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Razzismo in Europa

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 Abdoulaye Wade, l'anziano capo di stato senegalese, ha formulato aspre critiche nei confronti di Nicolas Sarkozy e del nuovo programma europeo di controllo dell'immigrazione, sostanzialmente modellato su quello francese. "Proprio mentre negli Stati Uniti si riesce nell'impresa di eleggere un Nero alla Presidenza - ha detto - in Europa si chiudono le porte ai Neri".





(nella foto, Abdoulaye Wade)



Dakar approfitta della vittoria di Obama per criticare la Francia


6 novembre 2006 AFP

Il presidente senegalese Abdoulaye Wade, il cui paese ha un’antichissima tradizione di emigrazione, ha approfittato della storica elezione di Barak Obama negli Stati Uniti per criticare la Francia, accusata di voler chiudere la porta dell’Europa e della Francia ai Neri”.

Il capo di Stato se l’è presa un’altra volta con il Patto Europeo per l’immigrazione e l’asilo, formalmente adottato il 16 ottobre, e che irrigidisce la politica migratoria dell’Europa in piena crisi finanziaria mondiale ed alla vigilia di una eventuale recessione economica.

“Nel momento in cui gli Stati Uniti compiono l’impresa” di eleggere per la prima volta un Nero alla presidenza, “la Francia è ancora a chiudere le porte della Francia e dell’Europa ai Neri” ha dichiarato mercoledì sera, secondo la stampa senegalese.

“E’ questa la realtà, gli accordi sull’immigrazione che si sentono ora in Europa”, ha spiegato davanti a diversi responsabili, tra cui il Primo Ministro Cheikh Hadjibou Soumaré.

“Per che cosa lo fanno? Lo fanno per chiudere le porte ai Neri, salvo che ai quadri, agli ingegneri, ai medici, le qualifiche di qui hanno bisogno, e là il razzismo sparisce. Io penso che abbiano torto, i Francesi dovrebbero riflettere”, ha dichiarato il presidente senegalese, di 84 anni e sposato ad una francese.

L’adozione di questo patto sull’immigrazione è stata considerata una priorità dalla presidenza francese dell’Unione Europea.

“Il loro sistema (di immigrazione selezionata), l’hanno portato a livello europeo. Ousmane Ngom (ex ministro senegalese dell’interno) ne sa qualcosa”, ha proseguito il capo di Stato.

Nel settembre 2006 Nicolas Sarkozy, allora ministro dell’interno e propugnatore di una linea dura sull’immigrazione, aveva firmato a Dakar con Ngom un accordo considerato “storico” col Senegal per la “gestione concertata dei flussi migratori”.

Per il Senegal, paese povero di 11 milioni di abitanti, l’emigrazione nei paesi occidentali rappresenta spesso un investimento per i familiari del migrante, che l’aiutano a finanziare il suo viaggio sperando di ottenerne in cambio dei trasferimenti di denaro.

“I Francesi si difendono dicendo: no, no, no, sono gli Europei. Invece è il governo del signor Sarkozy che propugna questo concetto di immigrazione”, ha assicurato il presidente senegalese.

“Io considero Sarkozy come un amico, ma bisogna anche dire la verità, lui stesso è un uomo di verità. Dunque non nascondiamoci la verità, egli vuole estendere il sistema francese a livello europeo. E’ lui che lo ha proposto, e gli Europei lo hanno seguito”, ha aggiunto.

“Sebbene alcuni Europei ci abbiano contattato dicendo: attaccate, parlate di questa questione e noi seguiremo voi piuttosto che questo progetto sull’immigrazione!”, ha confidato senza ulteriori precisazioni.

Le autorità spagnole hanno imposto laboriose negoziazioni alla presidenza francese, ottenendo la modifica o la soppressione di diversi punti del patto.

Mercoledì il presidente senegalese si era augurato che la vittoria di Obama “provochi dei cambiamenti in Francia”, dove i Neri non sono, secondo lui, sufficientemente presenti tra i gruppi dirigenti, soprattutto al livello economico.

“In Francia i Neri non riescono ad aprirsi un varco sul piano economico. Non si vedono Neri ai summit delle società e delle amministrazioni, se non qualche Antillano negli uffici della Posta o alla dogana”, aveva dichiarato nel corso di un colloquio con 3 giornalisti, tra cui l’AFP.

“La Francia non è razzista, la Francia profonda non è razzista, per niente, per niente, ma c’è del razzismo da qualche parte”, aveva concluso.

 
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