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Dove sono le 6.000 vittime di Gheddafi?

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 Libia, aprile 2011 - Ma di quali elementi davvero disponiamo per valutare la realtà di questa repressione? Chi, in Francia, sa esattamente quel che succede in Libia? (nella foto, Wanted Gheddafi, pubblicato dall'Humanité)











Le Grand Soir, 28 marzo 2011


Dove sono le 6.000 vittime di Gheddafi?

La giustificazione dell’intervento militare occidentale in Libia si è basata su una sola ragione: proteggere le popolazioni civili dalla repressione delle forze del colonnello Gheddafi.
E bisogna riconoscere che – perfino tra coloro che sono piuttosto ostili alle abituali crociate degli Stati Uniti e dei loro alleati – l’argomento ha fatto breccia.
Ma di quali elementi davvero disponiamo per valutare la realtà di questa repressione? Chi, in Francia, sa esattamente quel che succede in Libia?
Hardeep Singh Puri, rappresentante permanente dell’India al Consiglio di sicurezza dell’ONU ha affermato che “non esiste praticamente nessuna informazione credibile circa la reale situazione sul terreno”, che possa giustificare la decisione di istituire una zona di esclusione aerea. E per tale motivo non ha approvato la proposta di risoluzione. E’ forse un ammiratore sfegatato di Gheddafi?
I Francesi che ritengono che Gheddafi abbia commesso dei crimini contro il suo popolo devono ammettere che si sono convinti di ciò sulla base di quanto hanno riferito i media e il governo. Sarebbe il caso di fornire fonti alternative e credibili. (1)
Da dove viene il numero di 6.000 morti? Da un portavoce della “Lega libica per i diritti dell’uomo” – Ali Zeidan, che vive in esilio negli Stati Uniti (2); il quale, il 1 marzo, a Parigi, ha dichiarato che le violenze scaturite dalla insurrezione in Libia avevano provocato 6.000 morti, 3.000 dei quali nella sola città di Tripoli, 2.000 a Bengasi e 1.000 in altre città.
In quale modo è stato in grado di effettuare un simile sinistro calcolo? Non lo si saprà mai.
Ma, a partire dal giorno dopo, la macchina era lanciata. Tutti i quotidiani francesi, senza eccezioni, hanno dedicato i loro titoli a questa “informazione”, senza porsi domande. I più onesti hanno usato le virgole o il condizionale. Ma la maggior parte ha trascurato anche solo questa cautela elementare.
Subito la Corte penale internazionale, che non si è mai preoccupata dei crimini accertati degli USA in Afghanistan e in Iraq, né di quelli degli Israeliani in Palestina, si è fatta carico del problema: “Gheddafi è un criminale”, deve “essere giudicato”, ha dichiarato un consigliere della CPI, che sembra ignorare la presunzione di innocenza.
La foto in alto, pubblicata dall’Humanité (ahimè!), dà il tono.
Da parte sua la Federazione internazionale per i diritti dell’uomo (FIDH) ha immediatamente garantito il dato di 6.000 vittime, mentre ancora una settimana prima aveva denunciato un numero dieci volte inferiore, esattamente 640.
Ha anche chiesto l’interdizione dei voli sul territorio libico, “per evitare che dei civili vengano massacrati dall’aviazione libica e per impedire l’arrivo di altri mercenari, incaricati di fare il lavoro sporco per conto del colonnello Gheddafi”.
Notiamo che la FIDH non aveva creduto utile chiedere un’analoga interdizione nei confronti dell’aviazione israeliana quando questa bombardava a tappeto i Palestinesi della striscia di Gaza.
Ormai era tutto pronto per l’intervento “Alba dell’Odissea”: Obama, premio Nobel per la pace, poteva minacciare Gheddafi dei suoi fulmini, mentre Sarkozy, in una sceneggiata di “capo guerriero”, trascinava la Francia in una guerra più che ambigua.
Oggi l’istituzione di una zona di interdizione aerea (No Fly-Zone) sulla Libia è cosa fatta. Ma i bombardamenti comunque continuano, aggiungendo la loro dose di vittime militari e civili. Perché? Fino a quando? Con quali costi umani?  



(1) Lunedì scorso, nel corso della trasmissione “Ce soir ou jamais” di France 3, il giornalista belga Michel Collon, parlando della repressione in Libia, ha dichiarato: “Quelli che sostengono esservi dei dati precisi secondo me sono dei ciarlatani”. Ed ha aggiunto: “Con Google io posso sapere quale è il colore delle vostre scarpe quando siete in giardino, e gli Stati Uniti (con le loro reti di satelliti) non sarebbero capaci di mostrarci le immagini del massacro di 6.000 persone?”

(2) Ali Zeidan è anche il portavoce in Europa del “Consiglio nazionale di transizione” e certamente futuro membro del nuovo governo che dovrebbe nascere se la ribellione trionferà. Questo fa capire come sia disposto a fornire dei dati che accusano Gheddafi.

 
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