Menu principale
Home
Dizionario del Diavolo
Reportage dal mondo
Rubriche
Uno sguardo al mondo
Press Room
Link
Come eravamo
Mappa del sito
Rss feed


 


 

Siria, testimonianze: Centro cristiano Vox Clamantis

 Siria, maggio 2012 - Una testimonianza su quanto accade in Siria dal Centro Cattolico di informazioni Vox Clamantis. Uno degli effetti della destabilizzazione del paese, voluta dai paesi del Golfo e dall'Occidente, è la messa in pericolo della pacifica convivenza tra mussulmani ...

Siria, testimonianze: un abitante di Homs

 Siria, maggio 2012 - La disinformazione sugli avvenimenti siriani è tale che non ci si può fidare per niente di quello che dicono i giornalisti. Come hanno potuto i “grandi reporter di guerra” – Sofia Amara, Martine Laroche-Joubert, ...

Que dira el Santo Padre?

 Analisi, maggio 2012 - "Que dirà el Santo Padre?" è una delle più belle e importanti canzoni di Violeta Parra. E ci dà l'occasione per ricordare una storia dimenticata, quella della teologia della liberazione, uno strumento di lotta e di speranza per ...

Nuovo piano di USA, Israele, Paesi del Golfo e AlQaida contro la Siria

 Siria, maggio 2012 - Un nuovo piano dettagliato di USA, Israele, Paesi del Golfo e... AlQaida contro la Siria. Viene rivelato da Mohamed Khalil Roussan, pseudonimo dietro il quale non si sa chi si nasconda. Però fu proprio questo personaggio che ...

Amnesty International per la chiusura di Guantanamo

Stampa E-mail
Guantanamo, 11 gennaio 2010 - A Guantanamo ci sono ancora 198 detenuti, ancora intrappolati dopo anni nel sistema di detenzione illegale. Molti di loro si trovano lì per la semplice ragione che non hanno un posto sicuro dove andare. Sono stati abbandonati e questa situazione costituisce uno dei principali ostacoli alla chiusura del centro di detenzione. Amnesty International denuncia il disinteresse dei paesi europei e chiede un loro concreto impegno






Gli stati europei devono fare passi concreti per contribuire a chiudere Guantánamo


In occasione dell'ottavo anniversario del primo trasferimento a Guantánamo, Reprieve, il Centro per i diritti costituzionali e Amnesty International hanno chiesto a un numero maggiore di stati europei di accogliere i detenuti che non possono tornare nei paesi di origine per il timore di subire torture o ulteriori violazioni dei diritti umani. Le tre organizzazioni hanno sollecitato una serie di paesi europei, tra cui Finlandia, Germania, Lussemburgo e Svezia, a impegnarsi di più per contribuire al trasferimento di circa 50 persone ancora intrappolate, dopo anni, in un sistema di detenzione illegale.
"Sebbene diversi paesi abbiano già indicato la direzione, è spiacevole constatare come pochi stati europei abbiano fatto passi avanti per aiutare coloro che necessitano di protezione" - ha detto Sharon Critoph, della Sezione Statunitense di Amnesty International. "Tra i governi che ancora non hanno fornito protezione vi sono quelli che in passato avevano maggiormente invocato la chiusura di Guantánamo".
Reprieve, il Centro per i diritti costituzionali e Amnesty International avviano oggi un tour europeo, insieme all'ex detenuto di Guantánamo Moazzam Begg, dell'organizzazione Prigionieri in gabbia, per spingere un numero maggiore di stati europei a offrire a quei 50 detenuti un rifugio sicuro.
Questi detenuti si trovano ancora a Guantánamo per la sola ragione che non hanno un posto sicuro dove andare. Sono stati abbandonati lì e la loro grave situazione costituisce uno dei principali ostacoli alla chiusura del centro di detenzione.
Diversi stati europei, tra cui Belgio, Francia, Irlanda, Portogallo e Ungheria, hanno già preso l'encomiabile decisione di offrire un rifugio sicuro a questi detenuti, in linea con quanto dichiarato nell'accordo congiunto tra Unione europea e Stati Uniti sulla chiusura di Guantánamo. In occasione di questo importante anniversario, le tre organizzazioni per i diritti umani chiedono ad altri stati europei di fare altrettanto.
I detenuti intrappolati a Guantánamo provengono da paesi come Cina, Libia, Russia, Siria e Tunisia, in cui se tornassero rischierebbero la tortura o ulteriori violazioni dei diritti umani. L'Amministrazione Usa sta cercando paesi sicuri disposti a offrire a queste persone l'opportunità di ricostruire le loro vite. Sebbene a Washington spetti la principale responsabilità di trovare una soluzione, la comunità internazionale può comunque contribuirvi offrendo, dopo aver chiesto ripetutamente la chiusura di Guantánamo, un rifugio sicuro a questi uomini.
Guantánamo rimane un profondo simbolo di ingiustizia. Le organizzazioni per i diritti umani sono molto preoccupate per la circostanza che il centro di detenzione continuerà a rimanere aperto dopo il 22 gennaio, la data entro la quale il presidente Obama si era impegnato a chiuderlo. Se un maggior numero di paesi europei non fornirà un aiuto concreto, alcuni dei più vulnerabili tra i detenuti rimarranno esposti al grave rischio di un rimpatrio forzato e delle conseguenti violazioni dei diritti umani.
"Nell'ultimo decennio abbiamo assistito all'erosione dello stato di diritto e del rispetto internazionale per i diritti umani. Guantánamo è il simbolo di tutto ciò che è stato fatto di sbagliato e dev'essere chiuso" - ha affermato Sophie Weller del Centro per i diritti costituzionali. "Gli uomini ancora detenuti perché non esiste per loro un rifugio sicuro pagano ogni giorno i costi umani del ritardo e della mancanza d'azione nel raggiungere questo obiettivo".
"Molti governi europei hanno condannato la perdurante detenzione di prigionieri a Guantánamo. Ora devono fare qualcosa!" - ha dichiarato Clive Stafford Smith, direttore di Reprieve. "I fatti contano più delle parole in questo caso. È il momento di tradurre la retorica in realtà e chiudere Guantánamo il prima possibile".

Ulteriori informazioni
Reprieve, il Centro per i diritti costituzionali e Amnesty International hanno apprezzato il comportamento di quei paesi che hanno già annunciato l'intenzione di fornire assistenza (come Belgio, Francia, Irlanda, Portogallo e Ungheria) ma si sono dette contrariate per la mancanza di passi concreti da parte di altri paesi, come richiesto dalla Dichiarazione congiunta Ue-Usa sulla chiusura di Guantánamo Bay.  Emessa il 16 giugno 2009, la Dichiarazione esplicita la disponibilità di determinati paesi europei a fornire assistenza, ricevendo ex detenuti sulla base di una valutazione caso per caso.
A quasi sette mesi di distanza, solo sette ex detenuti sono stati accolti in Europa come uomini liberi. Dieci sono stati trasferiti a Palau e alle Bermuda e due in Italia con la prospettiva di un processo. Una cinquantina di detenuti necessita ancora di protezione.
Il tour delle tre organizzazioni per i diritti umani e di Moazzam Begg toccherà una serie di paesi europei (tra cui Germania, Lussemburgo e Svezia), che potrebbero ricevere in modo sicuro e adeguato detenuti di Guantánamo e dar loro la possibilità di ricostruire le loro vite.
Reprieve, il Centro per i diritti costituzionali e Amnesty International chiederanno inoltre ai rappresentanti dei governi dei paesi che hanno già accolto ex detenuti di condividere esperienze, manifestare incoraggiamento e trasmettere esempi di buone pratiche alle loro controparti in paesi che potrebbero decidere in tal senso.
A Guantánamo sono ancora detenuti 198 prigionieri.

Reprieve, un'organizzazione non governativa specializzata in questioni giuridiche, si basa sulla legge per rafforzare i diritti umani dei prigionieri, dai bracci della morte a Guantánamo. Effettua indagini, sta in giudizio e svolge attività educative, lavorando in prima linea per fornire sostegno legale a prigionieri che non sono in grado, dal punto di vista economico, di procurarselo da soli. Reprieve promuove lo stato di diritto nel mondo, cercando di garantire a ogni persona il diritto a un processo equo e salvando vite umane. Clive Stafford Smith, fondatore di Reprieve, ha lavoravo per 25 anni in difesa dei condannati a morte negli Usa. Attualmente, Reprieve sta seguendo i casi di 32 detenuti di Guantánamo e sta indagando sulle rendition e sulle detenzioni segrete di cosiddetti "prigionieri fantasma" nel corso della "guerra al terrore".
Il Centro per i diritti costituzionali ha guidato la battaglia legale contro Guantánamo negli ultimi otto anni, inviando per primo un avvocato all'interno del centro di detenzione e facendo incontrare un altro suo avvocato con un ex "prigioniero fantasma" detenuto dalla Cia. Il Centro è stato responsabile dell'organizzazione e del coordinamento del lavoro di oltre 500 avvocati che, offrendo assistenza gratuita, hanno dato a quasi tutti i detenuti di Guantánamo la possibilità di avere una difesa legale. Il Centro è inoltre impegnato nel trovare una soluzione sicura per i circa 50 uomini che rimangono a Guantánamo perché non possono fare rientro nei loro paesi, pena la persecuzione e la tortura.
Amnesty International è un movimento mondiale di attiviste e attivisti che svolgono campagne perché ogni persona benefici dei diritti internazionalmente riconosciuti. Conta più di 2,2 milioni di soci e sostenitori in oltre 150 paesi e territori e lavora in favore della giustizia su un'ampia serie di aspetti. I soci di Amnesty International di ogni parte del mondo chiedono la chiusura di Guantánamo e la fine delle violazioni dei diritti umani commesse nel contesto delle operazioni antiterrorismo.                                                                     Roma, 11 gennaio 2010

 
/
fare campagna elettorale online
/
Newsletter






Rss FeedFlickr