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Il razzismo del Corriere

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Italia, 2 giugno 2010 – Il Corriere della Sera continua nella sua opera di deformazione della verità a proposito dell’aggressione israeliana al largo di Gaza. Per il diavoletto Azazello, si tratta di razzismo



(Aldo Cazzullo)

Il razzismo del Corriere
di Azazello

Dicevamo ieri che il Corriere della Sera tratta l’atto di pirateria dell’esercito israeliano contro la flottiglia umanitaria in viaggio verso Gaza, come potrebbe farlo un buon avvocato di Israele di fronte al Tribunale. Rendendosi conto che il proprio cliente è indifendibile, tenta di farlo passare per pazzo o per sbandato… qualsiasi cosa insomma, invece di quello che realmente é: un assassino recidivo.
L’impressione si conferma oggi, se solo si faccia attenzione alla scelta degli aggettivi e alla selezione delle notizie, tutte dirette, se non a negare, almeno a correggere l’impressione negativa prodotta dal gesto criminale israeliano.

Per esempio, per il Corriere i pacifisti sono stati “arrestati” (e non, come è avvenuto in realtà, sequestrati in acque internazionali) e, a pagina 5, lo scrittore ebreo americano Safran Foer lamenta il fatto che “il mondo presti un’attenzione sproporzionata agli sbagli di Israele” (che è un vero e proprio ribaltamento della verità), aggiungendo (anche lui da bravo avvocato in una causa persa) “che è troppo facile giudicare Israele dall’esterno… perché chi non vive su una minuscola striscia di terra circondata da nemici votati al tuo massacro non è in grado di comprendere l’ansia che ispira tante decisioni di Israele…”.
Insomma mille riguardi per l’aggressore, nessuno per la vittima... qualcosa che ricorda la favola del lupo che accusa l’agnello di intorbidargli l’acqua prima di mangiarlo…

Il meglio (o la cosa più sporca) è l’articolo che apre in prima pagina e segue in seconda: :“L’associazione sospettata di aiutare i kamikaze recluta i pacifisti”, di Erika Della Casa. Vi apprendiamo che è stata aperta un’inchiesta a Genova sul leader degli attivisti arrestati, Mohamed Hannoun. “Il PM ha cercato un nesso tra gli ingenti aiuti in denaro inviati alle famiglie in Palestina e le azioni di terrorismo, in particolare quelle ad opera di kamikaze, ma il legame non è stato provato” e l’inchiesta è stata archiviata. Chissà perché, quando per Berlusconi viene pronunciata una sentenza di non luogo a procedere per prescrizione del reato, il Corriere scrive che è stato assolto e che, dunque, è innocente. Nel nostro caso, invece, l’archiviazione in istruttoria per mancanza assoluta di prove non è il segno di un’innocenza ingiustamente fatta oggetto di sospetti, quanto piuttosto il frutto di carenze investigative (“il legame coi terroristi non è stato provato”).
Insomma per il Corriere le cose sono chiare: Mohamed Hannoun è un criminale impunito. In ogni caso… la calunnia è un venticello, un’auretta assai gentile che insensibile sottile incomincia a sussurrar..

Ma il delirio si raggiunge con l’articolo di Aldo Cazzullo: “Che vergogna quelle grida nel ghetto”. Conosciamo il trucco: si prende il gesto criminale compiuto dall’esercito israeliano e lo si mette sullo stesso piano di uno slogan lanciato nel corso di una manifestazione, come se i corpi delle persone ammazzate fossero la stessa cosa di un’offesa scritta sul muro. E’ la tecnica usata dal Corriere, lo abbiamo visto, ma nel caso di Aldo Cazzullo si va oltre, molto più oltre.
Intanto la manifestazione è diventata “l’assedio al ghetto” (come se il vero assedio non fosse quello alla striscia di Gaza) e il ghetto di Roma viene definito “un luogo sacro”. Capiamo che, per l’ideologia liberista del Corriere (e per i banchieri che siedono nel suo consiglio di amministrazione), non possa esistere luogo più “sacro” di quello nel quale si è storicamente praticata l’usura (ed è questa una delle ragioni che determinarono la nascita dei ghetti).

Ma no! Il ghetto è sacro, naturalmente, perché “è il luogo del 16 ottobre 1943, quando i nazisti deportarono 1.022 innocenti (innocenti, non amici dei terroristi come i 300 bambini massacrati a Gaza durante l’operazione “Piombo fuso”). Ed è il luogo dove, il 9 ottobre 1982, i terroristi palestinesi di Abu Nidal gettarono granate e spararono sui fedeli che uscivano dalla sinagoga dopo la preghiera del sabato, uccidendo un bambino di tre anni, Stefano Taché. Erano i giorni terribili della guerra del Libano, di Sabra e Chatila…”. Oops, che sbadato! Cazzullo ha dimenticato di dire che, a Sabra e Chatila, furono 3.000 le vittime palestinesi (innocenti?) massacrate dalla furia dei cristiani falangisti libanesi, e degli israeliani agli ordini del criminale Ariel Sharon (poi diventato presidente della Repubblica israeliana). 


Ma non è la contibilità delle vittime che deve interessarci. Cazzullo (bontà sua!) non mette in discussione “la gravità della strage al largo di Gaza, né le responsabilità della marina israeliana” sebbene, sia chiaro, “nelle dimensioni che saranno accertate dall’inchiesta internazionale”. Ma ammonisce: “addossare l’accaduto alla comunità ebraica romana, e rimproverarle come una colpa l’attaccamento emotivo e anche politico a Israele, è inaccettabile”. Dunque é “grave” l’omicidio, che deve essere però verificato con calma e obiettività senza escludere la possibilità delle attenuanti generiche, “inaccettabile” è  lo slogan scandito nel corso di una manifestazione, e senza bisogno di ulteriori approfondimenti, senza alcuna considerazione per la rabbia e la frustrazione dei manifestanti dinanzi a questo ennesimo eccidio. Esso costituisce, senza se e senza ma, “una vergogna che non può essere in alcun modo giustificata, né tollerata”.

E’ difficile commentare questo ribaltamento programmatico del senso comune, ci si potrebbe chiedere se Cazzullo “lo fa o lo è?”, ma non basterebbe.
Siamo all’ennesima manifestazione della logica dei due pesi e delle due misure: uccidere i Palestinesi, o i loro amici, è gesto deprecabile, ma può trovare mille giustificazioni. Mentre anche solo offendere la sensibilità di un ebreo occidentale è qualcosa di intollerabile.
Sospettiamo che, per il Corriere e i suoi commentatori, le vite umane non siano da considerarsi tutte uguali, che alcune abbiano più valore di altre, con tutto ciò che ne consegue in termini di scale di valori.
E questo modo di ragionare ha un nome preciso: si tratta di razzismo.   
 




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