Club Orlov, 21 febbraio 2019 (trad.ossin)
 
Putin pensa adesso che i leader occidentali siano dei porci
Dmitry Orlov
 
Un articolo che ho pubblicato più o meno cinque anni fa, «Putin alle élite occidentali: Il tempo della ricreazione è finito», si è rivelata la cosa più popolare che abbia mai scritto finora, con più di 200 000 lettori nel corso di questi anni. Parlavo del discorso tenuto da Putin alla conferenza del Valdai Club nel 2014, nel quale illustrava le nuove regole cui la Russia ispira la sua politica estera: apertamente, in modo trasparente, come una nazione sovrana tra altre nazioni sovrane, affermando i propri interessi nazionali ed esigendo di essere trattata su di un piano di parità. Ancora una volta le élite occidentali non lo hanno ascoltato. Invece di una cooperazione reciprocamente vantaggiosa, hanno continuato a usare un linguaggio fatto di accuse prive di senso e di sanzioni controproducenti quanto inoffensive. E così, nel suo discorso di ieri all’Assemblea nazionale russa, Putin ha dato prova di uno sdegno e un disprezzo totale verso i suoi «partner occidentali», come li chiama abitualmente. Questa volta li ha definiti «porci».
 
Seduta dell'Assemblea Nazionale della Federazione russa
 
Il discorso annuale del Presidente all’Assemblea nazionale è molto importante. L’Assemblea nazionale russa non ha niente a che vedere con quella del Venezuela, per esempio, che è solo una oscura non-entità di nome Juan che gira video Youtube nel suo appartamento. In Russia, il discorso assomiglia ad un who’s-who della politica russa, coi ministri, i funzionari del Cremlino e del Parlamento (Duma di Stato), i governatori regionali, gli imprenditori, gli esperti politici e una folla enorme di giornalisti. Una caratteristica peculiare del discorso di quest’anno è stato il livello di tensione elevatissimo nella sala: l’atmosfera sembrava carica di elettricità.
 
La ragione di tanto nervosismo nei livelli superiori della burocrazia dello Stato russo è presto diventata evidente: Il discorso di Putin era in parte un programma e in parte un’arringa. I suoi progetti per i due prossimi anni sono estremamente ambiziosi, come ha ammesso lui stesso. Il programma è di importanza vitale, ha detto, e chi non è pronto a raccogliere la sfida non si avvicini neppure. C’è ancora tanto lavoro da fare per quasi tutti quelli che si trovavano in sala, e chi non si dimostrerà all’altezza del compito non sarà presente la prossima volta perché la sua carriera sarà troncata.
 
Il discorso non conteneva quasi nessuna cattiva notizia, ce n’erano invece diverse buone. Le riserve finanziarie della Russia sono più che sufficienti a coprire la totalità del suo debito estero, sia pubblico che privato. Le esportazioni di risorse non energetiche sono in piena espansione, al punto che la Russia non ha più bisogno di esportare gas e petrolio per mantenere attiva la bilancia commerciale. La Russia è oggi ampiamente immunizzata contro le sanzioni occidentali. Il programma di integrazione con l’Eurasia va avanti bene. Gli investimenti del governo russo nell’industria portano i loro frutti.
 
Il governo ha accumulato enormi capitali che destinerà adesso a programmi nazionali di aiuto alla popolazione, per elevare la speranza di vita dei Russi, migliorare la sanità e promuovere la crescita demografica. «Più bambini-meno imposte» diceva uno degli slogan più accattivanti. Ecco gli altri temi importanti del discorso:
 
  • La lotta alla residua povertà;
  • Prestiti ipotecari e sovvenzioni per le famiglie con 2 figli o più;
  • Pensioni indicizzate al tasso di inflazione oltre i minimi ufficiali (rivisti e versati retroattivamente);
  • L’accesso alla banda larga per ogni scuola;
  • Un accesso universale alle cure mediche grazie ad una rete di cliniche rurali;
  • Diverse nuove cliniche oncologiche di livello mondiale;
  • Aiuti alle nuove imprese tecnologiche;
  • Un programma di «contratto sociale» per le start-up;
  • Un altro programma denominato «biglietto per il futuro» che consenta agli studenti del sesto anno di scegliere un percorso professionale attraverso programmi finalizzati, tutor e stage;
  • Molti nuovi progetti di infrastrutture, come l’autostrada di prossima apertura Mosca - San Pietroburgo;
  • La raccolta differenziata e il riciclo dell’immondizia e,
… la riduzione dell’inquinamento atmosferico in una dozzina di grandi città.
 
La lista è ancora lunga.
 
Nessuna opposizione degna di menzione è stata espressa nei commenti degli organi di informazione e nei talk-shows; dopo tutto, chi potrebbe essere contrario al programma di spendere i capitali accumulati in progetti di aiuto alla popolazione?
 
L’obiettivo forse più ambizioso fissato da Putin è stato però di rivedere l’ordinamento giuridico, sia federale che regionale, in tutti i campi della vita pubblica e del commercio. Nei prossimi due anni, sarà sottoposto ad attento esame per stabilire cosa è necessario, cosa risponda ai bisogni contemporanei e che cosa debba o meno essere eliminato. Queste renderà più snelle le procedure e ridurrà il costo degli affari. Altro obiettivo è di insistere nello sviluppo delle esportazioni agricole, già in piena espansione. L’anno scorso la Russia ha raggiunto l’autosufficienza in materia di seminato di grano, ma l’obiettivo è l’autosufficienza alimentare completa e diventare esportatori di prodotti alimentari ecologicamente puliti. (Come ha sottolineato Putin, la Russia resta l’unico grande produttore agricolo al mondo a non essere stato contaminato da veleni OGM di fabbricazione statunitense). Altro obiettivo è di sviluppare maggiormente l’industria turistica russa, che è già in piena espansione, introducendo dei visti turistici elettronici che saranno molto più facili da ottenere.
 
L’anno scorso, il discorso aveva suscitato l’attenzione del mondo, quando Putin aveva svelato tutto un insieme di nuovi sistemi di armi russe, tali da annullare qualsiasi superiorità militare USA. Quest’anno ha aggiunto solo un nuovo sistema: un missile da crociera supersonico chiamato «Zirkon» con una portata di 1000 km che vola a Mach 9. Ma ha anche fatto un aggiornamento su come procede il programma di armamento: tutto va secondo le previsioni; taluni sistemi di armi sono già pronti, altri sono già in produzione intensiva, altri ancora sono in fase di test. Si è pronunciato in favore di relazioni normalizzate con la UE, ma ha accusato gli Stati Uniti di dimostrare «ostilità», aggiungendo che la Russia non minaccia nessuno e non è interessata allo scontro.
 
Le parole più vive, Putin le ha riservata alla decisione degli USA di abbandonare il trattato FNI. Ha dichiarato che gli Stati Uniti hanno agito in mala fede, accusando la Russia di aver violato il trattato, quando erano stati loro ad averlo già violato, particolarmente gli articoli 5 e 6, dispiegando in Romania e in Polonia sistemi di lancio a doppio uso che possono essere utilizzati sia come sistema di difesa aerea, che per il lancio delle armi nucleari offensive che il trattato vieta specificamente. I missili di crociera Tomahawk a testata nucleare, che gli USA potrebbero dispiegare in Polonia e in Romania, rappresentano certamente un rischio per la Russia, ma non attribuiranno agli Stati Uniti il vantaggio di una capacità di primo attacco, giacché questi missili di crociera sono obsoleti, tanto che perfino le difese aeree dell’era sovietica, in Siria, sono state in grado di abbattere la maggior parte di quelli che gli USA lanciarono per punirla del «falso»  attacco a Duma con armi chimiche.
 
Parlando del sogno statunitense di un sistema di difesa aerea globale, Putin ha invitato gli USA ad «abbandonare queste illusioni». Gli Statunitensi possono pensare quel che vogliono, ma si pone la questione: «Sono ancora capaci di fare calcoli matematici?» C’è da chiederselo.
 
In primo luogo gli Statunitensi possono pensare quel che vogliono… perché sono Statunitensi. I Russi non possono permettersi il lusso di pensare in modo completamente assurdo. Quelli che pensano non basandosi sui fatti e sulla logica tendono ad essere messi in riga con un «likbez», come si dice in Russia. La traduzione letterale è «liquidare l’analfabeta» e si usa generalmente per mettere a tacere gli ignoranti. Ma negli Stati Uniti anche manifestazioni di scioccante ignoranza sono di fatto accettabili. Senza andare troppo lontano, prendiamo l’esempio del «Green New Deal», indicibilmente stupido, che viene teorizzato da una ragazza da poco eletta al Congresso ma piuttosto idiota (che ne dite di una definizione gender-neutro?) Alexandria Ocasio-Cortez. Se fosse russa, avrebbe fatto già ridere tutti, perfino nelle campagne.
 
«Ma sono ancora capaci di fare calcoli matematici?» Sembra di no! C’è un altro termine russo – «matchast» – che si può tradurre letteralmente con «hardware», ma che indica la comprensione che non si può ottenere se non attraverso la conoscenza della matematica, delle scienze esatte e dell’ingegneria. In Russia, ignoranti come Ocasio-Cortez, che pensano che le necessità di trasporto possano essere soddisfatte da veicoli elettrici alimentati dall’energia eolica e solare, si vedono chiudere le porte in faccia con l’invito a mettersi a studiare il «matchast», mentre negli Stati Uniti arrivano fino alle stanze del Congresso. In questo caso, se gli Statunitensi sapessero fare i calcoli matematici, capirebbero subito che non è concepibile alcun sistema difensivo che sia efficace contro le nuove armi russe, che non è concepibile alcuna arma offensiva che possa impedire alla Russia di lanciare un attacco di rappresaglia irrefrenabile e che, di conseguenza, la «nuova corsa agli armamenti», (che qualche Statunitense è stato tanto bestia da annunciare), è effettivamente terminata e che ha vinto la Russia. Vedi sopra: La Russia non spende i suoi soldi in armi, li spende per aiutare il suo popolo. Gli Stati Uniti possono sperperare danaro per le armi, ma tutto questo non cambierà la situazione: un attacco contro la Russia sarebbe l’ultima cosa che faranno mai.
 
La Russia non ha intenzione di essere la prima a violare il trattato FNI, ma se le gli Stati Uniti dispiegheranno armi di portata intermedia contro la Russia, la Russia reagirà in modo conseguente, prendendo di mira non solo i territori da cui viene minacciata, ma anche quelli in cui le decisioni di minacciare vengono prese. Washington, Bruxelles e altre capitali della NATO saranno certamente nella lista. Questa non dovrebbe suonare come una novità; la Russia ha già annunciato che la prossima guerra, se mai ci sarà, non si combatterà sul suolo russo. La Russia prevede di portare immediatamente l’incendio nel campo nemico. Certo, non ci sarà una guerra, a condizione che gli Stati Uniti siano abbastanza sani di mente per capire che attaccare la Russia equivarrebbe, sul piano funzionale, a farsi saltare con delle armi nucleari. Sono sufficientemente sani di mente? E’ questa la questione che tiene il mondo in ostaggio.
 
E’ parlando di loro che Putin ha usato l’espressione più offensiva di tutto il discorso. Parlando della disonestà e della cattiva fede degli Statunitensi che accusano la Russia di violare il trattato FNI quando sono loro stessi a violarlo, ha aggiunto: «… e i loro vassalli grugniscono con loro». E’ piuttosto difficile trovare una traduzione adeguata per il verbo russo «подхрюкивать» ; «grugnire con» è il più vicino che riesca a trovare. L’immagine che evoca è quella di un coro di maialini che si accompagnano ad un grosso maiale. Il significato è evidente: Putin pensa che gli Statunitensi siano dei maiali, e che lo siano anche i loro vassalli della NATO. Di conseguenza non c’è da attendersi che Putin srotoli un tappeto rosso davanti a loro e, comunque, sarà troppo occupato ad aiutare i Russi a vivere una vita migliore, per potersi occupare di loro.
 
 
 
 
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