ProfileAnalisi, 2 novembre 2019 - È diventata un'abitudine per le istituzioni ebraiche misurare fino a qual punto le nazioni ospitanti odino i loro ebrei, e quanto gli ebrei abbiano paura dei loro vicini (nella foto, Harvey Weinstein, il produttore ebreo bersaglio della campagna #Metoo)   

 

Gilad Atzmon, 28 ottobre 2019 (trad. ossin)
 
Antisemitismo e senso di colpa ebraico
Gilad Atzmon
 
È diventata un'abitudine per le istituzioni ebraiche misurare fino a qual punto le nazioni ospitanti odino i loro ebrei, e quanto gli ebrei abbiano paura dei loro vicini. I media ebraici hanno scritto ieri che "9 ebrei statunitensi su 10 si preoccupano dell'antisemitismo"
 
Harvey Weinstein, il produttore ebreo diventato bersaglio della campagna #Metoo
 
Da parte mia, non riesco a pensare a un altro gruppo di persone che investa tanta energia nel misurare la propria impopolarità. Nonostante l'ampiezza dell'islamofobia e del razzismo anti-nero, non siamo investiti da una raffica costante di "statistiche" per "avvertirci" di quanto siano odiati i neri o di quanto i musulmani non siano sicuri.   
 
Le statistiche dell'American Jewish Committee (AJC) suggeriscono che "la maggior parte degli ebrei pensa che la situazione stia peggiorando". Trovo improbabili le loro statistiche ma immagino che qualsiasi persona che abbia qualche nozione di matematica sarebbe d'accordo nel dire che, se già 9 su 10 sono spaventati, la situazione non può significativamente "peggiorare", perché arrivare a 10 su 10 costituirebbero solo un aumento minore (11%).
 
Supponiamo, per un momento, che le statistiche dell'AJC riflettano la realtà e che la stragrande maggioranza (90%) dei 1.200 intervistati ebrei, di diverse convinzioni politiche e religiose, consideri effettivamente l'odio verso gli ebrei come un problema serio dalle conseguenze potenzialmente disastrose.
 
Potremmo allora chiederci chi sono gli ebrei "cattivi" su dieci che, a differenza dei loro fratelli, non hanno paura dei loro vicini statunitensi. Suppongo si tratti degli "odiatori di sé", quel famigerato gruppo di orribili ebrei umanisti che sostengono la Palestina e sono disgustati dalla molteplicità dei recenti scandali ebraici #MeToo e dalle reti di pedofilia / criminalità organizzata. Questa piccola minoranza (10%) di ebrei disobbedienti potrebbe sentirsi indignata dallo scandalo degli oppioidi che ha causato la morte di 400.000 statunitensi, e probabilmente sanno chi sono i responsabili principali di questa saga di genocidio di classe. Probabilmente sono turbati da una serie di crimini finanziari, da Madoff alle banche israeliane che sfuggono alle tasse statunitensi, alle compagnie israeliane di opzioni binarie che frodano i cittadini statunitensi. Questi paria ebrei universalisti sono spesso aspramente critici con la loro gente, con la loro cultura e la loro politica. Possono denunciare AIPAC e ADL, Soros e persino JVP per aver agito come opposizione di comodo. Le statistiche dell'AJC sono ridicole, perché offrono uno scenario nel quale 9 ebrei su 10 vengono intimiditi da 1 ebreo su 10 che osa parlare.
 
Esiste un'interpretazione meno umoristica e più seria delle statistiche dell'AJC. È possibile che la gran parte degli ebrei che si preoccupano dell'antisemitismo siano solo il sintomo del fatto che gli ebrei in generale sono consapevoli dei tratti preoccupanti associati alla loro politica, cultura, identità, lobbismo e criminalità israeliana.
 
Gli ebrei possono ritenere di essere infangati come gruppo da personaggi problematici come Weinstein, Epstein e Maxwell. Potrebbero sentirsi inquinati dalla politica israeliana e dall'intensa attività di lobbismo sionista che saccheggia miliardi di dollari dei contribuenti statunitensi ogni anno. Nel momento in cui la Casa Bianca sembra voltare le spalle all'interventismo immorale dei Neocon, alcuni ebrei potrebbero sentirsi sconcertati per il fatto che la dottrina della guerra neocon sia stata in gran parte un progetto ebraico. Come ha scritto Ari Shavit, giornalista di Haartez nel 2003: "La guerra in Iraq è stata concepita da 25 intellettuali neoconservatori, gran parte dei quali ebrei ..." Forse alcuni ebrei ora comprendono che il passaggio sionista dalla "terra promessa" al "pianeta promesso” dei Neocon non convenga granché agli ebrei come gruppo.
 
Tento di dire che l’incontenibile paura dell' "antisemitismo", per quanto mal documentata dall'AJC, potrebbe essere espressione di un senso di colpa. Gli ebrei statunitensi si sentono forse colpevoli di responsabilità collettiva a causa della politica e della cultura disastrose di alcune fasce della loro élite corrotta. Potrebbero persino sentirsi in colpa come statunitensi per il brutale sacrificio di uno dei valori primari degli USA, quello della libertà di parola garantita dal 1° emendamento, sull'altare dell' "antisemitismo".   
 
Ovviamente, mi auguro che l’AJC approfondisca l’indagine su questo tema. Sarebbe interessante conoscere la correlazione tra la paura ebraica dell'antisemitismo e il senso di colpa ebraico. Sarebbe anche affascinante scoprire come l'ansia ebraica si traduca in autoriflessione. In proposito suggerisco che, invece di scaricare tutte le colpe sul popolo statunitense, gli ebrei seguano la strada dell'introspezione. Gli ebrei statunitensi potrebbero seguire l’esempio dei primi sionisti, come Theodor Herzl, che trasformarono il senso di colpa in un esame di coscienza. Herzl fu profondamente turbato dall'antisemitismo, ma ciò non gli impedì di analizzarne le cause. "I ricchi ebrei controllano il mondo, nelle loro mani sta il destino di governi e nazioni", scrisse Herzl. E continuò: "Mettono i governi l’uno contro l'altro. Quando i ricchi ebrei giocano, le nazioni e i sovrani ballano. In un modo o nell'altro, si arricchiscono sempre”. Herzl, come altri primi sionisti, credeva che gli ebrei potessero essere emancipati dalle loro condizioni e persino essere amati a livello globale mediante una metamorfosi culturale, ideologica e spirituale con l'aspirazione del 'ritorno a casa'. Herzl e i suoi primi compagni sionisti avevano chiaramente torto sul rimedio proposto per la questione ebraica, ma erano assolutamente nel giusto quando privilegiavano l’autoriflessione e la dura autocritica.
 
Gli ebrei statunitensi hanno molto da imparare da Herzl e dagli altri primi sionisti. Dovrebbero chiedersi come la loro "Medina d'oro" statunitense, la   loro terra di opportunità ebraica, si sia trasformata in un regno "minaccioso". Cosa è successo, cosa è cambiato negli ultimi anni? Sono stati i continui appelli contro l'antisemitismo e i tentativi disperati e istituzionali di mettere a tacere i critici che hanno trasformato la loro medina d'oro in uno spazio temibile?
 
 
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