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Siria, testimonianze: un abitante di Homs

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Venticinquesimo giorno

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Sahara Occidentale, 11 dicembre 2009 - Il venticinquesimo giorno di sciopero della fame di Aminatou Haidar è stato segnato da forti iniziative in campo internazionale e dal rinnovato “NO” del Marocco, oltre che da nuove pessime figure del Governo spagnolo









Venticinquesimo giorno


Dopo la presentazione di un appello di eminenti personalità della cultura internazionale, che chiedono al Re di Spagna di intervenire sul suo omologo marocchino per una soluzione giusta del caso Haidar, oggi Juan Diego Botto ha proposto, a nome di tutti i firmatari dell’appello, che venga attribuito ad Aminatou Haidar il Premio Nobel per la pace. “Pochi lo meritano come lei – ha spiegato – e sarebbe una grande arma politica per l’autodeterminazione del Sahara Occidentale”.
La segretaria di Stato USA, Hillary Clinton, secondo quanto riferito da fonti diplomatiche di Bruxelles, ha telefonato al Ministro degli affari esteri marocchino, Taieb Fassi-Fihri, per chiedere che il Re del Marocco permetta il rientro di Aminatou Haidar a Laayoune.
Tutto questo, dopo che tre giorni fa la presidenza svedese dell’Unione Europea aveva reso noto un testo concordato con i 27 Stati membri, che esprime “preoccupazione per la salute (di Haidar) e chiede alle Autorità marocchine di adempiere ai loro obblighi internazionali in materia di diritti umani e di cooperare con le autorità spagnole perché si trovi una soluzione positiva”.
E’ intervenuto anche il segretario dell’ONU, Ban Ki-moon, che ha telefonato al Ministro degli affari esteri spagnolo, Moratinos. Nel comunicato diffuso dal suo portavoce, Marin Nesirky, si legge che Ban Ki-moon ha insistito con Moratinos circa la “necessità di trovare una soluzione urgente”. Egli ha anche avanzato a Moratinos delle proposte, ma il portavoce non ha voluto renderne noto il contenuto. Probabilmente Ban Ki-moon ha cercato di ottenere la preventiva approvazione di Moratinos, prima di sottoporle anche al Ministro degli Esteri marocchino.

Il NO del Marocco
Il ministro degli esteri marocchino, Taib Fassi Fihri, si è incontrato quindi con il Segretario Generale dell’ONU, Ban Ki-moon, e dopo anche con la Segretaria di Stato USA, Hillary Clinton. A entrambi ha ribadito l’indisponibilità del Marocco a consentire il ritorno di Aminatou Haidar a casa sua a Laayoune.  Ha usato i soliti toni della propaganda: il Marocco non intende cedere al “ricatto” dell’attivista saharawi, che viene strumentalizzata dai nemici del Marocco e da coloro che vogliono sabotare i negoziati in corso per risolvere il conflitto del Sahara Occidentale.  

La bassezza morale del Governo spagnolo
Oggi sono intervenuti sia il presidente del Governo, José Luis Rodriguez Zapatero, che la vicepresidente Maria Teresa Fernandez de la Vega, per scaricare sulla polizia di frontiera la responsabilità dell’ingresso in Spagna di Aminatou Haidar. A questo punto i sindacati del settore sono insorti, muovendo aspre accuse all’Esecutivo. Quello più rappresentativo, il SUP, ha dichiarato che “la vicepresidente mente e il presidente non è informato”, aggiungendo che “è vergognoso che scarichino ogni colpa su quella stessa polizia che tanto utilizzano quando serve ad attribuirsi meriti”. "Ciò che è accaduto in questo caso – ha detto ancora il segretario generale del SUP, José Manuel Sanchez Fornet - è stata una detenzione e una deportazione illegale, commessa dal Marocco con la complicità di qualcuno in Spagna. Se è stato un politico, sia licenziato o si dimetta, se un poliziotto la stessa cosa". Ed ha concluso qualificando come “bassezza morale” e “indegno di un paese democratico” il fatto di incolpare la polizia, perché “il Governo deve risolvere i problemi, non scaricarli sugli altri”.
Gli altri sindacati di polizia hanno criticato “l’ipocrisia del governo e la sua doppiezza”, affermando che è stata colpa del Governo se la situazione è giunta a questo punto, perché Haidar avrebbe potuto essere immediatamente rimandata in Marocco.
Versione dei fatti confermata dall’avvocato Ines Miranda, che ha ricordato come gli agenti della polizia di frontiera abbiano detto alla militante saharawi  che “avevano ricevuto degli ordini”.
Anche fonti diplomatiche non meglio specificate, secondo il giornale El Mundo, avrebbero confermato che il ministro degli esteri Moratinos era stato preventivamente informato da parte marocchina di cosa avevano intenzione di fare con Haidar.

I giornali italiani
Mentre tutta la stampa internazionale parla della vicenda, che occupa oramai stabilmente le prime pagine dei giornali spagnoli da molti giorni, in Italia La Repubblica (salvo le pagine locali di Napoli) non sembra essersi accorta del dramma che si sta consumando a Lanzarote, o almeno dei delicati profili politici e diplomatici che esso evoca. Vero è che non ha spazio sufficiente, vista l’ampiezza dei suoi importanti reportage sul domatore aggredito dalle tigri in un circo birmano o sui due imbecilli che si sono infilati senza invito alla festa di Obama.
Il neonato “Fatto quotidiano” la fa, se possibile, ancora più grossa. Non dedica alcuno spazio alla protesta pacifica dell’attivista saharawi che rischia la vita per vedersi riconosciuto il diritto elementare a tornare a casa dai suoi figli, ma in compenso si indigna per il fatto che Yoani Sanchez, la propagandatissima “dissidente” cubana, è stata “malmenata” per mezzora “da agenti del governo cubano all’Avana”. E non si accontenta della denuncia, ma addirittura si fa promotore di una raccolta di firme “in segno di protesta per il comportamento inaccettabile degli agenti che hanno minacciato Yoani Sanchez e per l'attacco contro le libertà personali e quelle d'espressione da lei subite”.
Va bene Sanchez, ma quelli de Il Fatto si ricordino per una volta che i “cattivi” non sono solo nel campo dei nemici degli USA e di Israele. Anche il fedele Marocco non ha una faccia molto presentabile.




 
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