in Zimbabwe il governo dei neri (la maggioranza povera) non ha voluto ripetere l’esperienza sudafricana, avviando così una guerra di classe contro i latifondisti bianchi. Il governo britannico non ha mai tollerato questo atteggiamento, preferendo piuttosto un modello di transizione stile mandeliano.

Nelson Mandela nel 1994 ha assunto il potere politico del Sud Africa, ma non ha adottato misure contro la minoranza bianca che tuttavia ancora oggi detiene il potere economico. Oggi il governo sudafricano è guidato dal successore di Mandela, Mbeki, che ha espresso a più riprese notevoli preoccupazioni verso la situazione del proprio paese che, a causa dell’opposizione della minoranza bianca, stenta a fare passi in avanti verso una più equa redistribuzione delle ricchezze. Secondo diversi analisti la situazione sta addirittura peggiorando. E’ quindi evidente che il governo sudafricano esprima una certa solidarietà nei confronti del governo dello Zimbabwe, nonostante le questioni democratiche tuttora irrisolte. Il governo sudafricano ha di fronte una minoranza bianca che avendo perso il potere politico per via delle pressioni internazionali e dell’opposizione interna, non è intenzionata a cedere anche quello economico alla maggioranza nera. Secondo Tony Léon, uno dei capi dell'opposizione e responsabile del Partito democratico sudafricano (partito dei bianchi), dopo l'arrivo al potere dell'African National Congress (il partito di Mandela) sono stati assassinati 20.000 sudafricani. Mandela, premio nobel per la pace, è accusato di essere un criminale da questa stessa comunità bianca che ha organizzato l’apartheid e che continua ad avere una grossa fetta di potere. La situazione non è dissimile in Zimbabwe dove però c'è una crisi economica profonda.
La posizione dell’Osservatorio Internazionale è simile a quella di molti intellettuali ed organizzazioni di quell’area. Crediamo che l’intervento aggressivo delle potenze occidentali, dispiegato fino ad ora, sia rozzo e privo di effetti benefici. Problemi democratici in Zimbabwe ci sono e nessuno si sognerebbe di negarli, ma non possono essere risolti se la Gran Bretagna continua a difendere i suoi interessi post-coloniali finanziando i partiti d’opposizione. L’imbarazzo di molti leader africani consci della frequente ingerenza brutale dell’Occidente dimostra la ragionevolezza di questa posizione. Molti leader africani, il governo sudafricano ed altre organizzazioni hanno fatto pressioni su Mugabe perché portasse avanti le trattative con l’opposizione ed è questa posizione che deve continuare ad essere sostenuta. Destabilizzare quell’area ed irrigidire le posizioni con dannose sanzioni peggiorerebbe solamente le cose. Lo Zimbabwe non è riuscito a sottrarsi alla povertà nonostante le sue grosse potenzialità, un cambiamento è necessario, ma interventi violenti farebbero crollare il pease nel baratro.
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