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 Francia 2009 - Il professore Vincent Geisser, politologo specialista del mondo arabo e mussulmano, dovrà comparire il prossimo 29 giugno davanti una speciale commissione del CNRS (Centre national de la recherche scientifique), per rispondere di "islamofilia". Denunciato da un funzionario-spia, addetto al controllo dei ricercatori


(Vincent Geisser)







Le Monde.fr

Un ricercatore sotto inchiesta per islamofilia


Almeno l’affaire Geisser sarà l’occasione per rivelare l’esistenza di un tipo di funzionario sconosciuto nel mondo universitario e della ricerca: il funzionario di sicurezza e difesa, detto FSD. Ce n’è uno, effettivamente preposto al CNRS (Centre National de la recherche scientifique), il cui nome è Joseph Illand. Che cosa fa? Sorveglia il lavoro dei ricercatori per individuare tutto ciò che potrebbe nuocere alla sicurezza ed alla difesa della Francia, così come spieghiamo qui.
La cosa non è forse inutile in tempi di terrorismo. Solo che il sig. Illand sembra essere stato talmente zelante che il suo rapporto su Vincent Geisser, politologo all’Irenam (Institut de recherches et d’études sur le monde arabe et musulman) di Aix-en-Provence, potrebbe dare luogo a possibili sanzioni contro lo studioso. Motivo: islamofilia. Prova a carico: il suo libro “La Nouvelle islamophobie (La Découverte, 2003). Il giudizio è fissato per il 29 giugno; quel giorno Vincent Geisser comparirà davanti ad una Commissione del CNRS per “grave violazione” dell’obbligo di riservatezza cui sono tenuti i funzionari. Ecco una concezione della professione che non mancherà di arricchire il dibattito aperto da diversi mesi dal governo, sulle condizioni e le finalità del mestiere di ricercatore.
Questo signor Illand è dotato di un reale potere, se si dà credito a quanto confidato dalla ricercatrice Françoise Lorcerie a Libération: “Quando si parte in missione all’estero in paesi sensibili, siamo obbligati a comunicargli il nostro programma di missione: chi incontreremo, dove alloggeremo. Ed è necessaria la sua autorizzazione per partire”.
Ora, si dà il caso che Vincent Geisser lavorasse da qualche tempo col suo laboratorio ad una vasta inchiesta dedicata al contributo degli universitari maghrebini all’influenza della ricerca francese nel mondo, soprattutto nelle scienze più importanti. E si lamenta di essere stato oggetto di una vera e propria persecuzione morale da parte di questo sorvegliante, in nome dell’imperativo securitario.
E’ per questo che i numerosi studiosi che lo difendono, a cominciare dalla sua collega storica Esther Benbassa, ritengono che questa faccenda vada al di là del caso Gesisser: “Dimostra l’inquietante intrusione di logiche poliziesche e securitarie all’interno degli stessi ambienti scientifici ed universitari, la cui finalità è quella di controllare la produzione e la divulgazione del sapere”. Il politologo Olivier Roy, anch’egli uno specialista del mondo arabo-mussulmano, va ancora oltre perché parla di un sistematico attacco ai ricercatori che non si allineano ai cliché sull’Islam: “Nel 2007-2008 ho ricevuto una mail a firma dell’alto funzionario della difesa che mi rimproverava di trattare l’islam meglio del cristianesimo. Ritenendo che non rientrasse tra le prerogative di questo funzionario quella di esprimere le sue opinioni personali nei confronti di qualcuno sul quale poteva avere autorità, d’accordo col mio direttore di laboratorio, ho ignorato questo messaggio e l’ho messo in spam. Si capisce ora che si trattava di una specie di provocazione e mi dispiace di aver reagito solo con un atteggiamento di disprezzo”.
Che Vincent Geisser, ricercatore del CNRS e presidente del Centre d’information et d’études sur les migrations internationales (CIEMI), specializzato da anni sulle migrazioni intellettuali tra l’Europa ed il Maghreb, sia un ricercatore impegnato, perfino “esaltato” nel suo impegno, secondo un ex alunno suo ammiratore, che la  vicinanza al suo lavoro gli abbia conferito una reputazione di islamofilia, che abbia espresso s più riprese sfiducia, in missive o interventi, circa l’ingerenza di questo funzionario “Sicurezza e difesa” nei lavori suoi e dei suoi colleghi, tutto questo è fuori dubbio. Ma se un tale comportamento dovesse giustificare una qualsiasi sanzione a suo carico, allora si può tranquillamente prevedere una sorte analoga per un certo numero di ricercatori francesi. Ciò che non è sfuggito a numerosi colleghi di Vincent Geisser, che si sono immediatamente mobilitati (lettere aperte al ministro e petizioni) per sostenerlo.    

 
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