Jeune Afrique - 22 giugno 2008 di Philippe Perdrix, inviato speciale a Cotonou

 

Come al solito, Mouammar Kaddafi ha approfittato della 10° edizione del summit della Comunità degli Stati sahelo-sahariani (CEN-SAD), a Cotonou dal 12 al 18 giugno, per curare la sua immagine e concedersi una tribuna. Alla sua maniera molto particolare, un insieme di spacconate, di populismo e di un senso molto sviluppato della messa in scena. Il suo discorso sugli Stati Uniti d’Africa non ha evidentemente sorpreso nessuno, come pure le sue diatribe contro l’imperialismo occidentale.
Ville costruite in tempi record (sei mesi) per alloggiare le delegazioni; fuochi d’artificio fatti esplodere nell’intervallo, un concerto gratuito seguito da un meeting dedicato alla gloria del panafricanismo nello stadio dell’Amicizia: niente è stato trascurato per rendere bella la festa. La Libia sa mostrarsi generosa… Mentre ha allo stesso tempo versato al governo del Benin 16 miliardi di Franchi CFA (25 milioni di euro) per permettergli di asfaltare qualche strada, di ammodernare i due recinti nei quali si sono svolti i dibattiti, ma anche di sistemare lungo le principali arterie della città dei ritratti giganteschi della “Guida”, per il quale la discrezione non è mai stata la principale qualità.
Sui 28 capi di Stato dei paesi membri della Cen-Sad, undici (Burkina, Centrafrica, Comores, Costa d’Avorio, Guinea-Bissau, Liberia, Mali, Mauritania, Sao Tomé, Sierra Leone, Togo) hanno risposto a quello che sembrava proprio un invito congiunto del presidente del Benin, Boni Yayi, che spera di trarne un profitto diplomatico, e di Kaddafi, più che mai determinato ad estendere la sua influenza al sud del Sahara.

 

Quasi mistica
Creata nel 1988, la Cen-Sad funziona come uno sportello per accedere ai petrodollari libici. La sua logica è essenzialmente finanziaria. Da un lato, un Mouammar Kaddafi in cerca di rispettabilità che si sforza di usare i finanziamenti per imporre la sua visione quasi mistica di un continente unificato… Dall’altra, dei paesi assillati dal bisogno di diversificare le loro fonti di finanziamento, ma che assumono anche il rischio del “vassallaggio”, come riconosce volentieri un dirigente della regione…
A Cotonou, sullo sfondo dell’aumento dei prezzi e del malcontento sociale, l’accento è stato messo sullo sviluppo rurale e la sicurezza alimentare. Si è anche parlato dell’allestimento di una “grande muraglia verde” tra Dakar e Gibuti e della distribuzione di un trecento trattori. Il costo dell’insieme del programma è stimato in 33,3 milioni di dollari su cinque anni. Non è certo che tutto questo sia sufficiente a raccogliere la sfida. E ancor meno ad impressionare i finanziatori e le istituzioni internazionali. Imperturbabile, Kaddafi si è rallegrato del carattere “sempre più concreto del lavoro della Cen-Sad in favore dell’Africa”.
Al contrario non ha affatto trattato bene l’Unione Africana, incapace, secondo lui, di fornire la minima soluzione ai problemi della popolazione. “Da quarantacinque anni, i suoi summit altro non sono che dei festival le cui decisioni restano invariabilmente lettera morta”, si è infuriato con il suo stile inimitabile. L’Unione del Maghreb arabo (UMA) non è stato risparmiato. Pezzo scelto: “Io presiedo una organizzazione che non esiste. L’UMA è zero, una pura finzione”.

 

La rivoluzione, se occorre
Denunziando quelli che “lavorano alla distruzione dell’Africa”, la “Guida” non esclude di ricorrere alla rivoluzione, se occorre. Insomma con gli anni non si è molto ravveduto. Alla tribuna diversi capi di Stato hanno avuto qualche difficoltà a dissimulare il loro imbarazzo dietro un sorriso educato.
Nondimeno, se la posizione di Kaddafi è sempre la stessa, la sua strategia si è molto raffinata. Se gli Stati Uniti d’Africa restano un ideale, si tratta nell’immediato di costituire un governo dell’Unione Africana. Il progetto sarà presentato durante il prossimo summit di Charm el-Cheikh in Egitto (30 giugno-1 luglio). Forte in diplomazia, Jean Ping, il presidente della Commissione dell’UA, ha salutato il riavvicinamento in corso tra i “gradualisti”, preoccupati di non distruggere l’istituzione, e gli “unionisti”, desiderosi di seppellirla a profitto di un vasto insieme unificato dotato di un vero peso politico.
“Kaddafi vuole utilizzare la Cen-Sad per forzare la mano agli altri paesi – ragiona un dirigente dell’Africa dell’Ovest - Bisognerà che qualcuno si sacrifichi per dirgli che non è possibile, anche se la cosa lo farà arrabbiare. La questione non è il contenitore, ma il contenuto. Per prima cosa occorre riformare la Commissione per conferirle una base finanziaria ed una vera leadership”.
Spetterà a Boni Yayi, presidente della Cen-Sad per un anno – difendere a Charm el-Cheikh la visione della “Guida”. Il compito non si annuncia facile. “Nessuno tra noi dubita dell’utilità di un governo dell’unione in vista della formazione degli Stati Uniti d’Africa”, spiega. Nessuno veramente?

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