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Siria, testimonianze: Centro cristiano Vox Clamantis

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Siria, testimonianze: un abitante di Homs

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Nuovo piano di USA, Israele, Paesi del Golfo e AlQaida contro la Siria

 Siria, maggio 2012 - Un nuovo piano dettagliato di USA, Israele, Paesi del Golfo e... AlQaida contro la Siria. Viene rivelato da Mohamed Khalil Roussan, pseudonimo dietro il quale non si sa chi si nasconda. Però fu proprio questo personaggio che ...

Que dira el Santo Padre?

 Analisi, maggio 2012 - "Que dirà el Santo Padre?" è una delle più belle e importanti canzoni di Violeta Parra. E ci dà l'occasione per ricordare una storia dimenticata, quella della teologia della liberazione, uno strumento di lotta e di speranza per ...

Ken Loach e Paul Laverty con Aminatou

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Sahara Occidentale, 2 dicembre 2009 - Ken Loach e Paul Laverty scrivono ad Aminatou Haidar



(Ken Loach)



Il regista Ken Loach e lo sceneggiatore Paul Laverty hanno scritto un articolo per appoggiare la lotta di Aminatou Haidar


Aminetu ed il sedile di Rosa Parks
 

El País  -  España - 02-12-2009


Il 1 dicembre 1955, a Montgomery, Alabama, Rosa Parks si rifiutò di obbedire ad un autista di autobus che le aveva detto di cedere il suo posto ad un passeggero bianco. Il 13 novembre 2009, Aminatou Haidar si è rifiutata di compilare la sua carta d'imbarco come le era stato ordinato dalle autorità di Laayoune, città nella quale vive, nel Sahara occidentale controllato dal Marocco.
Ora osserviamo, sempre più inorriditi, la difficile situazione di Aminatou Haidar, madre di due bambini piccoli, che continua il suo sciopero della fame nell'aeroporto di Lanzarote. Haidar che ha lavorato tutta la vita per difendere i diritti umani del popolo saharawi, è stata espulsa dalle autorità marocchine dal Sahara Occidentale perché ha compilato la sua carta d'imbarco, rientrando dopo aver ricevuto un premio per la difesa dei diritti umani in USA, con le parole "Sahara Occidentale" invece di "Marocco."  Le autorità hanno sostenuto che, nel far ciò, ha rinunciato alla sua nazionalità marocchina, le hanno confiscato il passaporto e l'hanno messa su di un arereo diretto a Lanzarote, senza documenti e contro la sua volontà. Una simila procedura viola l'articolo 12 del Patto Internazionale dei Diritti Civili e Politici che dice "Nessuno può essere arbitrariamente privato del diritto di entrare nel suo paese."
Al centro di questa disputa c’è il rifiuto del Marocco di concedere al popolo saharawi il diritto ad un referendum di autodeterminazione dopo la rinuncia della Spagna alla sua colonia nel 1975. Le Nazioni Unite e la comunità internazionale non riconoscono la sovranità marocchina sul Sahara Occidentale ma, contemporaneamente, stanno in silenzio mentre centinaia di migliaia di saharawi languiscono nei campi profughi nel deserto da più di 34 anni.
Nelle  ultime settimane l'oppressione marocchina contro gli attivisti dei diritti umani è cresciuta di intensità, dopo il discorso del re Mohamed VI, di una volgarità degna di George Bush, nel quale ha detto: "O una persona è marocchina, o non lo è. Uno è patriota o traditore. Non c'è via di mezzo." Haidar ed i suoi compagni detenuti  in Marocco sono a favore di una soluzione non violenta di questo problema storico. È ora che la comunità internazionale, e specialmente la Spagna, il cui silenzio per anni è stato una vergogna, esercito pressioni sul Marocco affinché permetta la realizzazione di un referendum democratico o, un'altra volta, vedremo come i diritti di sfruttamento minerario, alcuni enormi depositi di fosfato, e gli interessi economici prevalgono sui diritti umani.
Forse è un’illusione pensare che la carta d'imbarco di Haidar possa essere l'equivalente del sedile che Rosa Parks non volle cedere. Ma viviamo pieni di speranza ed esprimiamo la nostra solidarietà a questa straordinaria donna che, nonostante sia scomparsa per quattro anni, torturata dalle autorità marocchine, ha ancora la forza di resistere. Che tragedia sarebbe per la resistenza non violenta, e per la possibilità di una soluzione pacifica, che la lasciamo morire. Sollecitiamo il Governo spagnolo a garantire il ritorno sicuro ed immediato di Aminatou nella sua patria.

 

http://www.elpais.com/solotexto/articulo.html?xref=20091202elpepinac_4&type=Tes&anchor=elpepiesp

 



 
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