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Movimenti che crescono

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Egitto, aprile 2010 - Al Cairo una protesta del movimento d'opposizione 'Giovani del 6 aprile', ha visto scontri con le forze di polizia e circa 70 arresti. In circa 200, al grido di 'abbasso Mubarak', hanno marciato per le strade cercando di raggiungere la centrale piazza Tahrir circondata dalla polizia (ANSA - 6 aprile 2010).
Il settimanale Hebdo Al-Ahram spiega perché in Egitto i nuovi movimenti nascono e si sviluppano al di fuori dei partiti e dei sindacati







Hebdo Al-Ahram, 14/20 aprile 2010 n. 814


Movimenti che crescono


La manifestazione organizzata dai giovani del 6 aprile  è stata dispersa  dalla Polizia. L’avvenire di questi movimenti nati al di fuori dei partiti autorizzati è al centro del dibattito



Dalla Rivoluzione del luglio 1952, è sempre stata presente in Egitto la paura di un rivolgimento politico diretto da un’organizzazione segreta o da un partito. L’onnipresenza di un tal pericolo, non troppo rilevante sotto il presidente Nasser, è cresciuta di intensità sotto Sadat, prima di scomparire, o quasi, in questi ultimi anni. Di fatto il “pericolo politico” che minaccia un regime è un fenomeno plausibile, solo che in un regime democratico questo pericolo si trasforma in concorrenza pacifica tra diversi partiti e forze politiche per il potere. Al contrario, in un regime non democratico, questa concorrenza  produce rivolgimenti e sollevazioni popolari, fino a vere proprie rivoluzioni e scontri destinati a rovesciare il regime contestato.
Da qualche anno in Egitto vi è un’attività politica ragionevole, che non è mai riuscita a imporre qualche riforma al regime. Quando si parla di politica si pensa ormai a partiti fantasmi o poco seri o ad una corrente islamista doppiamente indebolita dal suo statuto illegale e dai colpi ricevuti dalle forze dell’ordine. E’ in questo contesto che si è presentata, il 6 aprile scorso, la manifestazione organizzata dai giovani del 6 aprile.
Questa formazione fa parte dei giovani movimenti di protesta che si sono levati allo stesso tempo sia contro il governo sia contro i partiti politici, movimenti nati al di fuori dei partiti autorizzati e perciò illegittimi, come Kéfaya e il movimento formatosi intorno all’ex capo dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica Mohamad ElBaradei, ed è riuscita a raggruppare 200.00 aderenti sui diversi siti internet.
La maggior parte di questi movimenti non sono ancora riusciti per il momento a guadagnare il favore della piazza: Kéfaya, fondata nel 2004, è quasi scomparsa dalla scena, i giovani del 6 aprile sono rimasti una voce di protesta che risuona attraverso il web e tenta di incidere nella realtà. Quanto alla corrente formatasi intorno a ElBaradei, non è stata ancora messa alla prova, anche se ElBaradei ha smosso parecchie acque ed è riuscito a beneficiare, grazie alla sua esperienza professionale, di una larga credibilità che va molto al di là di quella di molti del suo entourage,

Indebolimento della vita politica
Parallelamente a questa effervescenza politica, vi sono state anche molte proteste apolitiche aventi ad oggetto rivendicazioni economiche e sociali. Esse si sono sviluppate lontano dai partiti politici e dai sindacati e al di fuori del quadro di legittimità, guadagnandosi una loro propria legittimità attraverso la piazza e l’organizzazione di manifestazioni e sit-in.
Sembra che gli attivisti nella sfera politica e sociale abbiano preferito muoversi al di fuori dello spazio legittimo e ciò malgrado la presenza sulla scena di 24 partiti politici, dei quali almeno sei possono considerarsi “seri”, indipendentemente dalla loro influenza. Si tratta del Partito nazionale democratico (PND, al potere), dei partiti di opposizione Al-Wafd, il Fronte democratico, Al-Ghad, il Raggruppamento, i Nasseriani e il partito sospeso del Lavoro. Questa dicotomia “legale/illegale” è dovuta alla procedura di creazione dei partiti politici ed alle restrizioni loro imposte dopo il riconoscimento legale.
Il comitato dei partiti ha dimostrato di essere del tutto subalterna al governo. La sua parzialità ha contribuito ad indebolire la vita politica in un Egitto dove i partiti autorizzati non sono quelli che obbediscono a criteri di laicità e di rispetto per la Costituzione ed il regime repubblicano, ma piuttosto quelli più deboli, i più nascosti e, perché no, i più corrotti.
Sarebbe stato logico negare l’autorizzazione a partiti che predicano la discriminazione su base religiosa o di setta come è il caso, per esempio, dei Fratelli mussulmani che, nel loro programma, negano il diritto alle donne e ai copti di presentarsi alle elezioni presidenziali. Sarebbe stato ancora logico negare l’autorizzazione alle correnti che predicano l’instaurazione di una dinastia ereditaria o religiosa sulle rovine del regime repubblicano, o ancora di una corrente che cercasse di ridurre l’Egitto alla sua storia copta a detrimento della sua storia e della sua cultura araba… In questi casi il diniego di autorizzazione da parte del comitato dei partiti sarebbe giustificabile.  Ciò che non trova alcuna giustificazione è negare l’autorizzazione a partiti rispettabili che presentano programmi seri (come è stato il caso dei partiti Al.Wassat e Al-Karama) e concederla invece a dei partiti fantasmi.  Il governo che ha imprigionato la vita politica in un campo disseminato di mine, oggi si lamenta che la gente ha girato le spalle ai partiti. E tuttavia continua a negare ogni autorizzazione alla formazione di movimenti al di fuori degli ambiti di legittimità. Ma se le autorizzazioni sono rilasciate agli uomini più spoliticizzati per creare i partiti più improbabili, bisognerà attendersi un fermento ancora maggior nell’ambito di questo spazio detto illegittimo, a rischio di una esplosione imminente.
Amr Al-Chobaky


 
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