Analisi e Interventi

Quotidien d’Oran – 2 agosto 2008
Siné, Badiou e Fallaci e gli altri
(di Akram Belkaid)

A intervalli regolari La Francia è scossa da una polemica della quale solo questo paese sembra possedere la chiave. Spesso tutto parte da un avvenimento particolare che infiamma per qualche giorno l’Esagono (espressione tipicamente francese per indicare la Francia, ndt). A meno di spegnere la televisione, di non leggere più la stampa scritta e di evitare Internet, non è possibile sfuggirvi. E’ la questione del momento e tutti devono dire la loro. Come nelle storie familiari, molte di queste fiamme mediatiche risvegliano antichi rancori e ne creano di nuovi, consegnando tutto alla moda dei processi che si credevano conclusi.  E’ questo che impedisce all’osservatore straniero di comprendere l’ampiezza e la virulenza delle baruffe.

Prendiamo ad esempio il caso di Siné che è stato licenziato da “Charlie Hebdo” per aver scritto un articolo giudicato antisemita nei confronti del rampollo di Nicolas Sarkozy. Se si ignora che sono oramai anni che molte persone – giornalisti, scrittori ed uomini politici – sognano di avere la pelle di questo vignettista, non si riesce a comprendere perché questo licenziamento abbia fatto scorrere tanto inchiostro. E questa vicenda non è che l’ennesima disavventura della lotta che oppone in Francia, dagli anni 1970, amici ed avversari dei Palestinesi, perché in realtà Siné non ha pagato per il suo articolo, ma per il suo impegno a favore della causa palestinese.

Mentre i ratti si scannano, il gatto arraffa il formaggio
Talvolta il baccano si annuncia come un grosso temporale estivo. Per esempio nel caso di un matrimonio annullato a causa della “menzogna” sulla verginità della sposa. Non bisognava essere un indovino per capire, leggendo il dispaccio, che il rollio mediatico avrebbe fatto beccheggiare l’opinione pubblica per diversi giorni. Abbiamo avuto diritto a slanci indignati, ad appelli al salvataggio della Repubblica laica, ad analisi severe sulla psicologia del maschio mussulmano. Dopo di ché, all’improvviso, senza nemmeno che ce ne si rendesse conto, è calato il silenzio. Infine, terminata la tregua, abbiamo avuto diritto ad una nuova polemica: nuovo chiasso e nuove transessuali.
Mi si dirà a ragione che questo è il carattere dei paesi dove la libertà non è una parola vuota. Prendere la penna e parlare di qualsiasi argomento senza venire imprigionati  è davvero una cosa preziosa e non saranno certo i miei fratelli algerini (saluti soprattutto a Chawki Amari) che diranno il contrario.

Il problema è che si ha il diritto di domandarsi se tutta questa agitazione non serva magari a depistare.

Ho promesso a mia moglie e ad altri amici di smetterla di battere su Sua Maestà il presidente Nicolas Sarkozy. Ma ci sono momenti in cui bisogna ritornare sulle proprie decisioni. Attualmente è il modello sociale francese che stanno smantellando in una indifferenza sorprendente. Disoccupati, sindacati e perfino i malati sono nel mirino del governo e nessuno, o quasi, reagisce. Revisione della Costituzione, riforma della sicurezza sociale, fine delle 35 ore, tutto accade senza provocare  proteste. Dove sono le prese di posizione, gli appelli alla mobilitazione? Silenzio radio. Allo stesso modo la prossima schedatura di gran parte della popolazione non spaventa nessuno.
 
E’ forse il fatto di essere abituati alla libertà, di considerala come acquisita in eterno, che fa sì che non si muova quasi niente quando risale in superficie un inconfutabile tanfo vichyste?

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Analisi - Come prevenire il conflitto etnico?
Un'analisi, a partire dalle esperienze del Kosovo e della Macedonia, di Steven L. Burg, professore di Scienze Politiche presso la Brandeis University a Waltham, Massachusset. (tradotto da Gianmarco Pisa per ossin).

 

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 testo in aggiornamento

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Frantz Fanon – Perché il Terzo mondo non deve imitare l’Europa.
da “I dannati della terra”, Torino, 2007

Forza, compagni, è meglio decidere fin da subito che è venuta l’ora di cambiare. dobbiamo scrollarci di dosso la grande notte nella quale siamo stati scaraventati, e venirne fuori. Il nuovo giorno che sta sorgendo ci deve trovare saldi, preparati e risoluti.

Dobbiamo lasciare alle spalle i nostri sogni, abbandonare le vecchie certezze e le amicizie di prima della vita. Non perdiamo tempo in sterili litanie o in trasformismi nauseanti. Dimentichiamoci di questa Europa che non ha mai smesso di parlare dell’uomo mentre lo massacrava dovunque lo incontrasse, a ogni angolo di strada, a ogni angolo del mondo.

Ecco che per secoli l’Europa ha bloccato il progresso degli altri uomini e li ha asserviti ai suoi disegni e alla sua gloria; secoli nei quali in nome di una pretesa “avventura spirituale” ha soffocato quasi tutta l’umanità. Guardatela oggi questa Europa, in precario equilibrio tra la disintegrazione atomica e la disintegrazione spirituale.

Eppure a casa sua si può dire che è riuscita a fare tutto sul piano delle realizzazioni.
L’Europa ha assunto la direzione del mondo con ardore, cinismo e violenza. E guardate quanto l’ombra dei suoi monumenti si allunga e si moltiplica. Ogni movimento dell’Europa ha forzato i limiti dello spazio e del pensiero. L’Europa ha negato ogni umiltà, ogni modestia, ma così si è negata a ogni premura, a ogni tenerezza.

Si è mostrata parsimoniosa solo con l’uomo, meschina, carnivora omicida solo con l’uomo.
Allora, fratelli, come si fa a non capire che abbiamo di meglio da fare piuttosto che seguire questa Europa.
Questa Europa che non smette mai di parlare dell’uomo, mai di proclamare che la sua sola preoccupazione è l’uomo, ora sappiamo quali sofferenze l’umanità ha pagato per ogni vittoria del suo spirito.
Forza, compagni, il gioco europeo è definitivamente finito, bisogna trovare dell’altro. Oggi possiamo fare qualsiasi cosa, a condizione di non scimmiottare l’Europa, a condizione di non farci ossessionare dal desiderio di raggiungere l’Europa.
 

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Giovedì 8 marzo 2007, il Tribunale di Parigi ha condannato il famoso Centro Simon Wiesenthal per diffamazione nei confronti del “Comitato di Beneficenza e Soccorso ai Palestinesi” (CBSP), per averlo accusato di finanziare gli attentati suicidi in Palestina.
In effetti il Comitato opera fin dal 1990 nel campo degli aiuti umanitari verso i palestinesi, soprattutto gli orfani, raccogliendo fondi destinati ad alleviare le sofferenze del popolo palestinese vittima dell’occupazione israeliana.

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arton145002-370x232.jpgL’attento Voltarienet.org ci fa notare il sottile tentativo fatto da "Le Monde" di giustificare una guerra americana in Iran

 

Secondo il Quotidiano francese "Le Monde", l’Iran avrebbe già attaccato gli Stati Uniti.

Dando uno sguardo a "Le Monde" del 28 gennaio 2007 si legge: “Iraq, Afghanistan: Gli Stati Uniti cercano di contrattaccare” Se ne deduce che l’Iraq e l’Afghanistan siano due province americane sotto attacco.
L’attacco sarebbe stato sferrato da 150 iraniani, agenti segreti, contro 130.000 soldati e 45.000 mercenari. Uno scenario degno di "300", l'ultimo film di Hollywood sulla battaglia delle Termopili.

 

Noi speriamo che si sia trattato solo di un errore d'ingenuità della redazione di "Le Monde"

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Wiesenthal Center criticato aspramente per le accuse rivolte ad un museo irlandese di custodire refurtiva nazista
Dopo la condanna per la diffamazione nei confronti del Comitato di Beneficenza e soccorso ai Palestinesi e dopo le invenzioni sul presunto antisemitismo di Hugo Chavez, scoperta un'altra bufala del centro Wiesenthal, che questa volta ha accusato gli anziani fondatori di un  museo irlandese di avere acquistato illegalmente opere d'arte appartenute ad ebrei. Ma il tribunale li ha prosciolti e l'esperta d'arte Lynn Nicholas ha chiarito in modo definitivo che gli eredi del cacciatore di nazisti hanno un'altra volta lanciato accuse senza fondamento.

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La struttura di potere del sistema imperiale può meglio essere compresa attraverso una classificazione delle nazioni secondo la loro organizzazione politica, economica, diplomatica e militare.
Un'analisi di James Petras Write comment (0 Comments)
 

061227_money-talks-image.jpgCina: la liberalizzazione rischiosa e ad alta crescita è l’unica alternativa?

 

Negli ultimi anni la Cina ha accelerato la sua corsa per il raggiungimento dello status di superpotenza economica nel panorama mondiale. Mentre l’economia cinese si globalizza, gli importanti cambiamenti avvenuti nei suoi mercati finanziari hanno, da un lato, aperto nuove opportunità di espansione all’estero ma, dall’altro, hanno esposto il Paese ad un rischio sempre più elevato di crisi finanziarie.

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Grande Crisi finanziaria oppure obbligazioni  che non valgono più nulla?
Un'analisi approfondita e anticonformista del sociologo James Petras. La crisi finanziaria non è ancora arrivata, ma è dietro l'angolo.

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Analisi - Una intervista a James Petras da parte di Radio Centenario, comparsa su www.lahaine.org
Iraq, Kurdistan, Turchia, Argentina e Latino America, valutazioni sullo stato delle cose.
Traduzione per ossin di Elena Cristiano.


(nella foto, James Petras)

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Analisi - L'aumento del prezzo del petrolio colpisce i paesi ricchi, ma in modo ancora più drammatico i paesi africani non produttori, dove aumentano fame e rabbia popolare. Ma l'Africa è anche terra di paradossi: produce oramai l'11% del petrolio mondiale, ma partecipa al consumo mondiale di energia solo con un 3%, concentrato in paesi non produttori.
L'editoriale del numero di dicembre 2007 di Afrique Asie, tradotto da ossin.

 

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Analisi - "Il declino del sistema occidentale" è il titolo dell'editoriale pubblicato da Resistenze.org sul numero del 7 Febbraio 2008 a firma di Davide Rossi. Abbiamo deciso di pubblicarlo su Ossin.org perchè ci sembra illuminante.

 

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Analisi - La crisi finanziaria del sistema capitalista mondializzato é irreversibile. Ma il capitale la farà pagare ai lavoratori ed ai paesi più vulnerabili. Già ora i rendimenti dei fondi pensione calano, con danno grave per i poveri lavoratori truffati dalla propaganda neoliberale. In una intervista apparsa su Afrique Asie del marzo 2008, Samir Amin analizza la fase e il caos delle Borse: all'orizzonte altre guerre, ulteriore riduzione del valore del lavoro e nuove restrizioni degli spazi democratici.

Bisogna forse leggere in questa prospettiva la sostanziale identità dei programmi elettorali di Veltroni e Berlusconi, preludio del grande accordo per riformare il paese in senso americano. E sarà forse anche per questo che il Partito democratico cerca di cancellare la sinistra dal panorama politico del paese, rendendola politicamente irrilevante. Eppure, secondo Samir Amin, una autentica alternativa di sinistra sarebbe la sola soluzione accettabile. La traduzione in italiano é a cura di ossin.

 

 

(nella foto, Samir Amin)

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Interventi - L'ultimo libro di Eduardo Galeano ("Espejos - Una historia casi universal", Montevideo, 2008) contiene alle pagine 328-329 poche righe, dense e brucianti, sulla condizione del popolo saharaoui e del popolo palestinese. Ne pubblichiamo una anticipazione nella traduzione in italiano di Alessandra Riccio.

 



(nella foto, Eduardo Galeano)

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Interventi - Pubblichiamo un appello al voto per la Sinistra di Ettore Masina. Non ci sfugge che le elezioni sono oramai dietro l'angolo, però l'esercizio della memoria e la moralità civile delle sue parole rendono questo scritto ancora utile. Comunque è una testimonianza che vale la pena di leggere.

 

(nella foto, Ettore Masina)

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