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Notizie dalla Tunisia |
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Mentre nel mondo si commemora il 60° anniversario della Dichiarazione dei diritti dell’uomo, giovedì 11 novembre 2008, dinanzi al Tribunale di prima istanza di Gafsa, si è celebrata una parodia di giustizia per giudicare 38 cittadini, militanti del Bacino minerario. In effetti questa mascherata di giustizia non ha che il nome, perché agli imputati non è stata assicurata alcuna garanzia di difesa. Oltre alla massiccia presenza di poliziotti nella sala d’udienza e intorno al Tribunale, non è stata rispettata alcuna regola di procedura: sono state messe insieme alla leggera della accuse gravi con obiettivi chiaramente vendicativi, inesistenti le prove a sostegno, i testimoni ripetutamente assenti, nonostante l’insistenza degli avvocati… Questi ultimi hanno chiesto invano il rinvio del processo perché si ricomponessero le condizioni per un giudizio equo, giacché le accuse erano state costruite in violazione delle più elementari regole, e i detenuti erano stati torturati al momento degli interrogatori. Aggiungiamo che gli imputati non sono stati ascoltati durante il processo…
Reiterano l’appello alle autorità per la liberazione di tutti i detenuti, per l’archiviazione dei processi in corso, perché ci si cominci ad occupare con urgenza dei problemi della disoccupazione e del mancato sviluppo, vere questioni che colpiscono il bacino minerario, come anche altre regioni povere. Rivolgono un appello a tutti i militanti sindacali e alla loro organizzazione l’UGTT ad impegnarsi contro l’ingiustizia manifesta del processo ed a riaffermare la posizione sindacale di sostegno alle lotte delle popolazioni del Bacino minerario, per la realizzazione delle loro legittime rivendicazioni. Sindacato generale dell’insegnamento secondario
Un ex poliziotto tunisino condannato in contumacia per tortura da un Tribunale francese Il diplomatico tunisino Khaled Ben Said, giudicato davanti alla Corte di Assise del Bas-Rhin, è stato condannato in contumacia a otto anni di reclusione, secondo quanto l’agenzia APA ha appreso dalle organizzazioni di difesa dei diritti dell’uomo che si erano costituite parte civile.
L’ex vice console di Tunisia a Strasburgo (Est della Francia) era giudicato per atti di “tortura e di barbarie commesse da soggetto investito di pubbliche funzioni”, commessi nel 1996 nel suo paese sulla persona di Zoulaika Gharbi, una immigrata tunisina.
Ben Said era all’epoca commissario di polizia nella città di Jendouba (Nord ovest della Tunisia) ed avrebbe tentato di estorcere con la tortura alla vittima delle informazioni concernenti suo marito, rifugiato in Francia e sospettato di appartenere a El Nahdha, un movimento islamista ostile al presidente tunisino Zine El Abedine Ben Ali.
La donna, che vive attualmente in Francia con la famiglia, aveva sporto denuncia nel 2001 alla giustizia francese, quando il diplomatico tunisino era diventato vice console a Strasburgo.
Khaled Ben Said è stato giudicato in contumacia, avendo lasciato il paese appena ricevuta l’informazione giudiziaria, ed è stato riconosciuto colpevole per avere ordinato ai suoi subalterni gli atti di tortura sulla Gharbi, anche senza avervi direttamente partecipato.
Così è stato condannato a otto anni di reclusione dalla Corte di Assise che, in nome del principio della giurisdizione universale in tale materia, si era nuovamente dichiarata competente a decidere.
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