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Abraham Serfaty

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Marocco, novembre 2010 - Ci sono stati (e ci sono) grandi marocchini, uno di essi è senz’altro Abraham Sefarty, militante marxista e comunista non pentito. E’ morto a Marrakech, il 18 novembre 2010

(Abraham Serfaty)


Le Grand Soir, 20 novembre 2010

Abraham Sefarty
di Mohamed Belaali

Ci sono stati (e ci sono) grandi marocchini, uno di essi è senz’altro Abraham Sefarty, militante marxista e comunista non pentito. E’ morto a Marrakech, il 18 novembre 2010

Il militante marxista marocchino Abraham Sefarty ci ha lasciato all’età di 84 anni (1926/2010).
E’ nato a Casablanca in una vecchia famiglia ebrea le cui radici affondano fino all’Oued El Kebir (antico nome del fiume Guadalquivir, ndt) in Andalusia, dalla quale venne scacciata nel 1492.
Serfaty era un difensore accanito della causa palestinese e un antisionista convinto. Diceva: “Il sionismo è prima di tutto un’ideologia razzista. E’ la versione ebraica dell’hitlerismo (…) Esso proclama lo Stato di Israele innanzitutto “Stato ebraico”, proprio come Hitler proclamò la Germania ariana”.
Anticolonialista, fu arrestato e imprigionato dalle autorità francesi nel 1950 e posto agli arresti domiciliari fino al 1956 dal ministro dell’interno dell’epoca, François Mitterrand!
Diplomatosi al’Ecole de mines di Parigi, rientrò in Marocco e ricoprì diversi incarichi, più di carattere tecnico che politico, nel governo del Marocco indipendente. Nel 1960 diventò il direttore dell’Office chérifien des phosphates. Venne sollevato dall’incarico nel 1968 per avere pubblicamente preso posizione a favore dei minatori in sciopero di Khouribga.
 Abbandonò il partito comunista, che considerava settario e riformista, e fondò con altri militanti marocchini, tra cui il poeta A. Laabi, il movimento Ilal Amam (Avanti), nell’agosto 1970.
Respingendo ogni compromesso col Palazzo, criticando l’insieme della sinistra “ufficiale”, Serfaty si trovò coi suoi compagni di fronte al regime di Hassan II. Arrestato e torturato nel gennaio 1972, venne liberato per la pressione delle lotte sociali che si sviluppavano in tutto il paese.
Per sfuggire alla polizia del regime che di nuovo lo aveva incriminato, Serfaty entrò nella clandestinità.
La polizia arrestò suo figlio Maurice, che aveva allora 20 anni, e sua sorella Eveline. Se Maurice ignorava dove il padre si nascondeva, Eveline invece lo sapeva. Ma anche sotto tortura non ha parlato. Morirà due anni più tardi per le conseguenze delle sevizie subite nei centri di tortura. “Parla o tu uccidiamo. Ti hanno ucciso Eveline. Tu non avevi parlato” scriveva il poeta A. Laabi.
Arrestato poco dopo insieme ai suoi compagni, torturato selvaggiamente, scrisse in Les Temps Modernes di aprile 1986: “Bisogna fare di tutto per dimenticare queste ore immonde, per ritrovare una figura umana dopo mesi e mesi di avvilimento fisico, perché il cuore non salti più ogni volta che qualche suono mi ricordi quella voce bassa che mi bisbigliava all’orecchio “Nuhud” (Alzati), e io sapevo che era per la tortura”.
Tra il 1974 e il 1976 quasi tutta la direzione del movimento “Avanti” venne arrestata. Abdelatif Zeroual, compagno e amico di Serfaty è morto sotto tortura. Altri sono diventati pazzi.
Serfaty sarà liberato nel 1991 grazie a una campagna di solidarietà internazionale.
Come militante marxista, Serfaty era anche a favore dell’autodeterminazione dei popoli. Per trovare una soluzione al conflitto che oppone il Fronte Polisario al Marocco, propose l’organizzazione di un referendum in questa regione tormentata.
Comunista, internazionalista, anticolonialista e antisionista, Serfaty era tutto questo.
Il suo ricordo resterà scolpito nella memoria della classe operaia marocchina per la quale egli ha sacrificato tanta parte della sua vita.  



 
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