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Davanti alla ex caserma Andolfato |
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Italia, aprile 2011 - Una mattinata davanti alla ex caserma Andolfato, a Santa Maria Capua Vetere, il campo allestito in Campania per accogliere i profughi in fuga dal Maghreb in fiamme. Una mattinata in attesa di poter entrare, di poter vedere che cosa succede dentro... (nella foto, il muro di cinta)
Ore 10,00 un gruppetto di persone, circa venti, attendono invano notizie dall’interno del “campo di accoglienza”. Fino a quel momento l’unica certezza è il muro di cinta alto circa 5 metri Chi è dentro non può comunicare con nessuno. Non è ufficialmente né in stato di fermo né in arresto, né ha un avvocato. Non ha diritti. È un non uomo. Fuori le notizie descrivono aggressioni ed abusi ai danni dei “detenuti senza accusa” e di fatto alcune ambulanze escono dalla caserma scortate da auto della polizia.
Via via il numero dei manifestanti aumenta e la protesta inizia a farsi sentire. Intorno alle 12.00, vista l’assenza di notizie certe provenienti dall’interno della ex caserma, si decide di rivolgersi al consolato tunisino di Napoli – centro direzionale. Alle 13.00 il console Ibrahim Wem ci riceve di persona ascoltando le nostre richieste: verificare il rispetto dei diritti dell’uomo all’interno della caserma costituisce una priorità. Il console, domani venerdì 15 aprile, discuterà con il prefetto anche l’opportunità di un incarico ad una delegazione di osservatori per i diritti umani.
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