Libia: Non Rinviare gli Eritrei verso il rischio di Tortura


Funzionari eritrei hanno avuto accesso ai campi di detenzione: i migranti che hanno resistito denunciano pestaggi


(New York) – Come denuncia Human Rights Watch (HRW), le autorità libiche stanno permettendo a funzionari eritrei di avvicinarsi a migranti eritrei detenuti in Libia. Tra di essi molti richiedenti asilo vedono così violato il loro diritto alla protezione internazionale. Questi sviluppi lasciano presagire il rischio che i richiedenti asilo possano essere forzatamente rimpatriati in Eritrea.

“Gli Eritrei che chiedono asilo per paura di essere perseguitati a casa propria hanno diritto alla confidenzialità in caso di domande ancora pendenti” sostiene Bill Frelick direttore della sezione di HRW sulla politica per i rifugiati. “Invitando funzionari eritrei ad incontrare—e possibilmente intimidire—i detenuti, la Libia sta commettendo una violazione gravissima del loro diritto d’asilo.
L’Agenzia delle Nazioni Unite sui Rifugiati ha difatti raccomandato che i governi riceventi si astengano dal rinviare forzatamente verso l’Eritrea i migranti, includendo tra questi anche i richiedenti asilo la cui domanda è stata rigettata, poiché è probabile che  una volta giunti in Eritrea possano essere soggetti a tortura e detenzione.

HRW ha confermato che  nelle due ultime settimane funzionari dell’Ambasciata eritrea hanno visitato alcuni centri di detenzione per migranti tra cui Misrata, Zawya, Garbule, Surman e Zleitan. Hanno quindi fotografato i detenuti, ed insieme ad altri funzionari libici hanno costretto i migranti a compilare dei documenti. Si è appreso che secondo i detenuti quei moduli di 8 pagine in tigrino (lingua dell’Eritrea) servissero per consentire la loro deportazione.

Il 3 gennaio 2010 i migranti eritrei nel centro di detenzione di Surnam sono riusciti a comunicare di essere stati costretti da funzionari libici a compilare questi moduli all’interno del centro. I migranti che rifiutavano di farsi fotografare per  paura che ciò servisse a facilitare la loro deportazione, venivano picchiati.

L’11 gennaio i migranti detenuti a Misrata e Garabule hanno riportato di essere stati picchiati dalle forze di sicurezza  libiche e minacciati di perdere il loro diritto a ricevere cibo per essersi rifiutati di compilare i documenti. Il ritorno forzato in Eritrea dopo aver ultimato i documenti, è stato intimato anche dagli stessi funzionari eritrei.

Il 26 Aprile 2009 il Segretario alla Giustizia Libico, Mostafa Abdeljalil, rassicurò HRW sul fatto che la Libia non deportasse eritrei e somali. La Proclamazione Costituzionale della Libia del 1969 recita: “l’estradizione di rifugiati politici è proibita” mentre ai sensi della Legge No 20 del 1991 “Accrescere la Libertà” “la Giamahiria sostiene gli oppressi e…non dovrebbe rinunciare a proteggere i rifugiati”.
Un numero crescente di eritrei fuggono per non subire un  servizio militare nazionale a tempo indeterminato imposto dal governo, così come dilaganti torture e detenzioni arbitrarie. L’Eritrea imprigiona costantemente individui catturati nel tentativo di abbandonare il paese e applica la politica dello “sparare per uccidere” per tutti coloro che attraversano il confine senza autorizzazione. Se il governo identifica qualcuno che ha raggiunto con successo l’Etiopia o il Sudan, sottomette la sua famiglia al pagamento di multe molto alte o perfino alla prigione.

Il Report di HRW del settembre 2009 intitolato “Pushed Back,  Pushed Around” ha documentato i frequenti abusi nei confronti dei migranti in carcere così come la prassi di detenere i migranti per periodi di tempo indefiniti. La Libia non ha firmato la Convenzione sui Rifugiati del 1951  e il relativo Protocollo del 1967 e non possiede norme e procedure sull’asilo. Non esiste un meccanismo formale per gli individui che cercano protezione in questo paese. Le autorità difatti non fanno alcuna distinzione tra rifugiati, richiedenti asilo ed altri migranti. La Libia ha tuttavia ratificato la Convenzione Africana sui Rifugiati.
Sia la Convenzione contro la Tortura che la Convenzione Africana sui Rifugiati impediscono alla Libia di rimpatriare individui verso paesi dove potrebbero subire il rischio di persecuzioni e torture. La Libia è anche parte del Patto Internazionale sui Diritti Civili e Politici secondo il quale un individuo non può essere espulso arbitrariamente se  non in  base ad una  decisione presa in  conformità della legge in merito all’espulsione/rimpatrio (Articolo 13).
Il Comitato dei Diritti Umani ha ritenuto che l’Articolo 7 del Patto sui Diritti Civili e Politici proibisce il refoulement—o ritorno—di persone verso luoghi dove potrebbero essere sottoposte a tortura e punizioni o trattamenti crudeli, inumani e degradanti. Ai sensi del diritto internazionale consuetudinario la Libia ha l’obbligo di non rinviare individui verso luoghi in cui potrebbero soffrire persecuzioni e altri attentati alla propria vita e libertà.
“C’è bisogno che la Libia adotti una legislazione sull’asilo per proteggere i rifugiati” sostiene Frelick. “Dovrebbe quindi firmare e ratificare la Convenzione del 1951 sui Rifugiati e riconoscere formalmente l’Agenzia delle Nazioni Unite sui Rifugiati”.

Fonte: http://www.hrw.org/en/news/2010/01/15/libya-don-t-send-eritreans-back-risk-torture  

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