Il complotto e la grande manipolazione
di Djerrad Amar


Sarkozy e Cameron  dichiarano dunque che “Gheddafi se ne deve subito andare. Invitiamo tutti i suoi sostenitori ad abbandonarlo prima che sia troppo tardi. Invitiamo tutti i Libici che ritengono che Gheddafi porti la Libia alla catastrofe  a mobilitarsi fin da subito perché si avvii un processo di transizione”. Ecco ciò che può definirsi puramente e semplicemente ingerenza; qualcosa che contraddice la carta dell’ONU!
In nome di chi parlano? Del popolo libico? Delle decine di migliaia di manifestanti che sostengono Gheddafi? Delle centinaia di persone che accorrono ad occupare le piazze e gli altri luoghi considerati importanti  per fare da scudi umani e impedire che siano bombardati? In realtà non sanno niente di questo popolo! Che cosa spinge soprattutto Sarkozy ad ingerirsi, con zelo, degli affari interni della Libia? La libertà e i diritti umani? Falso pretesto!

In occasione del suo incontro con alcuni esponenti del “Consiglio Libico” in presenza di Bernard-Henri Levy, si è discusso del riconoscimento dell’opposizione, della possibilità di disturbare le trasmissioni militari dell’esercito di Gheddafi, di distruggere il suo bunker, di neutralizzare i tre aeroporti e di imporre una zona di esclusione aerea oltre al congelamento dei beni libici all’estero. Insomma di far cadere il regime di Gheffadi! BHL ha dichiarato in proposito di essere “felice e fiero della posizione assunta dal mio paese”. Questo missionario dei neoconservatori americano-sionisti che si fionda dovunque serva agli interessi di Israele, appare in questa vicenda come l’architetto incaricato di subappaltare “l’operazione Libia” alla Francia. Alcuni giornali occidentali, in particolare Libero (Italia), hanno scritto, citando documenti dell’intelligence francese, che la “rivolta popolare” contro Gheddafi è stata orchestrata da Parigi fin dall’ottobre 2010, dopo il tradimento dell’uomo di fiducia di Gheddafi, Mesmari, che ha trovato rifugio a Parigi. A metà gennaio il piano per il rovesciamento di Gheddafi era pronto e gli agitatori già posizionati a Bengasi.

A  Bengasi BHL ha incontrato Mostafa Abdeljalil, del consiglio.  Davanti a una folla di giovani, che non dovevano sapere chi era perché gridavano davanti a lui slogan anti-israeliani, il nostro ha calpestato la bandiera verde libica. E' stato al suo rientro che Sarkozy ha deciso di riconoscere la ribellione senza nemmeno consultare il suo ministro degli Affari Esteri. Una ribellione diretta da 4 principali oppositori conosciuti per i loro legami con la NED/CIA, che vivono negli USA e in Inghilterra da più di 35 anni (tre di essi hanno passaporto USA ed uno inglese), ed altri cinque, due dei quali sono dei dissidenti dell’ultim’ora (Mostefa Abdeljalil, ex ministro della giustizia, conosciuto per le sue scappatelle e la sua avidità, e un ufficiale superiore conosciuto per le sue disavventure e la sua fellonia in Ciad). Sono apparsi a turno nei quattro canali Al Jazeera, Al Arabia, Alhurra e la BBC.

Riconoscere un’entità cosi vaga, composta di ribelli incapaci di padroneggiare gli obiettivi e l’evoluzione della loro azione, e che si dichiarano “rivoluzionari” – adottando ed esibendo la bandiera dell’ex monarchia -, come “legittimo rappresentante” di un popolo che ha già uno Stato sovrano, riconosciuto e membro dell’ONU, minacciando attacchi aerei per accelerare la caduta del governo legale, è espressione della  peggiore stupidità politica. Questa monarchia del re Idris, vassalla della Corona inglese, che Gheddafi ha rovesciato un certo 1 settembre 1969. Dei “rivoluzionari” che sollecitano attacchi distruttori di quello che dicono essere il loro paese e non se la prendono nel vedere centinaia di feriti uccisi o feriti, ivi compresi dei bambini, dai bombardamenti aerei della coalizione Americano-Anglo-Franco-Qataro-Emirati? Che degrado!


Questa sollecitudine e attivismo della Francia nel voler cacciare “Gheddafi e la sua cricca” non ha ricevuto l’approvazione di tutta l’Europa; in particolare della Germania. In cerca di legittimazione, Sarkozy e i suoi padroni hanno cercato allora un sostegno soprattutto arabo per portare avanti la “sua guerra”, e lo hanno trovato nello spregevole Amr Moussa, l’inamovibile Segretario Generale di quella perversa e putrefatta Lega detta “araba”, che domina i petrodollari del Golfo. In questa atmosfera di aggressione contro la Libia e di una formidabile campagna di disinformazione, propaganda sovversiva e diversione, la Guida libica ha lanciato un sasso su Sarkozy, suscitando severi dubbi a proposito dei finanziamenti della sua campagna per le presidenziali del 2007. Un altro scandalo segna la politica estera di Sarkozy che risulta obbedire a ordini esterni alle stesse istituzioni, tanto che il sito francese Rue89 ha titolato un articolo: “Juppé sostituito da Bernard-Henri Levy. La Francia sola contro Gheddafi”.


Essendosi la Tunisia e l’Egitto, per il momento, sottratti al loro controllo, pur continuando a intrallazzare per conservarli nel perimetro del loro cortile di casa, bisognava approfittare dell’occasione di queste “rivoluzioni” popolari pacifiche per regolare i conti con questo Gheddafi; questa impenitente personalità antisionista e antimperialista , imprevedibile e principale ostacolo del progetto mondialista del “Grande Medio Oriente”, ribattezzato “Nuovo Medio Oriente”. Ma questa rivolta che non rivendica niente di sociale si è rivelata fin dall’inizio armata e sostenuta militarmente dall’Occidente. Tutto è cominciato con sporadiche manifestazioni di gruppi che sono poi ricorsi alle armi per rivendicare direttamente la caduta di Gheddafi, sollevando così seri dubbi quanto al loro carattere spontaneo, popolare e pacifico. Quale reazione legale vi può essere nei confronti di qualcuno che ha preso le armi e assalito i depositi di armi? E’ provato che quando l’esercito ha ricevuto l’ordine di abbandonare le sue posizioni e di non sparare gli insorti si sono impadroniti delle armi, anche pesanti. In occidente sarebbero stati sterminati, e a buon diritto, questi terroristi!  Siccome il fine giustifica i mezzi, i cospiratori occidentali non hanno esitato a definirli “rivoluzionari” per le necessità della causa che è quella di indebolire un regime refrattario.  Sentiamo V. Putin che esprime la sua preoccupazione: “E’ giunto il turno della Libia, col pretesto di proteggere la popolazione civile. Dove sono la logica e la coscienza? Non c’è né l’uno né l’altro”. Pensando allora ad una debolezza e ad una imminente caduta del regime, la reazione immediata era l’esigenza dell’immediato “allontanamento” della Guida. Hanno lanciato allora una formidabile campagna di propaganda – realizzata dai canali sauditi e del Qatar – e un aiuto logistico agli insorti, finanziato soprattutto dal Qatar.


Era stata avviata la stessa macchina propagandistica contro Ceausescu, il dittatore “Dracula comunista”, coi suoi “ossari” e le “donne incinta sventrate”, contro Saddam Hussein, il “tirano iracheno”, con le sue “armi di distruzione di massa”, contro l’indomabile Iran e il suo “programma di fabbricazione di armi nucleari”, contro l’Afghanistan e i suoi terroristi di Al Qaida, contro gli Hezbollah del Libano, questa organizzazione “terroristica” che ha posto fine al mito dell’invincibilità di Israele, contro i Palestinesi e i suoi “islamisti terroristi” di Hamas.  Rieccoli, sulla scia delle rivolte dei popoli arabi contro l’arcaismo dei loro sistemi e dei loro dirigenti, cogliere questa opportunità per abbattere Gheddafi, facendo ricorso ad un sistema di propaganda intensivo, disponendo questa volta di subappaltatori/staffette mussulmani, per demonizzare un feroce refrattario all’ordine imperialista e colonialista, per presentarlo come colui che “bombarda con l’aviazione il suo popolo”, che “massacra il suo popolo che manifesta a mani nude con le brigate (per designare l’esercito libico), il pazzo di Tripoli, il criminale e psicopatico, che provoca 6000 morti in pochi giorni”, ecc.


Tra questi “rivoluzionari” da quattro soldi ci sono anche degli alleati di Al Qaida – circostanza confermata da fonti occidentali, dagli studi degli specialisti dell’Accademia militare USA di West Point, dalla dichiarazione/video del libico n. 3 di questa organizzazione e, da ultimo, dallo Stato maggiore – che sono stati visti assassinare, a decine, civili o militari (di pelle nera), sgozzandoli e poi appendendoli per i piedi o bruciandoli, coperti dalla falsa informazione che si trattava di “mercenari” al servizio di Gheddafi, mentre in realtà erano dei Libici (1/3 dei Libici sono di pelle nera). L’immorale propaganda occidentale non mostra queste immagini orrende. Lo farà certamente, per rifarsi la faccia, usandole contro l’associato di turno. Ma solo a missione compiuta, perché Al Qaida, come ha detto un analista, “esiste solo dove e quando fa comodo agli Stati Uniti”. Questa propaganda ammette il suono di una sola campana, che guida i media a grande diffusione diventati strumento al servizio di una oligarchia plutocratica che finanzia soprattutto il Qatar, che fa sì che la stessa divulghi delle grande menzogne, come il bombardamento di città da parte dell’aviazione di Gheddafi, le defezioni/omicidi/kamikaze di ufficiali che compaiono alla televisione per smentire, i massacri di “migliaia” di civili. Nessun giornalista straniero in Libia ha confermato, fino ad oggi, queste accuse affermate o presunte.


Ripetiamo queste domande. Chi sostiene chi in questa storia? Chi desidera la caduta di Gheddafi contrariamente a quanto si è fatto con Ben Ali e Mubarak, che sono stati sostenuti fino alla fine? Osserviamo! Non si tratta forse della messa in opera del progetto “Nuovo Medio oriente” che deve rifondare il mondo mussulmano – di un’essenza spirituale refrattaria all’ordine occidentale temporale – nei fondamenti euro-atlantisti e mondialisti, obbligandolo ad adottare i loro principi politico-filosofici? Per raggiungere tale obiettivo, occorre ricomporre questo mondo mussulmano sulla base delle elaborazioni di pensatori e strateghi come Bernard Lewis, Ralph Peters e Zbigniew Brzezinski. Il progetto prevede la creazione di una nuova mappa geografica, che stravolga le attuali frontiere, che deve essere ispirata al principio “dividere per controllare”, creando dei mini Stati petroliferi ed etnici, per meglio controllare e impadronirsi di queste ricchezze. Questo obiettivo non può essere raggiunto se non provocando rivolte popolari, suscitando conflitti tra arabi e persani, tra sunniti e sciiti, tra mussulmani e cristiani, per poi manipolare e ricomporre tutto nel senso desiderato.


Ma il mondo mussulmano conosce, improvvisamente e in modo inatteso, delle rivolte di massa che rimettono in causa tutti i fondamenti e le strutture politiche arcaiche – che fanno comodo per altro all’Occidente – dei loro Stati/nazioni, esigendo il rispetto degli stessi principi sui quali si fondano le società occidentali, vale a dire la democrazia, le libertà individuali e collettive, e non questo “caos costruttivo” auspicato, che deve dividerli per integrarli nella loro dottrina. La Tunisia e l’Egitto sembrano sfuggire loro, occorre recuperare presto in Libia, un anello fondamentale, accelerando il disordine. Ma le cose hanno preso un’altra piega! Le forze armate libiche sono avanzate controllando la maggior parte del territorio con una rapidità sconcertante, secondo i giornalisti sul posto. In ogni città liberata si sono visti migliaia di manifestanti festosi gridare la loro gioia e il loro sollievo. Cosa che ha fatto dire a James Clapper, il direttore dei servizi di informazione USA, che “il regime di Muammar Gheddafi potrebbe vincere”.
Si sono allora costruite in tutta fretta due risoluzioni (la 1970 e la 1973), anche se sono in contraddizione flagrante con la Carta delle Nazioni Unite. Il passaggio per il Consiglio di Sicurezza era solo un mezzo per prestare man forte ai ribelli in fuga, per evitare la disfatta di questa rivoluzione “comandata” e prevenire il fallimento della loro strategia. Il mondo constata un imbroglio perfino nell’esecuzione delle risoluzioni dell’ONU, che si trasforma in una chiara aggressione, al punto che Vladimir Putin dice che gli ricorda “gli appelli alle crociate all’epoca del Medio Evo, quando si invitava la gente a partire per liberare i luoghi santi”. Il ministro dell’interno francese, Claude Gueant, noto per i suoi modi scortesi, ha dichiarato: “Il mondo intero si preparava a guardare alla televisione i massacri del colonnello Gheddafi. Per fortuna il presidente (Sarkozy) ha assunto la guida della crociata per mobilitare il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite e poi la Lega araba e l’Unione africana”.
Altri politici, analisti e strateghi criticano in modo virulento questa aggressione contro la Libia. Solo i dirigenti arabi restano amorfi, muti e inebetiti, nonostante siano tutti nel mirino di questa strategia di dominio che non trova limiti nel diritto internazionale. Nel caso tunisino, Sarkozy aveva  visto male ma, precipitandosi sul caso libico – pensando di essere il primo ad avere avuto la buona idea – spinge le cose verso esiti sconosciuti, secondo gli osservatori. Il rappresentante russo alla NATO ha già fatto le sue previsioni:  una guerra contro dei combattenti considerati feroci, contro un popolo imprevedibile che presto si unirà contro questa coalizione che di fatto uccide i civili che pretende di difendere, che distrugge le infrastrutture, le case, gli ospedali e che vuole dividere la Libia. Una guerra che i popoli arabi e mussulmani, soprattutto d’Africa, non lasceranno impunito, fin sul suolo degli aggressori!


Gheddafi non è un “dittatore” nel senso che ci si vuole far credere. Il suo paese è ricco, il suo popolo vive bene e la disoccupazione è modesta. La Libia è classificata in buona posizione in rapporto al PNUD. Il suo IDH (Indice di sviluppo umano) nel 2007 è dello 0,847, cosa che la piazza al 56° posto (Norvegia: 0,971 – 1° -; Arabia Saudita: 0,843 – 59° -;Tunisia 98°; Algeria 104°; Egitto 123°; Marocco 130°). E’ elevato e in crescita. L’indice “salute” è passato dallo 0,496 nel 1970 a 0,863 nel 2010. Gheddafi combatte il terrorismo, a differenza di Sarkozy che paga i riscatti. Nonostante le apparenze, egli è più al corrente delle manovre occidentali e più lungimirante di coloro che lo definiscono “tiranno”, “autocrate” e di tutti quelli che giustificano una guerra “umanitaria”, mentre è questione di petrolio e di gas e di niente altro se non di petrolio e gas.  Infatti, con delle riserve di più di 46 miliardi di barili, vale a dire il 3,5% delle riserve mondiali, il doppio degli Emirati Uniti, la Libia è l’obiettivo prioritario del programma militare per il controllo e l’appropriazione del 60% delle riserve mondiali.
Concludiamo con il pertinente finale di un articolo de Le Figaro intitolato: “Lo sfascio degli insorti di fronte all’esercito libico”, firmato da Adrien Jaulmes: “Il problema dei termini militari nella situazione attuale è che essi descrivono fatti che non hanno veramente luogo. Non c’è una linea del fronte né vere battaglie. Tutto o quasi si gioca nelle menti. Laddove quindici giorni fa tutti si univano ad una rivolta che sembrava dover rovesciare Gheddafi, oggi tutti si interrogano su quello che succederà. E gli stessi meccanismi collettivi che hanno dato slancio alla ribellione hanno cominciato negli ultimi giorni ad agire in senso inverso”. Tutto è stato dunque costruito sul falso! Il fallimento del complotto è sicuro, perfino se i nemici/amici di Gheddafi riuscissero ad assassinarlo; eventualità che lui dichiara da accettare da martire.
            

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