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Vicenda Apostasia a Nouadhibou – Verdetto: Pena di morte, ha vinto la piazza

Condannato a morte

Pubblicato il 26 dicembre 2014 da Ama Sy


Ould M’kheitir, autore dell’articolo considerato “oltraggioso nei confronti dell’Islam e del profeta Maometto”, il cui processo è cominciato martedì scorso, è stato condannato a morte il giorno successivo per apostasia dal tribunale regionale di Nouadhibou. Dopo quasi un anno di detenzione, la volontà della “piazza” ha avuto ragione di lui. Egli è svenuto alla lettura del verdetto. Eccezionalmente nemmeno il pentimento gli è servito a nulla. Se la sentenza sarà eseguita, sarà fucilato da un plotone di esecuzione. La prima esecuzione in Mauritania dal 1987.

Mohamed Cheikh Ould Mkheitir è un giovane ingegnere ed è figlio del prefetto della capitale economica al momento dell’arresto, avvenuto il 2 gennaio 2014. Secondo la Procura, egli avrebbe “parlato con leggerezza del profeta Maometto (PSL)” nell’articolo a sua firma apparso per breve tempo in alcuni siti internet mauritani. Durante il processo, Ould M’kheitir ha dichiarato che “sua intenzione non era di oltraggiare il profeta, ma solo di difendere la casta disprezzata e discriminata cui appartiene, i maalemine”, aggiungendo: “se il mio testo può lasciare intendere che vi sia oltraggio al profeta, lo ripudio totalmente e me ne pento apertamente”, riferisce una fonte informata.

Egli è svenuto alla lettura del verdetto.


La Charia, fonte del diritto mauritano

Il delitto per il quale Ould M’Kheitir è stato riconosciuto colpevole, è previsto dall’art. 306 del codice penale mauritano. Articolo invocato da Ahmed Ould Isselmou, procuratore della Repubblica presso il tribunale di Nouadhibou che rappresentava l’Accusa, nella sua requisitoria che è stata condivida dalla Corte. Questo articolo recita: “Chiunque si macchi del crimine di apostasia sarà, salvo che non se ne penta prima, condannato a morte”. I due avvocati di ufficio, dopo la rinuncia del famoso avvocato Maitre Ichiddou, costretto dalla piazza ad abbandonare la difesa di Ould M’kheitir, hanno dichiarato che il pentimento del loro assistito avrebbe dovuto “essere valutato a suo favore”.

Citato da AFP, l’avvocato Icheddou ha dichiarato qualche mese fa che il Giudice Istruttore ha “riconosciuto nella sua ordinanza il pentimento dell’imputato”, ma che esso non era tale da comportare il proscioglimento in istruttoria, dovendosi rinviare al giudizio della Corte Criminale.


Il codice penale offre una via di uscita

Però, l’ultima parte dell’art. 306 afferma: “Ogni mussulmano colpevole del delitto di apostasia, sia con parole che per atti evidenti o dissimulati, sarà invitato a pentirsi nel termine di tre giorni. Se non si pente in questo termine, è condannato a morte come apostata, e i suoi beni saranno confiscati a profitto del Tesoro. Se si pente prima dell’esecuzione della sentenza, la Procura investirà la Corte Suprema della richiesta di riabilitazione in tutti i suoi diritti, fermo restando la pena correzionale di cui al 1° comma di questo articolo”. Ould M’kheitir pentito deve avere salva la vita, cosa che non è accaduta. Sarà fucilato se la sentenza verrà eseguita.


Vendetta popolare

Migliaia di Mauritani, alcuni dei quali hanno letto solo alcune parti dell’articolo incriminato, hanno manifestato a Nouakchott, Nouadhibou e altre città, per reclamare la sua condanna a morte, un anno fa. Ricordiamo la dichiarazione del Presidente della Repubblica, davanti ad una folla di manifestanti raggruppati alla porta del suo palazzo: “Vi ringrazio di tutto cuore per la vostra presenza massiccia per condannare il crimine commesso da un individuo contro l’islam, la religione del nostro popolo, del nostro paese. La Repubblica Islamica di Mauritania, come ho già precisato in passato e riaffermo oggi, non è laica e non lo sarà mai… vi assicuro quindi che il governo e io stesso non lesineremo alcuno sforzo per proteggere e difendere questa religione e i suoi simboli sacri…”.

Questa dichiarazione del presidente, quelle dei vari partiti politici, in uno con le manifestazione e le fatwa hanno avuto la meglio. Aminetou Mint Moctar, presidente dell’AFCF, ONG per la difesa dei diritti dell’uomo che aveva denunciato la strumentalizzazione politica della vicenda e l’arroganza degli estremisti islamici, è stata raggiunta da una fatwa da parte dell’organizzazione “Ahbab Rassoul”. Anche l’avvocato Ichiddou è stato costretto a rinunciare al mandato difensivo per la pressione della piazza.



Aminetou Mint Moctar

 
Scene di esultanza si sono viste nella capitale economica e a Nouakchott, all’annuncio del verdetto.
Questa vicenda continua a far molto scrivere e parlare. Giovedì mattina la condanna a morte di Ould M’kheitir era in prima pagina sui media nei quattro angoli del globo, RFI, Le Monde, Le Figaro, Jeune Afrique, tra gli altri. Da notare che l’annuncio di questa condanna a morte interviene nel momento in cui comincia l’altro processo, anch’esso molto seguito dai media. Si tratta di quello contro Biram Ould Dah Ould Abeid, presidente dell’IRA, e dei suoi militanti e codetenuti.

La Mauritania non ha eseguito condanne a morte dal 1987, anche se nelle sue prigioni vi sono dei condannati a morte.


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