
Dieci anni per un passaporto |
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Sahara Occidentale, 18 febbraio 2010 - Ci sono voluti dieci anni perché Brahim Babbar ottenesse il passaporto. E solo dopo che si è seduto davanti alla porta del capo ufficio affari generali della wilaya di Guelmim, rifiutando di uscire e cominciando uno sciopero della fame illimitato. Ma non è colpa della lentezza della burocrazia marocchina se Brahim Sabbar ha dovuto aspettare tanto, la vera ragione di questa attesa incredibile è nella sua storia di militante saharawi
Guelmim, 18 febbraio 2010 - Ci sono voluti dieci anni perché Brahim Babbar ottenesse il passaporto. E solo dopo che si è seduto davanti alla porta del capo ufficio affari generali della wilaya di Guelmim, rifiutando di uscire e cominciando uno sciopero della fame illimitato.
Brahim Sabbar è stato sequestrato dalle forze di occupazione marocchine il 14 agosto 1981, nella città di Dakhla (ex Villa Cisneros), con altri saharaoui, tra cui Bulahi Sadiq, Havi Embarec e Mohamed Salm Mojtar. E’ rimasto circa 10 anni detenuto, senza alcuna imputazione né alcun processo, in diversi centri segreti marocchini di detenzione, tra i quali il tristemente celebre centro di Kalaat Maguna. Liberato il 22 giugno 1991, insieme ad altri 321 saharaoui, tutti spariti fino a quella data, le autorità marocchine non hanno mai fornito una spiegazione ufficiale dei motivi della loro detenzione e della loro sparizione forzata. Brahim Sabbar ha partecipato, con altri militanti saharaoui e marocchini, alla creazione del “Forum Verità e giustizia”, divenendone membro del suo Consiglio nazionale. Allo stesso tempo è stato uno dei fondatori dell’Associazione saharaoui delle vittime delle gravi violazioni dei diritti umani commessi dallo Stato marocchino (ASVDH), della quale è stato eletto Segretario Generale. Nel 2001, Brahim Sabbar è stato uno dei 36 difensori dei diritti umani saharaoui e marocchini, condannati a tre mesi di prigione, per avere organizzato una manifestazione pacifica a Rabat, capitale del Marocco il 9 dicembre 2000, per reclamare la fine dell’impunità nei confronti dei responsabili delle violazioni dei diritti umani in Marocco ed in Sahara Occidentale. Durante l’anno 2005, Brahim Sabbar è stato arrestato dalla forze di occupazione marocchina a più riprese ed è stato fermato per essere interrogato e poi liberato, a causa della sua attività in difesa dei diritti umani e per la sua partecipazione a manifestazioni pacifiche contro l’amministrazione marocchina del Sahara Occidentale. Dall’anno 2000, gli è stato ritirato il passaporto. Sabbar ha subito queste azioni repressive a causa della sua attività di investigazione e divulgazione delle violazioni dei diritti umani nel Sahara occidentale, ed anche per aver difeso pubblicamente il diritto all’autodeterminazione del popolo saharaoui. E’ stato arrestato, insieme ad Ahmed Sbai ed a Kainnan, il 17 giugno 2006 in un posto di controllo della polizia marocchina alle porte di Laayoune, in Sahara occidentale, mentre ritornava in auto dalla vicina località di Bojador, dove avevano supervisionato la creazione di un ufficio della loro associazione. Nel giugno 2006, i tribunali di occupazione marocchini l’hanno condannato a due anni di prigione, accusandolo di aggressione e disobbedienza nei confronti di un agente di polizia marocchina durante la sua detenzione, accuse respinte da Sabbar, che ha piuttosto denunciato di essere stato vittima di torture e maltrattamenti in presenza di altri testimoni. In seguito Sabbar è stato processato un’altra volta riportando un’altra condanna ad un anno e sei mesi, per un totale di tre anni e sei mesi di prigioni . I due processi si sono svolti senza garanzie procedurali, senza permettere un libero esercizio del diritto di difesa e senza prove a carico. E’ stato poi scarcerato nel 2008.
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