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Intervista a Abderrahim Mouhtad

Marocco, gennaio 2010 – Jacopo Granci ha  intervistato Abderrahim Mouhtad, componente in gioventù della Shabiba Islamiyya (la Gioventù Islamica), una organizzazione utilizzata dal Governo contro la sinistra e, successivamente, messa fuori legge. Dopo essere stato graziato dal ...

Operazione Albatros

Camerun, gennaio 2010 - Due articoli di Jeune Afrique, tradotti in italiano a cura di Ossin, sulle Mani Pulite in Camerun, che li si chiamano "Operazione Sparviero" o "Operazione Albatros"

Giornalisti alla sbarra in Camerun

Camerun, 13 gennaio 2010 - Prima udienza dinanzi al Tribunale di prima istanza di Douala del processo contro Thierry Ngogang (caporedattore di Stv), Ananie Rabler Bindji (Canal 2 International), Alex Gustave Azébazé (Aga Media) e Aboya Manassé ...

La tragedia di Haiti

Haiti, gennaio 2010 - Pubblichiamo il cap. 8 del libro di Noam Chomsky: “Anno 501, la conquista continua” (Gamberetti, 1993) sulla “tragedia di Haiti”. Si tratta di una ricostruzione storica che aiuta a comprendere come l’epopea della “...

 

Un anno dai fatti di Gafsa

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 Tunisia, giugno 2009 - A un anno dai fatti di Gafsa, la Ligue tunisienne pour la défense des droits humains voleva consegnare alle autorità un appello per la libreazione di tutti i detenuti. Gli è stato impedito




(Mokhtar Trifi, ossin)





Ligue Tunisienne pour la défense des Droits de l’Homme




Comunicato


Tunisi, 2 giugno 2009

Le autorità hanno mobilitato oggi ingenti forze di polizia in tutte le regioni del paese, per impedire alle strutture della Ligue tunisienne pour la Défense des droits de l’homme di consegnare ai governatori ed al ministro dell’interno ed a quello della giustizia e dei diritti umani un APPELLO PER LA LIBERAZIONE DEI PRIGIONIERI DEL BACINO MINERARIO.
Solo il presidente della sezione di Gafsa ha potuto raggiungere la sede del governatorato e consegnare l’appello ad un funzionario.
Abderrahmane Hdhili, membro del Comitato direttivo, è stato trattenuto a Ksibet El Mediouni ed impedito di prendere la strada per la capitale.
A Tunisi un ingente dispositivo di agenti di sicurezza hanno bloccato il presidente della Ligue, i membri del Comitato direttivo e dei comitati sezionali della Grande Tunisi, mentre si dirigevano verso il ministero della Giustizia per depositare l’appello.
A Bizerta agenti, soprattutto in borghese, hanno accerchiato i membri del Comitato della locale sezione ed altri militanti, sbarrando loro la strada verso la sede del Governatorato. L’ufficiale Slim Zelzli, capo della “brigade de la voie publique”, è giunto ad aggredire violentemente i militanti Lofti Hajji e Mohamed Hedi Ben Said ,ricorrendo ad espressioni volgari contro gli abitanti della città e di un altro militante sofferente di un handicap fisico.
A Monastir, il presidente della locale sezione è stato bloccato a Zramdine ed anche lui impedito di raggiungere con gli altri membri del comitato il capoluogo del Governatorato, per consegnare la loro richiesta.
Il medesimo scenario di blocco stradale si è prodotto a Jendouba, Kairouan, Tozeur, Kébili e Sousse. A Kelibia, i membri del Comitato non hanno potuto raggiungere la sede della delegazione.
Il Comitato direttivo saluta la mobilitazione delle militanti e dei militanti della Ligue per consegnare l’APPELLO PER LA LIBERAZIONE DEI PRIGIONIERI DEL BACINO MINERARIO alle autorità, esprimendo la generale volontà che questo appello sia accolto nel più brave tempo possibile. Il Comitato denuncia il blocco imposto per vietare queste azioni pacifiche dirette ad attirare l’attenzione su questo dramma che dura da più di un anno nella regione del Bacino Minerario, come appunto si spiega nell’appello.

                                                                  Per il Comitato direttivo
                                                                           Il Presidente

                                                                       Mokhtar Trifi




 




Ligue Tunisienne pour la défense des Droits de l’Homme


Appello per la liberazione dei detenuti del bacino minerario


Tunisi, 2 giugno 2009

E’ già trascorso un anno da quando le forze dell’ordine sono intervenute brutalmente, usando armi da fuoco, per reprimere le pacifiche manifestazioni degli abitanti del Bacino Minerario, soprattutto a Redeyef. Il 6 giugno 2008 due giovani sono stati uccisi e diversi altri feriti. Molti arresti sono seguiti, ivi compresi quelli di dirigenti sindacali e di militanti della società civile. Molti di essi sono stati condannati a pene severe all’esito di processi iniqui.

Un anno dopo, e proprio mentre si comincia a parlare della possibilità di una prossima liberazione degli imputati e dei condannati, si procede al trasferimento dei prigionieri dalla prigione di Gafsa ad altri luoghi di detenzione più lontani, cosa che naturalmente non fa che aggravare il calvario delle famiglie che devono recarsi a visitare il figlio, il marito o il parente prigioniero.

Nello stesso periodo, altri giovani sono stati condannati a pene che arrivano fino ad un anno di prigione, per avere partecipato ad una marcia organizzata dalle famiglie per rivendicare la liberazione dei prigionieri.

Per contro, nessuna seria inchiesta è stata aperta per accertare i fatti, in particolare quelli del 6 giugno 2008, durante i quali due giovani sono stati uccisi da colpi d’arma da fuoco, e questo nonostante fosse stata annunciata, quel giorno, la creazione di una commissione di inchiesta per stabilire le responsabilità.

Un anno dopo questi avvenimenti, nessuna risposta è stata data alle vere questioni che hanno determinato lo scoppio delle manifestazioni pacifiche.

Ricordando la gravità di questi avvenimenti, le militanti ed i militanti della Ligue chiedono con insistenza l’ immediata liberazione di tutti gli imputati e i condannati per i fatti del Bacino Minerario e la loro reintegrazione nelle rispettive funzioni, e allo stesso tempo chiedono che siano affrontati i problemi che sono all’origine degli avvenimenti stessi, attraverso un dialogo costruttivo, capace di portare a soluzioni che siano all’altezza delle aspirazioni ed attese dei cittadini della regione.

Per il Comitato direttivo

Il presidente

Mokhtar Trifi 


 

 
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