Libia: il rapporto che disturba


Un rapporto indipendente, cui fa cenno il bollettino confidenziale ben informato TTU Monde arabe nel suo ultimo fascicolo (26 maggio 2011 n. 692), denuncia le “illusioni” dell’impegno franco-britannico in Libia e “l’avventurismo colpevole, addirittura il machiavellismo cinico” delle potenze occidentali che sostengono una insurrezione che si dà false arie di rivoluzione. Questo rapporto, di una cinquantina di pagine, che sarà reso pubblico nei prossimi giorni e che TTU ha avuto la possibilità di sfogliare, è il rendiconto di una missione organizzata da una delegazione internazionale di esperti per valutare, senza preconcetti, la situazione libica. Composta da persone appartenenti al Centre international de recherches et d’études sur le terrorisme et d’aide aux victimes du terrorisme (CIRET-AVT) - il cui presidente è il prefetto Yves Bonnet, ex direttore della DST -, ed al Centre français de recherche sur le reinsegnement (CF2R), oltre che da personalità indipendenti come l’ex ministro algerino Saida Ben Habyles, la delegazione si è recata per tre settimane, in aprile, a Tripoli e nella regione ovest del paese, oltre che a Bengasi e in Cirenaica, per incontravi i rappresentanti delle due parti. Frutto di questi incontri e dell’osservazione sul campo, il rapporto della missione, senza formulare raccomandazioni, contiene delle conclusioni assai critiche nei confronti della risoluzione 1973 delle Nazioni Unite e la “assai eccessiva interpretazione” che ne è stata fatta dalla Francia, dal Regno Unito e dagli Stati Uniti, che apre implicitamente la strada ad un intervento terrestre, addirittura all’assassinio politico.
La presenza dei servizi di informazione al fianco degli insorti e il ricorso ad unità delle forze speciali sarebbero un’elusione manifesta delle disposizioni della citata risoluzione e costituirebbero un’ingerenza. Gli autori del rapporto si interrogano, peraltro, sulle motivazioni di questo intervento militare. Secondo loro, esse vanno ricercate nell’intento di ottenere il controllo delle risorse energetiche. Gli Stati Uniti vorrebbero rovesciare Gheddafi per cacciare la Cina fuori dal paese. L’Egitto ricaverebbe solo vantaggi dalla divisione del paese, non avendo mai accettato l’annessione della Cirenaica e delle riserve petrolifere da parte di Tripoli. La Francia, dal canto suo, ha visto nella crisi libica l’occasione di riprendere l’iniziativa diplomatica.
Secondo TTU, è stato “l’allontanamento dall’Eliseo di due dei più fidati consiglieri di Nicolas Sarkozy e fini conoscitori del dossier libico – Claude Guéant, passato al Ministero dell’Interno, e Bernard Bajolet, il coordinatore nazionale dell’intelligence, diventato ambasciatore in Afghanistan – ad aprire la strada all’influenza di Bernard Henri-Levy e dell’emiro del Qatar per ottenere il riconoscimento e il sostegno del Consiglio nazionale di transizione (CNT)”. Il rapporto si allarma per questo impegno “sconsiderato” di Parigi, che fa il gioco dell’Amministrazione USA, che si è ben guardata dal rendere noti i suoi obiettivi e ha lasciato la Francia ad assumersi tutti i rischi”.

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