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Speranze tradite

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Marocco, gennaio 2010 - Un duro editoriale di TelQuel a proposito delle promesse di cambiamento che, da anni, il governo del Marocco continua a ripetere e che non sono mai mantenute. Oramai appare chiaro che, come dice anche Amnesty International, queste promesse sono solo un "esercizio di pubbliche relazioni per migliorare l'immagine del Marocco". E perchè tutto possa restare come prima.







TelQuel, 23/29 gennaio 2010 n. 408


Speranze tradite


Editoriale di Ahmed R. Benchemsi


Le promesse di cambiamento? Null’altro che un “esercizio di pubbliche relazioni concepito per migliorare l’immagine del Marocco”, secondo Amnesty International



Avevamo finito per dimenticarcene. Eppure la pubblicazione delle raccomandazioni dell’Isrtance équité et réconciliation (IER) era stato un momento forte della “nuova era”. Creata nel gennaio 2004 per iniziativa dello stesso Re Mohammed VI, l’IER aveva come obiettivo di far luce sulle violazioni dei diritti dell’uomo  verificatesi in Marocco sotto Hassan II, ma anche, e soprattutto, di elencare una serie di riforme indispensabili per evitare che gli orrori del passato potessero riprodursi. Non solo si sono riprodotti (sebbene in scala minore) durante la caccia antiterrorista seguita agli attentati del maggio 2003, ma le raccomandazioni, ad oggi, non hanno trovato alcuna attuazione. Quattro anni dopo lo storico discorso reale del 6 gennaio 2006, nel corso del quale Mohammed VI aveva decretato la fine del mandato dello IER ed ufficialmente affidato l’applicazione delle sue raccomandazioni al Comitato consultivo dei diritti dell’uomo (CCDH),… non s’è visto niente. E comunque nulla di ciò che era indispensabile per rompere definitivamente con le pratiche del passato. Certo, numerosi casi di tortura e sparizione forzata sono stati chiariti (per quanto “parzialmente e in modo insufficiente”, protesta Amnesty International). Ma delle “riforme istituzionali” considerate necessari per garantire l’instaurazione di uno stato di diritto, non se n’è visto ancora il colore.
Che cosa ne è della indipendenza della giurisdizione, della separazione dei poteri? Cosa ne è della costituzionalizzazione dei diritti dell’uomo, tra i quali la libertà di espressione e di associazione, o ancora la riservatezza della corrispondenza (cosa che dovrebbe bandire soprattutto le intercettazioni telefoniche, ancora largamente praticate oggi)? Cosa ne è dell’abolizione degli “ordini orali”, fonte di tutti gli eccessi polizieschi? Cosa ne è della “razionalizzazione della gestione della sicurezza”? Non se n’è fatto niente. O piuttosto ecco: il CCDH promette di “definire i principali obiettivi (… e) di raccomandare la realizzazione del nuovo concetto di autorità”. Incredibile! E’ stato nel 2001 che Mohammed VI ha lanciato questo “concetto” suscitatore di tante speranze. Nove anni dopo siamo ancora a “definirne gli obiettivi”ed a “raccomandare la loro applicazione!???!
Siamo così tanto cretini che ci si prende in giro in modo così grossolano?
Amnesty ha già decretato che in assenza di una vera volontà politica (vale a dire del Re), tutto ciò non è altro se non “un esercizio di pubbliche relazioni concepito per migliorare l’immagine del Marocco”. Oltre alle raccomandazioni dello IER, restate lettera morta, le due gesta principali di Mohammed VI sarebbero state la riforma della Moudawana (codice della famiglia, ndt) e la pubblicazione del rapporto del cinquantenario, che fornisce un percorso preciso per l’accesso del Marocco allo sviluppo.  Somma impressionante di rigore e precisione (4500 pagine!), questo rapporto, pubblicato nel 2005, è stato semplicemente… fatto cadere nel dimenticatoio. Un centinaio di esperti, scelti tra il fior fiore della intellighenzia del regno, hanno dunque lavorato per niente, se non per dare la speranza di un cambiamento, una speranza oramai tradita. Quanto alla Moudawana, si tratta certamente di una riforma storica, ma la cui pratica applicazione resta ancora oggi assai problematica – e niente, assolutamente niente è stato fatto per rimediarvi.
Per i turiferari del regime, queste tre “principali realizzazioni” sono tuttavia la colonna vertebrale della “nuova era”. Ora però è chiaro che la nuova era non è così diversa dall’antica: l’ossatura continua ad essere costituita dalle promesse non mantenute (o mantenute ma non applicate). Il loro unico effetto, in questi ultimi anni, è stato di assicurare al Marocco dei “buoni punti” al livello internazionale. Oggi nemmeno questo funziona più, come è dimostrato dalla moltiplicazione dei rapporti negativi. La comunità internazionale non si fa più ingannare. Per quanto riguarda noi altri marocchini, noi non crediamo più a niente e siamo rassegnati al degrado, addirittura alla putrefazione della situazione. Davvero un triste bilancio…



 
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