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Moon of Alabama, 12 febbraio 2015 (trad. ossin)


L’accordo di cessate il fuoco per l’Ucraina, firmato a Minsk


Minsk 2.0: solo una pausa prima di ricominciare



Dopo quindici ore di negoziati a Minsk, Poroshenko, Putin, Merkel e Hollande sono riusciti a trovare un accordo su una sostanziale proroga – a parte qualche dettaglio -  dell’accordo di Minsk 1.0, presentandolo come il nuovo cessate il fuoco Minsk 2.0 per l’Ucraina. Anche i due capi federalisti di Donetsk e di Lugansk hanno firmato. Non v’è stata una conferenza stampa comune per annunciarlo.

I termini dell’accordo sono, per quanto ne so, più o meno gli stessi di quelli di Minsk 1.0. RT ha twittato i punti principali:

1.    Cessate il fuoco
2.    Ritiro delle armi pesanti
3.    Sorveglianza (OCSE) anche attraverso droni e satelliti
4.    Elezioni regionali e governo autonomo
5.    Statuto speciale entro 30 giorni per l’est del paese
6.    Prigionieri di guerra
7.    Corridoi umanitari
8.    Pensioni e relazioni sociali
9.    Kiev controlla le frontiere
10.    Ritiro dei combattenti stranieri
11.    Disarmo delle truppe irregolari
12.    Riforme entro la fine del 2015, decentramento
13.    Elezioni nel Donbass sotto il controllo di un gruppo di contatto tripartito (GC3P)
14.    Il GC3P intensificherà le sue attività

Il testo completo originale in russo è qui ed è disponibile anche una traduzione preliminare in inglese, qui. I Tedeschi e i Francesi hanno redatto una Dichiarazione di Minsk a sostegno delle misure per l’applicazione degli Accordi di Misnk.

Il cessate il fuoco avrà inizio il 15 febbraio. Si prevedono violenti combattimenti fino all’ultimo minuto, giacché ognuno vorrà consolidare le proprie posizioni. Vi saranno certamente diverse interpretazioni delle clausole da una parte e dall’altra. Nemmeno si sa se i gruppi paramilitari, in particolare quelli di parte ucraina, obbediranno all’ordine di cessate il fuoco.

Il presidente ucraino Poroshenko sembra farsi molte illusioni. Come ha lasciato intendere il presidente russo Vladimir Putin nella sua breve conferenza stampa, Poroshenko non crede che diverse migliaia dei suoi soldati siano attualmente accerchiati a Debaltsevo e tagliate fuori dai collegamenti con il resto delle truppe. E’ ridicolo, in quanto perfino fonti ucraine di prima importanza, per quanto ufficiose, hanno confermato il completo accerchiamento, da due giorni. Sembra che i capi militari dell’esercito ucraino non lo tengano informato di quanto accade sul campo. Putin ha affermato anche che i federalisti vogliono che le truppe ucraine accerchiate depongano le armi. Sarà loro ordinato di farlo o piuttosto di continuare i combattimenti?

Gli Stati Uniti partecipano ai negoziati attraverso il Fondo Monetario Internazionale, che è sotto il loro controllo. Due ore prima della fine dei negoziati, il FMI ha annunciato un nuovo piano di 17 miliardi di dollari per l’Ucraina, spalmati su quattro anni. Era il jolly statunitense per rassicurare Poroshenko sul fatto che aveva abbastanza denaro per continuare la guerra e che non era dunque costretto a rinunciare alle sue posizioni. L’annuncio deve avere profondamente irritato Merkel e Hollande, che stavano sfinendosi nel tentativo di strappare nuove concessioni a Poroshenko.

Per il momento, il piano Minsk 2.0 è un vero sollievo. Soprattutto per gli abitanti di Donetsk e di Lugansk, sottoposti al fuoco continuo dell’artiglieria ucraina. I paesi della UE saranno contenti del fatto che la pressione per imporre nuove sanzioni si attenuerà e i falchi statunitensi saranno costretti, per il momento, ad accantonare la loro campagna “armiamo l’Ucraina”. Ma il cessate il fuoco non risolve le principali questioni. L’ala più radicale del governo putschista ucraino vorrà continuare a punire l’Est, e gli abitanti dell’Est, che continueranno a non avere rappresentanza, respingeranno tutte le richieste del governo centrale.

E’ dunque prevedibile che i combattimenti non resteranno fermi per lungo tempo. La guerra senza pietà potrebbe riprendere tra un mese, o due al massimo.