Mauritania - 19 marzo 2008 Un altro caso di schiavitù scoperto nella località di Eychaya (Trarza). Ne dà notizia l'ANI (Agence Nouakchott d'Information), che riporta le dichiarazioni della vittima, Habi mint Rabah, la quale dice di volere "ritornare a casa dei suoi padroni". L'agenzia le considera frutto delle pressioni e delle minacce esercitate sulla donna, ma sono forse anche la spia della straordinaria complessità di un fenomeno, come quello della schiavitù in Mauritania, e della difficoltà di estirparlo per decreto.
(Habi mint Rabah, foto ANI)
Caso di schiavitù in Trarza
(ANI - Agence Nouakchott d'information, 19.3.2008)
Una missione incaricata dal Consiglio nazionale dei diritti dell’uomo, comprendente rappresentanti dell’ AFCF (Associazione delle donne capofamiglia) e di SOS ESCLAVES, ha scoperto un caso di schiavitù nei pressi di Mederdra (Trarza), nella località di Eychaya.
La vittima, Habi Mint Rabah, è stata liberata grazie all’intervento delle due organizzazioni.
Secondo Aminettou mint Elmoctar, presidente di AFCF, la vicenda di Habi costituisce un caso molto particolare di schiavitù, perché le autorità amministrative, soprattutto il wali di Trarza e il comandante della brigata di gendarmeria di Mederdra, sono intervenuti con il flagrante intento di nascondere tutto.
La vittima è stata sottoposta a ogni sorta di pressioni, minacce e intimidazioni, giungendo al punto di farle imparare delle false dichiarazioni da rendere in presenza delle organizzazioni per la difesa dei diritti dell’uomo”.
E in effetti la testimonianza resa dalla vittima ha evitato di affrontare alcuni aspetti importanti, perché le organizzazioni accusano il “padrone” di aver sottoposto Habi a schiavitù sessuale, nonostante egli neghi di essere il padre dei due figli della sua schiava.
Il giornalista dell’ ANI (Agence Nouakchott d’Information) ha incontrato Habi Mint Rabah e ha raccolto la seguente dichiarazione: “Io abito con la famiglia di Ehel Elmoctar da moltissimo tempo e non sono affatto una schiava, perché da anni i miei padroni mi hanno concesso la libertà”.
Habi ha ancora dichiarato: “Io sono molto legata ad una donna che abita a Eychaya, che vive da sola e non ha nessun altro che si occupi di lei”, ed ha aggiunto che “desidera ritornare a casa dei suoi padroni”.
A proposito dei legami con la famiglia Ehel Moctar, la donna ha sottolineato che lei convive con Ehel Moctar nell’ambito di quello che ha definito essere “la relazione tra i mauri biachi (bidhan) e i mauri neri (soudane)”.
Secondo il militante di SOS ESCLAVE Biram ould Abeid, “la vicenda di Habi è un esempio di come alcune autorità amministrative e di sicurezza tentino di occultare la verità e dimostrare che non esista la schiavitù nel paese”.
Biram ha accusato le autorità amministrative di Trarza di avere lavorato, da due mesi, per mantenere il black out su questa vicenda. Ciò che, secondo lui, costituisce prova tangibile dell’esistenza di certi gruppi che ostacolano l’applicazione della legge.
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