Jeune Afrique – 29 maggio 2010

Un Congolese a Nouakchott

di Marianne Meunier


E’ nato in Katanga (RD Congo) e vive da 20 anni nella capitale mauritana. Racconto di vita di un esilio talvolta complicato per un cattolico subsaharaiano in un paese totalmente mussulmano, soprattutto con la minaccia rappresentata da AlQaida nel Maghreb islamico (AQMI)

Wa Nsanga è un uomo elegante che punteggia le sue frasi coi superlativi. Per lui le cose sono spesso “magnifiche”. Originario del Katanga , provincia della RD del Congo al confine con lo Zambia, vive da più di 20 anni a Nouakchott con sua moglie.  I suoi figli sono grandi e vivono per conto loro. Ricercatore in geologia, ha creato un gabinetto di “consulting” nella capitale mauritana.
Fondata dal niente 50 anni fa, Nouakchott non assomiglia per niente ad una città congolese.  In questo venerdì, giorno festivo nella Repubblica islamica di Mauritania, le strade sabbiose sono deserte e silenziose, i rari ristoranti e caffè sono chiusi. Nello stesso momento a Kinshasa, a migliaia di chilometri di distanza, si scolano litri di birra nelle “nganda” (i ristoranti, in lingua lingala), una musica assordante viene diffusa dagli altoparlanti, un temporale si addensa nel cielo nero. “No, tutto questo non mi manca”, dice Nsanga. A 70 anni, è un uomo saggio che si apre difficilmente. Risponde alle domande col tono dotto del ricercatore, aggiustandosi i suoi occhialini.
Dopo aver dichiarato di essersi fatto “molti amici tra i Mauritani”, aggiunge: “Sappiamo di non avere le stesse abitudini, la stessa visione delle cose. Allora tutto quello che vogliamo e di vivere tranquilli. Non siamo integrati, ma non cerchiamo di integrarci”.

Un venerdì in chiesa
Stamattina Wa Nsanga è andato alla “cattedrale” di Nouakchott. Poco più grande di una semplice chiesa, è uno dei rari luoghi di culto cattolico del paese (c’è un prete a Rosso, alla frontiera col Senegal). La sua facciata tondeggiante, che le conferisce un aspetto da “Khaima” (tenda), si integra discretamente nel paesaggio di Nouakchott. All’interno molti senegalesi, occidentali e qualcuno dei 500 congolesi di Mauritania hanno ascoltato il vescovo di Nouakchott, cantato e pregato davanti ad una vetrata arancione a forma di croce per la “messa anticipata della domenica”. Molto più sobria di quelle che si celebrano in Africa centrale, è durata solo un’ora.
Questa stessa cattedrale è qualche volta messa a disposizione dei Congolesi protestanti di Nouakchott, che non dispongono di un luogo di culto appropriato. Ma qualcuno teme l’espansione degli evangelisti. Il proselitismo e l’esibizione di fervore cristiano sono malvisti in Mauritania. Per quanto tollerante e aperto, il paese è tuttavia minacciato da AlQaida nel Maghreb islamico (AQMI). E i “miscredenti” (i non mussulmani) sono il bersaglio privilegiato del movimento terrorista. Nel giugno 2009 un cittadino USA, dirigente di una associazione che fa opera di evangelizzazione, è stato assassinato in pieno giorno a Nouakchott. Un delitto rivendicato da AQMI.

Ritorno in patria

“Siamo un bersaglio”, riconosce Wa Nsanga. Ma continua ad andare a messa. “Senza chiesa sarebbe più difficile vivere qui – spiega – Alla parrocchia facciamo molte cose, ci ritroviamo. E’rassicurante, fa piacere. La conformazione della città rende più difficile ritrovarsi dopo il lavoro”.
Anche se non prova nostalgia per il Congo, Wa Nsanga prevede di ritornarvi. L’anno scorso vi è andato per la prima volta dopo 36 anni di esilio. Ed ha organizzato, tre giorni fa a Nouakchott, la proiezione di “Katanga Business”, un documentario del regista belga Thierry Michel sulla sua regione natale.


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