Lo scudo missilistico USA: una difesa impossibile contro una minaccia improbabile.


di Mario Abud Filho

 

L'APS ci spiega che il sistema non funziona, è quasi solo un immenso affare per le imprese degli amici di Bush. Ma quando funziona è peggio, lo fa a danno dei paesi vicini. Le testate che non riesce a neutralizzare, infatti,  sono deviate dal loro obiettivo. Per esempio, un missile diretto su Israele potrebbe colpire Roma.



Lo studio commissionato dall’ American Physical Society (APS) sulla difesa antimissili  di Bush  è stato reso pubblico ormai da qualche anno. Il rapporto  "Report of the American Physical Society Study Group on Boost-Phase Intercept Systems for National Missile Defense: Scientific and Technical Issues", è in rete e può essere scaricato dal link
 
http://scitation.aip.org/dbt/dbt.jsp?KEY=RMPHAT&Volume=76&Issue=3
Si tratta di un sistema finalizzato alla intercettazione e neutralizzazione degli ordigni  avversari per mezzo di altri missili o di potenti sorgenti laser. Potenziali aggressori sono considerati ovviamente Russia, Cina, Corea del Nord, Iran ecc, dunque ci si è occupati principalmente della categoria dei missili intercontinentali (ICBM).

Innanzi tutto facciamo presente che la APS è la società professionale dei fisici americani, conta più di 40.000 membri ed è stata da sempre  il propulsore della ricerca fisica negli USA. Oltre a pubblicare le più importanti riviste del settore e ad organizzare conferenze e seminari in tutti i campi della fisica, la APS ha sempre commissionato studi prospettici  approfonditissimi , diretti dai migliori specialisti, ogniqualvolta  si debba affrontare un grande progetto scientifico (come la costruzione di un grande acceleratore di particelle elementari,  un grande telescopio ecc)  o,  più in generale,  progetti di interesse pubblico che richiedano  una expertise qualificata e imparziale.

 

La difesa ABM e i suoi problemi
L’azione difensiva sarebbe attuabile in una delle due fasi del dispiegamento delle testate: quella iniziale di ascensione del vettore, prima del rilascio delle testate (boost phase) o quella successiva, a testate rilasciate (mid course), che nel caso specifico degli ICBM avviene fuori della atmosfera terrestre. Una terza fase, detta terminale, corrispondente al rientro delle testate nella atmosfera a una distanza di circa 100 km dal bersaglio, presenta eccessivi rischi in caso di utilizzazione di testate multiple.
Resta da intervenire in una delle due fasi. Anche la seconda, fuori dall’atmosfera terrestre, comporta però molte difficoltà, poiché il nemico può confondere efficacemente il sistema di riconoscimento affiancando alle testate dei palloni-esca (decoys) che, in assenza di atmosfera, avrebbero la stessa traiettoria.
Tenendo conto di tutti questi problemi, si è privilegiata la ricerca di un sistema di difesa incentrato sulla boost phase. Il rapporto della APS riguarda appunto questa alternativa. Le conclusioni, esposte nelle prime pagine, evidenziano la sostanziale inefficacia del sistema, ma consentono pure previsioni non propriamente rassicuranti delle strategie politico militari degli USA .
Il sistema dovrà essere in grado di intercettare i missili nemici in tempi brevissimi, inferiori ai cinque minuti. Sarà perciò assai utile disporre di basi distribuite intorno ai paesi aggressori, entro una distanza di 400-1000 Km. Prevedibile quindi ulteriori spinte all’interventismo militare degli USA, sull’esempio di quanto accaduto in Afghanistan e Iraq. E un’ulteriore offensiva politica  tesa alla installazione di governi succubi dei loro interessi, sull’esempio di quanto accaduto nell’Asia centrale. Altra necessità sarà quella di incrementare il lancio di satelliti a un ritmo che dovrà essere superiore da cinque a dieci volte quello attuale, giacché occorre il supporto di un migliaio di satelliti per distruggere un unico missile. Ne conseguirà l’incremento delle pressioni ricattatorie degli USA su paesi come il Brasile, per ottenere la disponibilità della base di Alcantara che, situata vicino all’equatore, consente lanci a costi più bassi.
Nonostante tutto, però, il giudizio sulla efficacia del sistema di difesa è complessivamente negativo.
Esistono infatti due grandi famiglie di missili ICBM: quelli a combustibile liquido , in dotazione di Corea del Nord e Iran, che bruciano il combustibile , cioè esauriscono il processo di spinta,  in circa 240 secondi e quelli più evoluti a combustibile solido, in dotazione di Russia e Cina, che bruciano in meno di 180 secondi. Ebbene secondo il rapporto, anche superando tutte le altre difficoltà e pure tenendo conto dei prevedibili progressi tecnologici nell’arco dei prossimi 10-15 anni,  il sistema potrebbe, forse, essere in grado di distruggere qualche tipo di ICBM a combustibile liquido, ma sarebbe comunque inefficace  contro quelli a combustibile solido. E’ inutile dire che lo sviluppo tecnologico consentirà intanto anche alla Corea del Nord e all’ Iran di costruire nel frattempo missili a combustibile solido.
Il costo stimato di questo progetto chimerico si calcola intorno ai $1000 miliardi. Ed è proprio questa la ragione principale per la quale l’amministrazione Bush è così entusiasta dell’impresa. Si tratta di una torta immensa da spartire tra BOEING, LOCKHEED MARTIN, NORTHROP GRUMMAN, TRW, RAYTHEON, tutte compagnie che hanno corrisposto lauti finanziamenti elettorali,  prevalentemente in favore dei repubblicani. Oltre ciò,  circa  32 membri del governo della prima Amministrazione Bush provenivano da imprese che hanno contratti con il Pentagono mentre 22, Cheney compreso, erano reduci dal  Center for Security Policy, un think tank filo israeliano, grande sostenitore della difesa antimissilistica, fondato dal neoconservatore Frank Gaffney e largamente finanziato dalle imprese sopra citate.
L’inefficacia del sistema non è tale, però da ridurne la pericolosità. Una sezione importante del rapporto riguarda la ricaduta delle testate intercettate su paesi terzi e rivela che la neutralizzazione del missile nemico non comporta la distruzione anche delle testate, che verranno invece liberate e avranno una ricaduta non controllata. Nel caso di attacco proveniente dalla Corea del Nord i paesi più a rischio sarebbero Russia e Canada mentre l’ Europa Occidentale e il Canada sarebbero le probabili vittime se l’ aggressore si trovasse in Medio Oriente. Il rapporto considera impossibile programmare il sistema in modo da proteggere i paesi alleati dalla ricaduta.
L’accordo raggiunto recentemente con la Polonia per l’installazione di postazioni sul suo territorio mette direttamente in pericolo il nostro paese, l’Italia.
Come si vede la questione riguarda tutti e non solo paesi che gli USA di volta in volta eleggono a loro Nemico.


 



Parlamentari denunciano: L'Italia in segreto nello scudo antimissile Usa



La vicepresidente del gruppo Sinistra democratica Silvana Pisa
Che cosa c'è dietro all'accordo siglato da Italia e Usa sul progetto di difesa antimissili balistici? E ancora, qual è la partecipazione di Finmeccanica in tutto questo? Sono queste, secondo 35 senatori dell'Unione che hanno presentato mercoledì una interpellanza parlamentare, le situazioni ancora da chiarire sul cosiddetto scudo stellare, ovvero il progetto statunitense di difesa antimissili balistici sul quale Italia e Usa hanno siglato un accordo quadro. Mai discusso in Parlamento e neppure in sede di Consiglio dei ministri. Primi firmatari: la vicepresidente del gruppo appena costituitosi di Sinistra democratica, Silvana Pisa, e il capogruppo del Prc Giovanni Russo Spena.
Cosa dice l'interpellanza: i 35 firmatari, provenienti i più dai gruppi del Prc, di Sinistra democratica e dei Verdi-Pdci, ma anche dai Ds, chiedono al governo chiarimenti sulla partecipazione del gruppo Finmeccanica all'intero progetto, notizia comparsa nei giorni scorsi su alcuni quotidiani. «La notizia - si sottolinea nell'interpellanza - se confermata, sembra smentire nuovamente le dichiarazioni del governo rese anche in sede parlamentare». Il che si rifà alle dichiarazioni rilasciate il 12 aprile scorso dal sottosegretario alla difesa Verzaschi, alla Camera, il quale aveva confermato l'esistenza di un accordo quadro con gli Stati Uniti, assicurando tuttavia che da quell'accordo «non sarebbero derivate attività specifiche».
Ora, ci si chiede cosa tutto questo significhi e nel complesso, accusano i 35 senatori, «emerge un quadro contraddittorio e sostanzialmente reticente. Che sembra voler nascondere i reali intendimenti del governo».
Il sistema di difesa antimissili statunitense sta creando gravi tensioni tra Stati Uniti, Europa e Russia. Infatti gli Usa hanno già raggiunto un accordo con Polonia e Repubblica Ceca per installare in quei Paesi dieci rampe di lancio missilistiche e un radar a lunga portata. Ufficialmente i missili dovrebbero servire a contrastare le minacce provenienti dai cosiddetti "stati canaglia", ma i russi temono che il sistema, una volta installato, possa diventare una minaccia per la loro sicurezza nazionale. Una preoccupazione condivisa dall'Unione Europea e da molti Paesi dell'Europa occidentale che stanno lavorando per convincere i polacchi e cechi a ripensare il loro accordo. Ma l'Italia ha preferito seguire anch'essa una strada separata, per di più senza informare il Parlamento.

 




 

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