Marocco - Le Journal Hebdomadaire intervista Toni Negri, in questi giorni in Marocco per un ciclo di conferenze. Tema: la crisi dell'unilateralismo nord-americano e il destino del mondo.

 

(nella foto: Toni Negri)

 

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IL MONDO SI CARATTERIZZA OGGI PER LA FINE DELL'UNILATERALISMO USA

 

 

Intervista di Le Journal Hebdomadaire ( 28 aprile - 4 maggio 2007) a Toni Negri, in questi giorni in Marocco per un giro di conferenze



Domanda: Dove va il mondo e che ruolo vi giocheranno nel prossimo futuro le grandi potenze?

Risposta: Oggi il mondo é unificato dal mercato e questo é un processo irreversibile. Ma la novità principale é la crisi dell'unilateralismo USA. E' il fallimento del colpo di stato nordamericano per il dominio del mondo, dopo il crollo dell'Unione Sovietica. Esso mirava a dominare il mercato globale e affonda le sue radici sicuramente prima dell'11 settembre, che pure ha rappresentato un'occasione d'oro. Ricorrendo ad una nozione hegeliana, l'11 settembre rappresenta la fusione del soggettivo e dell'oggettivo... Ma il sistema che sta per succedere all'unilateralismo USA non mi incanta per niente. Col fallimento del colpo di stato di Washington, si passa da un ordine monarchico ad un altro aristocratico. Ritorna reale il multilateralismo dei continenti (la Cina, gli USA, la Russia e l'Europa sono dei continenti)... C'é un altra mondializzazione possibile da costruire, perché la mondializzazione non é solo inevitabile, ma irreversibile. E le contestazioni mossele contro da parte di alcuni movimenti di estrema sinistra sono astratte, perfino reazionarie. Un'altra mondializzazione umana e universale sarà fatta da queste moltitudini attive e queste irriducibili singolarità che sono all'opera nella nostra società. Solo una vera democrazia partecipativa puo' aiutare l'integrazione internazionale che prenderà il posto del multilateralismo aristocratico.

 


Domanda: Quali le ragioni dello strepitoso fallimento del folle e colossale tentativo USA di dominare il mondo?
Risposta: Molto semplice, G W Bush non aveva i mezzi per realizzare la sua politica. L'industria USA non produce più il surplus necessario per mantenere un esercito in guerra. Si tratta molto prosaicamente di mancanza di fondi. La guerra in Iraq ha inghiottito e continua a inghiottire centinaia di miliardi di dollari. In più, l'esercito USA é un esercito mercenario e, dunque, é un gran divoratore di biglietti verdi. La volontà di potenza ha portato il Nordamerica in una situazione finanziaria insostenibile, e questo semplicemente non puo' continuare... Gli USA ripetono l'errore del Vietnam, ma più in grande. D'altronde i più intelligenti tra i teorici neoconservatori hanno cambiato opinione: per Fukuyama bisogna tornare ad occuparsi della Nazione, dopo il fallimento della esportazione della "democrazia", una democrazia al servizio dell'industria USA, beninteso. Un'altra ragione del fallimento dell'unilateralismo USA é che la Francia e la Germania hanno detto NO; in fondo tutta l'Europa ha detto NO, perché la Spagna e l'Italia non sono state di grande aiuto, e questo ha approfondito l'isolamento USA. Di fatto, dopo gli attentati dell'11 settembre, gli USA hanno sparigliato le carte. Le crisi locali sono diventate generali, il conflitto israele-palestinese si é propagato progressivamente in tutto il Medio Oriente. L'America Latina ha messo a profitto l'indebolimento degli USA per uscire finalmente dal "cortile di casa".



Domanda: Lei pensa che sia l'emancipazione dell'altra America, quella dei latini?
Risposta: Si, l'America Latina gli é sfuggita di mano e questo é un fatto irreversibile. La linea Sud-Sud, portata avanti dal presidente brasiliano Lula, funziona meglio. E la Cina ha invaso l'Africa a spese degli Stati Uniti. L'America Latina esce dalla dipendenza ed entra nell'interdipendenza, grazie alle forti pressioni democratiche interne.


Domanda: Dunque la potenza USA si é assunta rischi seri attaccando l'Iraq?
Risposta: Rischi enormi, ma era forte la tentazione di assicurarsi guadagni sostanziali e strategici. Si trattava di distruggere o di far rientrare nei ranghi gli "Stati canaglia". L'Iraq rappresenta il controllo del petrolio, é una guerra contro l'Europa perché Washington non vuole una potenza europea. La guerra in Afghanistan é una punta avanzata nel ventre molle dell'ex impero russo.



Domanda: Che ne sarà del neocolonialismo?
Risposta: Nel sistema neocolonialista la possibilità di rotture interne é più forte che nella dominazione coloniale classica. L'emancipazione dell'America Latina é un caso esemplare di vittoria anti-neocolonialista. Di fatto le strategie di sviluppo nazionali sono in flagrante fallimento. Anche lo Stato-nazione é in crisi relativa... Lo Stato non puo' più muovere guerra. E questa é una delle sue caratteristiche primordiali. La sua crisi é legata anche alla impossibilità di battere moneta, oggi bisogna passare per l'ordine mondiale... Io sono contento che lo Stato-nazione sia in crisi. Io sono italiano ed europeo, e l'ultimo secolo é stato il peggio.



Domanda: Cosa pensa del fenomeno Chavez?
Risposta: Hugo Chavez, lo conosco personalmente. La sua politica rischiosa é coraggiosa. Si mantiene in giusto equilibrio tra la linea di liberazione nazionale e lo sforzo di emencipazione collettivo ispirato dal Bolivarismo. Detto questo, il caudillismo di Chavez é di cattiva qualità.



Domanda: Lei conosce Lula Da Silva?
Risposta: Si, lo conosco da quando era il leader del partito del lavoro brasiliano. Io preferisco le sue scelte politiche. Per lui come per me, il problema non é solo quello di liberare l'uomo dal profitto, ma anche dalla fatica fisica distruttiva. E questo non puo' farsi se non attraverso un aumento della produttività, perché la rivoluzione non puo' essere solo sociale. Le sue dimensioni di ordine tecnologico sono decisive.



Domanda: Durante l'ultima metà del XX secolo la maggioranza dei popoli si é liberata dal dominio coloniale diretto. Perché, secondo lei, la situazione di dominio israeliano sulla Palestina invece continua?
Risposta: Lo stato ebraico é nato in un momento di debolezza degli arabi. Io sono stato negli anni cinquanta in Egitto e ho capito il grande disprezzo che Nasser provava per il mondo arabo arcaico, coi suoi sceicchi e i suoi reucci assolutisti... Bisogna sapere che c'é una vera e propria alleanza mondiale che sostiene Israele. Certo Israele ha mantenuto le posizioni, ma il popolo palestinese é sopravvissuto, e questo é un miracolo.

 

 

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