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Aminatou rischia la vita

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Sahara Occidentale, 6 dicembre 2009 - Al 21° giorno di sciopero della fame, le condizioni fisiche di Aminatou Hadar sono allo stremo. Il bollettino medico parla di "esaurimento delle risorse fisiche" e paventa l'avvicinarsi di momenti critici. La militante, sempre più debole fisicamente, non perde la sua forza d'animo e, ancora una volta, accusa la Spagna di complicità con il Marocco



Aminatou rischia la vita


Lanzarote, 6 dicembre 2009 – Al 21° giorno di sciopero della fame nell’aeroporto di Lanzarote, oggi Aminatou Haidar è stata visitata da un giudice, Jeronimo Alonso Herrero, e da un medico fiscale, dopo che il Governo delle Canarie aveva inoltrato alla magistratura la richiesta di “garantire la vita e l’integrità fisica di Aminatou Haidar”.  La militante saharawi ha chiesto di continuare ad essere assistita dal suo medico, il dottor Guzman, che la segue dall’inizio dello sciopero. Sembra che il giudice abbia assicurato che avrebbe rispettato la sua volontà.
Il Delegato del Governo delle Canarie, Carolina Darias, si è messa in contatto col governo centrale per studiare la possibilità di ricorrere all’alimentazione forzata, onde evitare che la militante muoia, però esistono problemi giuridici molto complessi, giacché l’ipotesi non è disciplinata dalla legge.
Nella giornata, infatti, per la prima volta dall’inizio dello sciopero, il medico della militante, dottor Domingo de Guzman Pérez Hernandez, aveva emesso un bollettino medico estremamente preoccupante. In esso si  afferma che  “lo stato di salute della signora Haidar si sta deteriorando, le sue riserve fisiche si vanno esaurendo”.  E conclude: “vi è un rischio di deterioramento irreversibile della sua salute ed è prossimo un pericolo imminente di vita ".
Aminatou Haidar fa oramai fatica a parlare, ma pure ieri ha voluto lanciare un nuovo messaggio:
   
La Spagna è incapace di risolvere la situazione che ha creato con la mia persona.  
   
La Spagna ha violato la legalità internazionale, i diritti umani, e pretende di risolvere la situazione  offrendomi un'abitazione come unica opzione.  
   
Dico un'altra volta che la Spagna è complice del Marocco ed entrambi i governi vogliono spingermi fino alla morte. Le conseguenze dello sciopero della fame che faccio da venti giorni saranno responsabilità della Spagna.  
   
L'ultimo messaggio che trasmetto al governo spagnolo è che né la prigione, né la sparizione forzata, né la tortura, né l'espulsione dal lavoro, hanno potuto piegare né cambiare i miei principi.  
   
Le mie convinzioni non si vendono. La mia unica rivendicazione è di tornare a casa mia coi miei figli e mia madre, a Laayoune, nel Sahara Occidentale.  
   
   
Aminetu Haidar  
Aeroporto di Lanzarote, 5 dicembre 2009   




 


 
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