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Assegnato il premio Robert Kennedy 2008 ad Aminetou Haidar |
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Il premio Robert Kennedy 2008 sarà assegnato, il prossimo 13 novembre, all'attivista saharaoui Aminatou Haidar, leader dell'intifada pacifica ed ex prigioniera di opinione, già insignita, nell'ottobre del 2007, della cittadinanza onoraria di Napoli. Il prestigioso riconoscimento rilasciato dalla Fondazione nordamericana ha fatto infuriare il governo marocchino. Il quotidiano algerino L'Expression ha pubblicato un commento che riportiamo, tradotto in italiano a cura di ossin (Aminatou Haidar, foto ossin) Assegnato ad Aminetou Haidar il premio Robert Kennedy per i diritti dell’uomo 2008
L’Expression 10 novembre 2008
Il successo internazionale di Aminatou Haidar, la militante saharaoui dei diritti umani è dovuto ai petrodinari algerini, sostiene il quotidiano Aujourd’hui le Maroc. Dopo avere accusato l’Algeria di ostacolare il processo di pace nel Sahara Occidentale, il sovrano marocchino, per il tramite di una certa stampa a lui sottomessa, persiste nella sua campagna di demonizzazione dello Stato Algerino. E lo fa scatenando la sua muta di giornalisti assetati di nient’altro se non di calunnie, disinformazione, ingiustizia e menzogne. Da questo punto di vista, Aujourd’hui le Maroc è la sua punta di lancia, il suo portabandiera. “Il successo internazionale di Aminatou Haidar è sostenuto ampiamente dai petrodinari algerini”, ha scritto il nostro “confratello” marocchino nella edizione del 7 novembre. Alla vigilia del discorso pronunciato da Mohammed VI in occasione del 33° anniversario della “marcia verde”. Eccome se la campagna non è stata sapientemente orchestrata e montata in ogni parte. E’ stata cucita col filo bianco. Queste dichiarazioni, comunque, sono state attribuite ad un fantoccio, che il giornalista dice essere uno specialista dell’attivismo separatista, senza tuttavia rivelare la sua identità. Davvero un curioso modo di informare. Di chi ha paura questo “brillante analista” per mantenere l’anonimato? Di Aminatou Haidar forse che, dal canto suo, si esprime con un coraggio esemplare riconosciuto da una comunità internazionale appassionata di giustizia. A meno che, ed è la cosa più probabile, non sia altro che una volgare emanazione dei servizi marocchini. Uno specialista che si rispetti e che in più goda di protezioni tanto temibili come quelle della polizia segreta marocchina ha bisogno di essere codardo! Il coraggio. La codardia, ecco un binomio che non si può conciliare. Aminatou Haidar ha scelto il coraggio. Il suo nome è arrivato alla ribalta un giorno dell’anno 2005. E’ stata un’ardente leader dell’intifada nei territori saharaoui indebitamente occupati dall’esercito coloniale marocchino. “Arrestata a Laayoune per avere orchestrato con qualche attivista la famosa sedicente Intifada Saharaoui, si è voluta nominare prigioniera d’opinione”, riconosce, con tono ironico, Aujourd’hui le Maroc. E’ in effetti molto più facile oggi curvare la schiena e mangiare dalle mani del Makhzen (sistema di potere marocchino, ndt), che difendere la causa saharaoui. “E’ sostenuta da gruppi minoritari della sinistra comunista o troskista, e da residui dei partiti rivoluzionari degli anni ’60…”, prosegue il giornalista di Aujourd’hui le Maroc. Ed è qui che si tocca infine la questione del rispetto della dignità umana e del rispetto della dignità altrui. Che certamente non è il punto forte della famiglia reale e dei generali felloni che la circondano, come Dilmi e Oufkir. Tazmamart, Derb, Moulay Chérif portano ancora l’eco dei suppliziati. Abraham Serfaty e molti altri possono testimoniarlo. Abdellatif Zeroual, militante di Ilal Aman, partito marxista marocchino, ha avuto il tempo di dirlo prima di soccombere sotto tortura: “Il nostro sangue cola…goccia a goccia”.
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