ProfileAnalisi, 4 settembre 2019 - Prosegue la ponderosa analisi sulle origini dello Stato Profondo (Deep State) in America del nord, di Matthew Ehret. La nascita di una ideologia "verde", antiumana e genocida...   

 

The Duran, 10 maggio 2019 (trad.ossin)
 
Le origini dello Stato Profondo (Deep State) in America del Nord 4/6
Matthew Ehret
 
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Le Commissioni reali del CIIA decostruiscono e ricostruiscono l’anima sintetica del Canada
 
La RIIA ha diretto le sue varie filiali e le reti del Rhodes Trust in tutto il mondo per riuscire a realizzare il progetto New Eugenics delineato da Julian Huxley nel 1946. In Canada questo processo è durato 24 anni ed è stato posto in opera attraverso quattro diverse iniziative della CIIA, la cui immensa influenza non deve essere sottostimata:
 
La Commissione reale delle arti e delle lettere (1949-1951),
La Commissione reale sulle prospettive economiche del Canada (1955-1957),
La Commissione reale sull’organizzazione del governo (1960-1963), e infine,
Il Comitato senatoriale sulla politica scientifica (1968-1972).
 
Ogni iniziativa si proponeva di offrire nuove strutture di pensiero ai decisori politici nei campi della cultura, della politica economica e della politica scientifica. Queste dovevano favorire la cieca accettazione dei satanici progetti dell’eugenetica malthusiana fatta passare per «ecologismo» o «scienza» per salvare la natura dall’impatto della civiltà. Una società intrisa di senso morale giudaico-cristiano e di amore per il progresso, rafforzata dalla lotta di Roosevelt contro Hitler, non accetterà mai l’eugenetica; e questo lo sa bene l’oligarchia anglo-olandese.
 
Come si capisce dal nome, una Commissione reale è una invenzione dell’Impero britannico usata per secoli per dare l’illusione che i cambiamenti strutturali calati dall’alto in ogni aspetto del governo siano realizzati con obiettività e «scientificamente». La verità è che le conclusioni cui giungono queste commissioni sono predeterminate dall’oligarchia dirigente, prima ancora che gli esperti che partecipano alle Commissioni abbiano espresso il loro parere. Queste commissioni reali producono di solito un pletorico insieme di dati su un periodo da due a tre anni, in un ambito definito da una cricca di esperti selezionati che scrivono centinaia di migliaia di pagine, e poi riassumono i risultati e le prescrizioni in diversi rapporti di sintesi di 1 000 o 2 000 pagine. La stessa quantità di dati contenuti in questo rapporto serve a dissuadere chiunque dall’elaborare un’opinione contraria giacché, salvo che qualcuno dedichi due anni della sua vita a questi studi specialistici, frutto di milioni di dollari e migliaia di ore di lavoro, la sua opinione non varrà niente.
 
La Commissione Massey-Lévesque : prima ondata offensiva (1949-1951)
 
In Canada, Vincent Massey, protégé di Milner, fu incaricato di organizzare la realizzazione di questo programma dai molteplici aspetti, realizzato nell’ambito di una serie di Commissioni reali, interamente organizzate da agenti del CIIA. Massey assunse quindi il ruolo di Presidente della Commissione reale di inchiesta sullo sviluppo nazionale delle arti, delle lettere e delle scienze (1949-1951) aiutato dal vicepresidente, padre George Henri Lévesque, prete dominicano e sociologo, considerato a giusto titolo il padre intellettuale della Rivoluzione silenziosa del 1960-1966, che secolarizzò la provincia del Québec e introdusse le riforme scolastiche suggerite dall’OCDE. Tutte le proposte scaturite da questi lavori che durarono due anni erano in sintonia con gli obiettivi dell’UNESCO, resi pubblici da Sir Julian Huxley nel 1946 (1).
 
Come ha scritto il suo ex aiutante, Karen Finlay, in The Force of Culture, Vincent Massey and Canadian Sovereignty, Massey era mosso solo dal «principio del disinteresse» equivalente al «distacco intellettuale» necessario al giudizio estetico (2). Nella logica dell'UNESCO, e nella formula satanica di Massey, si presume che, poiché i valori personali "soggettivi" inquinano i propri giudizi sul "bello e buono", è solo dissociandosi dai valori preesistenti, che possiamo acquisire la capacità di giudicare la "buona" e la "cattiva" Arte in modo "oggettivo" e quindi "vero.
 
La separazione del soggettivo dall'obiettivo comporta necessariamente anche la negazione di qualsiasi norma preesistente in base alla quale i fatti possono essere intrinsecamente giudicati come buoni o cattivi, nutrendo quindi un relativismo morale che attende solo d’essere colto. Il male può quindi scatenarsi senza paura di essere sfidato. In altre parole, si tratta di una completa negazione dell'esistenza di principi fisici universali.
 
La negazione dei principi fisici universali da parte della Commissione Massey-Lévesque ha ispirato anche il rafforzamento della Canadian Broadcasting Corporation (Società Radio-Canada), e la creazione di un Ufficio nazionale del film, di una Biblioteca nazionale, di un Museo delle Belle arti del Canada, di una Banca nazionale d’arte, di un Consiglio di ricerche in scienze umane e sociali, e infine di un Consiglio delle arti del Canada, ricalcato sul modello britannico di Keynes, vale a dire semiautonomo ma finanziato dal governo (3).
 
Era essenziale per la Commissione che il sistema di insegnamento fosse finanziato a livello federale, perché era l’unico modo di implementare le riforme dell’OCDE e dell’UNESCO senza che le province potessero opporsi. I metodi di insegnamento esistenti privilegiavano i classici greci e consideravano che gli studenti avessero un’anima. Non avrebbero potuto essere efficacemente smantellati se non attraverso le riforme dall’alto introdotte negli anni 1960, periodo in cui il relativismo morale, il darwinismo e i «matematici moderni» sostituirono progressivamente tutto ciò che aveva qualche sostanza. La spaventosa esplosione di un’arte contemporanea, astratta e banale, generosamente patrocinata dal Consiglio delle Arti di Massey (fondato nel 1957) dà un’idea della patologia spirituale che affligge gli imperialisti e, purtroppo, anche le loro vittime. Tanto il controllo federale sull’educazione che sulle arti erano necessari per pervertirne i principi fondamentali, e stabilire l’infrastruttura mentale e spirituale che doveva servire a far recepire i programmi malthusiani che erano alla base della nuova eugenetica ambientalista.
 
Per ampliare questa deriva spirituale, la Commissione Massey-Lévesque vietò perfino la creazione di un sistema canadese di onorificenze, in modo che le tradizioni oligarchiche potessero essere al meglio coltivate in Canada (4). La creazione del Consiglio delle arti del Canada richiese molto più tempo di quanto Massey avrebbe voluto, e il ritardo è ampiamente imputabile alla resistenza opposta dal governo dell’Unione nazionale del Québec e dalla Chiesa Cattolica legata al Vaticano. L’allora ancora potente Chiesa quebecchese era l’unica forza organizzata del continente ad avere chiaramente individuato le intenzioni apertamente sataniche delle riforme dell’OCDE e dell’UNESCO che infiltravano i sistemi educativi e politici del mondo intero.
 
Per tali ragioni, padre Lévesque, e la sua covata ideologica composta da ingegneri sociali e da tecnocrati dell’Università di Laval, diventarono i nemici giurati del governo di Unione nazionale. Il varo delle riforme dell’insegnamento dell’OCDE, raccomandate dalla Commissione Massey-Lévesque, fu centrale nella Rivoluzione silenziosa. Il compito venne affidato in gran parte a due borsisti del Rhodes Trust: Jean Beetz, Paul Gérin-Lajoie, il creatore del Ministero dell’educazione del Quebec. Alla facoltà di Diritto dell’Università Laval, Pierre Elliot Trudeau – il futuro Primo ministro – giocò anch’egli un importante ruolo istituzionale, al fianco di Lajoie e di Beetz.
 
Con la creazione del Consiglio delle arti del Canada, fu assicurata la «gestione scientifica» della cultura, così necessaria ad elevare il brutto e il banale ad una posizione rispettabile, e furono così gettate le prime basi per un’egemonia fascista nel paese.
 
La Commissione Gordon : seconda ondata offensiva (1955-1957)
 
«Molti Canadesi sono preoccupati che importanti decisioni economiche vengano prese da non residenti, [perché questo] potrebbe portarci ad una dominazione economica da parte degli Stati Uniti e, in fin dei conti, alla perdita della nostra indipendenza politica». Rapporto della Commissione Gordon, 1957 (5)
 
Alla Commissione Massey-Lévesque successe la Commissione reale sulle prospettive economiche del Canada (1955-1957) di Walter Lockhart Gordon, presidente del Comitato esecutivo nazionale del CIIA, e capo della più grande società di contabilità del Canada: Clarkson-Gordon Management. La Commissione sostenne che la sovranità del Canada fosse minacciata dall’ingerenza statunitense nelle imprese canadesi, e che bisognasse assolutamente assumere delle misure per allontanare gli USA dall’economia canadese.
 
Come ha dimostrato lo storico Stephen Azzi nel suo saggio del 2007 sugli investimenti stranieri e il paradosso del nazionalismo economico (6), le affermazioni contenute nel rapporto erano del tutto menzognere. In nessuna parte dei voluminosi rapporti della Commissione Gordon si è affrontato il tema della crescita importante del livello di vita, né dell’energia elettrica, né dei servizi sociali legati al capitale statunitense. Dunque l’unico obiettivo che il rapporto si proponeva era di coltivare una cultura anti-statunitense, di istituire organismi politici che limitassero l’investimento straniero nei mercati canadesi e, di conseguenza, di peggiorare le condizioni di vita potenziali dei Canadesi (7). La maggiore bugia contenuta nel rapporto, però, e che Azzi non ha rimarcato, è che non c’è mai stata un’indipendenza politica che il Canada potesse temere di perdere per colpa degli Statunitensi.
 
Gordon ha messo in opera le sue proposte, dopo avere epurato il partito liberale da tutti i seguaci di C.D. Howe dal 1957 al 1963 (8), diventando ministro delle Finanze (1963-1965) nel governo del solito uomo di paglia di Vincent Massey, Lester Pearson, che egli stesso aveva scelto nel 1955 come candidato alla presidenza del partito liberale (9). Dopo aver fallito come ministro delle Finanze, Gordon successe al suo predecessore Maurice Lamontagne alla presidenza del potente Ufficio del Consiglio Privato (1966-1968).
 
Queste due Commissioni si proponevano di «lanciare un allarme» sulla vulnerabilità del Canada rispetto alla possibilità di un controllo imminente della sua cultura e delle sue risorse economiche da parte dell’imperialismo USA. Pur non fornendo alcuna prova circa la concretezza di questo pericolo, le prescrizioni pensate per evitare al Canada una subalternità economica e culturale nei confronti degli USA ebbero insieme effetti positivi e negativi: l’aspetto negativo fu la rapida crescita di quote e tasse doganali finalizzate a limitare il flusso dei capitali e dei media stranieri; mentre l’aspetto positivo fu la proposta di istituire strutture centalizzate che sostituisssero la pletorica burocrazia controllata da Londra nell’amministrazione della cultura e nella gestione economica. Da tempo sotto controllo, i mass media canadesi drammatizzarono il quadro, distillando una paura collettiva nella cultura popolare.
 
L’altro effetto di questi due rapporti fu di amplificare a tal punto l’antiamericanismo, da poter costruire un’identità canadese a partire da una negazione fondata sulla paura, sulla quale Massey, Lévesque e Gordon – fedeli alle raccomandazioni di Lord Milner nel 1909 – elaborarono il progetto di un «Nuovo nazionalismo». Quando i liberali di Lester B. Pearson andarono al governo nel 1963, dotarono questo nazionalismo da paccottiglia di un nuovo inno nazionale e di una bandiera canadese propria.
 
Questa indipendenza dal controllo diretto dell’Impero britannico sarebbe stata enunciata per il Canada dopo il 1963, quando molte nazioni cominciarono ad essere catturate nella tela di ragno imperiale che aveva costituito il Fondo Monetario Internazionale.
 
Quel che molti Canadesi non sembrano avere ancora capito è che, a differenza delle bandiere della maggior parte dei paesi, la nobile foglia d’acero non ha mai avuto alcun significato.
 
La Commissione Glassco : terza ondata offensiva (1960-1963)
 
Dopo avere sufficientemente amplificato il complesso di inferiorità culturale canadese con la paura dell’imperialismo USA, la nevrosi collettiva era matura per il successivo assalto della Commissione reale sull’organizzazione del governo (1960-1963) presieduta da John Grant Glassco, figlio di William Grant, nipote di Vincent Massey e socio di Walter Gordon nella Clarkson-Gordon. Questa commissione ideò un quadro monetarista/contabile per la gestione di una struttura burocratica, nella logica del «far gestire ai manager». Come annunciato nella sua mission: «Questo rapporto analizza l’adeguatezza delle disposizioni esistenti per l’erogazione dei servizi economici e statistici, necessari all’informazione del pubblico e alla individuazione delle politiche e delle decisioni amministrative». (10)
 
Più oltre, il rapporto attribuisce tutte le cause di inefficienza delle amministrazione e dei governi allo scarso numero di economisti e di esperti in scienze sociali impiegati: «Non ci vuole molto a scoraggiare la carriera amministrativa degli economisti. Gli amministrativi di talento sono rari quanto gli economisti, e la funzione pubblica commetterebbe un errore privandosi di buoni amministratori». (11)
 
Preparando l’attuazione, dal 1963 al 1965, delle proposte della Commissione reale del 1957 da parte del Ministro delle finanze Walter Gordon, Glassco istituì le nuove strutture di controllo necessarie a Gordon per escludere il Canada dagli investimenti statunitensi, e ridurre al minimo le relazioni Stati Uniti-Canada. Scriveva: «La preoccupazione immediata è quella di formare un personale competente alle dipendenze del Ministero delle Finanze; non per ripetere lavori già fatti altrove, ma piuttosto per curare, sotto la vigilanza del Ministro delle Finanze, l’elaborazione di una politica economica generale per l’insieme del Governo». (12)
 
Infine Glassco ha condivio la politica dell’UNESCO di valorizzare le scienze sociali, e ciò ha fatto attaccando le scienze «dure» come la fisica e la biologia. Affermava: «Per carenza di fondi, lo sviluppo relativamente lento della ricerca economica nelle Università canadesi influisce sulla quantità e qualità dell’offerta futura di economisti qualificati. Mentre il governo dispensa decine di milioni di dollari per anno, al sostegno alla ricerca in campo fisico e biologico, pochi aiuti vengono accordati alla ricerca nel campo delle scienze sociali». (13)
 
Lo slogan «lasciar governare i manager» era necessario per salvare l’apparenza della democrazia, mantenendo al tempo stesso la società sotto il controllo assoluto di una élite contabile. Per questo, i rapporti della Commissione richiedevano una pianificazione «orizzontale» (dal basso verso l’alto), che avrebbe rimpiazzato la credenza arcaica nell’integrazione «verticale» (dall’alto verso il basso) degli eletti incaricati di governare il processo.
 
Ironia della sorte, mentre si promuoveva una pianificazione dal basso verso l’alto secondo gli standard contabili, Glassco realizzò un controllo centalizzato attraverso il Treasury Board. Questo sistema avrebbe assicurato solo ad una piccola cricca di avere uno sguardo d’insieme sul complesso, mentre gli altri ministeri sarebbero stati troppo concentrati su punti iperspecialistici, per poter pensare al tutto.
 
Mentre il NRC e i suoi dirigenti come C.J. Mackenzie, allievo dei rimpianti C.D. Howe e E.W.R. Steacy, subivano forti attacchi da parte della Commissione Glassco, la revisione propugnata da Glassco comportava una centralizzazione della politica scientifica, in base ai vincoli di bilancio imposti dal Tesoro e dal Segretariato per le scienze. Vi doveva essere una subordinazione completa ai burocrati specialisti di contabilità ed economia monetaria, formati nei programmi di «scienze sociali e umane» dell’UNESCO. Questo nuovo sistema di gestione, di tipo pianificazione-programmazione-messa in bilancio (PPB), rendevano impossibili gli obiettivi che erano stati dei governi di C.D. Howe e, più tardi, di John Diefenbaker (1957-1963), che miravano davvero a migliorare la nazione (14). Questa riforma, tuttavia, non era un fine in sé. Essa era solo una tappa necessaria verso un sistema di pensiero che accettasse il linguaggio lineare dell’«analisi dei sistemi» come modello per concettualizzare la gestione dell’umanità in base alle leggi dell’entropia, vincolata ai limiti delle risorse fisse.
 
Diversi anni più tardi, Trudeau avrebbe attuato integralmente le raccomandazioni del rapporto Glassco per la revisione delle politiche.
 
Nel 1963, come ricompensa per i buoni e leali servizi svolti, Glassco venne promosso dal posto di vice presidente esecutivo a quello di presidente della brasiliana Traction, Light and Power Co. Fu durante la sua presidenza che un colpo di Stato militare rovesciò il presidente nazionalista brasiliano João Goulart (15). Il saccheggio del Brasile attraverso la liberalizzazione dei mercati creò un precedente dui cui si avrà un’applicazione ancora più aggressiva un decennio dopo, quando Henry Kissinger organizzò il colpo di Stato di Pinochet in Cile.
 
Programma di genocidio della Commissione Lamontagne (1967-1973)
 
L’ultima ondata del progetto di Milner, e implementato dal CIIA, per far nascere un «nuovo nazionalismo» (almeno per quanto riguarda le maggiori riforme strutturali), fu il Comitato speciale del Senato per la politica scientifica (1967-1972), meglio noto come Commissione Lamontagne, dal nome del suo presidente, il senatore Maurice Lamontagne (16). Questa commissione si distingue per essere stata la più trasparente nella sua intenzione satanica di vietare la creatività e imporre vincoli malthusiani alle gestione delle vicende umane. L’intento del rapporto è tanto più evidente in quanto inizia col riconoscimento dei meriti del sistema economico statunitense, per tentare poi di screditarlo con menzogne e sarcasmi:
 
«Agli inizi del XIX secolo, la Gran Bretagna e, in misura minore, la Francia svilupparono rapidamente delle tecnologie industriali, e trovarono il modo di impiegare la scienza a fini produttivi. In seguito gli Stati Uniti colmarono il loro ritardo tecnologico con tale rapidità che poterono esportare verso i paesi europei «avanzati» tecniche di fabbricazione e macchinari così diversi da meritare l’appellativo di «Sistema americano». Nel 1853, un gruppo di lavoro inglese sulla produttività si recò negli Stati Uniti per studiare questo «sistema». Concluse affermando che «gli uomini negli Stati Uniti servivano Dio con la più grande serietà e la più profonda sincerità, attraverso l’impegno per l’efficienza economica». (17)
 
Riconoscendo da un lato il rapporto tra creatività e progresso tecnologico e, dall’altro, quello tra progresso tecnologico e aumento della crescita e della produttività, profondamente integrati nel sistema statunitense fondato da Alexander Hamilton e dal suo mentore Benjamin Franklin, Lamontagne – allievo di George Henri Lévesque e componente dodici anni prima della Commissione Gordon – mostrò tutto il suo impegno a difendere i principi dell’Impero. Lyndon Larouche (1922-2019), grande sostenitore del sistema USA nel XX e XXI secolo, così descrive il contrasto tra le forze in campo:
 
«Il più bell’esempio di contrasto tra Bene e e Male in epoca moderna si ravvusa non solo nel principio antimonetarista su cui si fondava la Costituzione originale degli Stati Uniti d’America, ma anche in quello stesso che, precedentemente, era stato adottato dalla colonia della Baia del Massachusetts. Tale principio, che la società moderna deve a geni del Rinascimento come Nicola Cusano, ha trovato applicazione nel ruolo di primo piano giocato dal Segretario al Tesoro degli Stati Uniti, Alexander Hamilton». (18)
 
La fedeltà di Lamontagne alle forze monetariste, che si oppongono al sistema statunitense, è evidente nel secondo dei tre volumi del suo rapporto, quando rivela i suoi veri intenti:
 
«Risulta però evidente che la natura non è passiva come ci viene da credere. Essa risponde a leggi proprie, e può vendicarsi se il suo equilibrio viene perturbato. […] [Essa] impone vincoli precisi alla tecnologia che, se a lungo ignorati, possono ridurre piuttosto che accrescere la disponibilità di risorse e spazio abitabile. […] La questione evidente che ci si pone è allora: come possiamo spegnere la creatività degli uomini?» (19)
 
 
Quindi Lamontagne conclude che è la stessa creatività degli uomini a dover essere spenta per evitare che il presunto punto di equilibrio «fisso» della natura vega modificato dalla tecnologia! Sono queste le radici morali dell’attuale religione ecologista mondiale che allora era patrimonio solo di pionieri. E, pur ammettendo che la sua soluzione «ideale» di annullare l’impulso creativo dell’uomo è anche essa impossibile – non ci riuscì nemmeno Zeus nel Prometeo incatenato di Eschilo – propone tuttavia un’alternativa perversa:
 
«Come potremmo decretare una moratoria sulla tecnologia? E’ impossibile distruggere il sapere esistente, ostacolare il desiderio innato nell’uomo di apprendere, di inventare e di innovare. […] In ultima analisi, constatiamo che la tecnologia è un semplice strumento creato dall’uomo nel perseguimento delle sue aspirazioni infinite, e non è l’elemento significativo che invade l’ambiente naturale. E’ la crescita materiale stessa che è fonte del conflitto tra l’uomo e la natura».
 
Per Lamontagne, la creatività e i risultati del progresso tecnologico sono accettabili solo se riducono il conflitto tra l’uomo e la natura! Quel ch’egli definisce la «cattiva» tecnologia accresce la produttività dell’umanità, e con essa l’entropia, in una economia basata su di un ecosistema fisso. Ma, se invece si favoriscono tecnologia di modesto consumo energetico, come l’eolico, i pannelli solari e il biodiesel che riducono necessariamente la creatività umana, è possibile allora ridefinire la tecnologia come una «buona» cosa.
 
 
Questo è l’intento genocida dell’Impero britannico espresso in totale franchezza, e che è stato il bersaglio principale di Lyndon Larouche, uomo di Stato statunitense e fondatore dell’economia fisica. All’epoca della Commissione Lamontagne, Larouche si era già imposto nel mondo come l’unico oppositore attivo del programma genocida della monarchia britannica mirante a ridurre la densità dei flussi energetici che sono alla base dell’esistenza materiale e intellettuale della società. Larouche lottò poi per 50 anni per difendere la verità di una relazione scientifica tra l’umanità e l’universo secondo una formula detestata da Lamontagne e i suoi padroni anglo-olandesi: la necessità di un progresso scientifico e tecnologico illimitato si esprime attraverso l’obbligo incessante di accrescere la produttività.
 
Il concetto usato da Larouche per guidare l’umanità verso il progresso è la crescita della densità dei flussi di energia attraverso la biosfera e l’economia, grazie alla modernizzazione di nuove piattaforme tecnologiche. Mettete a confronto il punto di vista di Larouche sulla densità dei flussi di energia con le stupidaggini ciniche proferite da Lamontagne nell’estratto che segue:
 
«L’aumento della densità dei flussi energetici, calcolata per ciascun abitante, deve attualmente addirittura accrescersi. In caso contrario, il tasso di mortalità nel mondo crescerà, e già tocca livelli che potremmo definire di genocidio planetario. […] La tendenza nominale alla crescita dei tassi di mortalità non è l’unico aspetto di questa minaccia. L’incapacità a mantenere un tasso di aumento dei flussi energentici per abitante deve essere correlata alla decrescita dello sviluppo intellettuale dei cittadini medi statunitensi ed europei. La sedicente «dottrina verde» porta non solo al genocidio umano, ma anche al deterioramento della capacità e della salute mentale dell’essere umano». (20)
 
Quel che Larouche dice è il semplice fatto che, senza un costante aumento del flusso di energia nel sistema, e per ciascun indivuduo che lo compone, la presenza dominante di una dottrina verde che fissa i «valori» in termini di energia e comportamenti che riducono la capacità dell’umanità di lavorare determinerà alla fine lo sterminio della popolazione imprigionata in quel sistema. La distruzione del potenziale di crescita della densità di flussi energetici nel sistema, vale a dire della creatività, indica che il genocidio è la sola opzione auspicata dall’oligarchia che ci governa!
 
In che modo una simile logica genocida avrebbe potuto essere accettata da cittadini e amministratori animati dalla fede nel progresso scientifico e tecnologico, come era alla fine deglli anni 1960? Già nel volume 1, Lamontagne aveva affrontato il tema:
 
«Se la politica scientifica generale deve efficacemente svolgere il suo ruolo cruciale, deve anche elaborare un sistema di controllo che garantisca che la strategia venga rispettata in ogni minimo dettaglio del processo decisionale e dei meccanismi di verifica. […] Forse più di qualsiasi altro settore della politica, la politica scientifica esige una rigorosa applicazione dell’analisi dei sistemi». (21)
 
Attraverso le statistiche e la compartimentazione, il linguaggio lieare dell’analisi dei sistemi riuscì a paralizzare sufficientemente le menti di quelli che tentavano di governare dei processi intrinsecamente non lineari, in modo da non riuscire a vedere: 1) l’intero processo dall’alto verso il basso o 2) le tragiche conseguene delle loro credenze insensate. Simile alla logica che verrà adottata dieci anni dopo dalla farsa di un Consiglio delle arti a guida statale, che forniva sovvenzioni solo ad «alcuni tipi» di arte, di musica e di teorie sociali compatibili coi valori oligarchici, e del tutto insensibili al sentire naturale, la Commissione Lamontagne chiese con passione la creazione di un organismo di finanziamento e di pianificazione centralizzata che avrebbe finanziato «tipi» di tecnologia applicata e la ricerca pura, solo se compatibili con gli obiettivi genocidari dell’oligarchia, che una società animata da un minimo di buon senso e di compassione non avrebbe mai accettato. In questo spirito, d’altronde Lamontagne scriveva:
 
«La creazione di un organismo scientifico dinamico ed equilibrato è una necessità urgente. Un centro di coordinamento e di finanziamento della politica scientifica è altamente auspicabile. E’ giunto il momento di istituire un Ministero federale per gli affari scientifici». (22)
 
Lamontagne si riferiva evidentemente alla istituzione in Canada del Ministero di Stato per le scienze e la tecnologia (Ministry of State for Science and Technology, MOSST), di ispirazione britannica e posto sotto il controllo totale del Consiglio del Tesoro e del suo sistema contabile. Il MOSST e il Consiglio del Tesoro aprirono per la scienza canadese un periodo oscuro, ponendo l’accento sulla «gestione degli ecosistemi» e la «conservazione» piuttosto che sullo sviluppo del paese. La «nuova saggezza» predicata da Lamontagne esigeva che la sciena fosse oramai incatenata alla «domanda del mercato» piuttosto che alla prospettiva.
 
Trudeau entra nel Club di Roma
 
Dopo la caduta – cui aveva lavorato il Rhodes Trust – nel 1963 del governo conservatore del primo ministro John Diefenbaker, personaggio dalle buone intenzioni ma incredibilmente ingenuo (23), tutte le misure proposte da queste quattro commissioni vennero scrupolosamente realizzate da Lester B. Pearson – e dalle reti Rhodes e CIIA che erano cresciute di importanza con lui, e poi esclusivamente dopo la sostituzione di Pearson nel 1968… da parte dell’ex Ministro della Giustizia Pierre Elliot Trudeau. Con Trudeau giunsero anche Gérard Pelletier, un altro meritevole agente del CIIA collocato all’Ufficio del Consiglio privato, e un altro discepolo di Padre Lévesque di nome Jean Marchand; entrambi già attivi nell’esperiena della Cité Libre di Trudeau. I «nuovi riformatori» del Québec divennero i «nuovi riformatori» del Canada.
 
Con Trudeau l’applicazione dell’«analisi dei sistemi», come copertura per la riduzione della popolazione e il fascismo, si è intrecciata alla gestione dall’alto in basso a tutti i livelli del governo. Il Club di Roma di Alexander King e dei suoi collaboratori canadesi come Maurice Strong, Maurice Lamontagne, Roland Mitchener (ex governatore generale) (24), Michael Pitfield (assistente personale di  Trudeau e capo dell’Ufficio del Consiglio privato), Alastair Gillespie (borsista Rhodes e 1° MOSST), C.R. Nixon (Ufficio del Consiglio privato), Marc Lalonde (borsista  Rhodes, consigliere di Trudeau e capo di gabinetto del Primo Ministro), Ronald Ritchie (Consigliere nazionale), Rennie Whitehead (Segretario aggiunto del MOSST) e Ivan Head (Capo di gabinetto del Primo Ministro), misero ufficialmente le loro putride radici nel suolo canadese quando venne creato il ramo informale canadese nel 1970 (25).
 
Questo pollaio fu direttamente responsabile della creazione di Environment Canada, che applicò l’analisi dei sistemi per trasformare quel che un tempo era una politica di sviluppo idrico ed energetico, centrata su una missione nazionale, in «gestione degli ecosistemi». Un rigoroso dualismo tra l’umanità civilizzata caratterizzata dal cambiamento e il «puro equilibrio immutabile» della natura venne assunto come legge e, su questo presupposto, è nata una nuova religione verde che maschera le sue intenzioni fasciste dietro un «nuovo nazionalismo canadese», centrato non sull’amore per la libertà e per lo sviluppo, ma sulla paura degli aggressori statunitensi e russi e su una dannosa ammirazione per la Gran Bretagna.
 
Come il presente viene dal futuro; la libera scelta è una questione mentale
 
Le bugie del passato sembrano alquanto brutte. Troveremo la forza entro di noi come canadesi di guardare a questa bruttezza sfigurata che ci viene spacciata come nostra eredità, per riconquistare una visione del poteniale sovrano del Canada come grande nazione pioniera? Ritroveremo in noi quella visione che ispirò uomini come Wilfrid Laurier, O.D. Skelton, C.D. Howe e John Diefenbaker ? Riprenderemo quella nozione di evoluzione organica che si è tanto snaturata con la morte di Franklin Roosevelt, e costruiremo progetti tanto attesi da tempo come la North American Water and Power Alliance sostenuta dai fratelli Kennedy negli anni 1960 e, più di recente, da Lyndon Larouche ? Dovremo ricostruire le nostre infrastrutture distrutte, ammodernare la nostra tecnologia del treno a lievitazione magnetica alimentati da reattori nucleari di quarta generazione, e inizieremo a trarre benefici dalla fusione? Abbandoneremo questo sofisma genocida di ecosostema immutabile ? Accetteremo di considerare l’essere umano come una specie al di sopra di qualunque altra della biosfera, tanto è unica la nostra capacità di capire e trasformare volontariamente i processi naturali per trasformarli e accelerare la loro evoluzione verso una densità di flussi energetici sempre crescente? (Segue)
 
Leggi anche:
 
 
 
 
Note:
 
1.  Zoe Druick, International Cultural Relations as a Factor in Postwar Canadian Cultural Policy: The Relevance of UNESCO for Massey Commission, pubblicato da Simon Fraser University 
2.  Karen Finlay, The Force of Culture: Vincent Massey and Canadian Sovereignty, Presses de l’Université de Toronto, 2004 
3.  Anna Upchurch, Vincent Massey: Linking Cultural Policy from Great Britain to Canada, International Journal of Cultural Policy, 15 febbraio 2008 
4.  Diventata l’Ordine del Canada, questa onorificenza istituita nel 1967 diede luogo rapidamente alla creazione negli anni successivi di una serie di altri riconoscimenti onorifici canadesi. E’ essenziale capire che la fonte diretta d’autorità di tali onori è la monarchia britannica, legalmente riconociuta come «fonte di tutti gli onori». 
5.  Rapporto preliminare della Commissione reale sul futuro economico del Canada, Toronto: Cockfield, Brown p. 83 
6.  Stephen Azzi, Foreign Investment and the Paradox of Economic Nationalism, pubblicato in Canadas of the Mind : The Making and Unmaking of Canadian Nationalism in the 20th Century, McGill-Queens University Press, 2007
7.  Le misure imposte dal Ministro delle Finanze Gordon per imporre una imposta del 30% sugli investimenti stranieri, e l’invito a riappropriarsi dell’economia canadese per ridurre il flusso di capitali statunitensi verso il Cabada, ebbero effetti tanto devastanti sull’economia da dover essere rapidamente annullati. Buona parte delle proposte di Gordon, come quella del Canadian Development Corporation di concentrare il capitale per riprendere il controllo delle imprese canadesi, entreranno in vigore solo 10 anni dopo col governo Trudeau. 
8.  Uno di quelli che furono emarginati fu l’alleato di C.D. Howe, Henry Erskine Kidd, Segretario generale del Partito liberale, che definì il processo guidato da Gordon una «rivoluzione di palazzo», come ha menzionato Stephen Azzi. Walter Gordon and Rise of Canadian Nationalism, McGill-Queens University Press, 1999, p. 71 
9.  «Ho la sensazione che la gente vorrebbe seguire massicciamente la sua stella, se e quando dovesse decidere che è giunto il momento di fare loro un cenno del capo». Citato in Walter Gordon and the Rise of Canadian Nationalism da Stephen Azzi, p.70 
10.  Rapporto della Commissione reale Glassco sull’organizzazione del governo, Queen’s Printer, Ottawa Canada, 1962, vol. 3, part 1, p.22 
11.  Id. p. 22 
12.  Id. p. 33 
13.  Id. p. 33
14.  Nel corso di una discussione col Comitato senatoriale Lamontagne, Simon Reisman, Il segretario del Consiglio del Tesoro, descriveva il problema del PPB in questi termini: «Il PPB può, per quanto ne so, essere di grande aiuto quando si applichi alle operazioni commerciali … In situazioni più complesse, però, come quelle della scienza, non funziona a causa del suo errore di fondo di considerare il risultato degli esperimenti come prevedibile». Estratto da F. Roland Hayes : Chaining of Prometheus: The Evolution of a Power Structure for Canadian Science, Presses de l’Université de Toronto Press, 1973, p.19 
15.  Robert Chodos, Let Us Prey, James Lorimer and Company publishing, 1974, p.26 
16.  Discepolo di padre Lévesque all’Università Laval e di Joseph Schumpeter ad Harvard, Lamontagne collaborò con Walter Gordon nella Commissione reale sulle prospettive economiche del Canada del 1955, diventò poi segretario personale di Lester Pearson nel 1958. Prima di assumere la presidenza del Comitato senatoriale, il signor Lamontagne fu presidente dell’Ufficio del consiglio privato (1964-1965), quindi nominato senatore da Lester B. Pearson. 
17.  Maurice Lamontagne, Rapporto del Comitato sentaroriale speciale sulla politica scientifica, vol. 1, p.22 
18.  Lyndon LaRouche, « On the Subject of Oligarchy », Executive Intelligence Review, 26 luglio 2013 
19.  id
20.  Rapporto del Comitato sentaroriale speciale sulla politica scientifica, vol. 2, p.33-34 
21.  Maurice Lamontagne, Rapporto del Comitato sentaroriale speciale sulla politica scientifica, vol. 1, p.240
22.  M. Lamontagne, 29 marzo 1969, Dibattito al Senato, citato in F. Roland Hayes : The Chaining of Prometheus, p.18
23.  Matthew Ehret-Kump, « Diefenbaker and the Sabotage of the Northern Vision », The Canadian Patriot n°4, gennaio 2013 
24.  Egli stesso borsista del Rhodes Trust, l’ex Governatore generale Roland Michener fu insignito anche della Catena reale vittoriana dalla regina Elisabetta II per i servizi resi all’Impero britannico. Questa onorificenza, la più alta conferita dalla monarchia, è stata attribuita solo 14 volte, 2 delle quali nella storia del Canada – l’altra Catena venne conferita a Vincent Massey.
25.  La formazione ufficiale del ramo canadese del Club di Roma avvenne solo nel 1974. Trudeau ne fu un partecipante entusiasta, addirittura patrocinando la conferenza del 1971 a Montebello, in Quebec, che pose le basi dell’opera "Limits to Growth". L’anno successivo ne divenne membro a tutti gli effetti, dopo essere cessato dalla carica. Egli restò amico intimo di Alexander King e, secondo l’ex ambasciatore degli Stati Uniti Thomas Enders, faceva spesso cenno al Club di Roma evocando la necessità di nuovi approcci politici e morali. La reputazione di Trudeau come rappresentante del Club di Roma era tale che, dopo la morte di Aurelio Peccei nel 1984, il borsista Rhodes J. Gordon King rivelò che a Trudeau era stato proposto di sostituire Peccei; offerta che all’epoca declinò per ragioni politiche. Vedi The Limits to Influence : The Club of Rome and Canada 1968-1988 di Jason Churchill, Waterloo, Ontario, 2006, p.138.
 
 
 
 
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